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IO E FRANCESCO   di ANNAMARIA RICCIO   A chi non è simpatico? Sentito parlare male del papa? Mai. Chiunque vorrebbe conoscerlo. Da quando si...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Ma Vespa non è poi così insostituibile Parla a vanvera chi della Rai ha percezione, dal divano di casa,...
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Miti napoletani di oggi.50 LO SCRITTORE   di Sergio Zazzera   Raccolgo la “provocazione” che mi ha indirizzato, da queste stesse (web-)pagine il...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   Gli Ipocriti AL TEATRO DIANA     Al teatro Diana, da mercoledì 27 aprile, “Gli Ipocriti” presenta...
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LABORATORIO PUBBLICO DI POESIA   Mercoledì 1 febbraio 2017 presso la libreria L’Altracittà di Roma, via Pavia, 106 inizio ore 18:00 - termine ore...
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"Donne e dintorni" a Cetara il 6 marzo   di Claudia Bonasi   Cetara anticipa la festa delle donne e presenta domenica 6 marzo, alle ore 18, presso...
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Il valore della formazione   di Gabriella Pagnotta   Questo articolo è rivolto a chi, come me, vive le richieste, da una parte, di una scuola alla...
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LA JUVE VINCE LO SCUDETTO IL NAPOLI VINCE LO SCUDETTO DELL’ONESTA’   di Luigi Rezzuti   Pensavamo che calciopoli fosse davvero finita, invece sotto...
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Parlanno ‘e poesia 8   di Romano Rizzo   Gennaro Esposito Una delle più dibattute teorie sull’arte e la poesia è certo quella relativa al ruolo che...
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RESIDENZE BORBONICHE, Patrimonio dell’Umanità

 

APPELLO-PROPOSTA di candidatura per la lista UNESCO

 


Una grande campagna di sensibilizzazione per l'iscrizione del sistema dei Siti Reali e delle Residenze Borboniche di Napoli e del Sud Italia nella Lista del Patrimonio dell'Umanità, indirizzando un APPELLO-PROPOSTA alla Commissione Nazionale Italia per l'UNESCO.

L'iniziativa ha lo scopo di fa conoscere nel suo insieme questo straordinario unicum storico, culturale e paesaggistico italiano al mondo intero. SOSTIENI la CAMPAGNA UNESCO collegandoti all’indirizzo Internet:

https://www.change.org/p/commissione-italiana-per-l-unesco-residenze-borboniche-patrimonio-dell-umanit%C3%A0-appello-proposta-di-candidatura-per-la-lista-unesco.

(Febbraio 2016)

LA DIFFICILE VIA DI PAPA BERGOGLIO

 

di Luigi   Alviggi

 

Jorge Mario Bergoglio, nato nel 1936, argentino di Buenos Aires, dal 13 marzo 2013 è il 266° successore dell’apostolo Pietro come vicario di Cristo in terra e vescovo di Roma. È il primo papa americano e gesuita nella storia della Chiesa. Il primo viaggio fuori delle mura vaticane lo ha effettuato a Lampedusa, l’isola che per la sua posizione è il primo approdo di miseri emigranti in cerca di patria e di benessere, che rischiano seriamente la vita nella speranza di un domani migliore, e purtroppo centinaia di loro nel viaggio scompaiono in mare.

In Brasile, a Rio de Janeiro, alla XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, il primo bagno di un’immensa folla plaudente accolse il  massimo prelato della Cristianità, conquistata dalla figura aperta, dal nuovo corso inaugurato nella condotta di un così alto ministero, dai discorsi ispirati al più puro spirito cristiano. Tema delle giornate più recenti sono state le Beatitudini Evangeliche e, nel prossimo luglio, la XXXI Giornata si terrà a Cracovia, ove certamente Papa Francesco non farà mancare la sua presenza, in ossequio anche alla possente figura di Giovanni Paolo II.

Questo supremo Vescovo già nella scelta del nome – Francesco I - si è riferito ad una visione della Chiesa come luogo lontano da ogni orpello, sede ascetica nella forma e nella sostanza, con un evidente rimando ai precetti francescani delle totali povertà e rinuncia. Il tutto a beneficio dei tanti, troppi, fratelli che, in quest’epoca di diffuso benessere nel mondo occidentale, ancora soffrono la fame e la privazione di necessità primarie che consentano un’esistenza accettabile. La figura del poverello d’Assisi, sotto questo profilo, è certo una delle più icastiche dell’intera agiografia cattolica. Bergoglio ha dichiarato di aspirare ad “una Chiesa povera e per i poveri”. È un uomo dai forti ideali, dalla coscienza intemerata, dalla condotta ammirevole e, con piglio deciso, si va imponendo col suo austero stile di vita alla sterminata massa degli oltre un miliardo di cattolici nel mondo. Oggi è un’icona estremamente popolare e diffusa sui giornali ed i media varia di tutti i paesi del mondo, non solo cattolici.


Sono passati quasi venti secoli dal martirio di Cristo e poco meno dalle parole dell’evangelista Luca con riferimento a quanto Gesù disse ai Suoi Apostoli: “vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Qui la riflessione si impone perché il vero cancro delle nazioni odierne è la potenza delle corporazioni di ogni tipo che, gelose dei privilegi acquisiti nel tempo e sorde ad ogni rinuncia, fanno abortire sul nascere quei progetti e quelle idee che vengono promossi da uomini di buona volontà per migliorare la qualità generale della vita umana. E l’Italia ne è esempio primario, non solo nell’oggi ma già da fin troppo tempo. Papa Francesco, che ascende solitario, rischiando di cadere, sulle scalette degli aerei che lo portano in pellegrinaggio nel mondo, è una figura certo umile ma scollata dal contesto della tradizione e (consentitemi) con un che di derelitto.

Trasporta con sforzo una valigetta, nera per di più - ma non dovrebbe il nero essere bandito dal corredo papale? - e questo nero è pugno nell’occhio. Richiama alla mente quella maglia nera (lui, poi, tedesco!) che sbucava, come bracciali ai polsi, dalle maniche immacolate della veste papale quando Joseph Ratzinger si affacciò il 19 aprile 2005 dalla loggia di San Pietro per la prima benedizione Urbi et Orbi, dopo l’elezione a Sommo Pontefice come Benedetto XVI. E stupisce, dal video di Francesco al primo viaggio in Brasile, la scarsità di figure in abito talare presenti e poi partite con lui da Fiumicino – tre se ho ben visto, due con berretta rossa (una il cardinal Sodano, allora Segretario di Stato) ed una cremisi - nel nugolo di politici, il premier Letta in primis. Bergoglio si infilò nell’aereo senza voltarsi per un saluto.

Ma l’immagine emblematica di discontinuità è certo quella del concerto del 22 giugno del 2013, programmato in suo onore nell’Aula Paolo VI, in cui una bianca sedia vuota fa bella mostra di sé al centro del parterre gremito di alti prelati, politici e vip di stagione. Quella sedia vuota è l’ombra di una inopportuna Sede Vacante, in cui l’appartamento papale è chiuso, il Papa si reca di persona a pagare i propri conti, si fa la valigia da solo, ha l’anello piscatorio dorato, e così via. Ora, fatti meritori senz’altro, e che valgono a scuotere l’opinione pubblica diffondendo a profusione messaggi di un apostolo di Dio austero, aperto al prossimo, lontano da ogni fasto proprio della carica, pronto a sacrifici di ogni tipo per il maggior benessere collettivo. Un punto, però, si impone: può un Papa operare alla stregua di un parroco? Possono sovvertirsi venti secoli di papato, in tanti casi discutibile, ma pur sempre testimonianza di una Storia con la S maiuscola, ricca di pagine sante e gloriose? La residenza Domus Sanctae Marthae, nella quale Francesco risiede, dopo esservi stato ospitato come uno dei cardinali dell’ultimo Conclave, può rimanere sede perenne del Papa in carica?

Dopo le due encicliche (lettera del Papa ai vescovi cattolici del mondo): “Lumen Fidei” (2013) e “Laudato si’ ” (2015), è di questi giorni l’uscita del primo libro del Pontefice “Il nome di Dio è Misericordia” (Piemme), scritto insieme con il vaticanista Andrea Tornielli, e in quest’anno si compie il Giubileo straordinario della Misericordia, voluto appunto da Francesco. Egli nel libro afferma:

“La misericordia è il primo attributo di Dio. È il nome di Dio. Non ci sono situazioni dalle quali non possiamo uscire, non siamo condannati ad affondare nelle sabbie mobili.”

Il primo richiamo è alle stesse parole pronunciate sugli omosessuali da Francesco sull’aereo di ritorno dal viaggio in Brasile del 2013: “Chi sono io per giudicare?”. Il succo del pensiero papale è che nessun uomo, per quanto perverso e peccatore, debba ritenersi oggetto di una condanna senza fine. L’intera dottrina cattolica sul pensiero di Cristo crollerebbe senza rimedio con questa convinzione: “La Chiesa non è al mondo per condannare ma per accogliere” dice ancora Francesco. E la “misericordia divina illimitata” è divenuto il leitmotiv della recente dottrina bergogliana: “la vita è una guerra, la Chiesa il suo ospedale da campo”. Egli afferma che il peccatore, anche se recidivo a causa della debolezza insita nella natura umana, se pentito, può confidare nella immensa benignità di Dio: Dio è caratterizzato da infinita misericordia. Diverso il discorso per il corrotto, cioè per colui che pecca e non si pente del suo peccato. Non confida dunque nella bontà senza limiti della misericordia divina, sempre pronta ad accogliere paternamente il reietto. È una dottrina di assoluta ispirazione evangelica che apre ogni cuore umano alla speranza.

Dunque di Bergoglio non si può dire che bene, ma c’è un “ma” di fondo. Oggi il tessuto sociale è fondato, più che mai, sulle interdipendenze. L’individualismo è una dote essenziale – per non dire esclusiva - nel campo artistico, letterario, inventivo, ma non tale laddove esista una gerarchia consolidata e, nel caso, quanto mai strutturata. Le rivoluzioni richiedono una forza che non può venire espressa da un uomo solo, per quanto valido egli possa essere, specie quando intendono squassare un conglomerato stratificato nei secoli, ricco di privilegi e prebende e, nel caso, un po’ dimentico di taluni basilari precetti cristiani. Il vertice non può conoscere tutti quelli che affollano i piani inferiori. Deve rimettersi a suggerimenti e consigli di quanti gli sono intorno, sperando – su queste basi – di effettuare scelte oculate e meritorie. E qualcosa sembra già aver vacillato in scelte effettuate dal Papa con piena, anche se non ben fondata, convinzione. Il potere dei gruppi sovrasta i singoli. È il mezzo con il quale, bene o male, la civiltà è progredita, sancendo anche l’ascesa biologica della specie “homo sapiens sapiens”. Entrare nel gruppo e nei suoi favori, specie se esso è di antica formazione, significa integrarsi nel contesto, rispettarne le espressioni esterne, pur superflue quanto si vuole, ma che servono a rassicurare il gruppo stesso su continuità e validità proprie, inalterate nell’oggi e fondative per il domani. Occorre farne parte, malleabili all’ingresso, cauti nell’incedere, decisi nell’operare, ma pur sempre dall’interno. Il gruppo si chiude a riccio e reagisce di fronte ad un attacco esterno. Trovarsi soli a difendere la roccaforte è compito improbo, al di sopra delle umane capacità. La Curia vaticana ed il Papa in carica, purtroppo, non sempre appaiono procedere sotto braccio, e questo non può non creare qualche increspatura di troppo nella ardua navigazione apostolica.  

Il Signore ad oggi appare concedere a Papa Francesco la forza necessaria, schiudendogli le possibilità di realizzare, nel concreto, le grandi aspirazioni che sorreggono ed innalzano questo Pontefice sopra la moltitudine di prelati vaganti all’interno delle Mura Leonine che da oltre un millennio – le prime risalgono al IX secolo, per volontà di Papa Leone IV - circondano la Città del Vaticano, e ne custodiscono le mille facce, non sempre palesi, della sua storia.

Che continui a preservargliela nel futuro prossimo e remoto!

(Febbraio 2016)

Lutto in casa Cosmopolis per la morte di Peppe Talone

 

di Marisa Pumpo Pica

 

 

Non è facile metabolizzare un lutto e ancor meno lo è quando il lutto ti segna per la morte di un amico carissimo, un “fratello”, un cantante chitarrista raffinato, una persona di grande decoro e dignità.

Caro Peppe, avrei voluto scrivere tante cose su di te, da quel 25 dicembre del 2015 che, alle ore 23 di una sera speciale, quale quella di Natale, ti strappava alla vita. Sì, ti strappava alla vita. E lo strappo, per noi tutti, è stato doloroso. Lacerante. Forse più per noi che per te, che della Vita hai sempre saputo apprezzare le gioie ed affrontare i dolori. Alla triste notizia il cuore ha avuto un sobbalzo. Vuoto il cervello, inadeguata mi è parsa ogni parola. Tutti siamo rimasti esterrefatti, sgomenti, increduli. Sapevamo del male insidioso che, come un killer spietato all’angolo della strada, ti stava aggredendo, ma ti abbiamo sempre visto forte e combattivo e speravamo, lo abbiamo sperato con tutte le nostre forze, che riuscissi a superare questo momento difficile e uscirne vittorioso, anche questa volta.

Lo speravamo e pensavamo che la nostra caparbia volontà di vederti vincere potesse rendere reale la nostra ostinazione contro l’dea stessa di quel male, che rodeva il tuo organismo.

Non ce l’hai fatta e con te non ce l’abbiamo fatta neanche noi. Oggi ci sentiamo veramente vinti, impotenti dinanzi alla durezza della vita, sopraffatti dal dolore e dall’angoscia per averti perduto.

Per giorni, per lunghi giorni, ho pensato a te, alla tua umiltà, che era propria delle persone autentiche e genuine, alla tua modestia, che ti spingeva sempre a dire parole di lode per gli altri e mai a proporle per te, alla tua grande umanità, che ti faceva essere amico di tutti, cordiale, generoso, espansivo, con quel sorriso candido, da eterno bambino, ridente ed irridente, con quei tuoi occhi a “zennariello”, come io amavo definirli.

Eri tra i più amati interpreti del nostro “Napoli in…canto” e, quando ci incontravamo presso la Biblioteca “B. Croce” per le “goliardiche adunate” mensili di Cosmopolis, ci allietavi con le canzoni allegre, che sapevi “teatralizzare” come simpatiche macchiette o aprivi il nostro cuore all’amore con quelle meravigliose canzoni nostalgiche del nostro migliore e più antico repertorio napoletano, e non solo.

Non erano le tue dita ad accarezzare le corde della chitarra. Era il tuo cuore a farle vibrare e, con esse, il nostro cuore vibrava e fremeva con te.

Eri l’amico di tutti e molti fra noi ti dedicavamo e ti abbiamo dedicato versi e poesie, allora allegre ed oggi molto tristi. Ed anche tu eri poeta, non solo cantante e musicista, e spesso amavi farci ascoltare qualcuna delle tue poesie, come quella sulla Terra dei fuochi, in cui il verso, come i fuochi, ardeva di acre  denunzia sociale per il male che veniva fatto alla tua terra.

Mio caro Amico, ho esitato a scrivere per te, per la tua dipartita perché mai avrei voluto pronunziare questa parola. La morte è spesso nei nostri pensieri, come fantasma che vorremmo esorcizzare ed allontanare ma, quando essa, poi, sopraggiunge, improvvisa e crudele, a colpire un uomo come te, ci sembra veramente che venga fatta un’offesa alla Vita.

Ho esitato a scrivere perché ogni parola mi pareva inadeguata e lo è sempre per una persona così straordinaria. Un flatus vocis, un suono flebile ed inutile dinanzi al suono, vero, della tua chitarra e della tua voce, che si espandeva, dolce o vigorosa, fra le paretti della Biblioteca e penetrava, tenera e suadente, nei nostri cuori.

Mio caro Peppe, senza far torto a nessuno dei tanti valenti interpreti, che fino ad oggi ci hanno allietato negli incontri culturali, tu eri il vanto della nostra Associazione.

E tuttavia noi ora non vogliamo piangerti.

Vogliamo immaginarti con uno dei tuoi cappellini variopinti, dai colori naif, e sentirti bussare (come nella celebre canzone napoletana, tante volte da te eseguita) alle porte del Paradiso: “Tuppe tu, San Pie’, arapite”… e lì “sbarcare”,  posandoti lieve e felice, come fiore all’occhiello del nostro “Napoli in…canto.” 

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Diritti negati


Corrado Augias, prestigioso giornalista e scrittore non credente, coltiva l’interesse per la religione con puntuale attenzione e competenza. Augias, da anni, è anche titolare della rubrica “Lettere” del quotidiano la Repubblica, spazio di intelligente e saggio dialogo che propone spesso riflessioni acute su argomenti, a volte “scabrosi”. Nel giorno del Family day che raduna a Roma i sostenitori di un unico modello di famiglia, padre-madre-figli, un lettore, evidentemente critico su questo assunto, si chiede perché mai un cristiano dovrebbe opporsi alla legge che riconosce i diritti delle coppie di  omosessuali e alla possibilità che adottino uno o più figli. Per smontare il “dogma” della famiglia tradizionale, che anche il “rivoluzionario” Papa Francesco si affanna a ritenere il modello di convivenza uomo-donna voluto dal Padre Eterno, il lettore  ricorda che la religione cattolica attribuisce alla Madonna il concepimento di Gesù in condizione di verginità e il dato incontrovertibile di Giuseppe, che accetta di “adottare” un figlio non suo. La considerazione si può sovrapporre alla incomprensibile scelta divina di mettere al mondo Adamo ed Eva e nessun altro essere umano di sesso femminile. In pratica di autorizzare rapporti incestuosi tra Eva e i figli per la continuazione  della specie. I due “casi”, commenta Augias, mettono in discussione l’attendibilità delle sacre scritture. La Chiesa difende ogni contraddizione, esibendo il toccasana della fede. Da decifrare è il passo del gambero della Chiesa che, fino a un paio di anni fa, affrontava il tema dell’omosessualità delle coppie gay con aperture illuminate per il riconoscimento del diritto a sposarsi e ad adottare bambini. La retromarcia tende a coprire la pressione impropria, ma storica, dei partiti che si riconoscono nel fondamentalismo cattolico, inclusa la componente ex Dc, inglobata nel partito democratico?  In risposta all’assembramento romano del Family Day, favorito dal tour di millecinquecento pullman, organizzati da parrocchie e vescovati, si mobilitano gli hacker di Anonymous che svolgono,  via internet, la funzione di  censura antagonista e, dopo aver violato il sito degli oppositori della legge Cirinnà, lo hanno invaso con la scritta “Stop omophobia, love is love”. Si associa, a distanza, il colosso dell’Ikea con lo slogan “Un bacio. Per fare una famiglia non servono le istruzioni” 

(Nella foto Corrado Augias)

 

Dal comunismo alla destra omofoba e antieuropeista

E’ plausibile che alle spalle del successo elettorale della destra anti europeista della Polonia vi sia la lontana svolta moderata, che portò l’elettricista Lech Walesa a fondare e guidare il sindacato Solidarnoisc, sostenuto politicamente e finanziariamente dagli Stati Uniti,  interessati a introdurre un cuneo liberista e filo americano nel traballante impero sovietico. L’elezione dell’ex operaio alla guida del Paese ha preceduto la successiva sintonia con il papato e il netto distacco dalla grande madre Russia. Di più, è intervenuta  l’assegnazione  a Walesa del premio Nobel per la pace. Tutto in funzione dell’evasione definitiva dall’ideologia comunista e di un’indipendenza che ha anticipato l’affermazione plebiscitaria della destra. La scomparsa  progressiva della sinistra polacca è confermata dal recente esito elettorale: nessun partito di quell’area entra in Parlamento. Jaros Kaczynski, gemello del successore di Walesa, leader del partito ostile alla comunità europea e nemico giurato dell’emigrazione, ha vinto le elezioni con percentuali “bulgare” e indicato (con riserva, perché potrebbe optare per un suo incarico) in Beata Szydlo la futura premier, che potrà governare senza bisogno di stringere alleanze. Il successo di xenofobi e indipendentisti dall’eurozona apre scenari preoccupanti - per esempio quello di una probabile emulazione della chiusura ungherese all’esodo dei migranti decisa da Orban - e si pone all’ attenzione preoccupata di Bruxelles. A rischio, pensano i progressisti polacchi, è la stessa democrazia e lo conferma il direttore dell’  autorevole quotidiano Gazeta Wyborcza.  La comunità europea è sul chi vive e osserva, con legittimo timore, la tendenza a inseguire nazionalismi, gli episodi di secessione che in poco tempo si sono affermati in Catalogna e in Svizzera, ora in Polonia. Sullo sfondo c’è poi la riflessione amara su Paesi, appunto, come la Polonia, che ricevono aiuti finanziari (anche italiani) e subito dopo si defilano dall’appartenenza al blocco politico che li ha sostenuti per aiutare l’uscita da crisi profonde e serie difficoltà di crescita.  

Progetto di marchio d’area “Valle di Suessola”

 

Entra nella fase operativa il progetto di marchio d’area “Valle di Suessola” promosso dall’Associazione Asso Artigiani Imprese di Caserta, presieduta da Nicola De Lucia. L’iniziativa – che punta alla valorizzazione del territorio e dei prodotti dei comuni di Arienzo, Cervino, S. Felice a Cancello e S. Maria a Vico – è la prima esperienza nel settore in provincia di Caserta e ha ricevuto l’adesione,  attraverso delibera di Giunta, dai 4 comuni interessati e il sostegno dalla Regione Campania, attraverso il dirigente del Settore Agricoltura, Giampaolo Parente. Nei giorni scorsi, presso la sede regionale di Caserta (ex CIAPI), si è svolta una riunione tecnica alla presenza del dirigente Partenti, del Sindaco di S. Felice, Pasquale De Lucia, anche in qualità di vice Presidente della Provincia, e di alcuni componenti del gruppo di lavoro dell’associazione Aldo Ardito, Giovanni De Lucia, Nicola De Lucia, Massimo Morace, Michele Renella e Raffaele Ruotolo. Con il primo tavolo istituzionale inizia la fase operativa del progetto che porterà al coinvolgimento delle imprese locali e di tutti gli attori del territorio, puntando a valorizzare i prodotti della zona, quali patate, olio, noci, nocciole e ortofrutta e anche a inserire il territorio negli itinerari culturali e gastronomici della regione, per attirare un turismo di qualità”.

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