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BRADISISMO A POZZUOLI

 

di Luigi Rezzuti

 


L’area dei Campi Flegrei è caratterizzata dal fenomeno del bradisismo, legato all’attività vulcanica. In particolar modo ne è colpito il comune di Pozzuoli.

Il bradisismo consiste in una variazione del livello del suolo che talvolta può essere negativa, e quindi comportare un  abbassamento, talvolta, invece, positiva, con conseguente innalzamento della costa e degli edifici. Nella zona del Porto di Pozzuoli il suolo si è innalzato a partire dagli anni ’80 e, tra il 1982 e il 1984, il bradisismo a Pozzuoli ha determinato un considerevole sollevamento del suolo (di circa due metri).

La prima scossa raggiunse i 4,2 gradi della scala Mercalli, ma durante l’intero periodo nessun dato ha mai evidenziato un movimento nella camera magmatica tale da far pensare ad una eruzione imminente.

Molti edifici, sia a Pozzuoli che nei dintorni, furono danneggiati dalle continue sollecitazioni sismiche ed anche il manto stradale subì delle spaccature.

In questo periodo una parte della popolazione di Pozzuoli venne evacuata per il rischio di crolli.

Fu identificata la zona di Monteruscello come più sicura e adatta ad accogliere gli sfollati.

La crisi bradisismica si concluse alla fine del 1984, quando iniziò una fase lenta di bradisismo discendente, che permise una riqualificazione urbanistica con la  ristrutturazione degli edifici danneggiati ed il ripopolamento di quelle aree ove c’era stato l’esodo forzato.

Oggi,  ad alimentare le preoccupazioni dei Puteolani, già alle prese con il Covid e le sue nefaste conseguenze a tutti i livelli, ci si mette anche il bradisismo.

Come apprendiamo, infatti, dall’ultimo bollettino ufficiale dell’Osservatorio Vesuviano, a partire da settembre, il sollevamento del suolo a Pozzuoli è del  valore  medio di 1 centimetro al mese.

Per fortuna non ci sono segnali di allarme da parte degli scienziati, che considerano nella norma l’andamento del fenomeno ed anche i parametri geochimici delle fumarole sono costantemente monitorati.

L’unica. e non trascurabile fonte di inquietudine, resta il timore delle scosse che,  come è noto, accompagnano il bradisismo, con sempre maggiore forza e frequenza quando aumenta la velocità di sollevamento.

Se la vulcanologia non mente, con la situazione attuale, purtroppo, dobbiamo aspettarcene altre, anche della stessa potenza.

E’ giusto esserne consapevoli, così come è altrettanto giusto sapere che le scosse,  che accompagnano il bradisismo, per quanto forti possano essere e per quanto spavento possano creare, non hanno di per sé molta forza distruttiva, stando a quanto qualche persona beu informata sostiene. Su questo, però, noi non siamo in grado di fare pronostici, non essendo materia di nostra specifica competenza. C’è da augurarsi soltanto che non avvengano mai più di notte, quando tutte le paure si amplificano a dismisura.

Un’altra scossa è stata registrata all’alba del 20 dicembre 2020, con epicentro sempre a Pozzuoli e  di magnitudo 2,7.

Anche in questo caso è stata avvertita dalla popolazione residente a Pozzuoli, a Napoli e nei paesi limitrofi.

Non si sono registrati danni a cose né a persone, ma è stata forte la paura, visto che la scossa è stata avvertita nitidamente nell’area della Solfatara.

L’evento è stato preceduto da uno sciame sismico di circa 20 scosse, verificatesi nell’area dell’Accademia Aeronautica e della Solfatara ed accompagnate da un boato, avvertito dagli abitanti dell’area, prossima all’epicentro.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione ha elevato il livello di allerta vulcanica dei Campi Flegrei da verde a gialla.

L’innalzamento del livello di allerta ha comportato il rafforzamento del monitoraggio scientifico e delle attività di pianificazione e prevenzione.

(Gennaio 2021)

2020, ANNO DA DIMENTICARE

 

di Luigi Rezzuti

 

Intorno all’anno bisestile sono fiorite leggende e dicerie, spesso negative.

Si dice “bisestile” l’anno in cui viene inserito un giorno in più ed è, dunque, di 366 giorni, mentre l’anno, che viene riportato sul calendario, è lungo 365 giorni.                  

Esiste, infatti, una discrepanza tra l’anno astronomico e quello convenzionalmente adottato, per cui si è pensato di aggiungere, ogni quattro anni, un giorno al calendario civile.

Per quanto concerne le credenze negative, è da ricordare quella secondo la quale i contadini erano convinti che i frutti, raccolti nel mese di febbraio dell’anno bisestile, fossero diversi dal solito, ovvero peggiori.

Terremoti, carestie, epidemie, sembrano tutti eventi legati agli anni bisestili.

Si ricordano anche alcune tragiche vicende, come il terremoto di Messina, nel 1908, e i terremoti, in Belice, nel 1968 e, in Friuli, nel 1976.

Il 2012 doveva essere l’anno che avrebbe segnato la fine del mondo, secondo i Maja.

Ovviamente sono solo credenze popolari. Gli essperti ci assicurano che non esiste correlazione scientifica tra anni bisestili e calamità.

La credenza diffusa, però, vuole che gli anni bisestili siano nefasti.

Andiamo, dunque, a vedere come si sono svolti i precedenti anni bisestili per capire se questa convinzione sia basata su fatti concreti.

Nel 1977 ci sono stati eventi nefasti, come l’alluvione in Piemonte e in Valle d’Aosta.

Nel 2000 serpeggiò la “paura” di un virus che avrebbe mandato in tilt tutti i sistemi informatici.

Il 2004 è stato l’anno in cui si sono verificati numerosi eventi negativi, rappresentati, principalmente, da molte vittime di incidenti e da attacchi terroristici.

In tal senso, da ricordare la bomba esplosa in Afghanistan e la follia in Arabia Saudita, dove 240 persone sono morte durante il pellegrinaggio a La Mecca.

Ma anche gli attentati in Spagna e i disastri naturali in varie zone del mondo.

Il 2008 si presenta come un anno ricco di accadimenti, attentati e guerre, in varie zone  del terzo mondo.

Nel 2012, diversi eventi negativi anche in Italia, come il naufragio della Costa Concordia, con le sue numerose vittime.

Infine, nel 2016, ancora, gli attentati a Bruxelles, Orlando e Nizza, seguiti dal terremoto in centro Italia, che causa oltre 300 morti.

A questi eventi negativi va aggiunto anche l’attentato a Berlino nel periodo natalizio.

Tra gli anni, ripercorsi, ora, dalla nostra memoria, questo è stato forse quello con maggior numero di eventi negativi e particolarmente nefasti.

Anche questo 2020 si presenta pieno di incognite.  Del resto, le cose non vanno mai del tutto bene o del tutto male, ma ci sono momenti nella vita in cui vanno un po’ peggio del solito.

Il 2020 è, senza dubbio, un anno da ricordare per questa pandemia da Covid-19.

Le prime notizie, provenienti dalle autorità cinesi, riferiscono del diffondersi di una misteriosa polmonite. Epicentro, la città di Wuhan. La notizia, sulle prime,

 sembra non preoccupare più di tanto ma poi, col passare dei giorni, il contagio cresce di intensità e si diffonde, a macchia d’olio, in tutto il paese.

Le prime segnalazioni, attribuibili al nuovo virus, giungono anche in Italia e le autorità dispongono l’isolamento di coloro che presentano segni e sintomi dell’infezione da questa misteriosa malattia.

Il virus inizia a colpire tutto il nord, per poi diffondersi, successivamente, di regione in regione, in tutta Italia.

Migliaia di casi positivi, reparti di terapia intensiva e di rianimazione pieni, ospedali al collasso, centinaia e migliaia di morti, alcune regioni in lockdown.

Poi, verso la fine di maggio, inizio giugno, sembra quasi tutto sotto controllo, i casi e i decessi diminuiscono sensibilmente e tutti ci siamo dati alla pazza gioia: viaggi, crociere, divertimenti sfrenati in discoteche, lidi balneari affollati. Insomma non ci siamo fatti mancare niente.

Purtroppo, agli inizi di ottobre, così come previsto dagli infettivologi, subentra la seconda ondata di Covid-19 e questa volta la situazione appare decisamente peggiore: diverse regioni in lockdown, aumentano i contagi e i decessi, ospedali al collasso, mancanza di medici, di anestesisti e di personale sanitario.

Qualcuno, però, afferma che gli anni bisestili possono portare anche fortuna.

Totò direbbe: “Ma ci faccia il piacere…”

(Dicembre 2020)

Come sara’ il Natale 2020?

 

di Luigi Rezzuti

 


Le nuove strette del Dpcm, dovute all’aumento dei casi di Covid 19, fanno pensare che il Natale 2020 sarà una festa assai triste. Infatti molti si chiedono come potrebbe essere una delle feste più amate dagli Italiani in piena pandemia?

Bisognerà rinunciare alle grandi tavolate in famiglia e allo scambio di regali, come si è sempre fatto.

Sarà un Natale amaro. Il coronavirus, in queste settimane, continua a fare “strage di eventi” e fermerà anche i tradizionali mercatini natalizi in città.

Le bancarelle, che di solito, a partire dall’8 dicembre e per tutta la durata delle festività, animavano la città, quest’anno non ci saranno, salvo, a quanto pare, l’albero di Natale in piazza. Lo scenario, dunque, nell’attuale condizione di emergenza sanitaria, è davvero desolante.

Non è pensabile immaginare, adesso, la situazione che vivremo a Natale.

Magari, e speriamo di no, saremo in lockdown completo.

Di certo, dovremo evitare, sia a Natale che a Capodanno, di incontrare gli amici e i parenti non conviventi.

Inoltre, come si è appena detto, ci sarà anche lo stop ai mercatini di Natale. Per l’effetto Covid, verrà annullata, o quanto meno ridimensionata, una delle tradizioni più amate.

Tra il 28 novembre e il 6 gennaio, causa pandemia, saltano i mercatini di Natale in tutta Italia.

Il primo mercatino risale al 1990. Importando una tradizione dei paesi nordici, il successo si rivelò tale da trasformare le bancarelle natalizie in un vero e proprio business.

Purtroppo questo stop sarà una “mazzata” per artigiani, ristoratori e commercianti e proprio per questo molti di loro sui social hanno annunciato che questa stretta significherà la chiusura definitiva di attività, tramandate, in alcuni casi, anche da secoli.

Non c’è dubbio: la pandemia da Covid - 19 ha fortemente impattato tutti i settori economici, nessuno escluso.

Come ogni anno, e ancor più rilevanti per questo 2020, le vendite si effettueranno sui canali digitali.

Molte aziende, infatti, per far fronte alla particolare situazione, saranno costrette a continuare l’attività tramite le vendite on line, ma, ovviamente, anche queste, nonostante le festività, saranno complessivamente inferiori a quelle registratesi negli anni precedenti al Covid.

I maestri presepiali della famosa via San Gregorio Armeno sono preoccupati e hanno presentato un progetto per rendere possibile il Natale 2020, ma sembra che sarà molto difficile attuarlo.

Negli occhi restano le immagini del fiume di napoletani, italiani e turisti da tutto il mondo, che ogni anno, da novembre a gennaio, percorre San Gregorio Armeno.

(Dicembre 2020)

E’ arrivato l’autunno

 

di Luigi Rezzuti

 

L’autunno è la stagione che ci accompagna verso l’inverno.

Ufficialmente inizia con l’Equinozio d’Autunno il 23 settembre. Quest’anno ha un po’ tardato. Infatti è arrivato solo verso la fine di settembre portando con sè pioggia e freddo.

Dopo mesi di sole, mare e sabbia tra i capelli, l’arrivo dell’autunno segna per molti la fine dei sandali, della minigonna e delle giornate in spiaggia.

La stagione delle foglie al suolo, però, non deve essere motivo di tristezza in quanto, dopo mesi passati a mangiare insalate, ghiaccioli, gelati, granite, pasta fredda e prosciutto con il melone, possiamo tornare ai cibi ipercalorici.

Ricominciamo ad utilizzare il forno, ci prepariamo per le cene a base di zuppe.

Ora che il freddo torna a farci visita, non possiamo rinunciare a un thè caldo con qualche biscotto e un amaro, la sera.

Diciamo, purtroppo, addio all’odore di salsedine e crema solare, ma facciamoci consolare dall’autunno che presenta una serie di profumi, accoglienti e caldi, sorprendenti, come quello della legna, bruciata nel camino, l’effluvio delle caldarroste, che penetra nelle narici, la fragranza del muschio, l’aroma della terra bagnata e, soprattutto, l’inconfondibile odore di foglie che cominciano a decomporsi.

Ogni stagione ha i suoi colori predominanti e quelli dell’autunno sono bellissimi.

Le foglie degli alberi sono pigmenti di un quadro a toni caldi, dove il giallo, arancione e il rosso si sposano perfettamente con il marrone e il grigio dei tronchi degli alberi.

I tramonti più intensi e la tonalità plumbea del cielo sono la cornice perfetta per l’opera d’arte autunnale.

Se abitate in città, concedetevi un weekend per evadere e andate a godere delle tinte e delle sfumature di questi mesi di ottobre e novembre.

Smettiamo di odiare il vicino di ombrellone con la tartaruga scolpita sull’addome, ci teniamo il nostro airbag nella pancia.

Finalmente possiamo smettere di farci una doccia ogni 20 minuti per il terrore dell’odore sgradevole, a causa delle troppe sudate.

L’autunno è il fischio d’inizio del nuovo anno. Gli inizi sono quasi sempre piacevoli.

Certo, bisogna fare i conti con la sveglia, alzarsi presto al mattino per andare al lavoro, ma ci si ritrova con gli amici e con i colleghi, magari perchè in giro per le vacanze.

La sera ci adagiamo sul divano e riprendiamo il frenetico movimento delle dita per decidere da quale programma, film o serie televisiva ci faremo accompagnare verso l’ora della buona notte.

Fuori piove e tira vento, ma godiamo nel sapere di essere al caldo, davanti al nostro programma preferito.

Alterniamo le serate con gli amici, giocando al Monopoli, Risiko o al Mercante in Fiera, sgranocchiando qualcosa, oppure c’è la serata con il libro sotto le coperte: intramontabile.

Potete essere la persona più gelida e cinica di questo mondo, ma non potete non riconoscere quanto sia piacevole riscaldarsi, abbracciati al proprio partner, sotto il piumone, o con un buon calice di vino, davanti a un fuocherello.

Siamo in casa, ma senza annoiarci: beviamo cioccolata calda mentre fuori piove e stiamo insieme a un nostro amico o amica, giochiamo, sereni, con i nostri figli o riposiamo con il gatto sulla pancia.

Le coccole sono la cura ideale per scacciare il primo freddo, che penetra nelle ossa.

(Ottobre 2020)

Per la dipartita di Marta Rezzuti

 

di Marisa Pumpo Pica

 

È venuta a mancare all'affetto dei suoi cari Marta Rezzuti, sorella di Luigi, direttore editoriale del nostro giornale.

Donna di esemplari virtù, sempre dedita alle cure amorose dei figli e del marito, il compianto poeta umbro, ma napoletano di adozione, Alberto Mario Moriconi, lascia un vuoto incolmabile nel cuore di quanti l'hanno conosciuta ed amata. Spesso presenza silenziosa e solerte accanto al marito, ha preso parte anche agli incontri del Centro culturale Cosmopolis, di cui Moriconi era socio onorario.

Dopo la morte del marito, avvenuta dieci anni or sono, si era chiusa in un suo mondo di dolore e di ricordi.  Oggi la sua anima è volata in cielo per ricongiungersi a quella dell'amato sposo, compagno di una vita. 

Al fratello Luigi Rezzuti, ai figli e ai familiari tutti l'accorato cordoglio, mio personale e dell'intera redazione de "Il Vomerese". Con un fraterno abbraccio.

(Luglio 2020)

INDRO MONTANELLI, TRA “MONUMENTI” E “FACCETTE NERE”

 

di Sergio Zazzera

 

Premetto che con Indro Montanelli ho avuto, da una cinquantina d’anni a questa parte, una questioncina in sospeso, per un attacco gratuito che mi rivolse sul suo giornale (e uso volutamente l’iniziale minuscola), quando, in quella mia precedente esistenza, esercitavo le funzioni di pretore a Milano; aggiungo subito, però, che scriverei queste stesse cose, anche se quell’episodio non fosse accaduto. Ma vengo al tema.

La furia iconoclasta che si è scatenata, in questi ultimissimi tempi, un po’ dappertutto nel mondo, ha determinato, fra l’altro, l’imbrattamento e la richiesta di rimozione della statua che i milanesi gli dedicarono, nel 2006, nei giardini a lui stesso intitolati.

In proposito, manifesto immediatamente la mia contrarietà a un tal genere, sia di atti, che di richieste. È vero, Montanelli, da giovane, prese in moglie una bambina dodicenne in Etiopia, nel 1936, quando era militare in quella colonia italiana, e alle critiche che gli sono state ripetutamente mosse ha sempre risposto che, in fondo, presso le popolazioni africane quello era un comportamento normale; e, ancora oggi, molti dei suoi estimatori hanno ripetuto e ripetono quella giustificazione. Dunque, qualora gli fosse accaduto di essere invitato a pranzo da una tribù di cannibali, Montanelli non avrebbe esitato a cibarsi di un proprio simile, perché anche quello è un comportamento normale presso quelle genti. E mi piacerebbe sapere che cosa avrebbero pensato di me Montanelli stesso e quei suoi estimatori, qualora (periodo ipotetico di terzo tipo) fossi stato io a prendere per moglie una bambina, anche se africana.

Viceversa, credo che ciascuno di noi debba applicare alle proprie condotte (e a quelle altrui) i criteri di valutazione tipici della collettività umana di rispettiva appartenenza, ovvero, un italiano(/europeo) non dovrebbe nutrirsi di carne umana, né congiungersi con una bambina; comportamento, quest’ultimo, che dalle parti nostre mi sembra che sia definito con l’appellativo di “pedofilia”.

Tuttavia, come ritengo giusto che sulla facciata del Palazzo delle Poste, in piazza Matteotti, figurino ancora i fasci littori, a perpetua memoria della tragedia che afflisse l’Italia per un ventennio, così considero parimenti giusto che la statua di Montanelli continui a stare dove si trova, soprattutto dopo che anche chi non conosceva l’episodio che ha scatenato la furia iconoclasta, ora lo conosce e così può avere di fronte a sé l’immagine di colui al quale esso dev’essere ricondotto. Semmai, sarebbe stato più coerente con il sentire comune evitare proprio la collocazione di quel monumento; ma questo è tutt’altro discorso.

(Luglio 2020)

MAURO CORONA. Un uomo difficile da gestire

 

di Luigi Rezzuti

 

Mauro Corona è uno scrittore, alpinista e scultore italiano.

È autore di svariati libri, alcuni dei quali best seller. Risiede a Erto e Casso, comune in provincia di Pordenone. Nasce a Baselga di Piné il 9 agosto del 1950.

Proprio su questi monti comincia ad affiorare in lui la passione per la montagna e per l’alpinismo.

Altra sua passione, la lettura. Legge Tolstoj, Dostoevskij e Cervantes, i suoi scrittori preferiti e, contemporaneamente, impara l’arte della scultura lignea dal nonno intagliatore.

Alcuni insegnanti salesiani rafforzano il suo amore per la letteratura e lo incoraggiano nello studio.

Dopo alcuni anni, però, viene ritirato dalla scuola, visto che, per ribellione, non seguiva più le lezioni.

Corona, da giovane, andò a lavorare nella cava di marmo del monte Buscada ma fu costretto a sospendere questo lavoro durante il periodo del servizio militare.

Si congeda con un mese di ritardo a causa di trenta giorni di cella per punizioni   accumulate per le sue numerose intemperanze durante l’espletamento del servizio.

Il 9 ottobre cambiò radicalmente la sua vita quando l’ondata del Vajont spazzò letteralmente via la parte bassa della cittadina bellunese causando oltre 2000 morti.

La carriera di scrittore inizia nel 1997 quando un amico giornalista pubblica alcuni suoi racconti sul quotidiano Il Gazzettino Da allora ha pubblicato svariati libri.

Nei suoi romanzi e nei suoi racconti Corona porta il lettore a contatto con un mondo, quasi del tutto scomparso: quello della vita e delle tradizioni dei paesi della Valle del Vajont.

Vari anni dopo racconterà quanto era accaduto nella Valle del Vajont nel romanzo “Aspro e dolce”.

Personaggi ed echi del passato riaffiorano nei suoi scritti, nei quali egli affronta, con uno sguardo appassionato e un po’ malinconico, tematiche come il rapporto dell’uomo con la natura, con le proprie radici e con l’incombente progresso economico e tecnologico.

Corona continua ad alternare momenti di scrittura e scultura a conferenze, incontri e manifestazioni varie.

Partecipa alla realizzazione di alcuni documentari sulla sua vita.

Nel 2002 lo scrittore, Paolo Cossi, pubblica il libro “Corona – L’uomo del bosco di Erto”.

Il 17 luglio Corona pubblica il libro “La fine del mondo storto” vincendo il premio Bancarella e dichiara: “Per me questo premio ha un grande valore. Quando questa sera tornerò a casa e mi guarderò allo specchio, mi dirò che forse ce l’ho fatta a uscire dall’inferno”.

Ci piace ricordare, tra le altre sue opere, “Nel legno e nella pietra” e “La casa dei sette ponti”, Edizioni Mondadori.

Le sue opere sono state tradotte in varie lingue: Tedesco, Spagnolo e Cinese.

Dall’11 settembre del 2018 è ospite fisso, nel programma di Rai 3, in prima serata, “Cartabianca” condotto da Bianca Berlinguer.

(Luglio 2020)

Maggio dei monumenti 2020 a Napoli

 

a cura di Luigi Rezzuti

 


Si rinnova il fantastico appuntamento del “Maggio dei Monumenti”, un evento che giunge ormai alla sua 26esima edizione e che quest’anno si svolge in maniera particolare a causa della pandemia da Coronavirus.

L’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha promosso un confronto di idee sul tema “Giordano Bruno 20/20: la visione contro le catastrofi.”

Il fine è quello di declinare il pensiero e la parola di Giordano Bruno, sviluppando un programma di attività artistico-culturali che diano risalto e valore ai beni monumentali della città, anche a quelli meno conosciuti, come da tempo è obiettivo del Maggio dei Monumenti.

Il Comune ha organizzato circa 100 performance e rassegne che si terranno nell’arco del mese di maggio.

Le performance dureranno da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 30 minuti ciascuna. Gli artisti e le associazioni che parteciperanno offriranno le loro proposte esclusivamente su piattaforme Web e in streaming live.

Tutti i contributi presentati dovranno dare risalto  e valore al patrimonio materiale ed immateriale della città, nello spirito del “Maggio dei Monumenti”.

Un modo per continuare a coltivare, anche in un periodo particolare come questo, la conoscenza del nostro grande patrimonio culturale.

Giordano Bruno è nato a Nola nel 1548 e deceduto il 17 febbraio 1600 a Campo dei Fiori a Roma.

All’età di 17 anni entrò nel convento di S. Domenico a Napoli. Sospettato di eresia (la chiesa non tollerava le menti libere e sagge), riparò a Roma. Di qui, deposto l’abito ecclesiastico, andò peregrinando di città in città.

A Ginevra, per alcuni mesi abbracciò il calvinismo. Nel 1582 pubblicò il De umbris idearum e la commedia Candelaio.

In Inghilterra, per alcuni mesi insegnò a Oxford e pubblicò la “Cena de le ceneri”.

Dopo un breve soggiorno a Parigi, passò, nell’agosto del 1586, in Germania e, tra il 1590 e il 1591, a Francoforte, pubblicò i poemi latini De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus.

Nel 1591, accogliendo l’invito del Doge Giovanni Mocenigo, si  recò a Venezia, dove fu denunciato come eretico dallo stesso Mocenigo.

Fu trasferito a Roma e sottoposto a nuovo processo dinanzi al tribunale dell’Inquisizione che lo condannò al rogo. Affrontò impavido questa orribile morte in Campo de’ Fiori, a Roma.

(Maggio 2020)

LA STORIA DEL CORONAVIRUS

 

di Luigi Rezzuti

 

 

Già a novembre e forse anche ad ottobre il coronavirus aveva iniziato a circolare in Cina, in particolare a Wuhan.

Inizialmente, però, non si pensava ad un virus in quanto venivano registrate soltanto delle polmoniti anomale.

La prima data ufficiale in cui inizia la storia del coronavirus è il 31 dicembre e, ai primi di gennaio del 2020, la Cina riscontrava, come si è appena detto, decine di casi di polmoniti anomaale e, successivamente,  centinaia di persone venivano poste sotto osservazione.

Le prime ipotesi furono che il contagio potesse essere stato causato da qualche animale.

Il 10 gennaio la Cina chiudeva Wuhan, dove erano concentrati tutti i casi, ed impediva drasticamente ogni contatto tra le persone.

E in Italia?

Sul finire del dicembre del 2019 noi pensavamo ai buoni propositi per l’anno nuovo ed eravamo del tutto ignari dell’emergenza sanitaria che si sarebbe determinata anche da noi: un nuovo virus, altamente contagioso e completamente sconosciuto al nostro sistema immunitario, nonché ai maggiori responsabili delle organizzazioni sanitarie, cominciava a circolare anche da noi.

Non avremmo mai pensato, allora, che questo virus, ritenuto inizialmente molto contagioso ma di scarsa letalità, avrebbe potuto causare, invece, tanti problemi, a livello individuale e collettivo, per la salute e per i sistemi sanitari, sfociando anche in una tra le più gravi crisi economiche che siano state registrate dal dopoguerra in poi.

In pochi mesi lo scenario globale è cambiato radicalmente e tutti gli Stati hanno dovuto far fronte alle nuove esigenze.

L’11 marzo l’epidemia si trasforma in pandemia, ma questo non cambia di fatto le cose, almeno non per l’Italia, che mette  in atto le migliori misure possibili.

Da noi, all’inizio, i casi erano pochissimi e tutti provenienti dalla Cina. Infatti, a partire dal 29 gennaio, viene lanciato l’allarme per due turisti cinesi di Wuhan, contagiati e ricoverati a Roma,  allo Spallanzani, uno degli ospedali italiani per il coronavirus.   

C’era, poi, un ricercatore italiano positivo al virus e, proveniente dalla Cina, un diciassettenne, rimasto bloccato a lungo a Wuhan, a causa di sintomi simil-influenzali, risultato, alla fine, non positivo al coronavirus, ma ugualmente tenuto sotto osservazione e ricoverato allo Spallanzani. Oggi tutte queste persone sono guarite e sono state dimesse.

Il 30 gennaio l’Oms dichiarava l’emergenza sanitaria di interesse internazionale e l’Italia bloccava i voli da e per la Cina, unica in Europa.

Ma la situazione in Cina stava già migliorando. Pochi giorni dopo, 8 febbraio, l’Oms scriveva che i contagi in Cina si stavano stabilizzando, ovvero che il numero di nuovi casi giornalieri sembrava andare progressivamente calando.

L’11 febbraio veniva reso noto il nome del nuovo coronavirus, scelto dall’Oms: Covid-19.

Venerdì, 21 febbraio 2020, è una data centrale per la vicenda italiana, legata al Covid-19.

In questa data emergevano diversi casi di coronavirus nel Lodigiano, in Lombardia, un focolaio di cui non si conosceva  ancora l’estensione.

Alcuni dei paesi colpiti (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo ed altri) venivano,  di fatto, chiusi perché il  numero di contagiati era diventato molto alto.

Ma l’epidemia si estendeva anche ad altre regioni ed il governo, sulla base dei suggerimenti del Comitato scientifico,  decretava il distanziamento sociale in casa, la chiusura di scuole ed università, nonché la sospensione di tutte le attività non essenziali.

Domenica 8 marzo subentrava il decreto che prevedeva l’isolamento della  Lombardia, in assoluto la più colpita, e di 14 province, che diventavano “zona rossa”.

Lunedì, 9 marzo, intorno alle 22, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annunciava, in conferenza stampa, attraverso la Tv, la necessità di estendere a tutto il paese le misure già prese per la Lombardia, per cui tutta l’Italia veniva dichiarata “zona protetta”.

Attraverso la televisione e i giornali si invitava la popolazione a rimanere in casa, a non uscire se non per procurarsi beni di prima necessità, come generi alimentari e medicinali, ad evitare contatti, ad osservare la massima pulizia, lavando  spesso e scrupolosamente le mani, a premunirsi di  mascherine, divenute, intanto, irreperibili. Si assiste, infatti, ad un vero e proprio  mercato nero delle mascherine, che raggiungono prezzi triplicati e fuori controllo (sempre se si è fortunati a trovarle!) .

Da pochi giorni ci siamo lasciati la Pasqua alle spalle, una Pasqua triste, vissuta, quasi da tutti, in solitudine. In Cina, dove sembrava tutto risolto, con il ritorno ad una quasi normalità di vita, ci sono stati, invece, alcuni casi di ricadute, mentre in Italia i contagi e i decessi  stanno leggermente diminuendo.

Lo scienziato, Prof. Burioni, raccomanda di non abbassare la guardia perché il Covid-19 potrebbe avere fasi di ritorno anche in autunno.

Purtroppo, fino a quando non sarà stato scoperto un vaccino, sarà difficile distruggere questo virus, che si è esteso a macchia d’olio in tutto il mondo.

La domanda viene spontanea: “Ma è veramente un virus o potrebbe essere sfuggito qualcosa durante esperimenti per la preparazione di un’arma chimica?

(Aprile 2020)

I marittimi tornino a casa. Restiamo umani

 

Riceviamo dall’assessore del Comune di Procida, Rossella Lauro, e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

La nave Diadema della società Costa naviga nei mari della penisola in cerca di un porto da ormeggiare con i suoi 1200 membri di equipaggio.

- Inammissibile che il Governo non si adoperi per mettere in sicurezza questi lavoratori del mare, che lavorano lontani dalle proprie famiglie - protesta duramente l’amministrazione comunale di Procida - abbiamo un marittimo nostro concittadino a bordo, ma la questione riguarda tutti i marittimi coinvolti - Stiamo facendo squadra con le altre amministrazioni che hanno concittadini membri dell'equipaggio. Faremo di tutto per riportarli a casa. Altre navi – in giro per i mari del mondo – attendono di potersi fermare per far rientrare il personale di bordo alle proprie case.

Per tutti questi uomini e donne esponiamo alle nostre finestre, balconi, terrazze o portoni un drappo bianco.

In tanti faremo più rumore, perché “Siamo tutti sulla stessa barca” e nessuno deve essere lasciato indietro e solo.

(Marzo 2020)

LA CASA DI TOTO’ CADE A PEZZI

 

di Luigi Rezzuti

 


Scatta di nuovo l’allarme a Napoli: la casa in cui visse Totò sta cadendo a pezzi.

L’allarme sull’appartamento situato al civico 109, in via Santa Maria Antesaecula, era stato già lanciato nel 2017, a causa di finestre e imposte del balcone mancanti, pavimenti rotti, polvere, calcinacci e fili penzoloni della luce.

Ora, a distanza di anni, la situazione non appare migliorata.

La casa dove visse Totò, nel rione Sanità, è stata acquistata, anni fa, dalla signora Canoro e dal figlio Giuseppe De Chiara.

L’abitazione apre soltanto il 15 di febbraio e il 15 di Aprile di ogni anno, rispettivamente nell’anniversario della nascita e della morte del “Principe della risata”.

Il palazzo, nel quale si trova l’appartamento, però, resta sempre visibile durante tutto l’anno, mostrando gli evidenti segni del tempo e dell’incuria, tra cassonetti della spazzatura, facciate senza intonaco, pareti imbrattate e balconi fatiscenti.

Proprio in questo appartamento, collocato al primo piano, Totò ha mosso i suoi primi passi e ha iniziato ad imitare i passant, dopo averli osservati dal balcone, guadagnandosi il nomignolo di “’o spione”.

Una lapide ricorda che al civico 109 nacque Totò, ma si tratterebbe di un falso storico: l’artista è nato in una casa al civico 107, il palazzo accanto a quello della lapide e, quando aveva pochi mesi di vita, la madre si è trasferita nell’appartamento al primo piano che De Chiara e sua madre hanno, poi, acquistato all’asta giudiziaria.

L’acquisto all’asta per poco più di quindicimila euro, dopo 11 battute andate a vuoto, aveva scatenato diverse polemiche per il timore che gli acquirenti volessero ridurre l’appartamento a bed and breakfast, tanto che la Soprintendenza decise di mettere un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò.

De Chiara e sua madre hanno anche fondato l’Associazione “Il principe dei sogni”, con l’obbiettivo di fare della casa un ritrovo culturale.

Nel corso degli anni, però, si sono trovati a “combattere” con le conseguenze di un’occupazione abusiva e con la burocrazia.

Nel 2008, la casa di Totò è stata riaperta al pubblico per 106 giorni, proiettando nell’appartamento, ogni sera, un film del “Principe della risata” . Il film cambiava ogni settimana.

Nel 2010 è stato restaurato il portone di ingresso, sono stati acquistati i pavimenti ed è stata data un’intonacata.

Poi, però, si sono aperte delle fessure e da lì sono ricominciati i problemi.

Ora, è scattato nuovamente l’allarme: la casa di Totò sta cadendo a pezzi.

(Febbraio 2020)

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