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LA PRIMAVERA  E’ ALLE PORTE

 

di Luigi Rezzuti

 


Se qualcuno ci chiede “Quando inizia la primavera” siamo abituati a rispondere il 21 marzo, ma non sempre diamo la risposta corretta, o meglio precisa. Perché?

L’arrivo della primavera dipende dalla posizione della Terra rispetto al sole.

Secondo alcune culture, la primavera è il simbolo della rinascita, della felicità e della fertilità.

Questo momento speciale varia ogni anno ma si verifica sempre, per quanto riguarda la primavera, il 20 marzo e non il 21 come comunemente si crede, e ad orari diversi.

La variazione, a volte  di poche ore, è dovuta al graduale scarto che c’è tra il tempo solare e il nostro calendario.

Uno scarto che ha portato, come conseguenza, gli anni bisestili.

Perché, allora, già dalle elementari, ci hanno insegnato che l’inizio della primavera è il 21 marzo, il 21 giugno per l’estate, il 21 settembre per l’autunno e il 22 dicembre per l’inverno? I nostri maestri, dunque, hanno sempre sbagliato?


Anche su Google, sullla pagina di Wikipedia, si afferma che la primavera inizia il 20 marzo e se lo dicono loro… Sarà uno scherzo? Una bufala? Sarà colpa dei Maja? No. La colpa di tutto questo è  di Gregorio XIII…

Comunque, quando i primi fiori degli alberi da frutto cominciano a sbocciare sui rami, è in arrivo la primavera.

Il mandorlo è il primo a regalarci i suoi fiori bianchi iridati, che compaiono già a febbraio.

Gli tien dietro l’albicocco, con  i suoi fiori profumati, seguito dal pesco, riconoscibile per i suoi colori rosa, poi tocca al susino e al melo, che fioriscono verso aprile-maggio e, infine, matura il ciliegio.

Riguardo al clima, secondo i sapientoni, ovvero i meteorologi, la primavera 2017 sarà molto calda, già a partire dal mese di marzo. Sono previste, infatti, su tutta l’Italia, temperature superiori di 2 gradi, e oltre,  rispetto alla media stagionale.


Durante i mesi primaverili le precipitazioni, sempre secondo i sapientoni, dovrebbero essere regolari al nord e sulle Alpi, alquanto scarse, invece, sul basso Tirreno, sulla  Sicilia e sulla Sardegna, a causa dell’aumento anomalo della temperatura.

Dicevamo che la primavera è il simbolo della rinascita. Infatti si ripongono negli armadi giacche, cappotti e indumenti di lana e si indossano abiti più leggeri, scarpe primaverili, magliette di cotone, camicette scollate, minigonne, pullover di filo e quant’altro. E poi, finalmente, si aspetta l’arrivo dell’estate.

(Marzo 2017)

Tanto va la gatta al lardo…

Giro di boia per il Santone Samuele

 

di Luigi Rezzuti

 

Sulle pagine de “IL VOMERESE” del mese di marzo 2016, pubblicammo un articolo-denuncia sulla storia del Bambin Gesù di Gallinaro.

Oggi, a distanza di quasi un anno, per il “Santone”, alias Samuele, all’anagrafe Mario Samuele Morcia, le cose si sono messe male.

Scomunicato da Papa Francesco, è indagato, per riciclaggio,  dalla Procura della Repubblica. Il procuratore capo di Cassino, infatti, vuole vederci chiaro in questa storia della setta di Gallinaro. Samuele, il “sant’uomo”, ancorché si dica  “prescelto” a salvare il mondo dall’Apocalisse, deve rispondere di gravi reati.

A mettere il naso sui conti e sul mondano giro d’affari di Samuele sono stati  il Commissariato di Sora e la Guardia di Finanza, che hanno indagato su un giro di milioni di euro, transitati  su conti correnti, in  Italia e all’estero.

Messo alla porta dalla Chiesa cattolica, il signor Samuele è stato scomunicato insieme al folto gruppo dei suoi seguaci, sparsi, in prevalenza, a Sud della Campania.

Da questi gruppi arrivavano generose donazioni, un business milionario, per  il santone.

La scomunica vaticana sbugiarda predicazioni e baggianate dottrinarie dell’abile Samuele, “impegnato a diffondere, in diverse località, dottrine falsamente religiose”.

L’avvenuta scomunica è stata resa nota con un documento della Diocesi di Sora, letto in tutte le chiese del circondario.

Samuele, incurante, è passato al contrattacco e,  sul sito web della setta, ha fatto pubblicare un comunicato in cui il Papa Francesco è accusato di essere lui l’eretico,  a capo di una chiesa diventata “un corvo di vipere, in preda a passioni immonde e impure”, laddove nel disegno divino c’era lui, il profeta, finito sotto inchiesta, ad essere il prescelto per traghettare, sull’arca della salvezza, una umanità, perduta nel peccato e corrotta dal “truce” Bergoglio.

Si  racconta di famiglie sfasciate, coppie divise, matrimoni distrutti: sono stati, infatti, parecchi che al profeta hanno donato, non solo la propria anima, ma anche danaro, appartamenti e terreni.

Carisma e potere non mancano evidentemente al “profeta” della Ciociaria, genero di Giuseppina Norcia, la veggente di Gallinaro, morta nel 2008.

Da allora il santone dice di aver ereditato, per via parentale indiretta, (aveva sposato la figlia di Giuseppina) virtù e super poteri dalla defunta Giuseppina anche lei, a suo tempo, sbugiardata dal Vaticano: le sue visioni e i prodigi che le venivano attribuiti non avevano nulla di soprannaturale, stabili la Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta da Joseph Ratzinger.

Animato da spirito, più imprenditoriale che santo, il “profeta” è riuscito, con i lauti  lasciti  “guadagnati” dalla setta, ad edificare un gigantesco tempio, detto “L’Arca” con cinquecentocinquanta posti a sedere.

La setta si riuniva, fino a qualche tempo fa, al Palazzetto dello Sport di Cercola, ora gli incontri si svolgono nel capannone di una palestra, ad Orta di Atella.

In occasione degli incontri il “santone” preannuncia  l’Apocalisse imminente, sbeffeggia Papi e sacerdoti, chiamandoli “corvi neri” e chiede a tutti di diffondere il verbo, il suo. Nel corso delle riunioni, pianti e grida di isteria collettiva non mancano.

Intanto, era da tempo che le vicende spirituali e le imprese finanziarie di questo predicatore erano tenute sotto osservazione dal Gris (Gruppo di ricerca sociale e religiosa) di Frosinone.

Voluminosi dossier erano stati inviati in Vaticano per raccontare di che pasta fosse fatto il “santone” e in che cosa consistesse la predicazione della sua sedicente “Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme”.

Adesso Samuele, che gira a bordo di una lussuosa Mercedes, è indagato dalla Procura e scomunicato dal Vaticano.

Che Dio l’assista. O, almeno, un buon avvocato…

(Marzo 2017)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Odio -Amore e nel mezzo Trump

Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i prodromi  ci sono tutti. Una quota non rilevante del mondo sta dalla sua parte e occupa il panorama variegato di populismo, razzismo e simili congiunzioni con il capitolo generale che si riconosce nel nazifascismo. Dalle  nostre parti non ne fanno mistero l’accozzaglia regressiva che mette insieme Salvini, la Meloni, neo rigurgiti della destra nostalgica del ventennio, ovvero la neo accoppiata Alemanno-Storace, pezzi di Forza Italia e qualche frangia inconsulta dei 5Stelle. Ma immediatamente preoccupante è quanto accade in Canada. Alexandre Bissonnette, il giovane autore della strage nella moschea di Quebec non sarebbe un terrorista indottrinato dal Califfato. È  uno studente di Scienze politiche che non nasconde apprezzamenti per Trump, la neofascista francese Le Pen e gli Israeliani, non proprio tolleranti nei confronti del mondo musulmano. Detto di chi gongola per la svolta antidemocratica degli States, che Obama teme possa privarli dei valori fondamentali,  è chiaro che mister Trump ha rapidamente conquistato un imbattibile record di contestazioni. Gli sono contro molti Paesi democratici anti tycoon, con i quali gli Stati Uniti hanno costruito uno storico status di alleanze ed è esplicita, netta, la condanna di Germania, Francia, Inghilterra, dei vertici europei, dell’Onu, di scrittori, registi, intellettuali. Conta di più la certezza che esplode anche l’opposizione interna. Cortei oceanici, imponente quello delle donne in rosa, hanno riscontro nei settori vitali del Paese, antagonisti dei primi provvedimenti firmati dal neo presidente contro l’immigrazione. La Casa Bianca è sommersa di fax, telegrammi e messaggi di indignazione. Protestano i consolati Usa, moltissimi sindaci, magistrati  e procuratori generali. Grandi imprese fanno sentire la loro voce di dissenso ed è aperta la gara di potenti multinazionali, che rispondono all’ostracismo nei confronti dei musulmani con l’impegno ad assumerne migliaia. La famosa catena di caffetterie Starbucks assumerà 10.000 rifugiati in tutto il mondo nei prossimi cinque anni, in risposta al decreto anti-immigrazione del presidente americano. GOOGLE  stanzia un fondo di 4 milioni di dollari , integrati da donazioni dei dirigenti, per immigrati  e rifugiati. Contributi di 3 milioni per la difesa legale, dalla Uber, di un milione, per i prossimi quattro anni, dalla Lyft. I vicini del Canada accolgono temporaneamente quanti sono bloccati negli aeroporti dal diktat di Trump. Il despota Trump risponde con accertata protervia. Silura la ministra della giustizia ad interim nominata da Obama, contraria al bando degli immigrati, rimuove anche il direttore ad interim dell’ufficio Immigrazione e frontiere e accompagna le epurazioni con la minaccia: “Dissenso? Chi non aderisce al programma, può andare”. L’alto commissario dell’Onu per i diritti umani commenta duramente che il blocco dell’emigrazione è un atto illegale, meschino e malvagio.

 *

In breve: il neo garantismo del “comico” e della sua diletta Raggi, riceve uno schiaffo in faccia dal Campidoglio che si appresterebbe a riesumare  gli incentivi per i vigili urbani della capitale, proporzionali alle multe erogate, sistema già in vigore, contestatissimo nel 2006. In  pratica, più fai verbali di contravvenzione,  più guadagni. Insorge la Federconsumatori: la trovata grillina serve a compensare i tagli agli stipendi dei vigili e il loro noto assenteismo,  a scapito degli automobilisti.

*

Il precedente è di Sorrento che impose un ticket d’ingresso nella cittadina costiera, ma il più illustre esempio spetta alla city di Londra dove, per accedere, bisogna sborsare dieci sterline. Ora è la volta di Barcellona, dove la sindaca, Ada Colau, trasforma il pedaggio in numero chiuso, collegato al limite dei posti-letto disponibili. Motivo? L’invasione dei turisti che, in alcuni periodi dell’anno, superano di 4 volte il numero degli abitanti. L’invidia del sindaco di Napoli è assicurata. Magari il problema toccasse la città che governa.

(Febbraio 2017)

“SPUTAZZE” E “LIR’ÂRGIENTO”

 

di Sergio Zazzera

 

Per la seconda volta, la cittadina di Ercolano ha perso l’occasione di essere proclamata “Capitale italiana della cultura”. Peraltro, già quando ciò è accaduto per la prima volta, la commissione preposta alla selezione delle città candidate aveva spiegato, a chiare lettere, che l’esistenza di un parco archeologico, di un museo virtuale e di tutte le attrattive turistiche, delle quali eventualmente si disponga, non è sufficiente, perché si sia selezionati, qualora manchino tutte quelle infrastrutture (collegamenti efficienti con il capoluogo e con le altre località turistiche circostanti, rete viaria urbana funzionale, aree di parcheggio sufficienti, strutture alberghiere e di ristorazione di buona qualità), delle quali – diciamolo pure, con tutta franchezza – Ercolano è alquanto carente.

Ebbene, intervistato dalla televisione generalista, il sindaco della cittadina ha dichiarato che non si sarebbe arreso e che avrebbe ripresentato la candidatura, senza fare minimamente parola delle iniziative che sarebbero state adottate per rimuovere gli ostacoli al suo accoglimento, posti in evidenza nelle occasioni di bocciatura.

Che dire? i Romani, con la loro saggezza, avrebbero affermato che errare humanum est, perseverare diabolicum; viceversa, io, nel mio piccolo, mi permetto di dirla alla napoletana: Pulicenella ‘e sputazze ‘e ppigliava pe’ llir’ârgiento.

(Febbraio 2017)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 


Succede che razzoli male chi predica bene

Ma da che dissacrante pulpito il re Mida dei comici arringa il popolo degli italiani poveri? Il Beppe Grillo, che ha riempito i teatri con la furbizia di anticipare la rabbia dell’antipolitica e  del populismo erga omnes, in piena atmosfera di bontà natalizia,  declama l’elogio della povertà, neo ideologia nazionale e le attribuisce il potere taumaturgico del “molto poco, tanta felicità”. Detto terra-terra, “Di che vi lamentate? Meno si ha  e più si gode”, cioè il minimo necessario sarebbe l’elisir di lunga vita. La sentenza, come sempre, è in bocca a chi con il poco ha nulla a che fare, immerso negli agi e nel superfluo. Il fondatore del Censis Giuseppe De Rita, dal suo osservatorio scientifico risponde “I cantori dei poveri non sono mai i poveri. I poveri non cantano”.

Artisti a costo zero

A proposito di chi sta peggio, gli artisti di strada. Mimi, cantanti, musicisti, giocolieri. In tempo di euforia collettiva per il Natale e le festività collegate, animano le strade delle grandi città e ricavano dalle loro performance di che trascorrere qualche giorno in meno nel segno delle ristrettezze. In alcune metropoli, a Napoli per esempio, ricevono ingaggi dalle amministrazioni comunali per offrire allegria e spensieratezza. In giorni per nulla speciali, si accontentano degli spiccioli lasciati dai passanti. (L’immagine a corredo di questa nota è di un giovanissimo cantautore inglese) Ad Oschan, cittadina del West Sussex, consuma l’ugola per intere mattinate, accompagnando con la chitarra musica di ogni genere. In terra il suo cappello si riempie di monete, destinate alla ricerca sul Cancro. Roma, in negativo, una ne fa cento ne pensa. L’ultima si deve a Luca Bergamo, assessore alla cultura della giunta grillina di Virginia Raggi. Con un avviso del Comune ha vietato di chiedere offerte ai passanti. L’avviso, per molti versi razzista, ha come corrispettivo la decisione di non tirare fuori dalle casse dell’amministrazione capitolina neppure un euro per gli artisti di strada. Pioggia di critiche sulle due decisioni e parziale marcia indietro (a cui la Raggi sembra particolarmente affezionata): niente soldi del Comune ma il permesso di chiedere offerte. In tema di austerità si manifesta anche così la credibilità zero che sta per raggiungere la giunta 5 Stelle. I fondi per l’assistenza ai disabili subiscono un taglio drastico, da 95 a 60,5 milioni di euro all’anno e meno 10 milioni  anche per i soggetti a rischio. La propaganda grillina del reddito di cittadinanza? Da 5 milioni, il sostegno all’occupazione scende a 3 milioni.

Il 2017 della Rai: meno dieci (euro)  

In tema di cinghie da tirare (chissà che Grillo non applauda), il 2017 si  annuncia anno di lacrime e sangue per chi stenta a coprire le esigenze   della gestione familiare. Il costo della vita è destinato a un aumento annuale di poco meno di mille euro. La previsione autorevole è dell’associazione consumatori. Costeranno di più gli alimentari, i trasporti (treni, taxi, bus, tram, metrò, traghetti, autostrade), la ristorazione, i servizi bancari e postali, le assicurazioni auto, luce  e gas, i carburanti, la scuola, le spese mediche. Con uno “sforzo erculeo” si rende benemerita la Rai. Il canone costerà 90 euro anziché 100, in bolletta Enel. 

Ma che eleganza, Mister Paladino

Candidato alla Casa Bianca in competizione con Trump, Carl Paladino (purtroppo ha un cognome molto italiano) si può solo classificare come  “uomo della caverne” ibernato millenni orsono e resuscitato al via di  questo terzo millennio, che ha riservato agli Stati Uniti d’America un presidente altrettanto troglodita. Nel privato, poi reso pubblico sulle pagine di ArtVoice, pubblicazione locale di Buffalo, Paladino si è augurato che nel 2017 Barak Obama muoia con il virus della mucca pazza e che la moglie Michelle sia spedita nello Zimbawe, a convivere con un gorilla in  una grotta. Come altri, colti con la mani nel sacco, il titolare di queste ingiurie razziste le ha giustificate, ma peggiorate. “Non erano destinate alla pubblica opinione, erano considerazioni private”. Bugiardo e losco il mancato successore di Obama.

(Dicembre 2016)  

FUGA DEI PENSIONATI ALL’ESTERO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il numero dei pensionati che si trasferiscono all’estero è in costante aumento.

Tra le ragioni principali che spingono sempre più gli anziani a cambiare vita ci sono, ovviamente, le pensioni troppo basse, che non permettono una vita dignitosa in Italia.

Allora, meglio tardi che mai, si migra verso paesi lontani, ma caldi e accoglienti, dove anche una pensione minima consente di vivere bene.

Dunque, se in Italia la vita costa troppo, l’alternativa è quella di trasferirsi all’estero e qui si può vivere “alla grande”, permettendosi “lussi”, che in Italia sarebbero impensabili.

Le mete da prendere in considerazione sono tante: Nicaragua, Malesia, Panama, Messico, Thailandia, Guatemala, Cuba e tante altre ancora.

Luoghi uno più bello dell’altro, non solo per le bellezze naturali, per il clima favorevole, per le coste mozzafiato, per le spiagge caraibiche, per i paesaggi vulcanici, ma anche per i costi degli affitti, delle spese e dei divertimenti,

Una coppia può vivere anche con 700 euro al mese.

MALESIA. Una coppia vive benissimo nella terra di Sandokan con 800 euro al mese, con il doppio si vive nel lusso sfrenato, una cena al ristorante costa meno di 10 euro, una colf per tutti i giorni 11 euro al mese.

ECUADOR. Il costo della vita è davvero molto basso, una visita medica specialistica costa 15 euro, sono molti ad acquistare casa anziché affittarla.

PANAMA. Il costo di un taxi per scorrazzare per la città costa pochi euro. Per una cena in un buon ristorante, con un’ottima bottiglia di vino, si possono spendere al massimo 20 euro. Inoltre Panama offre spiagge e isole paradisiache, dove potersi rilassare.

MESSICO. E’ un po’  più caro degli altri paesi,  ma anche qui si vive benissimo.

THAILANDIA. E’ un luogo tanto lontano quanto incantevole. Cambiare vita e trasferirsi in questo paese meraviglioso è il sogno di molti pensionati. I fitti si aggirano attorno ai 100 euro al mese, mentre l’acquisto di una villa  sugli 800 euro, Il servizio sanitario è buono e le strutture sanitarie private sono ottime.

GUATEMALA. Insieme al vicino Messico, rappresenta una delle mete più desiderate da chi intende lasciare l’Italia e andare a vivere all’estero: il clima è decisamente buono, il cibo ottimo e le persone accoglienti. Generalmente i prezzi per un alloggio partono da 35.000 euro, mentre con circa 100.000 euro si possono acquistare ville sul mare di 400 mq.

Ultimamente i dati Istat, però, hanno messo in luce che, su 16 milioni di erogazioni pensionistiche, circa mezzo milione va a pensionati residenti all’estero.

Il 25 ottobre 2016 con la nuova Legge di Bilancio i comuni saranno costretti a comunicare al fisco i dati degli Italiani residenti all’estero e, poiché supera i quattro milioni il numero di quanti, fra costoro, sono andati ad abitare stabilmente fuori dai confini nazionali, per vivere dove la pressione fiscale è meno soffocante, nel mirino del fisco ci saranno anche i pensionati che hanno deciso di approfittare della legislazione favorevole di alcuni paesi per trasferirsi all’estero.

Ed è per questo, dunque, che l’Agenzia delle Entrate, per i residenti all’estero,  prevede che anche i redditi da pensione siano tassati in Italia e così sono finite tutte le agevolazioni che i pensionati “in fuga” pensavano di poter godere,  andando a vivere all’estero.

(Novembre 2016)

SPIGOLATURE

di Luciano Scateni

 


SI o NO ma informati

Non solo gli analfabeti residuali, né la massa di italiani che non leggono il giornale e cambiano canale se in onda si trasmettono telegiornali o talk show di approfondimento, ma anche persone mediamente informate, professionisti d’ogni genere, insegnanti, perfino molti giornalisti, sanno poco o niente del prossimo referendum costituzionale. Ti guardano smarriti se chiedi di legittimare il loro sì o no, balbettano lo schematismo degli slogan che i contendenti impiegano per semplificare le rispettive opinioni e guai ad andare a fondo, chiedendo  “Un buon motivo per votare sì, o no”.  L’esito è un mutismo da resa senza condizioni, inquietante, un  “meglio di niente” dei signor sì e un “non cambia niente” dei fan del no. In questa  sede non prendo posizione anche se ne avrei una voglia matta. Mi  limito a un appello erga omnes, esteso cioè a tutti gli agnostici, i pigri, gli indecisi. Informatevi. Non è difficile, i maggiori quotidiani con saggia equità pubblicano le ragioni del SI e del No sostenute da eccelsi costituzionalisti, politologi delle due parti, opinionisti. La questione delle riforme non è cosa marginale e tanto meno ininfluente. Il referendum  chiede a tutti gli italiani di esercitare il diritto di decidere, scegliere, partecipare. In qualunque contesto ne discuto con chi alla domanda secca risponde SI o No d’istinto, per mera simpatia-antipatia nei confronti dei promoter di opposta tendenza. Il referendum del 4 Dicembre è ovviamente altro e per rendersene conto è sufficiente leggere i quesiti esposti dall’invito televisivo al voto, senza pregiudizi  e condizionamenti da schieramenti di destra, centro, sinistra. (Nella foto i quesiti referendari)

 

Esuli per sopravvivere

Confida Lella Capunzo,  casalinga di settantadue anni, unico reddito  la pensione Inps minima, che in Piemonte, dove  ha vissuto i suoi primi 71 anni, ha conosciuto il dramma della miseria. Ha lasciato il paese di nascita ,nelle langhe  di Monforte d’Alba, grazie a una colletta di parenti e amici che le hanno donato il biglietto di sola andata per la Romania, un gruzzoletto per le prime  spese di ambientamento e l’indirizzo dei Cuocolo, emigrati a Bucarest, dove abitano una casa dignitosa lungo il fiume  Dâmbovița. Lella può contare su 638 euro e spiccioli al mese e, per grazia ricevuta dal governo, della quattordicesima. In Italia, per generosità del proprietario il fitto della casa le costava 350 euro. Con i trecento rimasti la donna, nubile per antica scelta, doveva procurarsi da mangiare, pagare le bollette e coprire qualche inevitabile spesa extra. In due parole viveva di stenti. Ioana, badante, da molti anni al servizio di un generoso e quieto magistrato in pensione, le dice: “Vivi da sola, non ti legano  alla tua terra speciali vincoli di amicizia, né parenti in grande confidenza. Apri gli occhi. In Bulgaria, nel mio Paese, con i soldi di pensionata ti è possibile una vita senza affanni, preoccupazioni economiche e rinunce”. Lella è attratta dalle prospettive elencate da Ioana, non senza dubbi sul brusco cambiamento di abitudini, per l’estraniazione dall’italianità di una vita intera. Ma decide per il “gancio” offerto dalla badante bulgara e parte. “Cari cugini”, non l’avrei mai immaginato, scrive da Bucarest. “Qui, in Romania, ho scoperto una seconda vita. Sono serena e niente problemi.” Domanda. Chissà se è rivolta anche a Lella l’attenzione del fisco italiano che manda impuniti  i grandi evasori e chiede di mettersi in regola con l’Erario ai pensionati costretti all’emigrazione per sopravvivere!

(Novembre 2016)

IL BUSINESS DEL “COCCO BELLO”

 

di Luigi Rezzuti

 

Come in ogni stagione estiva, le spiagge della nostra penisola sono invase da venditori ambulanti di ogni genere.

C’è chi vende granite di limone, orzata e menta, quello che vende ciambelle fritte, biscotti di Castellammare, noccioline zuccherate, canottini di plastica, secchielli e palettine, collane, bracciali, borse da spiaggia, aquiloni, vestiti, biancheria e quant’altro, ma il vero business è quello della vendita delle fettine di cocco, il grande affare del cocco, sul quale la criminalità organizzata napoletana ha messo le mani da tempo.

Un business che ogni estate assicura guadagni milionari ai vari clan.

I gruppi di vendita vengono organizzati in primavera e a giugno. Si parte alla volta delle principali località turistiche italiane, da Rimini a Riccione, da Viareggio all’Argentario, da Scauri  a Formia, da Vindicio a Serapo e Sperlonga e così via.

Il reclutamento del venditore viene scrupolosamente selezionato dal clan nei mesi precedenti la stagione estiva.

Condizione imprescindibile per poter  assoldare un venditore di cocco è la sua fedina penale, che deve essere rigorosamente immacolata.

Questi venditori escono la mattina e per le otto sono già in spiaggia portando il loro carico del frutto esotico, che ognuno di noi ha assaggiato almeno una volta nella vita, soprattutto al mare.

Sgobbano per dieci, dodici ore al giorno sotto il sole, percorrendo chilometri di battigia alla voce “Cocco fresco, cocco bello”

Con questo commercio abusivo, i clan che lo gestiscono, fanno affari d’oro, portando a casa, alla fine dell’estate, dai 900 mila al milione di euro ed in tal modo entrano nelle casse della camorra fiumi di soldi.

Il venditore ha l’obbligo di avvertire immediatamente “ ‘o masto” di eventuali concorrenti e questi fa capire, con le buone o con le cattive, che su quel litorale non c’è spazio per altri venditori di cocco.

La vendita del cocco termina alla chiusura dei lidi per ricominciare il giorno dopo l’apertura, agli inizi della successiva stagione estiva.

Su ogni carico giornaliero di cocco il venditore guadagna il 40% mentre al capo va il rimanente dell’incasso

La vendita del “cocco bello” è un monopolio dei clan e guai a mettersi contro l’organizzazione.

Fa rabbrividire l’idea di quanto il “sistema”, la camorra dell’Arenaccia, della Sanità, di Soccavo, di San Giovanni a Teduccio, riesca a portarsi a casa, a settembre di ogni anno, dalla vendita del cocco in spiaggia.

Le stime parlano di oltre un milione di euro per ciascun clan, soldi freschi, “puliti”, perché senza gravami fiscali, che finiscono nelle casse della camorra, denaro non tracciato e pronto ad essere riutilizzato per investire in altre attività illecite.

(Ottobre 2016)

PREMIO CONCETTA BARRA - ISOLA DI PROCIDA -TERZA EDIZIONE

 

A settembre 2016 si è tenuta la terza edizione del “Premio Concetta Barra – Isola di Procida”. La due giorni ha fatto rivivere la figura di Concetta Barra promossa dal Master in Drammaturgia e Cinematografia dell’Università degli studi di Napoli Federico II e dall’Associazione “PartenArt” in sinergia con l’Assessorato al Turismo della Regione Campania, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del  Comune e la Provincia di Napoli, il Comune di Procida e il Conservatorio di Musica S:Pietro a Majella di Napoli.

Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II di Napoli ha consegnato il “Premio Concetta Barra – Isola di Procida” a personaggi che si sono distinte nell’ambito della cultura napoletana ed ueropea.

Per la Sezione scrittore e giornalista, si è distinto Guido Trombetti (ex Rettore), per la Sezione giornalista è stato premiato Antonello Perillo (caporedattore responsabile del TGR della Campania), infine per la Sezione Maestro del Teatro è stato scelto Mariano Rigillo (attore di teatro, cinema e televisione) e attuale direttore della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli, dopo la scomparsa di Luca De Filippo.

Il 16  settembre, in piazza dei  Martiri alle ore18,30 l’appuntamento con la tavola rotonda “Procida e Napoli nel mondo, letteratura, teatro e cinema” coordinata da Massimo Marrelli della Federico II.

La manifestazione è stata aperta dai saluti del Sindaco di Procida, Raimondo Ambrosino e di Nicola Granito, Assessore alla Cultura e Grandi Eventi del Comune di Procida.

La serata, poi, è proseguita con gli interventi di altri importanti personaggi della cultura italiana e dalla Banda Isola di Procida diretta dal Maestro Francesco Trio.

Sabato 17 settembre, presso Casale Vascello la Commissione Scientifica presieduta da Massimo Marrelli e composta dal Maestro Beppe Barra e da numerosi personaggi della cultura tra cui Francesco Pinto (Direttore della sede Rai di Napoli)scena), Maurizio De Giovanni (scrittore), Pier Mario Vescovo (Università Cà Foscari di Venezia, ha conferito il Ptremio Concetta Barra a Milena Vukotic (sezione protagonista della scena), Enzo D’Alò (sezione Regista), Odette Nicoletti (sezione Costumista Teatrale), Placido Domingo Jr (sezione cantautori), Francesco Durante (sezione scrittore), Guido Trombetti “sezione scrittore e giornalista) e Antonio Perillo (sezione giornalista).

Durante la serata è stato proiettato un video diretto dal Maestro Enzo D’Alò e si sono alternati interventi musicali di Serena Pisa in “Omaggio a Concetta Barra” e dell’artista Valentina Stella.

Ha concluso la serata il Maestro Beppe Barra.

(Ottobre 2016)

GIUSTIZIA E POLITICA

 

di Sergio Zazzera

 

Il sistema statunitense di amministrazione della giustizia – che non saprei dire se possa essere definito “ordinamento giudiziario” – è fondato sul carattere elettivo delle magistrature, sia requirente, che giudicante. Dal che discende la “necessità”, avvertita dagli eletti, di chiedere e, rispettivamente, di pronunciare la condanna di quanti più malcapitati sia possibile, per assicurarsi le simpatie della propria base elettorale, che, al momento opportuno, si tradurranno nella loro rielezione.

In Italia, viceversa, l’ordinamento giudiziario (questo, sì, meritevole di tale definizione) è fondato sull’accesso alle magistrature mediante concorso pubblico, il che, in uno con l’indipendenza dagli altri poteri dello Stato, non determina la sussistenza della “necessità” di cui sopra.

Tale ultima considerazione, però, sembra sfuggire ai magistrati italiani, e soprattutto a quelli del pubblico ministero, i quali arrestano e chiedono condanne a tutto spiano, nel corso e/o al termine d’indagini condotte, non di rado, “a senso unico” – trascurando, cioè, di seguire tutte le possibili piste –.

Tale linea di comportamento, poi, favorisce quella parallela, adottata, ormai da tempo, dal mondo politico, di chiedere le dimissioni del proprio avversario, appena divenuta nota la circostanza della sua sottoposizione a inchiesta giudiziaria. E devo dire che, fino a tempi recentissimi, trovavo condivisibile tale orientamento, in sintonia con la motivazione espressa in proposito dal presidente dell’A.N.M., Piercamillo Davigo, il quale adduce l’esempio del vicino di casa inquisito per pedofilia, al quale, anche nella fase iniziale dell’inchiesta, egli non affiderebbe mai il proprio figlio.

A farmi ricredere, ora, è intervenuto l’esito della vicenda che ha avuto per protagonista l’(ormai ex-)sindaco di Roma, Ignazio Marino, la cui amministrazione fu fatta cadere, addirittura, dalle dimissioni collettive dei suoi assessori, ma oggi egli è stato scagionato dalle accuse rivoltegli. E preciso che nei confronti di Marino non ho mai nutrito particolari simpatie.

Con ciò non intendo affatto sostenere che l’inquisito non debba dimettersi, bensì che tale suo dovere morale può trovare giustificazione soltanto in una fase più avanzata dell’inchiesta, quando, cioè, risulteranno acquisiti elementi di prova, nei suoi confronti, che possano lasciar prevedere fondatamente un esito processuale sfavorevole per lui. Ciò che, viceversa, intendo sostenere è la necessità che i magistrati – e soprattutto quelli del pubblico ministero – si convincano della differenza che esiste tra la loro condizione e quella dei loro colleghi made in U.S.A. e che non perdano di vista, per prima cosa, il loro dovere di acquisire anche le prove a favore dell’indagato/imputato.

(Ottobre 2016)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

L’ottimismo si chiama Apple

Indossa il giacchino blu di metalmeccanico, stinto dalla fatica, sbiadita la scritta “Ilva”, gli occhi a percorrere lo svettare della ciminiera, residuo dello sventramento che ha raso al suolo le strutture dell’acciaieria nata al sorgere del millenovecento. Daniele Sepe chiede al suo sax le note dell’Internazionale, soffocate dal boato della stele industriale che va giù, minata alla base, e avvolge gli ex dell’Italsider con una nuvola di polvere, simbolico finale di una vicenda, datata primi anni Novanta. Cancelli chiusi,  produzioni azzerate, a casa diecimila caschi gialli e altre migliaia di  occupati nell’indotto. In un tempo assurdamente breve scompare nell’indifferenza della politica e dei sindacati l’intero comparto industriale di Napoli ovest: Ilva, Cementir, Eternit, Olivetti, Sofer, Pirelli e il crollo della ciminiera racconta la desertificazione operaia di Napoli, senza contropartite. L’odissea dell’ex Italsider non avrà più fine. Trent’anni di inerzie criminali costano oltre trecento milioni, fagocitati senza operare dalle società istruite per la bonifica e il progetto della Bagnoli Futura. Si perde nel nulla il progetto di Agnelli di trasformare i campi Flegrei, da Bagnoli a Capo Miseno, in un paradiso ambientale e turistico, reso vano da ostacoli burocratici e avance di tangenti. Brucia per dolo il gioiello culturale di Città della Scienza. L’inconcludente successione di commissari paralizza l’operatività di Bagnoli Futura. Interviene Renzi,  De Magistris non intende collaborare. Invitalia, braccio progettuale del Ministero dell’Economia si impegna a restituire il mare alla città, a favorire la nascita di una rete di industrie a tecnologia avanzata, pulita, a cominciare (forse) dall’insediamento Apple. Il rischio di chi si oppone è di costringere il sax di Daniele Sepe a una nuova incursione, questa volta sulle note del de profundis.

 

Chi controlla i controllori?

Il sontuoso belvedere di Castel Sant’Elmo incombe su Napoli con ottica grandangolare. Dal profilo del Vesuvio e del contiguo monte Somma, digrada lungo tornanti lavici ed è fondale scenico dell’area metropolitana, che abbraccia l’intenso abitare ai piedi del vulcano, le periferie orientali  della città, include il cuore del centro storico, poi spazia sul lungomare e, ad ovest, culmina con la collina felice di Posillipo. Se lo sguardo non si sofferma sui dettagli, la vista incanta, ma un’esplorazione dettagliata rivela altro. Su percentuali imponenti di terrazze svettano le superfetazioni abusive che innalzano di un piano la dimensione originale degli edifici: una mezza città sulla città, in barba a leggi e organi deputati al controllo, storicamente dormienti nel clima napoletano eternamente primaverile, che invita all’ozio. La federazione italiana dello sci dovrebbe arruolare slalomisti napoletani, allenati a scansare escrementi di cani. Nessuna multa ai trasgressori. Controlli inesistenti garantiscono impunità ai negozi di frutta e verdura, che invadono i marciapiedi, immunità agli automobilisti, che parcheggiano in seconda e terza fila e ritengono il rosso dei semafori un trascurabile intralcio alla fretta, copertura omertosa ai giardinieri, che non curano il verde della città, assoluzione del governo municipale, che da anni trascura la pericolosità delle buche stradali e subisce costi stratosferici per risarcire il danno ad automobilisti e scuteristi; benestare a cittadini e commercianti, che non rispettano orari e modalità di consegna dei rifiuti, assoluzione implicita dell’Asia, che impiega dieci o più giorni per raccogliere i rifiuti ingombranti. Mancanza di controllo, controllori non controllati, permissività incoercibile.

(Giugno 2016)

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