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L’ORA  DI  AGATHE di Anne Cathrine Bomann   di Luigi Alviggi   Siamo in un piccolo centro francese, negli anni 40 delsecolo scorso, al termine...
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FUGA DEI PENSIONATI ALL’ESTERO   di Luigi Rezzuti   Il numero dei pensionati che si trasferiscono all’estero è in costante aumento. Tra le ragioni...
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Sotto le stelle della D’Ovidio Nicolardi   di Annamaria Riccio   A dicembre si è compiuta la manifestazione finale del progetto “Uniti sotto le...
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Anno nuovo. Tasse e adempimenti fiscali   di Antonio Esposito   Inizia un nuovo anno, buoni propositi, oroscopo, mille incognite, una sola certezza...
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Appuntamenti internazionali alla libreria Iocisto   di Annamaria Riccio   Un’estate di appuntamenti internazionali che vede un’intensa attività nel...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Anche quest’anno il campionato di calcio di Serie A, come in quelli precedenti, lo vincerà ancora...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Odio -Amore e nel mezzo Trump Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i...
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STORIE DI CERAMICA     (Giugno 2018)
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The Starfish   di Nicola Garofano    “Con la testa nel delta del Mississipi, ma con i piedi ben piantati alle falde del Vesuvio”. Da questo motto...
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5 maggio SPECIALE al "Tempo del vino e delle rose" di Napoli   Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario - piazza Dante 44/45, Napoli, Info 081...
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L’ORA  DI  AGATHE di Anne Cathrine Bomann

 

di Luigi Alviggi

 


Siamo in un piccolo centro francese, negli anni 40 delsecolo scorso, al termine dell’attività di un anziano psicanalista. che conta ossessivamente i giorni che lo dividono dall’atteso traguardo. Non tanti ma, si sa, la coda è sempre la più ostica a digerirsi. È un uomo solo, senza amici, che ha iniziato la carriera traboccante di entusiasmo e che, influenzato dalle miserie dei pazienti sdraiati sul lettino, ha ceduto, dimenticando di fare la cosa più importante: una seria analisi di se stesso. Nel suo caso una mancanza disastrosa. Il diversivo serale è ascoltare il suono del pianoforte del vicino, solo anche lui, che giunge attraverso la parete. Ascolta ancora i monologhi dei soggetti che vogliono aprirsi ma non sanno in cerca di che. Sono vite segnate dalla solitudine, che si illudono che chi li assiste riesca a trovare il bandolo della matassa e glielo porga, perché possano ritessere l’impianto della propria vita. In realtà ascolta a tratti. Sul libretto degli appunti - ove una volta annotava, diligente, i punti della confessione in corso - oggi si limita a disegnare uccelli, mentre la mente vaga alla ricerca dell’indefinito.

Il male di vivere lo ha contagiato e attende il cambiamento messianico, che lo trasporti verso lidi diversi, senza accorgersi che il futuro si presenta ancor più nebuloso del passato. Ma una sorpresa arriva: una giovane tedesca insiste con la segretaria, Madame Surrugue, perché la prenda in carico come paziente. Lui, ovvio, è lontano dal concederlo. Anche l’incontro, con lei venuta allo studio, non risolve. Poi se la ritrova negli appuntamenti per grazia della Surrugue: lei è Agathe. Deve rassegnarsi.

Non è una paziente straordinaria, ha solo perso la voglia di vivere. Piange spesso e ha attacchi di rabbia ma, nella brevità del tempo, apre velocemente l’interno dando un’impetuosa sferzata alla fiacca attenzione del vecchio. Ha avuto un padre cieco che, ciò nonostante, sapeva aggiustare di tutto, persino gli orologi. Un’assurdità. Del marito, Julian, non parla, non hanno figli. Ma è la paura che lei ha verso tutto, il terrore di fallire, che funzionerà da grimaldello per la cassaforte dell’uomo. Il rifiuto iniziale si trasforma in piccola simpatia, poi in tenerezza... e un’ansia immotivata inizia a gonfiargli l’interno.

Il libro si inanella intorno alle sedute di Agathe. Lo stile è pacato, il contenuto corposo scolpisce la situazione, e noi siamo presenze silenziose nello studio del dottore. La Bomann è una giovane scrittrice e poetessa danese, più volte campionessa nazionale di ping-pong ma, ciò che interessa qui, anche psicologa, e la mano dell’arte si sente in questo lavoro.

Il marito della Surrugue è malato e lei, dopo 35 anni, è costretta ad assentarsi non per poco. Nell’esiguo spazio di vita dell’anziano la donna costituisce una figura essenziale.

Una ragione in più per concentrarsi su Agathe? Nei ricoveri ospedalieri è passata indenne. Ora alla simpatia si affianca l’ammirazione, è più forte di lui! Le parole in lei non cadono nel nulla, come accade per tanti altri pazienti, ma è disperata. Un giorno per caso la vede in un caffè con amiche. Ride e la propria vita gli mostra un volto inaspettato. Quando esce, la segue fino a casa, le parti si invertono: chi è il sofferente, Agathe o lui? Il mutamento prospettico lo spinge verso il vicino, scopre che è sordomuto e suona a memoria. Ritrova la commozione e gli preparerà una torta in dono, fermandosi però alla porta di casa dell’altro.

La Surrugue ritorna per dirgli che il marito sta morendo e lei è distrutta. Tra i coniugi c’è un lacerante silenzio e chiede una visita a casa. Lui non sa negare e, incerto, promette. L’autoanalisi diventa onerosa. L’uomo si sente rovesciato come un guanto e di fronte a pensieri diversi non può che smarrirsi. Un coltello rigira dolorosamente dentro e riflette che deve farsi forza e impugnarne il manico. La visita a Thomas spande un effetto benefico ancor prima di cominciare. Vede in lui il terrore di lasciare la moglie, il terrore della morte, e pensa alla sua. Non crede di poterlo aiutare, lui che non ha mai amato nessuno. Ma l’uomo è profondo e le domande che pone aiutano: le risposte che gli dà serviranno più a sé che al malato terminale. Il colloquio si rivela tanto importante che ritornerà, dopo pochi giorni, pur senza riuscire a parlarci, ma sarà contento già delle parole con la Surrugue. 

Il libro, denso, costituisce un potente affondo nell’animo umano. Dello psicanalista, che poco si era indagato nello specchio delle migliaia di pazienti del mezzo secolo precedente e solo ora, alle soglie dell’abbandono, prima in Agathe e poi con Thomas, si comprende più di quanto abbia fatto fino ad’allora. Agathe e Thomas si complementano. Due spazi ignoti vanno a integrarsi nell’esigua dimensione di vita del medico per muoverlo ad abbandonare l’involucro, un esoscheletro da mutare. Una rinascita impensabile e perciò tanto più devastante ma anche salutare perché lo schiude a differenti orizzonti, a nuova vita. La metamorfosi si compie e cos’è che prova? Amore verso Agathe? Non lo sa, forse. È difficile comprendere un sentimento quando è la prima volta che lo si incontra nel corso dei giorni... 

 

Anne Cathrine Bomann: L’ora di Agathe

traduzione di Maria Valeria D’Avino

Iperborea, 2019 – pp. 160 - € 15,00

(Maggio 2019)

E' in libreria

“UN PERCHÉ AL GIORNO TOGLIE LA NOIA DI TORNO”

di Luciano Scateni

contributi di Pino Imperatore e Lucio Rufolo

Disegni  di Luciano Scateni 

edizioni Intra Moenia 

6 euro

 

[Dal libro]:

Perché il Colosseo è tutto buchi?

Perché l’ha progettato l’architetto Emmental: romano, ma di origine svizzera

*

Perché i tifosi del calcio hanno fatto la “ola” durante il match Italia-Usa?

E’ successo quando lo speaker dello stadio ha messo in circuito l’ultima news: “Melania Trump ha evirato il marito e l’intervento di ricucitura è fallito”

*

Perché al momento dell’Eucarestia il sacerdote beve vino?

Perchè è un Lacrima Christi doc

*

Perché Beethoven, fosse nato in questo secolo, avrebbe composto la “Sonata al chiaro di luna?”

Perché con Salvini e Di Maio…altro che chiari di luna

*

Perché “poppa” la parte posteriore delle barche e non culo a cui somiglia di più?

Perché “poppa “evoca il seno prosperoso di Poppea, il poppare dei neonati dalle poppe delle balie

(Aprile 2019)

Presentazione libro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Salotto Cerino

 

Giovedì 4 aprile, alle ore 18, nella Sala Sannazaro, Via Mergellina, 9/B (Cripta Chiesa S.Maria del Parto) il prof. Francesco D'Episcopo incontrerà gli amici conversando su: "Napoli città creativa", sua ultima pubblicazione.

Intermezzi musicali del maestro chitarrista Gianni Festinese e del maestro pianista Antonio Buhne.

L'invito è valido non solo per gli amici del salotto, ma per tutti coloro che desiderano parteciparvi.

(Aprile 2019)

LA SCOPERTA DELLA GROTTA AZZURA

di August Kopisch

 

di Luigi Alviggi

 

Nell’estate del 1826, August Kopisch e l’amico Ernst Fries sbarcano per la prima volta a Capri, nell’attuale Marina Grande. Un mondo meraviglioso, denso di storia e leggende, si spalanca agli occhi dei due giovani esploratori, al colmo dell’emozione. Se l’Eden è mai stato su questa terra, una delle probabili collocazioni è senz’altro l’isola di Capri di quell’epoca: quella di oggi, purtroppo, solo un pallido e diabolico fantasma di allora. Del mio primo analogo sbarco – fanciullino, decenni or sono, conservo memoria di vedute stupende, di profumi, colori e sapori fantastici, e dell’acqua marina che invitava al berla per penetrare le delizie di quel mondo, marino e terrestre. Un paradiso andato distrutto nel gorgo degli anni e nella protervia ottusa dell’homo sapiens dei nostri giorni.

Poco tempo dopo lo sbarco, una comitiva di sei persone: Kopisch, 27nne prussiano, letterato e pittore, e l’amico Fries; l’oste notaio - misteri di quei tempi, come il barbiere cerusico! - e albergatore, Giuseppe Pagano, proprietario di una locanda che diverrà famosa per gli ospiti celebri che vi passeranno; un suo figlio dodicenne; il marinaio Angelo Ferraro e l’asinaio Michele Furerico, rematori, si avviano di buon’ora per una gitarella che passerà alla storia. E già la sera precedente, al manifestarsi del progetto, gli eroi assaggiano la forte opposizione della famiglia Pagano, il fratello canonico in prima fila, per motivi religiosi. Da tempo immemorabile la grotta viene considerata antro di Satana – chiamata dai locali Grotta del Diavolo -, e sui misfatti di questi contro i curiosi girano innumerevoli dicerie. Risultato di questa credenza: l’interno della grotta non è mai stato esplorato!

Giunti l’indomani sul luogo, ecco i capresi del gruppo presi dalle paure di sempre. Prima a entrare nella grotta sarà la tinozza in cui arde un fuoco, oltre che per far luce per fugare eventuali dannati e demoni connessi. Dietro, in altra tinozza, Angelo che spinge il fuoco. A seguire i magnifici tre, ma solo Kopisch s’inoltra mentre gli altri due restano fuori e soltanto quando la voce interna li chiama incoraggiante, vi ritornano. Il fascino del primo impatto sarà tale che i due pittori, tornati a prendere l’occorrente, disegneranno schizzi per immortalare la caverna. Iniziano poi a esplorarne i camminamenti e i temerari avranno modo di perdersi allo spengersi della lanterna e subire altre paure. Escono, infine, tutti per completare il giro dell’isola, e rischieranno la vita per il mare fattosi grosso. August la battezzerà per sempre “Azzurra”. Con questa scoperta iniziò la grande fortuna di Capri, che entrò di diritto da comprimaria nel Grand Tour ottocentesco e sarà visitata da un numero sterminato di persone, come ancor oggi accade.

Lo stile non denota l’origine ottocentesca e l’opera non ha momenti speciali ma è una cronaca puntuale di tutto ciò che accadde, dalla progettazione dell’impresa al suo compimento, e sugli eventi successivi alla storica giornata. La prima pubblicazione di questo libro è del 1838 a Berlino, nel frattempo la Grotta Azzurra è già esplosa all’interesse del mondo. È innegabile dover riconoscere all’uomo un’importanza eccezionale: chi può dire quanti altri anni sarebbero trascorsi prima che la rivelazione avvenisse? Il primato di August viene contestato, ma Kopisch è stato prima di Axel Munthe (1857-1949), Norman Douglas (1868-1952), Edwin Cerio (1870-1960), Raffaele La Capria (1922), e via dicendo. Fattor comune di questi illustri nomi è la longevità: che l’aria di Capri abbia anche questo miracoloso potere?

Ernst Fries realizzerà, il 18 agosto 1826, il primo disegno dettagliato, giunto a noi, della Grotta Azzurra. August Kopisch (1799–1853), arrivato in Italia nel 1823, vi rimarrà per cinque anni, visitandola in gran parte e sostando a lungo a Napoli. La città gli piacerà molto e lascerà una raccolta di poesie - “Agrumi” (1838) – di ispirazione dai canti popolari dei luoghi toccati. Tradurrà anche la “Divina Commedia” in tedesco nel 1842.

                        

August Kopisch:LA SCOPERTA DELLA GROTTA AZZURRA

traduzione di Alberto Geremicca

prefazione di Francesco Durante

INTRA MOENIA, 2016 – pp. 96 - € 9,90

(Marzo 2019)

"Una legge per i matti: quarantanni dopo Basaglia". Presentati i Colloqui di Salerno a cura di Vincenzo Esposito e Francesco G. Forte

 

di Claudia Bonasi

 

Presentata al Comune di Salerno la prima sessione dei "Colloqui di Salerno", a cura di di Vincenzo Esposito, Laboratorio di Antropologia "Annabella Rossi" Dispac-Unisa e Francesco G. Forte, editore Oèdipus, dedicati quest'anno a Franco Basaglia. I numerosi eventi di "Una legge per i matti: 40 anni dopo Basaglia" si terranno da giovedì 21 a giovedì 28 febbraio in diverse location tra l'Università degli studi di Salerno e Salerno città.Alla conferenza stampa hanno preso parte anche l'assessore comunale alle Politiche giovanili e all'Innovazione, Mariarita Giordano e Renato Dentoni Litta, direttore dell'Archivio di Stato di Salerno.

L'Italia è stato uno dei Paesi pionieri nell'ambito della salute mentale. Il merito va a Franco Basaglia, psichiatra veneto che, a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta del secolo scorso, prima a Gorizia e poi a Trieste, ha messo in pratica un ideale: chiudere i manicomi. Su queste esperienze - e sul fermento sociale e culturale generato - sono state poste le basi per la legge che porta il suo nome, la Legge 180, approvata dal Parlamento il 13 maggio 1978.

La legge era innovativa per l'epoca e proponeva una serie di servizi alternativi ai manicomi: dai Dipartimenti ai Centri di salute mentale ai Servizi psichiatrici di diagnosi e cura. L'Italia dava vita a una vera e propria rivoluzione antropologica e culturale.

Nel 2018 ricorreva il quarantennale dell'approvazione della legge che si presentò come la "misura legislativa" di un movimento culturale, sociale e politico che, sancendo la chiusura di quei luoghi di contenzione antiumani che furono i manicomi - per sincerarsene basta rileggere L'altra verità. Diario di una diversa di Alda Merini - sfociò in uno dei momenti più alti e felici per la democrazia italiana. Così in Italia, a partire da quel profondo rinnovamento scaturito nella riflessione psichiatrica sui temi della normalità e della follia, si radicò una più consapevole partecipazione democratica alla vita sociale e culturale dei cittadini, degli intellettuali, degli operatori sanitari, degli uomini di cultura. Una stagione che fu segnata dall'accresciuta attenzione per la diversità e per la qualità delle relazioni umane.

 

Colloqui di Salerno 2018

a cura di Vincenzo Esposito e Francesco G. Forte

UNA LEGGE PER I MATTI: QUARANT'ANNI DOPO BASAGLIA

Fisciano/Salerno, 21-28 febbraio 2019

 I Sessione

 Giovedì 21 febbraio 2019

ore 10:00-13:00 - Fisciano, Università degli Studi di Salerno, Aula dei Consigli, DISPAC-Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale.

Da Gorizia a Trieste. Psichiatria e temperie culturale nell'Italia pre e post basagliana: Incontro con Peppe dell'Acqua, psichiatra, scrittore, editore e docente universitario, a cura di Vincenzo Esposito, antropologo, Dispac-UNISA.

ore 16:00-19:00 - Archivio di Stato di Salerno, Salone Bilotti.

Inaugurazione della mostra Carte da slegare: Documenti ed immagini dell'Archivio di Stato di Salerno a quarant'anni dalla legge Basaglia, a cura di Salvatore Amato. Intermezzo musicale di Matteo Cantarella

21 febbraio-30 maggio 2019

 Lunedì 25 febbraio 2019

ore 10:00-13:00 - Fisciano, Università degli Studi di Salerno, Aule delle Lezioni, DISPAC-Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale.

FFF-Film, Fotografie, Follia: Ricordare Basaglia per immagini, selezione curata da Vincenzo Esposito con la collaborazione di Pasquale Iaccio.

ore 16:00-19:00 - Salerno, Palazzo di Città, Salone del Gonfalone

Psichiatria, salute, cultura e democrazia in Campania, in Italia, in Europa. Tavola rotonda con la partecipazione di Giordana Charuty, antropologa, Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris – F; Giulio Corrivetti, psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale ASL Salerno; Roberto Beneduce, psichiatra e antropologo, UNITO. Coordina Ugo Vuoso, antropologo, UNISA e ASL Napoli. Intermezzo musicale di Matteo Cantarella. Letture a cura di Francesco G. Forte. Legge Margherita Rago.

 Martedì 26 febbraio 2019

ore 10:00 Fisciano, Università degli Studi di Salerno, Aula della Lauree Gabriele De Rosa DISPS-Dipartimento degli Studi Politici e Sociali.

La legge Basaglia in Campania: presentazione del volume Primavera 180 di Teresa Capacchione, psichiatra e collaboratrice di Sergio Piro, direttore dell'ospedale psichiatrico di Materdomini-Nocera Superiore (ed. Sensibili alle foglie, Roma, 2018). Interverranno con l'autrice, i proff. Mauro Cozzolino, psicologo, Disuf-UNISA; Francesco Piro, storico della filosofia, Disuf-UNISA; Roberto Beneduce, psichiatra e antropologo, UNITO.

ore 12,30 Fisciano, Università degli Studi di Salerno, Aula della Lauree Gabriele De Rosa DISPS-Dipartimento degli Studi Politici e Sociali.

Psichiatria, salute, cultura e democrazia in Campania, in Italia, in Europa: Tavola rotonda con la partecipazione di Giordana Charuty, antropologa, Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris – F; Giulio Corrivetti, psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale ASL Salerno; Roberto Beneduce, psichiatra e antropologo, UNITO. Coordina Ugo Vuoso, antropologo, UNISA e ASL Napoli.

ore 16:00-19:00 - Salerno, Palazzo di Città, Salone del Gonfalone.

I fantasmi sono fulmidabbili: Presentazione del volume Il diario di pietra. N.O.F 4. I fantasmi sono fulmidabbili dopo la sua seconda apparizione prende sembianze umane di Alessandra Cotoloni, scrittrice (ed. Il Papavero, Manocalzati 2018). Ne parlano con l'autrice Donatella De Bartolomeis, editrice; Stefania Sementa, psicologo clinico - Ser. D. ASL Avellino. Coordina Antonio Severino, antropologo UNISA. Letture a cura di Francesco G. Forte.

 Mercoledì 27 febbraio 2019

ore 10:00 - Fisciano, Università degli Studi di Salerno, Aula dei consigli Vittorio Foa DISPS-Dipartimento degli Studi Politici e Sociali

I fantasmi sono fulmidabbili: Presentazione del volume Il diario di pietra. N.O.F 4. I fantasmi sono fulmidabbili dopo la sua seconda apparizione prende sembianze umane di Alessandra Cotoloni, scrittrice (ed. Il Papavero, Manocalzati 2018). Ne parlano con l'autrice Donatella De Bartolomeis, editrice; Stefania Sementa, psicologo clinico - Ser. D. ASL Avellino. Coordina Antonio Severino, antropologo UNISA.

(Febbraio 2019)

PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SALVATORE CERINO"
 
 
(Dicembre 2018)

Il tempo del vino e delle rose

Caffè letterario

piazza Dante 44/45, Napoli

Info 081 014 5940

 

Domenica, 25 novembre, ore 10:30, per la Rassegna "La poesia al tempo del vino e delle rose" verranno presentati i volumi

di Vincenzo Mascolo, "Q. e l'allodola" (ed. Mursia) in dialogo con Francesco Filia,

e di Bernardo De Luca, "Misura" (ed. Lietocolle) in dialogo con Giuseppe Liberti.
Vincenzo Mascolo, nato a Salerno, vive a Roma. Ha pubblicato Il pensiero originale che ho commesso (Edizioni Angolo Manzoni, 2004), Scovando l’uovo (appunti di bioetica) (LietoColle, 2009) e Q. e l’allodola (Mursia, 2018). Dal 2006 è il curatore di Ritratti di poesia, manifestazione promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale.
Bernardo De Luca (1986) è nato a Napoli. Ha pubblicato i libri di poesie Gli oggetti trapassati (d’if, 2014) e Misura (Lietocolle-Pordenonelegge). È dottore di ricerca in Filologia moderna e ha curato l’edizione critica e commentata di Foglio di via e altri versi di Franco Fortini (Quodlibet, 2018). Ha collaborato all’Atlante della letteratura italiana (Einaudi, 2012) e scritto saggi sulla poesia del secondo novecento.

(Novembre 2018)

COLPISCI  IL  TUO  CUORE, di Amélie Nothomb

 

di Luigi Alviggi

 

Profondo e toccante questo romanzo, decisamente una rassegna di personaggi esulanti dalla normalità pur senza essere fuori dall’universo “non patologico”. Sentimenti comuni sfociano in inasprimento, desolante per chi ne è bersaglio nell’incoscienza di chi li stravolge. Amélie Nothomb (Giappone, 1967), scrittrice belga pluripremiata, da giovane ha seguito in giro, in Oriente, il padre diplomatico. Il libro, del 2017, è il suo 26° romanzo, tutti pubblicati in Italia da Voland. Incisivo l’approccio, asciutto il registro, serrato il ritmo e brevi i capitoli. La foto in copertina raffigura l’Autrice oggi.


Marie, splendida diciannovenne, primeggia nella città e crede in uno splendido futuro che concederà tutto il sognato: l’invidia di quante la circondano è motivo di pazza gioia. Olivier è il ragazzo più ambito del posto e i due si innamorano perdutamente. Si mettono insieme, ma ecco l’enorme primo inciampo della vita. Resta incinta e, pur subito sposi, non ha tempo di preparare il matrimonio vagheggiato, né se la sente di diventare madre così giovane. Con i vent’anni arriva Diane, bella ancor più della madre, Marie inizia a sentirsi in ombra e si scatena gelosia incontrollabile verso la bimba. Solo la nonna capisce l’antagonismo assurdo della figlia per la nipote. Non è neanche matrigna cattiva: la figlia non esiste e lascia l’onere a marito e servitù. Per scuoterla, Olivier le offre di occuparsi della contabilità della farmacia. La vita della moglie muta, ma ancor più quella di Diane affidata alla nonna. Si schiude un paradiso di coccole: i nonni le concedono l’affetto mai ricevuto. Il secondo figlio, Nicolas, stupisce Diane perché la madre non si mostra gelosa: essere maschio gli risparmia la condanna del confronto.

Con l’arrivo della terza figlia, Célia, nulla cambia per Nicolas ma Marie mostra una adorazione verso lei che fa crollare il castello mentale di Diane. Chiede alla nonna di vivere con loro, la madre non obietta e il padre, che nulla ha compreso, si adegua. Ritornerà nei fine settimana ma lo sconforto continua a crescere. Undicenne, Diane non scappa dinanzi ad un camion che le viene addosso e, in ospedale, ha la fortuna di incontrare un medico, sua svolta di vita, che ne smorza la ripulsa verso di questa.

Al liceo conosce Élisabeth Queen che l’attira, e ne diviene amica. I genitori l’accolgono benissimo. Con la morte dei nonni in un incidente stradale, resta in coma una settimana. Al risveglio ritrova il medico favoloso che le dice che i Queen sono disposti a ospitarla e lì va a vivere. Si iscriverà a medicina. Il primo amore svanirà presto, il subbuglio interno la rende instabile. Laureatasi, sceglie cardiologia e conosce Olivia, ricercatrice. Forse, nella quarantenne, concretizza la madre mai avuta. Questa la rivede solo dopo dieci anni, in occasione della fuga da casa di Célia che le ha lasciato la figlia Suzanne. Parlano come non mai e Diane scopre che la madre non realizza affatto le colpe di cui si è macchiata. Le figlie sono state vittime di un sommo narcisismo con diversi sbocchi: l’invidia per Diane, la proiezione all’esterno per Célia. Questa ha compreso il male che avrebbe potuto arrecare alla piccola se avesse percorso il cammino materno e perciò fugge. Con la nipote, forse, la madre potrà essere quello che mai è stata.

Diane si dedica a Olivia per farle prendere l’abilitazione a ordinario. Due anni di lavoro disperatissimo che non la faranno respirare, ma è l’appiglio che aiuta a superare l’inferno infantile. Olivia consegue l’abilitazione con lode. Si squarcia, però, l’infatuazione e Diane vede l’idolo nella vera veste. Invitata a casa, ne conosce il marito Stanislas, grande matematico ma autistico, e la figlia Mariel, dodicenne che ne dimostra otto. Mariel è lei stessa, infognata in una situazione addirittura peggiore.  Verso lei vuole attuare ogni azione per capovolgere il dramma che vede ripetersi. Con una madre sempre al lavoro e un padre sempre silenzioso, immagina cosa potrà diventare: non ha amici, soffre di paure immotivate, e va male a scuola. La dedizione si sposta da madre a figlia, e la gelosia di Olivia arriva presto. Diane sceglie allora di lasciare l’università e una vita senza Olivia, gran bene, ma anche senza Mariel, gran dolore.

Toccato il fondo si può solo risalire. Affiora una Diane spinta al contatto familiare. Diversa, vede in modo nuovo i contrasti, anni prima insanabili. Cardiologa, vive sola per scelta e vede assopirsi i tormenti degli anni migliori. Ma ancora due eventi, uno tragico, l’altro piacevole, ne sconvolgeranno il percorso. Quest’ultimo le aprirà la porta della vera vita nuova che la lascerà soddisfatta per le scelte fatte nell’arduo cammino verso la scoperta di chi veramente sia.

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Amélie NOTHOMB:  Colpisci il tuo cuore (traduzione di Isabella Mattazzi) Voland, 2018 – pp. 128 - € 15,00.

(Ottobre 2018)

Buongiorno mezzanotte, torno a casa

 

Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario - piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940

Mercoledì 18 luglio, ore 20:30, Lisa Ginzburg presenta il suo nuovo libro "Buongiorno mezzanotte, torno a casa" (Italosvevo Edizioni).
Dialogheranno con l'autrice, Silvio Perrella  e Davide d'Urso.
Una riflessione sull’esilio e su un desiderio di ritorno che non vuole avverarsi. Che parla di quanti vivono lontano, e non riescono a tornare.
E di tutti gli altri, che in un tempo sobillato da un inconsistente vuoto, sentono di voler tornare a casa, in una casa che però non c’è più.
C’è una linea che lega i percorsi di Anna Maria Ortese, Nikolaj Gogol’, James Joyce o Jean Rhys quando, lontani dalla propria terra, si confrontavano con la scrittura e la creatività.
Di questi precedenti si puntella il percorso di una scrittrice italiana residente all’estero, nel tentativo di venir fuori dal dilemma mentale di cui si sente prigioniera: voler ritornare, ma senza riuscirci. Una riflessione particolarmente significativa in un mondo ossessionato da un’unicità geografica costruita con l’idea di non dover mai perdere l’orientamento. Ma il rischio, ormai, è che dovunque ci si trovi, non ci sia più alcun luogo in cui poter tornare.

(Luglio 2018)

STORIE DI CERAMICA
 
 
(Giugno 2018)

L’esilio della bellezza

 

di Gabriella Pagnotta

 

Qual è il valore del limite oggi? I limiti sono qualcosa da temere, da mantenere, da costruire o da superare?

Nel tempo, il concetto di limite si è modificato e molti confini fisici e intellettuali sono crollati, non solo luoghi lontani sono diventati vicini ma anche i misteri della natura sono stati indagati e svelati; molte libertà sono state conquistate e ponti costruiti, ma, nello stesso tempo, tanti dogmi e tabù si sono rafforzati e nuove forme di limiti sono state imposte con la violenza.

Un atteggiamento di eccessiva fiducia nei poteri della razionalità, la poderosa arma che tutto spiega e risolve, ha contraddistinto il pensiero occidentale: ci si è affidati al filo della ragione per liberarsi dalle forze animalesche che vivono nei meandri labirintici nascosti in ognuno di noi. Contro le illusioni delle sensazioni soggettive, l’intelletto ha messo in guardia dalle passioni che ingannano e ha invitato a credere solo nel cogito che controlla, afferra e domina tutto. E così è calato il silenzio su tutte quelle dimensioni esperienziali che sfuggono alla presa della ragione sistematizzante. Un atteggiamento dicotomico caratterizza il nostro modo di essere e pensare: ragione-sogno, logos-pathos, oggettività-soggettività… come se noi dovessimo scegliere tra l’uno o l’altro e mantenere la scelta costantemente in tutta la nostra esistenza. Alte barriere sono state erette all’interno di ognuno di noi, spingendoci ad osservare la realtà con uno sguardo parziale,  barriere che ci hanno separato da noi stessi e dagli altri. Contro la pretesa di autosufficienza del cogito cartesiano, pensatori, come il filosofo Bataille, insorgono per portare “la passione nell’intellettualità”, per smascherare la presunta sicurezza di un Io che non è padrone nemmeno in casa propria. La razionalità, di cui avremmo dovuto fidarci, con la quale avremmo dovuto spiegare il mondo attraverso un “discorso” logico e consequenziale, appare ora manchevole, incompleta, nuda come i milioni di Ebrei nei campi di concentramento. Può la ragione rendere conto di tale manifestazione del non-senso e dell’orrore?

Il soggetto di Bataille è un essere integrale, immerso nell’esistenza “come acqua in mezzo alle acque”, che accetta la sua finitudine, imperfezione,  negatività, incompiutezza e impossibilità, i limiti del sapere e dell’esistenza. Il nuovo Io ferito, senza certezze né ripari, un Io che non nega nulla, volge il suo sguardo verso l’Altro, sguardo che scopre la bellezza, scevra dalle rigide leggi di un sistema, legato alla mera produzione di cose e al loro incessante e disperato consumo. Seguendo il pensiero di Bataille, continuando sulla strada da lui tracciata, è la bellezza, figlia della misura e del limite, che dobbiamo recuperare, quella bellezza che Camus aveva visto esiliare e per la quale i Greci avevano preso le armi: “la nostra Europa, lanciata alla conquista della totalità, è figlia della dismisura. Essa nega la bellezza come nega tutto quello che non esalta. E, per quanto in modo diverso, esalta una sola cosa: l'impero futuro della ragione1.  

 

Se fossi albero tra gli alberi o gatto tra gli animali,

questa vita avrebbe un senso

perché farei parte del mondo.

Io sarei quel mondo, al quale mi oppongo ora con tutta la mia coscienza…

 Questa ragione tanto inconsistente

 è quella che mi pone contro tutta la creazione2.

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 1  A. Camus, L’estate e altri saggi solari, Bompiani, Milano 2013.

2 A. Camus, Il mito di Sisifo, in Opere. Romanzi, racconti, saggi, Bompiani, Milano 2003.

(Maggio 2018)

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