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Al Festival Ethnoi “La Banda della Ricetta” in concerto   di Claudia Bonasi   Si è appena chiuso “Ethnoi” - Festival delle culture del mondo e delle...
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La Posillipo di Virgilio   di Antonio La Gala     Il grande poeta Publio Virgilio Marone ebbe il primo contatto con Napoli quando decise di studiare...
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UNA SORGENTE DI ACQUA DOLCE IN MEZZO AL MARE   di Luigi Rezzuti   Nella splendida costa orientale della Sardegna, tra le splendide calette del Golfo...
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L’OSSESSIONE DELLE VACANZE ALL’ESTERO   di Luigi Rezzuti   La vacanza è un diritto inalienabile. Una volta, tanti anni fa, era un lusso solo per...
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LA SAGRA DELLA CASTAGNA   di Luigi Rezzuti   Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne e la nostra Regione offre l’imbarazzo della scelta per...
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Ma a me, lei ci pensa ancora?   di Luigi Rezzuti   Francesco aveva quindici anni. Erano gli anni dei primi innamoramenti, amori teneri di un ragazzo...
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Miti napoletani di oggi.59 LE INAUGURAZIONI   di Sergio Zazzera   28 marzo 2011: al Vomero, in località Cacciottoli, si svolge, con grande...
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LINO BANFI   di Luigi Rezzuti   Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, nasce il 9 luglio del 1936 ad Andria, in provincia di Bari. A quindici anni...
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COLPISCI  IL  TUO  CUORE, di Amélie Nothomb   di Luigi Alviggi   Profondo e toccante questo romanzo, decisamente una rassegna di personaggi esulanti...
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MARISA  PAPA  RUGGIERO, JOCHANAAN   Martedì, 11 aprile, alle ore 17, presentazione del poemetto "Jochanaan",  di Marisa  Papa  Ruggiero, edito da...
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GIUSTIZIA E POLITICA

 

di Sergio Zazzera

 

Il sistema statunitense di amministrazione della giustizia – che non saprei dire se possa essere definito “ordinamento giudiziario” – è fondato sul carattere elettivo delle magistrature, sia requirente, che giudicante. Dal che discende la “necessità”, avvertita dagli eletti, di chiedere e, rispettivamente, di pronunciare la condanna di quanti più malcapitati sia possibile, per assicurarsi le simpatie della propria base elettorale, che, al momento opportuno, si tradurranno nella loro rielezione.

In Italia, viceversa, l’ordinamento giudiziario (questo, sì, meritevole di tale definizione) è fondato sull’accesso alle magistrature mediante concorso pubblico, il che, in uno con l’indipendenza dagli altri poteri dello Stato, non determina la sussistenza della “necessità” di cui sopra.

Tale ultima considerazione, però, sembra sfuggire ai magistrati italiani, e soprattutto a quelli del pubblico ministero, i quali arrestano e chiedono condanne a tutto spiano, nel corso e/o al termine d’indagini condotte, non di rado, “a senso unico” – trascurando, cioè, di seguire tutte le possibili piste –.

Tale linea di comportamento, poi, favorisce quella parallela, adottata, ormai da tempo, dal mondo politico, di chiedere le dimissioni del proprio avversario, appena divenuta nota la circostanza della sua sottoposizione a inchiesta giudiziaria. E devo dire che, fino a tempi recentissimi, trovavo condivisibile tale orientamento, in sintonia con la motivazione espressa in proposito dal presidente dell’A.N.M., Piercamillo Davigo, il quale adduce l’esempio del vicino di casa inquisito per pedofilia, al quale, anche nella fase iniziale dell’inchiesta, egli non affiderebbe mai il proprio figlio.

A farmi ricredere, ora, è intervenuto l’esito della vicenda che ha avuto per protagonista l’(ormai ex-)sindaco di Roma, Ignazio Marino, la cui amministrazione fu fatta cadere, addirittura, dalle dimissioni collettive dei suoi assessori, ma oggi egli è stato scagionato dalle accuse rivoltegli. E preciso che nei confronti di Marino non ho mai nutrito particolari simpatie.

Con ciò non intendo affatto sostenere che l’inquisito non debba dimettersi, bensì che tale suo dovere morale può trovare giustificazione soltanto in una fase più avanzata dell’inchiesta, quando, cioè, risulteranno acquisiti elementi di prova, nei suoi confronti, che possano lasciar prevedere fondatamente un esito processuale sfavorevole per lui. Ciò che, viceversa, intendo sostenere è la necessità che i magistrati – e soprattutto quelli del pubblico ministero – si convincano della differenza che esiste tra la loro condizione e quella dei loro colleghi made in U.S.A. e che non perdano di vista, per prima cosa, il loro dovere di acquisire anche le prove a favore dell’indagato/imputato.

(Ottobre 2016)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

L’ottimismo si chiama Apple

Indossa il giacchino blu di metalmeccanico, stinto dalla fatica, sbiadita la scritta “Ilva”, gli occhi a percorrere lo svettare della ciminiera, residuo dello sventramento che ha raso al suolo le strutture dell’acciaieria nata al sorgere del millenovecento. Daniele Sepe chiede al suo sax le note dell’Internazionale, soffocate dal boato della stele industriale che va giù, minata alla base, e avvolge gli ex dell’Italsider con una nuvola di polvere, simbolico finale di una vicenda, datata primi anni Novanta. Cancelli chiusi,  produzioni azzerate, a casa diecimila caschi gialli e altre migliaia di  occupati nell’indotto. In un tempo assurdamente breve scompare nell’indifferenza della politica e dei sindacati l’intero comparto industriale di Napoli ovest: Ilva, Cementir, Eternit, Olivetti, Sofer, Pirelli e il crollo della ciminiera racconta la desertificazione operaia di Napoli, senza contropartite. L’odissea dell’ex Italsider non avrà più fine. Trent’anni di inerzie criminali costano oltre trecento milioni, fagocitati senza operare dalle società istruite per la bonifica e il progetto della Bagnoli Futura. Si perde nel nulla il progetto di Agnelli di trasformare i campi Flegrei, da Bagnoli a Capo Miseno, in un paradiso ambientale e turistico, reso vano da ostacoli burocratici e avance di tangenti. Brucia per dolo il gioiello culturale di Città della Scienza. L’inconcludente successione di commissari paralizza l’operatività di Bagnoli Futura. Interviene Renzi,  De Magistris non intende collaborare. Invitalia, braccio progettuale del Ministero dell’Economia si impegna a restituire il mare alla città, a favorire la nascita di una rete di industrie a tecnologia avanzata, pulita, a cominciare (forse) dall’insediamento Apple. Il rischio di chi si oppone è di costringere il sax di Daniele Sepe a una nuova incursione, questa volta sulle note del de profundis.

 

Chi controlla i controllori?

Il sontuoso belvedere di Castel Sant’Elmo incombe su Napoli con ottica grandangolare. Dal profilo del Vesuvio e del contiguo monte Somma, digrada lungo tornanti lavici ed è fondale scenico dell’area metropolitana, che abbraccia l’intenso abitare ai piedi del vulcano, le periferie orientali  della città, include il cuore del centro storico, poi spazia sul lungomare e, ad ovest, culmina con la collina felice di Posillipo. Se lo sguardo non si sofferma sui dettagli, la vista incanta, ma un’esplorazione dettagliata rivela altro. Su percentuali imponenti di terrazze svettano le superfetazioni abusive che innalzano di un piano la dimensione originale degli edifici: una mezza città sulla città, in barba a leggi e organi deputati al controllo, storicamente dormienti nel clima napoletano eternamente primaverile, che invita all’ozio. La federazione italiana dello sci dovrebbe arruolare slalomisti napoletani, allenati a scansare escrementi di cani. Nessuna multa ai trasgressori. Controlli inesistenti garantiscono impunità ai negozi di frutta e verdura, che invadono i marciapiedi, immunità agli automobilisti, che parcheggiano in seconda e terza fila e ritengono il rosso dei semafori un trascurabile intralcio alla fretta, copertura omertosa ai giardinieri, che non curano il verde della città, assoluzione del governo municipale, che da anni trascura la pericolosità delle buche stradali e subisce costi stratosferici per risarcire il danno ad automobilisti e scuteristi; benestare a cittadini e commercianti, che non rispettano orari e modalità di consegna dei rifiuti, assoluzione implicita dell’Asia, che impiega dieci o più giorni per raccogliere i rifiuti ingombranti. Mancanza di controllo, controllori non controllati, permissività incoercibile.

(Giugno 2016)

 SPIGOLATURE

 

di Luciano Scateni

 

I “no” degli omofobi

 

Il becero ribellismo della Lega Nord carica Salvini di odio sociale e non ci vuole il parere di un politologo per capire su quale presupposto nasca e si espanda l’“imperativo categorico”, di mussoliniana memoria, di strizzare l’occhio destro  alla parte più retrograda, bigotta e fascistoide degli Italiani. Per fortuna le sue “sparate” sono compensate dall’Italia progressista, antifascista  e socialmente evoluta.

Unioni civili: il Paese volta pagina e prende atto della realtà che, venuta allo scoperto per il coraggio di uomini e donne omosessuali, ha messo la società di fronte all’ipocrisia di conoscere il fenomeno ma di seppellirlo di emarginazione. Salvini non perde l’occasione e, in pieno raptus disfattista, commette l’ennesima idiozia politica, supponendo che gli valga consenso e voti dei cattolici fondamentalisti, della Chiesa che ancora una volta si ingerisce nelle questioni politiche di chi l’ospita, di omofobi e fascisti di Forza Nuova, Casa Pound.  Il rozzo leghista azzarda un proclama a beneficio di eventuali sindaci della Padania e, con tono perentorio, impone loro di non celebrare matrimoni di coppie gay. Nel delirio del contrasto a qualunque atto di governo, a prescindere dal che e  dal come, Salvini finge di non sapere che  i sindaci, di sinistra, centro o destra, sono obbligati a rispettare ogni legge dello Stato e la balla di dichiararsi obiettori di coscienza può suggestionare solo la quota ignorante del suo elettorato. Gli ha fatto immediatamente eco tale Bitonci, sindaco di Padova: “Non celebrerò i matrimoni gay”. Prima di lui lo ha dichiarato un altro genio della politica, il signor Alfio Marchini, che corre per il governo di Roma per scelta di Forza Italia, La Destra e Ncd.  Parentesi: come si conciliano l’alleanza di governo con il Pd del Nuovo Centro Democratico e il consorzio per le amministrative di Alfano con  la destra? Il Fatto Quotidiano, a margine degli articoli, pubblica i commenti dei lettori ed ecco di seguito alcune opinioni: “Salvini e i sindaci che la pensano come lui, possono trasferirsi in Arabia o in Nigeria o in Congo ( anzi lì no, perché ci sono i diamanti e poi finisce che si cacciano in qualche guaio serio. Da quelle parti non scherzano...)”. Lì, leggi come quelle della Cirinnà sarebbero impossibili. Caricasse tutti su una zattera e se ne andassero tutti da quelle parti”. “Ma Salvini, paladino della sacralità del matrimoni tradizionale, non è divorziato?” “Se i sindaci della lega disobbediscono alle leggi italiane devono disobbedire anche allo stipendio”. “Qualcuno spieghi a Salvini e cavernicoli simili, che il medioevo è passato da tempo...E comunque fa specie vedere un divorziato e concubino come il felpato padano, ergersi a difensore della fantomatica famiglia tradizionale e fa specie pure sentire un leader di partito e parlamentare europeo, invitare dei sindaci a non rispettare una legge…”

 

Neapolitan creativity

 

Ma i Napoletani sono davvero affetti da esplosività creativa, velocità di mente, aneliti da primato multidisciplinare, perché pervasi di stimoli  che il magma ribollente della loro terra trasmette generosamente alla superficie? Indagando le cronache di fine Ottocento e primi del secolo successivo, si metterebbe un sì tondo tondo, nella casella delle risposte. Con ampio passo del gambero, la memoria consegna una lunga lista di record, a partire dalla metà del Cinquecento, allorché fu costruito l’ospedale degli Incurabili, primo esempio al mondo di struttura sanitaria moderna.  L’elenco dei primati, lungo un centinaio di titoli, esalta l’intraprendenza culturale, scientifica, artistica  della Napoli del tempo che fu e include tutto lo scibile umano. L’eredità di quell’epoca, nei secoli successivi al fertile Ottocento, è stata colpevolmente raccolta solo per sporadici, episodici eventi, specialmente nella seconda metà del Novecento, quasi che la quiete temporanea del sottosuolo abbia messo in stand by i suoi influssi energizzanti. Con eccezioni, s’intende. Una, dell’ultima ora, ha nome e cognome. Emanuela Rusciano, scuola media Marco Polo di Calvizzano, hinterland di Napoli, terza, dunque bronzo, nella prestigiosa competizione mondiale di matematica “American math”, che ha visto la partecipazione di piccoli geni di tutto il pianeta. La giovanissima campionessa affianca, in buona compagnia, la folta schiera di eccelsi Napoletani d’epoca e del nostro tempo che, solo per citare un campo della creatività, enumera il pool di registi geograficamente più numeroso nel panorama italiano.   Nomi? Francesco Rosi, Paolo Sorrentino, Gabriele Salvatores, Massimo Troisi, Mario Martone, Pappi Corsicato, Antonietta De Lillo, Antonio Capuano, Pasquale Squitieri, Vincenzo Salemme, Alessandro Siani. 

 (Giugno 2016)

FINALMENTE RISOLTO IL MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDA

 

di Luigi Rezzuti

 

Ormai tutti conoscono, almeno per sentito dire, il Triangolo delle Bermuda.

Dagli anni ’50 in poi si è scritto e parlato del mistero, dovuto alla sparizione di navi ed aerei che transitavano nel triangolo. Sono fioriti anche numerosi aneddoti, riguardanti piloti ed equipaggi di navi, che hanno assistito a fenomeni anomali di natura meteorologica e magnetica nonchè racconti di coloro che sono entrati e usciti indenni dal triangolo.

Sulle possibili cause di questi fenomeni si è detto di tutto e di più, ma una vera anomalia nel triangolo c’è, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

Nel corso degli anni sono state pubblicate varie opere sul presunto mistero (John Wallace Spenger, Limbo of the lost, 1969; Charles Berlitz, Bermuda, il triangolo maledetto, 1974); Richard Winer, The devil’s   triangle, 1974) e molte altre, tutte per lo più facenti leva su presunti fenomeni soprannaturali.

Al di là di queste surreali teorie,  buone per saggistica da ombrellone, alcuni cercano di spiegare il mistero senza ricorrere al paranormale.

Forse si è trattato di anomalie magnetiche o forse è tutta colpa delle emissioni di metano dal fondo oceanico, ma prima di cercare una spiegazione bisognerebbe verificare se il mistero è veramente tale.

Tra affermazioni e smentite, esso ancora figura come un “mistero irrisolto”.

Non c’è bisogno di invocare varchi temporali, Atlantide, basi Ufo sommerse, anomalie geomagnetiche, onde anomale o qualunque altra cosa.

Oggi, finalmente, c’è una nuova ipotesi che potrebbe svelare definitivamente il mistero del Triangolo delle Bermuda.

3bmeteo.com rivela la scoperta effettuata dai ricercatori della Arctc University di Norvegia, che avrebbero ritrovato vasti crateri sul fondo del mare.

 I crateri sarebbero larghi 700 metri e profondi 50 e sarebbero stati generati da accumuli di metano fuoriuscito, che, facendo esplodere dal fondo del sedimento marino delle bolle di gas, avrebbero prodotto una cavità.

I dettagli della scoperta dovevano essere pubblicati nel mese di maggio 2016 in occasione dell’incontro annuale della “European Geosciences Union, che si occupa di studi relativi alla Terra..

Tutto molto bello se non fosse che la smentita arriva direttamente dai ricercatori dell’Università artica della Norvegia che frena gli entusiasmi, rilasciando un comunicato stampa dal titolo eloquente: “ I crateri del Mare di Barents non sono collegati al Triangolo delle Bermuda”

Anche il National Oceanic and Atmosphere Administration (NOAA) ha osservato che “Non vi è alcuna prova che sparizioni misteriose si siano verificate nel Triangolo delle Bermuda più che in qualsiasi altra grande area dell’oceano”.

Il mistero del Triangolo delle Bermuda, quindi, ancora non è stato risolto, sebbene nel corso della storia, siano state formulate diverse teorie, scientifiche e non.

(Maggio 2016)

LA COMUNITA’ EBRAICA DI NAPOLI E IL PREGIUDIZIO ANTISIONISTA

 

Riceviamo e pubblichiamo

La Comunità ebraica di Napoli esprime la propria indignazione per le affermazioni riportate dalla "Stampa" di ieri e di oggi da parte di candidate alle prossime elezioni al Consiglio Comunale di Napoli, affermazioni palesemente frutto di pregiudizi antisionisti.

Autorità morali di indiscutibile valore, come Papa Francesco, il Presidente Mattarella ed il Presidente Emerito Napolitano, hanno ribadito e dimostrato, in numerose occasioni, che l'ANTISIONISMO è equivalente al più becero ANTISEMITISMO.

Esprimiamo la nostra più grande indignazione per l'uso improprio del termine "Shoah",  in dispregio assoluto della legge Mancino,  da parte di candidati alle prossime elezioni, che dovrebbero mostrarsi garanti di informazione corretta e non fomentatori di odio.

La Comunità ebraica di Napoli, e non solo, si ritiene profondamente lesa da tali affermazioni che non fanno certamente onore e non rendono giustizia a Napoli.

 Lydia Schapirer

Presidente Comunità ebraica di Napoli

(Maggio 2016)

E’ ARRIVATA LA PRIMAVERA

 

di Luigi Rezzuti

 

La primavera ha inizio il 21 marzo per finire il 21 giugno. Dopo il maltempo arriva la nuova stagione. Finalmente l’inverno cede il posto alla primavera che entra, però, nel vivo con il mese di aprile con temperature in aumento e con valori anche di 10 gradi sopra la media in tutta Italia.

La bella stagione è tornata con fiori, profumi e raggi di sole, che finalmente ci riscaldano.

Apriamo le finestre ed i balconi di casa, tiriamo giù i finestrini delle auto. Il sole è tornato. Cantiamo felici per festeggiare il ritorno della primavera:

 

                               “ E’ primavera … svegliatevi bambine,

                               alle cascine messer aprile fa il rubacuor…”

 

Sono  molti i segnali dell’arrivo della primavera, le mimose sono fiorite, gli alberi di glicine iniziano a coprire i loro lunghi rami di un meraviglioso color viola.

In questo periodo sono sufficienti i primi raggi del sole per far rifiorire i prati di macchie sfumate di verde, viola, rosso e giallo come una tavolozza di colori.

Finalmente arrivano le rondini, che confermano l’arrivo della primavera e non è assolutamente vero che una rondine non fa primavera.

Approfittando della temperatura più mite le ragazzine sono le prime ad indossare capi di abbigliamento più leggeri, magliette senza maniche, ma anche gli adulti iniziano a liberarsi degli indumenti di lana.

Pasqua, poi, arrivata, questa volta con largo anticipo, nonostante qualche giorno di più intenso freddo, ha permesso a molti di fare la classica gita fuori porta senza preoccuparsi più di tanto di sgradevoli precipitazioni piovose o giornate particolarmente fredde.

(Aprile 2016)

SPIGOLATURE

 

di Luciano Scateni

 

 Stupri? Colpa delle donne, dice Chrissie

Un’ipotesi possibile nasce dalla biografia di tale Chrissie Hynde, cantante dei “Pretenders”, che ha nel suo affollato percorso di vita lavorativa anche il lavoro di commessa in un negozio di abbigliamento sex, dove deve averne visto di “belle”. La cantante americana si intrufola in un argomento più  grande di lei e, in assenza di contemporaneo contraddittorio, afferma che sarebbero le donne a incoraggiare gli stupratori con abbigliamenti e atteggiamenti provocatori. In risposta si sono fatti sentire migliaia di contestatori sui social network, ma il caso merita una riflessione specifica: l’idiozia della Hynde, in contraddizione con la sua militanza in un’importante organizzazione che difende i diritti degli animali, ricorda il tracotante maschilismo di qualche poliziotto che, raccogliendo la denuncia di giovani donne violentate, chiedono alla vittima “Dì la verità, confessa, ti è piaciuto eh?”

 

Gas  a volontà

Di tanto in tanto, specialmente in prossimità del freddo invernale, si leva perentoria, da vero ras, la minaccia di Putin di tagliare il contingente di gas riservato al fabbisogno del nostro Paese. Il ricatto tende a stabilire un rapporto di forza che l’Italia è costretta a subire nel timore, fondato, di dover fermare la produzione industriale, di costringere al buio milioni di cittadini, di infliggere un colpo mortale all’economia. Si capisce,  allora,  l’euforia dei vertici Eni per la scoperta, nel Mediterraneo, di un giacimento di gas, ampio quanto i maggiori del mondo, con i suoi potenziali 850 miliardi di metri cubi  e cinque miliardi e mezzo di barili d’olio. Tutta roba dell’Eni, che dovrebbe liberare l’Italia dalla schiavitù energetica o quanto meno ridurre la subordinazione alla Russia. IL problema è il rischio di inquinamento, sollevato dagli ambientalisti anti-trivelle. In risposta si replica che consentire la ricerca di gas e petrolio vale grandi vantaggi per l’economia italiana e l’occupazione. Deciderà il referendum? Altre volte la volontà espressa con le consultazioni popolari è stata poi disattesa.  

 

Lega every day

Il portale “change.org” nasce  per ricevere (già cinquantamila le adesioni) consensi all’appello che si pone l’obiettivo di espellere il leghista Buonanno, sindaco di Borgosesia, dal parlamento europeo. Il primo cittadino, lo ricorderete, ha proposto di circondare la “sua” cittadina con filo spinato elettrificato (“come si fa con i cinghiali”) per impedire l’accesso ai migranti. Buonanno è stato preceduto da analogo appello per Mario Borghezio (centotrentamila le firme). Sul nuovo caso e l’appello di Change.org, si registra una replica di Buonanno, non meno spocchiosa del primo annuncio: “Sono libero di pensare quello che credo e di fare ciò che ritengo opportuno”. Lo stesso Buonanno ha “benedetto” l’acquisto e il possesso di armi personali, che rischiano di provocare stragi, come avviene negli Stati Uniti, dove pistole e fucili si comprano come al supermercato.

 

Uva e vini, grande annata

Consolano la previsione di un raccolto straordinariamente copioso di ottime uve e il parere degli enologi, che annunciano un’annata favolosa per i vini italiani. Il caldo e i cieli tersi di quest’estate hanno accompagnato la maturazione anticipata dell’uva e sono viatico di pronostici, improntati all’ottimismo, sulla qualità dell’intera produzione vinicola italiana, sempre più accreditata a livello mondiale. E meno male, perché quanto succede alle coltivazioni di ulivi e limoni (malattie mortali delle piante) è davvero scoraggiante. Conseguenze: poco olio (e molto caro) e limoni, quelli che si salvano dal disastro, insufficienti a soddisfare la domanda (al costo fino a cinque euro al chilo), ma soprattutto il rischio della concorrenza per la decisione del nostro governo di consentire l’importazione di grandi quantitativi di olio tunisino, a prezzi molto bassi, per aiutare l’economia in crisi del Paese africano.        

(Marzo 2016)

Storia del Bambin Gesù di Gallinaro

 

di Luigi Rezzuti

 

Le sette sataniche sembrano avere, oggi più di ieri, una  rilevante forza di attrazione in tutto il mondo.

Londra ha il primato mondiale di sette sataniche. Seguono le città di Torino e Roma.

Entrare in queste sette all’inizio è una libera scelta ma ben presto l’adepto arriva ad un totale condizionamento per cui cambiare idea diventa impossibile e chi vuole andarsene viene ricattato e minacciato.

Una situazione certamente diversa, ma con risvolti pericolosi, è rappresentata dalla storia dello “scisma” avvenuto a Gallinaro, di cui  si è occupata anche la trasmissione Rai “Uno mattina”, condotta dal giornalista Franco di Mare.

Giuseppina Norcia, nata nel 1940, nota veggente del basso Lazio, ha animato per decenni la “Culla del Bambin Gesù”, proprio a Gallinaro, raccontando di visioni mistiche,  fin dal 1974.

Nel suo raccontare, Giuseppina afferma che, dalla sua prima comunione, d’un tratto vide “apparire e scendere dal cielo una nuvoletta soffice e luminosa, sulla quale era adagiato, dormiente, un pargoletto di sovrannaturale bellezza. Era Gesù Bambino. La nuvoletta si fermò a circa un metro dalla piccola. Gesù aprì gli occhi, che erano di incomparabile dolcezza, la fissò e le sorrise”.

Successivamente, nel 1974, il secondo presunto avvenimento:  avvolti dalla luce, le appaiono Gesù (non più bambino), la Madonna e San Michele, che le annunciano la missione di salvezza che dovrà compiere.

Da quel momento in poi le visioni di Cristo e Maria si susseguiranno. La Vergine avrebbe detto alla veggente: “Dopo i Sacramenti della confessione e della comunione non c’è altro … pregate per la conversione dei poveri peccatori.

Giuseppina avrebbe ricevuto messaggi soprannaturali fino al 5 luglio del 2008, quando venne stroncata da un collasso cardiocircolatorio.

Accanto alla sua casa era stato edificato, nel lontano 1975, un piccolo Tempio, mai consacrato, con dentro esposto un bambino di ceramica, avvolto in un velo di tulle.

Da allora, ogni domenica, arrivano a Gallinaro migliaia di fedeli da tutta Italia.

In realtà, la diocesi di Sora, nel 2001, chiarì che sul culto di Giuseppina non c’era nessuna approvazione ecclesiastica.

“I fatti che tendono a presentarsi come straordinari o  soprannaturali non risultano tali né per origine, né per natura, né per contenuto”

“Il fenomeno, scrissero i Vicari di Sora, è oggetto di vigilanza anche per il fatto di essere esposto ai rischi di un certo fanatismo religioso e di contaminazioni in contrasto con la dottrina cattolica”.

Alla morte di Giuseppina Norcia il marito della figlia della veggente, Mario Samuele, nato a Parma nel 1972, ex insegnante e profeta anti-Bergoglio, ha preso le redini della comunità, affermando di aver ricevuto i poteri dalla suocera.

Nel  giro di qualche anno Samuele “Il santone” ha cambiato completamente il volto del gruppo aprendo un vero e proprio  scisma tra i fedeli storici e i nuovi adepti.

Fino a quando era in vita, Giuseppina raccomandava l’importanza di tutti i sacramenti, la necessità di assistere alla Santa Messa, di confessarsi, di recitare il Santo Rosario.

Il “santone” Samuele non ha solo cambiato la denominazione del luogo da “Culla del bambin Gesù”  in  “Nuova Gerusalemme” , ma scoraggia i suoi adepti dal frequentare le chiese e i sacerdoti, le cui colpe avrebbero reso non più possibile, né reale la presenza di Cristo nell’Eucarestia.

Inoltre, lo stesso Samuele invita a non seguire l’attuale Pontefice Francesco perché sarebbe il profeta anticristo se non l’anticristo stesso, mentre il vero profeta sarebbe soltanto lui. Manipolando, così, le menti dei vecchi e  nuovi adepti e facendosi venerare come la “Reincarnazione di Gesù” avrebbe, dunque, l’intenzione di fondare una nuova chiesa, con un culto alla sua persona e con la costruzione di un “Tempio-Arca” , grazie alle offerte che riceve.

Intanto è già un bel po’ che la “Culla” di Gallinaro è stata chiusa ma i riti sono diventati personalistici, grazie a questo millantatore che, con uno stratagemma diabolico, allontana i fedeli dal vero Cristo, facendosi adorare.

 Quando “lui” appare c’è il delirio generale tra la folla, che mescola preghiere cattoliche a superstizioni settarie.

La massa lo ascolta a bocca aperta, avendo ricevuto il lavaggio del cervello. Egli riesce a far presa innanzitutto su casalinghe e operai ma anche su imprenditori e professionisti che lo difendono, lo invocano e ne praticano il culto.

(Marzo 2016)

QUALI “PRIMARIE”?

 

di Sergio Zazzera

 


Le “primarie” del 6 marzo scorso, finalizzate alla designazione del candidato alla carica di sindaco di Napoli nella lista del P.D., hanno costituito l’ennesima manifestazione di un coacervo di superficialità, di disorganizzazione, di clima di sospetto, di faide interne, e chi più ne ha più ne metta. E si badi che questo discorso, per quanto mi riguarda, vale per tutte le “primarie”, “comunarie” e quant’altro, da qualsiasi formazione politica e per qualsiasi località esse siano indette; ma mi spiego.

Il meccanismo elettorale del Presidente degli U.S.A. impiega da decenni il sistema delle “primarie”, finalizzate alla scelta dei delegati di ciascuno Stato, i quali, a loro volta, eleggeranno il Presidente. Tale meccanismo è istituzionalizzato, mediante una disciplina normativa, il che consente di ottenere tutta una serie di risultati, dei quali i più importanti sono: a) il controllo dello svolgimento di tutte le operazioni da parte dello Stato; b) la sicurezza che a votare siano soltanto i titolari del diritto di elettorato attivo.

In Italia, viceversa, l’assenza di una normativa che istituzionalizzi le “primarie” ha per conseguenza il fatto che ciascuno si regola come crede. C’è, infatti, chi ripudia un sistema di tal genere, il che costituisce una scelta, benché non da tutti ritenuta accettabile. C’è, poi, chi si affida al web, privandosi, per tal modo, della possibilità di controllare l’identità di chi esprime il proprio voto e, per di più, privando della possibilità di espressione del voto quanti siano digiuni del mezzo informatico ovvero “allergici” allo stesso. C’è, infine, chi mette in piedi un sistema, peraltro anche diverso da città a città, di raccolta del voto senza una preventiva compilazione di liste degli elettori (i quali, perciò, possono votare in più seggi, senza alcun controllo), senza la vigilanza della pubblica autorità – della quale, poi, l’eletto dovrà far parte – e, magari, anche con la pretesa che si corrisponda un “contributo”, foss’anche modesto, per esercitare quello che, in realtà, è un vero e proprio diritto.

Questa, dunque, è la ragione per la quale non ho mai votato, né mai voterò, in una competizione di elezioni “primarie”, almeno fino a quando non interverrà una legge a istituzionalizzarle e disciplinarle. Il che equivale a manifestare la mia rassegnazione; tanto, so perfettamente che una legge del genere, in Italia, non sarà mai emanata, perché sarebbe troppo scomoda.

(Marzo 2016)

OPERAZIONE SAN GENNARO

 

di Sergio Zazzera

 

 

Non è del film di Dino Risi che intendo occuparmi, bensì della recente vicenda del decreto del ministro degl’Interni, che, equiparando, di fatto, la Deputazione del Tesoro di San Gennaro alle fabbricerie, attribuisce all’Ordinario diocesano di Napoli (vale a dire, all’Arcivescovo metropolita) il potere di nomina di un terzo dei componenti della stessa. Chiarisco che l’equiparazione della Deputazione alle fabbricerie è soltanto di fatto, perché il provvedimento, pur mostrando di escluderlo, poi, in realtà, assoggetta questa istituzione alla medesima disciplina giuridica. E chiarisco pure che la fabbriceria è un ente preposto normalmente alla cura e alla manutenzione degli edifici di culto e costituito in forma di associazione o di fondazione, in ogni caso dotato di personalità giuridica. Dopo di che, invito anche il gentile lettore a riflettere sulla funzione della Deputazione, che va ben oltre la cura e la manutenzione della Cappella del Tesoro.

Devo ricordare, a questo punto, che il mio Maestro c’insegnava che il diritto non è una categoria logica, ma una categoria storica. Da tale affermazione ritengo che debba discendere necessariamente la conseguenza che, quando si decide di porre mano alla riforma di una istituzione giuridicamente rilevante, occorre sempre averne ben presente la storia. La quale, poi, nella specie è quella di un ente assolutamente laicale, nato dall’esigenza di assicurare alla città l’amministrazione di un patrimonio (non soltanto economico, ma anche antropologico) che le appartiene in maniera diretta: è questa la ragione per cui i suoi componenti sono i rappresentanti di quella che, un tempo, era la “nobiltà” cittadina, che esprimeva gli “eletti di sedile”, affiancati dal sindaco, che, a sua volta, è il discendente diretto dell’“eletto del popolo”. Non si dimentichi, infatti, che la Deputazione nasce in periodo vicereale, quando la Città partecipava alla vita pubblica attraverso i “sedili”, progenitori delle odierne Municipalità.

Peraltro, dal Ministero dell’Interno viene ora diffusa la notizia della natura «interlocutoria» del decreto, in attesa della emanazione del nuovo statuto dell’ente; e, al riguardo, mentre quella “natura interlocutoria” lascia pensare – e con preoccupazione – alla “definitività del provvisorio”, tutta italiana, d’altra parte, poi, la Deputazione fa sapere, a sua volta, che la bozza del nuovo statuto giace da tempo presso il Ministero, il che incrementa ulteriormente quella stessa preoccupazione.

Comprendo bene che un patrimonio, del quale il solo Tesoro ha un valore di gran lunga superiore a quello del Tesoro della Corona inglese, può far gola a molti. Ricordo anche che un illustre precedente di questa operazione è costituito da quello che, nel 1939, vide privare di autonomia il Pio Monte dei Marinari di Procida, nato anch’esso in periodo vicereale (1615-17), mediante l’emanazione del regio decreto 2 dicembre 1929, n. 2262. Quelli, però, erano altri tempi: soltanto dieci anni prima, il Concordato aveva riannodato i rapporti fra la Chiesa e uno Stato, in quel momento autoritario; oggi, invece… o no? 

(Marzo 2016)

 

"Donne e dintorni" a Cetara il 6 marzo

 

di Claudia Bonasi

 


Cetara anticipa la festa delle donne e presenta domenica 6 marzo, alle ore 18, presso la sala “M. Benincasa” l’evento “Donne e dintorni. Uno sguardo trasversale sul mondo femminile”. Il convegno-dibattito prevede una serata ricca e articolata: dopo i saluti del sindaco di Cetara Secondo Squizzato e dell’assessore alla cultura Angela Speranza, si terranno gli interventi di Angelica Saggese, senatrice della Repubblica; Maria Citro, consigliere delegato alle Politiche sociali del comune di Minori; Giovanna Ruocco, presidente del Centro italiano femminile, sezione comunale di Minori. Testimonianze e realtà a confronto con Annarita Fasano, dell’associazione “Pandora”; Rosa Maria Grillo, docente Unisa e membro dell’Ogepo – Osservatorio studi di genere e pari opportunità; Rossana Lamberti, già assessore del comune di Cava de’ Tirreni; Palma Abagnale, presidente dell’associazione “CamCampania” e direttrice del giornale omonimo; Alessia Benincasa, presidente dell’associazione culturale “Ambientarti”, consulente per eventi e comunicazione; Giusy Salerno, dell’azienda vinicola “Casa di Baal”; Milena Falcone e Ida Giordano di ChocolaMi; Miriam Bella, dell’associazione culturale “La stanza di Eva”. Modera l’incontro Marina Marinari, sociologa e project manager  - Ans (Associazione nazionale sociologi). Nel corso della serata verrà presentato il programma “Totally pink”, con tutti gli eventi di marzo dedicati alle donne. Al termine dell’incontro in piazzetta Vieski, adiacente alla sala “Benincasa”, esposizione di opere in ceramica e pittura a cura dell’associazione “Pandora” e delle artiste Concetta Carleo, Laura Bruno, Michela Marasco, Maria Pellegrino e Filomena Bisogno. A seguire degustazioni a cura dei ristoratori di Cetara, coadiuvati da Annamaria Parlato, giornalista enogastronomica e foodblogger di 2ingredienti.com. “Abbiamo organizzato una prima giornata di confronto tra donne che racconteranno le proprie esperienze in politica, nell’impresa, nel sociale, nell’associazionismo, nell’arte e nella cultura. Questo è solo un primo tassello del progetto Totally pink che vedrà le donne protagoniste a Cetara per un mese”, ha specificato l’assessore Speranza, “con l’augurio che siano sempre di più interpreti principali nella vita professionale, sociale e della famiglia”.

(Marzo 2016)

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