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 SONETTI PER IMMAGINI di Nino Velotti   di Nicola Garofano    Verrà presentato, domenica 5 marzo a Pompei (NA) presso il Pompeilab (Via Astolelle,...
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Miti napoletani di oggi.61 IL "DIVARIO TRA LE CLASSI SOCIALI"   di Sergio Zazzera     Mai come a Napoli si è fatto registrare in maniera tanto...
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BROCCOLINCOLLINA Il VOMERO, un quartiere che rappresenta un unicum a Napoli ed in Italia. Una vera città nella città, con una storia, un patrimonio...
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IMPATTO AMBIENTALE DEL PETROLIO IN TERRA E IN MARE   Il 6 febbraio 2016, alle ore 17.00, il Museo del Mare di Napoli presenta: IMPATTO AMBIENTALE DEL...
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TORNEO DI BOCCE AL LIDO CELESTE DI GIANOLA   Presso il Lido Celeste di Formia località Gianola si è svolto sabato 26 e domenica 27 agosto un...
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“I De Filippo, il mestiere in scena”. Anteprima mondiale a Napoli.   di Luciana Alboreto   Le storiche sale di Castel dell’Ovo, accolgono dal 28...
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L’isolotto di Megaride tra mito e realtà   di Luigi Rezzuti   E’ di una decina di giorni fa la notizia che un gruppo di archeologi subacquei si sono...
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La caduta del Forte di Vigliena   di Antonio La Gala     Uno degli episodi militari che portarono alla caduta della Repubblica Partenopea del 1799,...
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EDICOLE VOTIVE DI NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Passeggiando per le strade di Napoli, è possibile contare un vasto numero di “altarini”. Le edicole...
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MONDIALI DI CALCIO 2018   di Luigi Rezzuti   Dal 14 giugno al 15 luglio, trentadue giorni di sfida tra 32 squadre nazionali di ogni continente,...
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FUGA DEI PENSIONATI ALL’ESTERO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il numero dei pensionati che si trasferiscono all’estero è in costante aumento.

Tra le ragioni principali che spingono sempre più gli anziani a cambiare vita ci sono, ovviamente, le pensioni troppo basse, che non permettono una vita dignitosa in Italia.

Allora, meglio tardi che mai, si migra verso paesi lontani, ma caldi e accoglienti, dove anche una pensione minima consente di vivere bene.

Dunque, se in Italia la vita costa troppo, l’alternativa è quella di trasferirsi all’estero e qui si può vivere “alla grande”, permettendosi “lussi”, che in Italia sarebbero impensabili.

Le mete da prendere in considerazione sono tante: Nicaragua, Malesia, Panama, Messico, Thailandia, Guatemala, Cuba e tante altre ancora.

Luoghi uno più bello dell’altro, non solo per le bellezze naturali, per il clima favorevole, per le coste mozzafiato, per le spiagge caraibiche, per i paesaggi vulcanici, ma anche per i costi degli affitti, delle spese e dei divertimenti,

Una coppia può vivere anche con 700 euro al mese.

MALESIA. Una coppia vive benissimo nella terra di Sandokan con 800 euro al mese, con il doppio si vive nel lusso sfrenato, una cena al ristorante costa meno di 10 euro, una colf per tutti i giorni 11 euro al mese.

ECUADOR. Il costo della vita è davvero molto basso, una visita medica specialistica costa 15 euro, sono molti ad acquistare casa anziché affittarla.

PANAMA. Il costo di un taxi per scorrazzare per la città costa pochi euro. Per una cena in un buon ristorante, con un’ottima bottiglia di vino, si possono spendere al massimo 20 euro. Inoltre Panama offre spiagge e isole paradisiache, dove potersi rilassare.

MESSICO. E’ un po’  più caro degli altri paesi,  ma anche qui si vive benissimo.

THAILANDIA. E’ un luogo tanto lontano quanto incantevole. Cambiare vita e trasferirsi in questo paese meraviglioso è il sogno di molti pensionati. I fitti si aggirano attorno ai 100 euro al mese, mentre l’acquisto di una villa  sugli 800 euro, Il servizio sanitario è buono e le strutture sanitarie private sono ottime.

GUATEMALA. Insieme al vicino Messico, rappresenta una delle mete più desiderate da chi intende lasciare l’Italia e andare a vivere all’estero: il clima è decisamente buono, il cibo ottimo e le persone accoglienti. Generalmente i prezzi per un alloggio partono da 35.000 euro, mentre con circa 100.000 euro si possono acquistare ville sul mare di 400 mq.

Ultimamente i dati Istat, però, hanno messo in luce che, su 16 milioni di erogazioni pensionistiche, circa mezzo milione va a pensionati residenti all’estero.

Il 25 ottobre 2016 con la nuova Legge di Bilancio i comuni saranno costretti a comunicare al fisco i dati degli Italiani residenti all’estero e, poiché supera i quattro milioni il numero di quanti, fra costoro, sono andati ad abitare stabilmente fuori dai confini nazionali, per vivere dove la pressione fiscale è meno soffocante, nel mirino del fisco ci saranno anche i pensionati che hanno deciso di approfittare della legislazione favorevole di alcuni paesi per trasferirsi all’estero.

Ed è per questo, dunque, che l’Agenzia delle Entrate, per i residenti all’estero,  prevede che anche i redditi da pensione siano tassati in Italia e così sono finite tutte le agevolazioni che i pensionati “in fuga” pensavano di poter godere,  andando a vivere all’estero.

(Novembre 2016)

SPIGOLATURE

di Luciano Scateni

 


SI o NO ma informati

Non solo gli analfabeti residuali, né la massa di italiani che non leggono il giornale e cambiano canale se in onda si trasmettono telegiornali o talk show di approfondimento, ma anche persone mediamente informate, professionisti d’ogni genere, insegnanti, perfino molti giornalisti, sanno poco o niente del prossimo referendum costituzionale. Ti guardano smarriti se chiedi di legittimare il loro sì o no, balbettano lo schematismo degli slogan che i contendenti impiegano per semplificare le rispettive opinioni e guai ad andare a fondo, chiedendo  “Un buon motivo per votare sì, o no”.  L’esito è un mutismo da resa senza condizioni, inquietante, un  “meglio di niente” dei signor sì e un “non cambia niente” dei fan del no. In questa  sede non prendo posizione anche se ne avrei una voglia matta. Mi  limito a un appello erga omnes, esteso cioè a tutti gli agnostici, i pigri, gli indecisi. Informatevi. Non è difficile, i maggiori quotidiani con saggia equità pubblicano le ragioni del SI e del No sostenute da eccelsi costituzionalisti, politologi delle due parti, opinionisti. La questione delle riforme non è cosa marginale e tanto meno ininfluente. Il referendum  chiede a tutti gli italiani di esercitare il diritto di decidere, scegliere, partecipare. In qualunque contesto ne discuto con chi alla domanda secca risponde SI o No d’istinto, per mera simpatia-antipatia nei confronti dei promoter di opposta tendenza. Il referendum del 4 Dicembre è ovviamente altro e per rendersene conto è sufficiente leggere i quesiti esposti dall’invito televisivo al voto, senza pregiudizi  e condizionamenti da schieramenti di destra, centro, sinistra. (Nella foto i quesiti referendari)

 

Esuli per sopravvivere

Confida Lella Capunzo,  casalinga di settantadue anni, unico reddito  la pensione Inps minima, che in Piemonte, dove  ha vissuto i suoi primi 71 anni, ha conosciuto il dramma della miseria. Ha lasciato il paese di nascita ,nelle langhe  di Monforte d’Alba, grazie a una colletta di parenti e amici che le hanno donato il biglietto di sola andata per la Romania, un gruzzoletto per le prime  spese di ambientamento e l’indirizzo dei Cuocolo, emigrati a Bucarest, dove abitano una casa dignitosa lungo il fiume  Dâmbovița. Lella può contare su 638 euro e spiccioli al mese e, per grazia ricevuta dal governo, della quattordicesima. In Italia, per generosità del proprietario il fitto della casa le costava 350 euro. Con i trecento rimasti la donna, nubile per antica scelta, doveva procurarsi da mangiare, pagare le bollette e coprire qualche inevitabile spesa extra. In due parole viveva di stenti. Ioana, badante, da molti anni al servizio di un generoso e quieto magistrato in pensione, le dice: “Vivi da sola, non ti legano  alla tua terra speciali vincoli di amicizia, né parenti in grande confidenza. Apri gli occhi. In Bulgaria, nel mio Paese, con i soldi di pensionata ti è possibile una vita senza affanni, preoccupazioni economiche e rinunce”. Lella è attratta dalle prospettive elencate da Ioana, non senza dubbi sul brusco cambiamento di abitudini, per l’estraniazione dall’italianità di una vita intera. Ma decide per il “gancio” offerto dalla badante bulgara e parte. “Cari cugini”, non l’avrei mai immaginato, scrive da Bucarest. “Qui, in Romania, ho scoperto una seconda vita. Sono serena e niente problemi.” Domanda. Chissà se è rivolta anche a Lella l’attenzione del fisco italiano che manda impuniti  i grandi evasori e chiede di mettersi in regola con l’Erario ai pensionati costretti all’emigrazione per sopravvivere!

(Novembre 2016)

IL BUSINESS DEL “COCCO BELLO”

 

di Luigi Rezzuti

 

Come in ogni stagione estiva, le spiagge della nostra penisola sono invase da venditori ambulanti di ogni genere.

C’è chi vende granite di limone, orzata e menta, quello che vende ciambelle fritte, biscotti di Castellammare, noccioline zuccherate, canottini di plastica, secchielli e palettine, collane, bracciali, borse da spiaggia, aquiloni, vestiti, biancheria e quant’altro, ma il vero business è quello della vendita delle fettine di cocco, il grande affare del cocco, sul quale la criminalità organizzata napoletana ha messo le mani da tempo.

Un business che ogni estate assicura guadagni milionari ai vari clan.

I gruppi di vendita vengono organizzati in primavera e a giugno. Si parte alla volta delle principali località turistiche italiane, da Rimini a Riccione, da Viareggio all’Argentario, da Scauri  a Formia, da Vindicio a Serapo e Sperlonga e così via.

Il reclutamento del venditore viene scrupolosamente selezionato dal clan nei mesi precedenti la stagione estiva.

Condizione imprescindibile per poter  assoldare un venditore di cocco è la sua fedina penale, che deve essere rigorosamente immacolata.

Questi venditori escono la mattina e per le otto sono già in spiaggia portando il loro carico del frutto esotico, che ognuno di noi ha assaggiato almeno una volta nella vita, soprattutto al mare.

Sgobbano per dieci, dodici ore al giorno sotto il sole, percorrendo chilometri di battigia alla voce “Cocco fresco, cocco bello”

Con questo commercio abusivo, i clan che lo gestiscono, fanno affari d’oro, portando a casa, alla fine dell’estate, dai 900 mila al milione di euro ed in tal modo entrano nelle casse della camorra fiumi di soldi.

Il venditore ha l’obbligo di avvertire immediatamente “ ‘o masto” di eventuali concorrenti e questi fa capire, con le buone o con le cattive, che su quel litorale non c’è spazio per altri venditori di cocco.

La vendita del cocco termina alla chiusura dei lidi per ricominciare il giorno dopo l’apertura, agli inizi della successiva stagione estiva.

Su ogni carico giornaliero di cocco il venditore guadagna il 40% mentre al capo va il rimanente dell’incasso

La vendita del “cocco bello” è un monopolio dei clan e guai a mettersi contro l’organizzazione.

Fa rabbrividire l’idea di quanto il “sistema”, la camorra dell’Arenaccia, della Sanità, di Soccavo, di San Giovanni a Teduccio, riesca a portarsi a casa, a settembre di ogni anno, dalla vendita del cocco in spiaggia.

Le stime parlano di oltre un milione di euro per ciascun clan, soldi freschi, “puliti”, perché senza gravami fiscali, che finiscono nelle casse della camorra, denaro non tracciato e pronto ad essere riutilizzato per investire in altre attività illecite.

(Ottobre 2016)

PREMIO CONCETTA BARRA - ISOLA DI PROCIDA -TERZA EDIZIONE

 

A settembre 2016 si è tenuta la terza edizione del “Premio Concetta Barra – Isola di Procida”. La due giorni ha fatto rivivere la figura di Concetta Barra promossa dal Master in Drammaturgia e Cinematografia dell’Università degli studi di Napoli Federico II e dall’Associazione “PartenArt” in sinergia con l’Assessorato al Turismo della Regione Campania, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del  Comune e la Provincia di Napoli, il Comune di Procida e il Conservatorio di Musica S:Pietro a Majella di Napoli.

Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II di Napoli ha consegnato il “Premio Concetta Barra – Isola di Procida” a personaggi che si sono distinte nell’ambito della cultura napoletana ed ueropea.

Per la Sezione scrittore e giornalista, si è distinto Guido Trombetti (ex Rettore), per la Sezione giornalista è stato premiato Antonello Perillo (caporedattore responsabile del TGR della Campania), infine per la Sezione Maestro del Teatro è stato scelto Mariano Rigillo (attore di teatro, cinema e televisione) e attuale direttore della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli, dopo la scomparsa di Luca De Filippo.

Il 16  settembre, in piazza dei  Martiri alle ore18,30 l’appuntamento con la tavola rotonda “Procida e Napoli nel mondo, letteratura, teatro e cinema” coordinata da Massimo Marrelli della Federico II.

La manifestazione è stata aperta dai saluti del Sindaco di Procida, Raimondo Ambrosino e di Nicola Granito, Assessore alla Cultura e Grandi Eventi del Comune di Procida.

La serata, poi, è proseguita con gli interventi di altri importanti personaggi della cultura italiana e dalla Banda Isola di Procida diretta dal Maestro Francesco Trio.

Sabato 17 settembre, presso Casale Vascello la Commissione Scientifica presieduta da Massimo Marrelli e composta dal Maestro Beppe Barra e da numerosi personaggi della cultura tra cui Francesco Pinto (Direttore della sede Rai di Napoli)scena), Maurizio De Giovanni (scrittore), Pier Mario Vescovo (Università Cà Foscari di Venezia, ha conferito il Ptremio Concetta Barra a Milena Vukotic (sezione protagonista della scena), Enzo D’Alò (sezione Regista), Odette Nicoletti (sezione Costumista Teatrale), Placido Domingo Jr (sezione cantautori), Francesco Durante (sezione scrittore), Guido Trombetti “sezione scrittore e giornalista) e Antonio Perillo (sezione giornalista).

Durante la serata è stato proiettato un video diretto dal Maestro Enzo D’Alò e si sono alternati interventi musicali di Serena Pisa in “Omaggio a Concetta Barra” e dell’artista Valentina Stella.

Ha concluso la serata il Maestro Beppe Barra.

(Ottobre 2016)

GIUSTIZIA E POLITICA

 

di Sergio Zazzera

 

Il sistema statunitense di amministrazione della giustizia – che non saprei dire se possa essere definito “ordinamento giudiziario” – è fondato sul carattere elettivo delle magistrature, sia requirente, che giudicante. Dal che discende la “necessità”, avvertita dagli eletti, di chiedere e, rispettivamente, di pronunciare la condanna di quanti più malcapitati sia possibile, per assicurarsi le simpatie della propria base elettorale, che, al momento opportuno, si tradurranno nella loro rielezione.

In Italia, viceversa, l’ordinamento giudiziario (questo, sì, meritevole di tale definizione) è fondato sull’accesso alle magistrature mediante concorso pubblico, il che, in uno con l’indipendenza dagli altri poteri dello Stato, non determina la sussistenza della “necessità” di cui sopra.

Tale ultima considerazione, però, sembra sfuggire ai magistrati italiani, e soprattutto a quelli del pubblico ministero, i quali arrestano e chiedono condanne a tutto spiano, nel corso e/o al termine d’indagini condotte, non di rado, “a senso unico” – trascurando, cioè, di seguire tutte le possibili piste –.

Tale linea di comportamento, poi, favorisce quella parallela, adottata, ormai da tempo, dal mondo politico, di chiedere le dimissioni del proprio avversario, appena divenuta nota la circostanza della sua sottoposizione a inchiesta giudiziaria. E devo dire che, fino a tempi recentissimi, trovavo condivisibile tale orientamento, in sintonia con la motivazione espressa in proposito dal presidente dell’A.N.M., Piercamillo Davigo, il quale adduce l’esempio del vicino di casa inquisito per pedofilia, al quale, anche nella fase iniziale dell’inchiesta, egli non affiderebbe mai il proprio figlio.

A farmi ricredere, ora, è intervenuto l’esito della vicenda che ha avuto per protagonista l’(ormai ex-)sindaco di Roma, Ignazio Marino, la cui amministrazione fu fatta cadere, addirittura, dalle dimissioni collettive dei suoi assessori, ma oggi egli è stato scagionato dalle accuse rivoltegli. E preciso che nei confronti di Marino non ho mai nutrito particolari simpatie.

Con ciò non intendo affatto sostenere che l’inquisito non debba dimettersi, bensì che tale suo dovere morale può trovare giustificazione soltanto in una fase più avanzata dell’inchiesta, quando, cioè, risulteranno acquisiti elementi di prova, nei suoi confronti, che possano lasciar prevedere fondatamente un esito processuale sfavorevole per lui. Ciò che, viceversa, intendo sostenere è la necessità che i magistrati – e soprattutto quelli del pubblico ministero – si convincano della differenza che esiste tra la loro condizione e quella dei loro colleghi made in U.S.A. e che non perdano di vista, per prima cosa, il loro dovere di acquisire anche le prove a favore dell’indagato/imputato.

(Ottobre 2016)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

L’ottimismo si chiama Apple

Indossa il giacchino blu di metalmeccanico, stinto dalla fatica, sbiadita la scritta “Ilva”, gli occhi a percorrere lo svettare della ciminiera, residuo dello sventramento che ha raso al suolo le strutture dell’acciaieria nata al sorgere del millenovecento. Daniele Sepe chiede al suo sax le note dell’Internazionale, soffocate dal boato della stele industriale che va giù, minata alla base, e avvolge gli ex dell’Italsider con una nuvola di polvere, simbolico finale di una vicenda, datata primi anni Novanta. Cancelli chiusi,  produzioni azzerate, a casa diecimila caschi gialli e altre migliaia di  occupati nell’indotto. In un tempo assurdamente breve scompare nell’indifferenza della politica e dei sindacati l’intero comparto industriale di Napoli ovest: Ilva, Cementir, Eternit, Olivetti, Sofer, Pirelli e il crollo della ciminiera racconta la desertificazione operaia di Napoli, senza contropartite. L’odissea dell’ex Italsider non avrà più fine. Trent’anni di inerzie criminali costano oltre trecento milioni, fagocitati senza operare dalle società istruite per la bonifica e il progetto della Bagnoli Futura. Si perde nel nulla il progetto di Agnelli di trasformare i campi Flegrei, da Bagnoli a Capo Miseno, in un paradiso ambientale e turistico, reso vano da ostacoli burocratici e avance di tangenti. Brucia per dolo il gioiello culturale di Città della Scienza. L’inconcludente successione di commissari paralizza l’operatività di Bagnoli Futura. Interviene Renzi,  De Magistris non intende collaborare. Invitalia, braccio progettuale del Ministero dell’Economia si impegna a restituire il mare alla città, a favorire la nascita di una rete di industrie a tecnologia avanzata, pulita, a cominciare (forse) dall’insediamento Apple. Il rischio di chi si oppone è di costringere il sax di Daniele Sepe a una nuova incursione, questa volta sulle note del de profundis.

 

Chi controlla i controllori?

Il sontuoso belvedere di Castel Sant’Elmo incombe su Napoli con ottica grandangolare. Dal profilo del Vesuvio e del contiguo monte Somma, digrada lungo tornanti lavici ed è fondale scenico dell’area metropolitana, che abbraccia l’intenso abitare ai piedi del vulcano, le periferie orientali  della città, include il cuore del centro storico, poi spazia sul lungomare e, ad ovest, culmina con la collina felice di Posillipo. Se lo sguardo non si sofferma sui dettagli, la vista incanta, ma un’esplorazione dettagliata rivela altro. Su percentuali imponenti di terrazze svettano le superfetazioni abusive che innalzano di un piano la dimensione originale degli edifici: una mezza città sulla città, in barba a leggi e organi deputati al controllo, storicamente dormienti nel clima napoletano eternamente primaverile, che invita all’ozio. La federazione italiana dello sci dovrebbe arruolare slalomisti napoletani, allenati a scansare escrementi di cani. Nessuna multa ai trasgressori. Controlli inesistenti garantiscono impunità ai negozi di frutta e verdura, che invadono i marciapiedi, immunità agli automobilisti, che parcheggiano in seconda e terza fila e ritengono il rosso dei semafori un trascurabile intralcio alla fretta, copertura omertosa ai giardinieri, che non curano il verde della città, assoluzione del governo municipale, che da anni trascura la pericolosità delle buche stradali e subisce costi stratosferici per risarcire il danno ad automobilisti e scuteristi; benestare a cittadini e commercianti, che non rispettano orari e modalità di consegna dei rifiuti, assoluzione implicita dell’Asia, che impiega dieci o più giorni per raccogliere i rifiuti ingombranti. Mancanza di controllo, controllori non controllati, permissività incoercibile.

(Giugno 2016)

 SPIGOLATURE

 

di Luciano Scateni

 

I “no” degli omofobi

 

Il becero ribellismo della Lega Nord carica Salvini di odio sociale e non ci vuole il parere di un politologo per capire su quale presupposto nasca e si espanda l’“imperativo categorico”, di mussoliniana memoria, di strizzare l’occhio destro  alla parte più retrograda, bigotta e fascistoide degli Italiani. Per fortuna le sue “sparate” sono compensate dall’Italia progressista, antifascista  e socialmente evoluta.

Unioni civili: il Paese volta pagina e prende atto della realtà che, venuta allo scoperto per il coraggio di uomini e donne omosessuali, ha messo la società di fronte all’ipocrisia di conoscere il fenomeno ma di seppellirlo di emarginazione. Salvini non perde l’occasione e, in pieno raptus disfattista, commette l’ennesima idiozia politica, supponendo che gli valga consenso e voti dei cattolici fondamentalisti, della Chiesa che ancora una volta si ingerisce nelle questioni politiche di chi l’ospita, di omofobi e fascisti di Forza Nuova, Casa Pound.  Il rozzo leghista azzarda un proclama a beneficio di eventuali sindaci della Padania e, con tono perentorio, impone loro di non celebrare matrimoni di coppie gay. Nel delirio del contrasto a qualunque atto di governo, a prescindere dal che e  dal come, Salvini finge di non sapere che  i sindaci, di sinistra, centro o destra, sono obbligati a rispettare ogni legge dello Stato e la balla di dichiararsi obiettori di coscienza può suggestionare solo la quota ignorante del suo elettorato. Gli ha fatto immediatamente eco tale Bitonci, sindaco di Padova: “Non celebrerò i matrimoni gay”. Prima di lui lo ha dichiarato un altro genio della politica, il signor Alfio Marchini, che corre per il governo di Roma per scelta di Forza Italia, La Destra e Ncd.  Parentesi: come si conciliano l’alleanza di governo con il Pd del Nuovo Centro Democratico e il consorzio per le amministrative di Alfano con  la destra? Il Fatto Quotidiano, a margine degli articoli, pubblica i commenti dei lettori ed ecco di seguito alcune opinioni: “Salvini e i sindaci che la pensano come lui, possono trasferirsi in Arabia o in Nigeria o in Congo ( anzi lì no, perché ci sono i diamanti e poi finisce che si cacciano in qualche guaio serio. Da quelle parti non scherzano...)”. Lì, leggi come quelle della Cirinnà sarebbero impossibili. Caricasse tutti su una zattera e se ne andassero tutti da quelle parti”. “Ma Salvini, paladino della sacralità del matrimoni tradizionale, non è divorziato?” “Se i sindaci della lega disobbediscono alle leggi italiane devono disobbedire anche allo stipendio”. “Qualcuno spieghi a Salvini e cavernicoli simili, che il medioevo è passato da tempo...E comunque fa specie vedere un divorziato e concubino come il felpato padano, ergersi a difensore della fantomatica famiglia tradizionale e fa specie pure sentire un leader di partito e parlamentare europeo, invitare dei sindaci a non rispettare una legge…”

 

Neapolitan creativity

 

Ma i Napoletani sono davvero affetti da esplosività creativa, velocità di mente, aneliti da primato multidisciplinare, perché pervasi di stimoli  che il magma ribollente della loro terra trasmette generosamente alla superficie? Indagando le cronache di fine Ottocento e primi del secolo successivo, si metterebbe un sì tondo tondo, nella casella delle risposte. Con ampio passo del gambero, la memoria consegna una lunga lista di record, a partire dalla metà del Cinquecento, allorché fu costruito l’ospedale degli Incurabili, primo esempio al mondo di struttura sanitaria moderna.  L’elenco dei primati, lungo un centinaio di titoli, esalta l’intraprendenza culturale, scientifica, artistica  della Napoli del tempo che fu e include tutto lo scibile umano. L’eredità di quell’epoca, nei secoli successivi al fertile Ottocento, è stata colpevolmente raccolta solo per sporadici, episodici eventi, specialmente nella seconda metà del Novecento, quasi che la quiete temporanea del sottosuolo abbia messo in stand by i suoi influssi energizzanti. Con eccezioni, s’intende. Una, dell’ultima ora, ha nome e cognome. Emanuela Rusciano, scuola media Marco Polo di Calvizzano, hinterland di Napoli, terza, dunque bronzo, nella prestigiosa competizione mondiale di matematica “American math”, che ha visto la partecipazione di piccoli geni di tutto il pianeta. La giovanissima campionessa affianca, in buona compagnia, la folta schiera di eccelsi Napoletani d’epoca e del nostro tempo che, solo per citare un campo della creatività, enumera il pool di registi geograficamente più numeroso nel panorama italiano.   Nomi? Francesco Rosi, Paolo Sorrentino, Gabriele Salvatores, Massimo Troisi, Mario Martone, Pappi Corsicato, Antonietta De Lillo, Antonio Capuano, Pasquale Squitieri, Vincenzo Salemme, Alessandro Siani. 

 (Giugno 2016)

FINALMENTE RISOLTO IL MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDA

 

di Luigi Rezzuti

 

Ormai tutti conoscono, almeno per sentito dire, il Triangolo delle Bermuda.

Dagli anni ’50 in poi si è scritto e parlato del mistero, dovuto alla sparizione di navi ed aerei che transitavano nel triangolo. Sono fioriti anche numerosi aneddoti, riguardanti piloti ed equipaggi di navi, che hanno assistito a fenomeni anomali di natura meteorologica e magnetica nonchè racconti di coloro che sono entrati e usciti indenni dal triangolo.

Sulle possibili cause di questi fenomeni si è detto di tutto e di più, ma una vera anomalia nel triangolo c’è, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

Nel corso degli anni sono state pubblicate varie opere sul presunto mistero (John Wallace Spenger, Limbo of the lost, 1969; Charles Berlitz, Bermuda, il triangolo maledetto, 1974); Richard Winer, The devil’s   triangle, 1974) e molte altre, tutte per lo più facenti leva su presunti fenomeni soprannaturali.

Al di là di queste surreali teorie,  buone per saggistica da ombrellone, alcuni cercano di spiegare il mistero senza ricorrere al paranormale.

Forse si è trattato di anomalie magnetiche o forse è tutta colpa delle emissioni di metano dal fondo oceanico, ma prima di cercare una spiegazione bisognerebbe verificare se il mistero è veramente tale.

Tra affermazioni e smentite, esso ancora figura come un “mistero irrisolto”.

Non c’è bisogno di invocare varchi temporali, Atlantide, basi Ufo sommerse, anomalie geomagnetiche, onde anomale o qualunque altra cosa.

Oggi, finalmente, c’è una nuova ipotesi che potrebbe svelare definitivamente il mistero del Triangolo delle Bermuda.

3bmeteo.com rivela la scoperta effettuata dai ricercatori della Arctc University di Norvegia, che avrebbero ritrovato vasti crateri sul fondo del mare.

 I crateri sarebbero larghi 700 metri e profondi 50 e sarebbero stati generati da accumuli di metano fuoriuscito, che, facendo esplodere dal fondo del sedimento marino delle bolle di gas, avrebbero prodotto una cavità.

I dettagli della scoperta dovevano essere pubblicati nel mese di maggio 2016 in occasione dell’incontro annuale della “European Geosciences Union, che si occupa di studi relativi alla Terra..

Tutto molto bello se non fosse che la smentita arriva direttamente dai ricercatori dell’Università artica della Norvegia che frena gli entusiasmi, rilasciando un comunicato stampa dal titolo eloquente: “ I crateri del Mare di Barents non sono collegati al Triangolo delle Bermuda”

Anche il National Oceanic and Atmosphere Administration (NOAA) ha osservato che “Non vi è alcuna prova che sparizioni misteriose si siano verificate nel Triangolo delle Bermuda più che in qualsiasi altra grande area dell’oceano”.

Il mistero del Triangolo delle Bermuda, quindi, ancora non è stato risolto, sebbene nel corso della storia, siano state formulate diverse teorie, scientifiche e non.

(Maggio 2016)

LA COMUNITA’ EBRAICA DI NAPOLI E IL PREGIUDIZIO ANTISIONISTA

 

Riceviamo e pubblichiamo

La Comunità ebraica di Napoli esprime la propria indignazione per le affermazioni riportate dalla "Stampa" di ieri e di oggi da parte di candidate alle prossime elezioni al Consiglio Comunale di Napoli, affermazioni palesemente frutto di pregiudizi antisionisti.

Autorità morali di indiscutibile valore, come Papa Francesco, il Presidente Mattarella ed il Presidente Emerito Napolitano, hanno ribadito e dimostrato, in numerose occasioni, che l'ANTISIONISMO è equivalente al più becero ANTISEMITISMO.

Esprimiamo la nostra più grande indignazione per l'uso improprio del termine "Shoah",  in dispregio assoluto della legge Mancino,  da parte di candidati alle prossime elezioni, che dovrebbero mostrarsi garanti di informazione corretta e non fomentatori di odio.

La Comunità ebraica di Napoli, e non solo, si ritiene profondamente lesa da tali affermazioni che non fanno certamente onore e non rendono giustizia a Napoli.

 Lydia Schapirer

Presidente Comunità ebraica di Napoli

(Maggio 2016)

E’ ARRIVATA LA PRIMAVERA

 

di Luigi Rezzuti

 

La primavera ha inizio il 21 marzo per finire il 21 giugno. Dopo il maltempo arriva la nuova stagione. Finalmente l’inverno cede il posto alla primavera che entra, però, nel vivo con il mese di aprile con temperature in aumento e con valori anche di 10 gradi sopra la media in tutta Italia.

La bella stagione è tornata con fiori, profumi e raggi di sole, che finalmente ci riscaldano.

Apriamo le finestre ed i balconi di casa, tiriamo giù i finestrini delle auto. Il sole è tornato. Cantiamo felici per festeggiare il ritorno della primavera:

 

                               “ E’ primavera … svegliatevi bambine,

                               alle cascine messer aprile fa il rubacuor…”

 

Sono  molti i segnali dell’arrivo della primavera, le mimose sono fiorite, gli alberi di glicine iniziano a coprire i loro lunghi rami di un meraviglioso color viola.

In questo periodo sono sufficienti i primi raggi del sole per far rifiorire i prati di macchie sfumate di verde, viola, rosso e giallo come una tavolozza di colori.

Finalmente arrivano le rondini, che confermano l’arrivo della primavera e non è assolutamente vero che una rondine non fa primavera.

Approfittando della temperatura più mite le ragazzine sono le prime ad indossare capi di abbigliamento più leggeri, magliette senza maniche, ma anche gli adulti iniziano a liberarsi degli indumenti di lana.

Pasqua, poi, arrivata, questa volta con largo anticipo, nonostante qualche giorno di più intenso freddo, ha permesso a molti di fare la classica gita fuori porta senza preoccuparsi più di tanto di sgradevoli precipitazioni piovose o giornate particolarmente fredde.

(Aprile 2016)

SPIGOLATURE

 

di Luciano Scateni

 

 Stupri? Colpa delle donne, dice Chrissie

Un’ipotesi possibile nasce dalla biografia di tale Chrissie Hynde, cantante dei “Pretenders”, che ha nel suo affollato percorso di vita lavorativa anche il lavoro di commessa in un negozio di abbigliamento sex, dove deve averne visto di “belle”. La cantante americana si intrufola in un argomento più  grande di lei e, in assenza di contemporaneo contraddittorio, afferma che sarebbero le donne a incoraggiare gli stupratori con abbigliamenti e atteggiamenti provocatori. In risposta si sono fatti sentire migliaia di contestatori sui social network, ma il caso merita una riflessione specifica: l’idiozia della Hynde, in contraddizione con la sua militanza in un’importante organizzazione che difende i diritti degli animali, ricorda il tracotante maschilismo di qualche poliziotto che, raccogliendo la denuncia di giovani donne violentate, chiedono alla vittima “Dì la verità, confessa, ti è piaciuto eh?”

 

Gas  a volontà

Di tanto in tanto, specialmente in prossimità del freddo invernale, si leva perentoria, da vero ras, la minaccia di Putin di tagliare il contingente di gas riservato al fabbisogno del nostro Paese. Il ricatto tende a stabilire un rapporto di forza che l’Italia è costretta a subire nel timore, fondato, di dover fermare la produzione industriale, di costringere al buio milioni di cittadini, di infliggere un colpo mortale all’economia. Si capisce,  allora,  l’euforia dei vertici Eni per la scoperta, nel Mediterraneo, di un giacimento di gas, ampio quanto i maggiori del mondo, con i suoi potenziali 850 miliardi di metri cubi  e cinque miliardi e mezzo di barili d’olio. Tutta roba dell’Eni, che dovrebbe liberare l’Italia dalla schiavitù energetica o quanto meno ridurre la subordinazione alla Russia. IL problema è il rischio di inquinamento, sollevato dagli ambientalisti anti-trivelle. In risposta si replica che consentire la ricerca di gas e petrolio vale grandi vantaggi per l’economia italiana e l’occupazione. Deciderà il referendum? Altre volte la volontà espressa con le consultazioni popolari è stata poi disattesa.  

 

Lega every day

Il portale “change.org” nasce  per ricevere (già cinquantamila le adesioni) consensi all’appello che si pone l’obiettivo di espellere il leghista Buonanno, sindaco di Borgosesia, dal parlamento europeo. Il primo cittadino, lo ricorderete, ha proposto di circondare la “sua” cittadina con filo spinato elettrificato (“come si fa con i cinghiali”) per impedire l’accesso ai migranti. Buonanno è stato preceduto da analogo appello per Mario Borghezio (centotrentamila le firme). Sul nuovo caso e l’appello di Change.org, si registra una replica di Buonanno, non meno spocchiosa del primo annuncio: “Sono libero di pensare quello che credo e di fare ciò che ritengo opportuno”. Lo stesso Buonanno ha “benedetto” l’acquisto e il possesso di armi personali, che rischiano di provocare stragi, come avviene negli Stati Uniti, dove pistole e fucili si comprano come al supermercato.

 

Uva e vini, grande annata

Consolano la previsione di un raccolto straordinariamente copioso di ottime uve e il parere degli enologi, che annunciano un’annata favolosa per i vini italiani. Il caldo e i cieli tersi di quest’estate hanno accompagnato la maturazione anticipata dell’uva e sono viatico di pronostici, improntati all’ottimismo, sulla qualità dell’intera produzione vinicola italiana, sempre più accreditata a livello mondiale. E meno male, perché quanto succede alle coltivazioni di ulivi e limoni (malattie mortali delle piante) è davvero scoraggiante. Conseguenze: poco olio (e molto caro) e limoni, quelli che si salvano dal disastro, insufficienti a soddisfare la domanda (al costo fino a cinque euro al chilo), ma soprattutto il rischio della concorrenza per la decisione del nostro governo di consentire l’importazione di grandi quantitativi di olio tunisino, a prezzi molto bassi, per aiutare l’economia in crisi del Paese africano.        

(Marzo 2016)

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