NEWS

 SONETTI PER IMMAGINI di Nino Velotti   di Nicola Garofano    Verrà presentato, domenica 5 marzo a Pompei (NA) presso il Pompeilab (Via Astolelle,...
continua...
Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   Gli Ipocriti AL TEATRO DIANA     Al teatro Diana, da mercoledì 27 aprile, “Gli Ipocriti” presenta...
continua...
Medicina ieri e oggi   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che per televisione passava la pubblicità del “Già fatta? Pic indolor, l’ago niente male”, che...
continua...
Andiamo aTeatro a cura di Marisa Pumpo Pica   AL TEATRO DIANA “STORIE DI CLAUDIA”   Da mercoledì 24 febbraio fino al 6 marzo, Claudia Gerini in:...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   2017: il discorso agli Ateniesi, rivisitato A Pericle (“circondato dalla gloria”), nato circa 500 anni a.C.,...
continua...
L’intramontabile fascino della dieta mediterranea   di Laura Coluccio *   Maggio e giugno, antichi nemici della tavola e grandi amici di diete e...
continua...
All’asilo dalle suore   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che Enrico si trovava davanti a quel muro scrostato, non poteva fare a meno di fermarsi e...
continua...
INCONTRI AL TRAMONTO   (Giugno 2017)
continua...
TANGO DOWN di Gianluca Durante Caccia all’assassino   di Marisa Pumpo Pica     Presso l'Oratorio dell'Arciconfraternita, a Vietri sul Mare, si è...
continua...
Un gioiellino sconosciuto: S. Maria della Purità dei Notai   di Antonio La Gala   Via Salvator Rosa, dopo l'incrocio con Via Battistello...
continua...

COLPISCI  IL  TUO  CUORE, di Amélie Nothomb

 

di Luigi Alviggi

 

Profondo e toccante questo romanzo, decisamente una rassegna di personaggi esulanti dalla normalità pur senza essere fuori dall’universo “non patologico”. Sentimenti comuni sfociano in inasprimento, desolante per chi ne è bersaglio nell’incoscienza di chi li stravolge. Amélie Nothomb (Giappone, 1967), scrittrice belga pluripremiata, da giovane ha seguito in giro, in Oriente, il padre diplomatico. Il libro, del 2017, è il suo 26° romanzo, tutti pubblicati in Italia da Voland. Incisivo l’approccio, asciutto il registro, serrato il ritmo e brevi i capitoli. La foto in copertina raffigura l’Autrice oggi.


Marie, splendida diciannovenne, primeggia nella città e crede in uno splendido futuro che concederà tutto il sognato: l’invidia di quante la circondano è motivo di pazza gioia. Olivier è il ragazzo più ambito del posto e i due si innamorano perdutamente. Si mettono insieme, ma ecco l’enorme primo inciampo della vita. Resta incinta e, pur subito sposi, non ha tempo di preparare il matrimonio vagheggiato, né se la sente di diventare madre così giovane. Con i vent’anni arriva Diane, bella ancor più della madre, Marie inizia a sentirsi in ombra e si scatena gelosia incontrollabile verso la bimba. Solo la nonna capisce l’antagonismo assurdo della figlia per la nipote. Non è neanche matrigna cattiva: la figlia non esiste e lascia l’onere a marito e servitù. Per scuoterla, Olivier le offre di occuparsi della contabilità della farmacia. La vita della moglie muta, ma ancor più quella di Diane affidata alla nonna. Si schiude un paradiso di coccole: i nonni le concedono l’affetto mai ricevuto. Il secondo figlio, Nicolas, stupisce Diane perché la madre non si mostra gelosa: essere maschio gli risparmia la condanna del confronto.

Con l’arrivo della terza figlia, Célia, nulla cambia per Nicolas ma Marie mostra una adorazione verso lei che fa crollare il castello mentale di Diane. Chiede alla nonna di vivere con loro, la madre non obietta e il padre, che nulla ha compreso, si adegua. Ritornerà nei fine settimana ma lo sconforto continua a crescere. Undicenne, Diane non scappa dinanzi ad un camion che le viene addosso e, in ospedale, ha la fortuna di incontrare un medico, sua svolta di vita, che ne smorza la ripulsa verso di questa.

Al liceo conosce Élisabeth Queen che l’attira, e ne diviene amica. I genitori l’accolgono benissimo. Con la morte dei nonni in un incidente stradale, resta in coma una settimana. Al risveglio ritrova il medico favoloso che le dice che i Queen sono disposti a ospitarla e lì va a vivere. Si iscriverà a medicina. Il primo amore svanirà presto, il subbuglio interno la rende instabile. Laureatasi, sceglie cardiologia e conosce Olivia, ricercatrice. Forse, nella quarantenne, concretizza la madre mai avuta. Questa la rivede solo dopo dieci anni, in occasione della fuga da casa di Célia che le ha lasciato la figlia Suzanne. Parlano come non mai e Diane scopre che la madre non realizza affatto le colpe di cui si è macchiata. Le figlie sono state vittime di un sommo narcisismo con diversi sbocchi: l’invidia per Diane, la proiezione all’esterno per Célia. Questa ha compreso il male che avrebbe potuto arrecare alla piccola se avesse percorso il cammino materno e perciò fugge. Con la nipote, forse, la madre potrà essere quello che mai è stata.

Diane si dedica a Olivia per farle prendere l’abilitazione a ordinario. Due anni di lavoro disperatissimo che non la faranno respirare, ma è l’appiglio che aiuta a superare l’inferno infantile. Olivia consegue l’abilitazione con lode. Si squarcia, però, l’infatuazione e Diane vede l’idolo nella vera veste. Invitata a casa, ne conosce il marito Stanislas, grande matematico ma autistico, e la figlia Mariel, dodicenne che ne dimostra otto. Mariel è lei stessa, infognata in una situazione addirittura peggiore.  Verso lei vuole attuare ogni azione per capovolgere il dramma che vede ripetersi. Con una madre sempre al lavoro e un padre sempre silenzioso, immagina cosa potrà diventare: non ha amici, soffre di paure immotivate, e va male a scuola. La dedizione si sposta da madre a figlia, e la gelosia di Olivia arriva presto. Diane sceglie allora di lasciare l’università e una vita senza Olivia, gran bene, ma anche senza Mariel, gran dolore.

Toccato il fondo si può solo risalire. Affiora una Diane spinta al contatto familiare. Diversa, vede in modo nuovo i contrasti, anni prima insanabili. Cardiologa, vive sola per scelta e vede assopirsi i tormenti degli anni migliori. Ma ancora due eventi, uno tragico, l’altro piacevole, ne sconvolgeranno il percorso. Quest’ultimo le aprirà la porta della vera vita nuova che la lascerà soddisfatta per le scelte fatte nell’arduo cammino verso la scoperta di chi veramente sia.

____________

Amélie NOTHOMB:  Colpisci il tuo cuore (traduzione di Isabella Mattazzi) Voland, 2018 – pp. 128 - € 15,00.

(Ottobre 2018)

Buongiorno mezzanotte, torno a casa

 

Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario - piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940

Mercoledì 18 luglio, ore 20:30, Lisa Ginzburg presenta il suo nuovo libro "Buongiorno mezzanotte, torno a casa" (Italosvevo Edizioni).
Dialogheranno con l'autrice, Silvio Perrella  e Davide d'Urso.
Una riflessione sull’esilio e su un desiderio di ritorno che non vuole avverarsi. Che parla di quanti vivono lontano, e non riescono a tornare.
E di tutti gli altri, che in un tempo sobillato da un inconsistente vuoto, sentono di voler tornare a casa, in una casa che però non c’è più.
C’è una linea che lega i percorsi di Anna Maria Ortese, Nikolaj Gogol’, James Joyce o Jean Rhys quando, lontani dalla propria terra, si confrontavano con la scrittura e la creatività.
Di questi precedenti si puntella il percorso di una scrittrice italiana residente all’estero, nel tentativo di venir fuori dal dilemma mentale di cui si sente prigioniera: voler ritornare, ma senza riuscirci. Una riflessione particolarmente significativa in un mondo ossessionato da un’unicità geografica costruita con l’idea di non dover mai perdere l’orientamento. Ma il rischio, ormai, è che dovunque ci si trovi, non ci sia più alcun luogo in cui poter tornare.

(Luglio 2018)

STORIE DI CERAMICA
 
 
(Giugno 2018)

L’esilio della bellezza

 

di Gabriella Pagnotta

 

Qual è il valore del limite oggi? I limiti sono qualcosa da temere, da mantenere, da costruire o da superare?

Nel tempo, il concetto di limite si è modificato e molti confini fisici e intellettuali sono crollati, non solo luoghi lontani sono diventati vicini ma anche i misteri della natura sono stati indagati e svelati; molte libertà sono state conquistate e ponti costruiti, ma, nello stesso tempo, tanti dogmi e tabù si sono rafforzati e nuove forme di limiti sono state imposte con la violenza.

Un atteggiamento di eccessiva fiducia nei poteri della razionalità, la poderosa arma che tutto spiega e risolve, ha contraddistinto il pensiero occidentale: ci si è affidati al filo della ragione per liberarsi dalle forze animalesche che vivono nei meandri labirintici nascosti in ognuno di noi. Contro le illusioni delle sensazioni soggettive, l’intelletto ha messo in guardia dalle passioni che ingannano e ha invitato a credere solo nel cogito che controlla, afferra e domina tutto. E così è calato il silenzio su tutte quelle dimensioni esperienziali che sfuggono alla presa della ragione sistematizzante. Un atteggiamento dicotomico caratterizza il nostro modo di essere e pensare: ragione-sogno, logos-pathos, oggettività-soggettività… come se noi dovessimo scegliere tra l’uno o l’altro e mantenere la scelta costantemente in tutta la nostra esistenza. Alte barriere sono state erette all’interno di ognuno di noi, spingendoci ad osservare la realtà con uno sguardo parziale,  barriere che ci hanno separato da noi stessi e dagli altri. Contro la pretesa di autosufficienza del cogito cartesiano, pensatori, come il filosofo Bataille, insorgono per portare “la passione nell’intellettualità”, per smascherare la presunta sicurezza di un Io che non è padrone nemmeno in casa propria. La razionalità, di cui avremmo dovuto fidarci, con la quale avremmo dovuto spiegare il mondo attraverso un “discorso” logico e consequenziale, appare ora manchevole, incompleta, nuda come i milioni di Ebrei nei campi di concentramento. Può la ragione rendere conto di tale manifestazione del non-senso e dell’orrore?

Il soggetto di Bataille è un essere integrale, immerso nell’esistenza “come acqua in mezzo alle acque”, che accetta la sua finitudine, imperfezione,  negatività, incompiutezza e impossibilità, i limiti del sapere e dell’esistenza. Il nuovo Io ferito, senza certezze né ripari, un Io che non nega nulla, volge il suo sguardo verso l’Altro, sguardo che scopre la bellezza, scevra dalle rigide leggi di un sistema, legato alla mera produzione di cose e al loro incessante e disperato consumo. Seguendo il pensiero di Bataille, continuando sulla strada da lui tracciata, è la bellezza, figlia della misura e del limite, che dobbiamo recuperare, quella bellezza che Camus aveva visto esiliare e per la quale i Greci avevano preso le armi: “la nostra Europa, lanciata alla conquista della totalità, è figlia della dismisura. Essa nega la bellezza come nega tutto quello che non esalta. E, per quanto in modo diverso, esalta una sola cosa: l'impero futuro della ragione1.  

 

Se fossi albero tra gli alberi o gatto tra gli animali,

questa vita avrebbe un senso

perché farei parte del mondo.

Io sarei quel mondo, al quale mi oppongo ora con tutta la mia coscienza…

 Questa ragione tanto inconsistente

 è quella che mi pone contro tutta la creazione2.

___________

 1  A. Camus, L’estate e altri saggi solari, Bompiani, Milano 2013.

2 A. Camus, Il mito di Sisifo, in Opere. Romanzi, racconti, saggi, Bompiani, Milano 2003.

(Maggio 2018)

E  POI ... Rio, inferno e paradiso

di Raffaele Calafiore

 

di Luigi Alviggi

 


Copacabana, Ipanema, sono nomi che rievocano immagini prestigiose di feste e baldoria racchiusi nella mente di ciascuno, specie di chi sa di non poter mai giungere di persona a verificare la reale verità su quanto immaginato. Questo libro è la narrazione del doppio pellegrinaggio di un giovane italiano alla ricerca del diverso nell’esotismo agli antipodi rispetto ai nostri scenari, ma in fondo solo del se stesso smarrito lungo le strade della vita, non saprebbe dire quando. E sono le immagini carezzate nella mente a convincerlo che quei luoghi possano essere il posto dove troverà la possibilità di realizzare i sogni migliori. Vi è già stato sei anni prima per qualche mese e nessuna città quanto Rio presenta due facce opposte, paradiso delle feste, della baraonda, del sesso facile, della policromia di gente e luoghi, e inferno della miseria, delle favelas, della droga, della prostituzione, della violenza pubblica e privata. Inferno e paradiso sono racchiusi nelle cento facce della metropoli, ove la tristezza sopravanza sempre l’allegria di facciata. Nel testo gli scorci narrativi dei due soggiorni si alternano.

La prima volta è la fuga di un trentenne stufo di quel che è - moglie, lavoro, problemi - e in cerca di liberazione dal presente: vuole una nuova vita, fresco di divorzio e licenziamento, libero sotto ogni profilo. Assapora il diverso che appare migliore, poi l’amore paterno, arrivato per caso, rifinisce l’opera legandolo fin troppo al nuovo ambiente.

Un’aggressione di delinquenti lo lascia moribondo a terra, ed è un bimbo di sei anni, Luisinho, passando di lì, a salvarlo, convincendo la sua banda al soccorso. Bimbo cresciuto alla strada, un menino de rua, e dunque più adulto dell’uomo malridotto: un capetto, con i gradi conquistati con durezza. Aiutato, l’uomo si riprende e si affeziona al salvatore, compatendone la misera condizione. Un giorno gli molla uno schiaffo: l’errore peggiore che può commettere. Il bimbo perde il prestigio conquistato tra “bambini” maggiori solo d’età. E Luisinho non può far altro che seguirlo, quando lascia il gruppo, spinto però anche da sincero affetto. Il bambino parte male, non sa leggere né scrivere, ma il neopadre è intenzionato ad aiutarlo. Vorrebbe addirittura portarlo in Italia, e tenta le strade legali ma il “figlio” per la sua nazione non esiste. E poi, anche superati gli ostacoli, in patria a lui, separato, non lo darebbero in affido. Iniziano una difficile convivenza per il poco denaro disponibile e per il permesso turistico di soli tre mesi dell’uomo. Poi tutto si complica in modo irreversibile.

L’uomo ritorna dopo sei anni, per sgravarsi del dolore murato dentro, là dove ha provato l’amore più grande, non per una delle donne frequentate ma quello di padre, quello che non è riuscito ad avere in Italia. In fondo è un buon soggetto, perso in un mondo cattivo, e al bimbo amato avrebbe desiderato non capitasse nulla di quanto può dargli il futuro. La città lo accoglie ancora al meglio, illudendo che il tempo si sia riavvolto e tutto possa ricominciare. E su Rio domina il gigantesco Cristo benedicente, un voto di sottomissione fallito per la negligenza dei più:

Sì, il Corcovado. Il Cristo redentore. Il Cristo senza croce. Il Cristo che non so se rappresenti una offesa o una speranza. Il Cristo che domina su Ipanema e Copacabana, che domina sui colli e su tutta Rio... e benedice le favelas.

Sono tentativi di ritrovare se stesso, perdutosi in giravolte vaghe e vane, fino a non capir più cosa va cercando e ciò che davvero vuole. Uno straniero gli abita dentro e l’ultima donna lasciata in Italia ha solo aumentato lo sgomento che lentamente lo distrugge.

Raffaele Calafiore, napoletano, è autore di varie opere letterarie. Ideatore del portale “www.nonsoloparole.com“ è anche titolare della omonima casa editrice. Quest’opera, nata nel 2001, viene riproposta in nuova edizione. La voce narrante in prima persona avvantaggia il libro. L’Autore e il protagonista mutuano il ruolo a vantaggio dell’immediatezza e costruiscono una comune base emotiva che trascina, partecipe, il lettore. Questo ciò che più colpisce nel lavoro. Lo stile, piano e intrigante, la trama scorrevole, i quadri d’azione brevi e significativi, danno particolare vivezza alle vicende. Alla fine, un colpo di fortuna insperato sembra davvero schiudere al protagonista le porte di un avvenire sempre sperato ma mai raggiunto. Così chiude l’Autore la sua breve premessa:

Questo racconto lo dedico a tutti coloro che hanno la voglia ed il coraggio di ricordare. A tutti coloro che vogliono conservare viva la propria memoria, perché senza memoria non si ha presente.

E soprattutto, non si ha futuro!

E la memoria, nonostante tutto è l’unico mezzo per costruire una nostra identità continuativa che, oltre a metterci in grado di assimilare e fronteggiare gli input della vita quotidiana, ci rende ciò che siamo e che si manifesta agli altri, al di fuori del prisma deformante delle aspettative di ciascuno dei tanti che ci osservano.

RAFFAELE CALAFIORE: E poi... - NonSoloParole EDIZIONI, 2016 – pp. 136 - € 12,00.

(Maggio 2018)

Georges Bataille. Vita, personalità e formazione culturale

 

di Gabriella Pagnotta

 

Georges Bataille nasce a Billom nel Puy–de–Dôme il 10 settembre del 1897 da Joseph-Aristide Bataille e Marie-Antoniette Tournadre; ha un fratello, Martial-Alphonse, nato nel 1890. Nella Prefazione a Storia dell’occhio, Bataille racconta della malattia di suo padre, cieco, sifilitico e paralitico, già quando lo aveva concepito. Egli, berretto di cotone in testa, barba grigia a pizzo, malcurata, un gran naso aquilino e immensi occhi incavati, fissi nel vuoto, con l’aiuto del piccolo Georges, scendeva faticosamente dal letto per urinare, mentre i dolori gli strappavano un grido bestiale, facendogli distendere di colpo la gamba piegata, che invano stringeva tra le braccia. Il piccolo Georges guardava la pupilla di suo padre sotto le palpebre, gli occhi bianchi e smarriti. “Ai mali soliti si aggiunse la demenza e sua madre, non reggendo più il peso della situazione, impazzì a sua volta. Una pazzia intermittente, durante la quale tentò di uccidersi due volte e diventò così cupa e violenta da indurre i figli a sospettare che volesse uccidere anche loro”[1]. Si iscrive al liceo di Reims, dove la famiglia si era trasferita, ma a causa del suo comportamento, è costretto a lasciarlo e così ottiene il primo baccalaureato nel liceo di Epernay. Nel 1914 accade un episodio che segnerà indelebilmente la sua vita: allo scoppio della Prima guerra mondiale, mentre il fratello parte per il fronte, Bataille lascia Reims e si trasferisce con la madre a Riom-ès-Montagnes. Il padre, affidato alle cure di una donna di servizio, abbandonato dalla sua famiglia, muore nel 1915, solo, invocando i suoi figli.

Oggi so di essere infinitamente cieco. Come l’uomo «abbandonato» sul globo, come mio padre. Nessuno, in terra o in cielo, si curò dell’angoscia di mio padre in agonia. Comunque, ne sono certo, come sempre lui vi tenne testa. Che «orgoglio tremendo», a tratti, nel sorriso cieco di papà![2]

 

Figura 1, Georges Bataille- WordPress.com

Ricordando il senso di colpa per aver lasciato suo padre nel momento di maggior bisogno, Bataille scrive: “L’ironia è stata la risposta agli orrori. Ma non li ha cancellati. E come poteva?... Avevo pensato di farmi prete per mettere a tacere il rimorso. Ma poi, grazie a Nietzsche, ho capito che non era quella la strada. Sempre grazie a Nietzsche ho finito per convincermi che non c’è scopo nella vita e non c’è scopo nel mondo. E allora mi sono sorpreso a ridere. Ho capito che possiamo reagire all’assurdo che ci domina con una risata definitiva e tragica. Ridiamo come rideremmo davanti a un Crocifisso.”[3] Richiamato alle armi nel 1916, si ammala e viene riformato nel 1917, anno in cui pensa di prendere i voti e farsi frate. Entra, invece, nel 1918, alla Scuola di Chartres, dove conduce molto brillantemente a termine i suoi studi. Perde la fede nel 1920 e, dopo un soggiorno in Spagna, entra nel 1922 alla Biblioteca Nazionale di Francia. Legge Freud e Nietzsche nel 1923. Nel 1924 stringe una profonda amicizia con Michel Leiris attraverso cui entra in contatto con il gruppo surrealista, che si riunisce nello studio del pittore Andrè Masson, in rue Blomet. Nel 1925 segue i corsi di Marcel Mauss con Metraux. Nel 1926 si sottopone a terapia psicoanalitica, grazie alla quale esce da un periodo di depressione e di estrema agitazione interiore. Nello stesso anno scrive l’Anus solaire e inizia la stesura di Histoire de l’oeil. Nel 1928 sposa Sylvia Maklès, dalla quale avrà una figlia, Laurence; pubblica, sotto lo pseudonimo di lord Auch, Histoire de l’oeil con otto litografie non firmate (in realtà di Andrè Masson). A quell'epoca conosce Georges-Henry Rivière e questo incontro porta, nel 1929, alla pubblicazione di «Documents», rivista di alta cultura. È il periodo della sua ostilità ad André Breton ed entra in contatto con quegli esponenti del surrealismo che si allontanano dal movimento: oltre a Leiris e Masson, Baron, Boiffard, Desnos, Limbour, Ribemont- Dessaignes, Vitrac. Ed infatti il Secondo Manifesto del Surrealismo, pubblicato dapprima ne «La Revolution surrealiste», nel 1929, contiene un attacco virulento contro questi ultimi, e conclude con un'aperta denuncia contro Bataille, considerato come un istigatore del nuovo gruppo, gruppo che, in verità, non esistette mai. Tre altri surrealisti, tuttavia, Morise, Queneau, Prévert, si uniscono ai precedenti ed a Bataille (soltanto Masson non partecipò con suoi scritti a questa pubblicazione) per pubblicare, sotto un unico titolo, Un cadavre, e con lo stesso tono del libello detrattivo pubblicato in occasione della morte di Anatole France, una violenta critica a André Breton. Poi, a poco a poco, la maggior parte dei firmatari di questo pamphlet si riconciliano con Breton. «Documents» scompare nel 1931. Bataille aderisce al Cercle communiste démocratique, gruppo antistalinista, che pubblica, dal 1931 al 1934, «La Critique sociale» (direttore: Boris Souvarine). Bataille dedica a questa rivista lunghi studi (La Notion de Dépense, La Strutture psychologique du Fascisme, e in collaborazione con Queneau, La Critique des fondements de la Dialectique hegéliennè). Nel 1934 segue il seminario di Alexandre Kojève sulla Fenomenologia dello spirito di Hegel con Lavan, Queneau, Klossowski, Caillois. Nel 1935 si separa dalla moglie, prende l'iniziativa di un raggruppamento politico di intellettuali, «Contre-Attaque», di cui fa parte anche André Breton, ormai riconciliato con lui. Quando anche questo gruppo si scioglie, Bataille scrive Le Bleu du ciel, poi, essendosi totalmente allontanato insieme ad altri suoi amici dalla politica attiva, dà vita ad una società segreta, il cui fine religioso anti-cristiano, essenzialmente nietzscheiano, si esprime in parte nella rivista «Acéphale» che, dal 1936 al 1939, uscirà quattro volte. Il Collegio di Sociologia, fondato nel marzo del 1936, rappresenta l'aspetto esteriore di questa società segreta di cui tuttavia, non fa parte nessuno dei fondatori (Roger Caillois, Michel Leiris, Jules Monnerot, tutti vecchi partecipanti dell'attività surrealista), salvo Bataille. In questo «Collège», il cui campo di studi è in generale la sociologia «consacrata», si hanno conferenze di Georges Duthuit, Boris Lewitsky, Jean Paulhan. Collegio e società segreta spariscono con la dichiarazione di guerra del 1939. Nel 1940 pubblica L’amitiè sulla rivista “Mesures”, comincia la stesura del Coupable, apparso nel 1944. Nel 1941 comincia a scrivere L'Expérience intérieure (pubblicato nel 1943). Nel 1942, Bataille, colpito da tubercolosi polmonare, deve lasciare la Biblioteca Nazionale e va a stabilirsi a Vézelay, dove soggiorna quasi costantemente fino al 1949, anno in cui rientra nella carriera bibliotecaria (Conservatore della Biblioteca di Carpentras, poi, nel 1951, di quella d'Orleans). Nel 1945 lavora a Le limite de l’utile che rimarrà incompiuto. Risiede a Vézelay quando, nel 1946, fonda la famosa rivista mensile «Critique», alla direzione della quale collaborano Eric Weil e Jean Piel. Intanto ha conosciuto, nel 1941, Maurice Blanchot e, nel 1946, René Char, ai quali lo legano dei sentimenti di una profonda amicizia, cui tiene molto. Pubblica, nel 1949, La Part maudite. Ed è nella scia di questo lavoro, di cui la prima stesura risale al 1930, che si situa L'Erotisme. L'Erotisme riprende, d'altra parte, alcuni temi già sviluppati una prima volta in Lascaux, ou la Naissance de l'Art e nella celebre prefazione a Madame Edwarda. La Littérature et le Mal tende a completare questo ciclo in cui appare una possibilità di rovesciamento e di contestazione dei principi della vita. Nel 1953 inizia la stesura di La souverainetè, in febbraio nuova conferenza al College philosophique (Non-savoir, rire et larmes) su Nietzsche. Scrive il post scriptum a L’experience interieure. Scrive articoli per “Critique”, pubblica il testo della conferenza di febbraio su “Botteghe oscure”. Nel 1957 pubblica da J.-J Pauvert Le bleu du ciel con dedica a Andrè Masson, da Gallimard La litterature et le mal (raccolta di articoli apparsi su “Critique”) e dalle Editions de minuit L’erotisme, dedicato a Michel Leiris. Le sue condizioni di salute si aggravano. Nel 1959 lavora a Les larmes d’Eros che pubblica nel 1961. Muore l’8 luglio del 1962.

(Aprile 2018)

 



[1] O. Guerrieri, Schiava di Picasso, Neri Pozza, Vicenza 2016, p. 8.

[2] G. Bataille, Prefazione a Storia dell’occhio, in Pier Vittorio e associati, Transeuropa, Massa 2011, p. 7

[3] O. Guerrieri, cit. p. 10

Il limite infranto

 

di Gabriella Pagnotta

 

Georges Bataille, filosofo francese del secolo scorso, illumina il nostro tempo con le sue riflessioni profondamente attuali. Le pagine dei suoi libri più famosi, come Il limite dell’utile, La parte maledetta o Il dispendio, rappresentano un tentativo di liberare l’uomo da un atteggiamento improntato alla concorrenza e alla produttività che connota, ormai, vari settori della nostra vita; siamo come parti di un conflitto in cui si lotta per accaparrare quanta più ricchezza possibile. Il culto della crescita illimitata e dello sviluppo è diventato il motore della società: la hybris ha trionfato nei rapporti umani, ordinati dalla razionalità economica e declinati alla luce del progresso. Per gli antichi la hybris è l’atteggiamento di chi, noncurante delle massime iscritte nel tempio di Apollo, γνῶθι σαυτόν,gnòthi seautòn e μηδὲν ἄγαν, medèn àgan, “conosci te stesso” e “niente di troppo”, trascura di riconoscere “la propria finitezza e limitatezza”[1] e il patrimonio della sapienza oracolare delfica. Per Aristotele la hybris è il sentimento dell’eccesso e della superbia; nell’Odissea, è dismisura, eccesso contro la massima delfica del medèn àgan e porta con sé un destino di infelicità. Nell’antichità, quindi, la hybris indica la sfida dell’uomo che si cimenta in imprese che vanno al di là del confine stabilito dagli dei; è sintomo di superamento dei limiti del contingente, è cifra di un’umanità che vuol possedere e sfidare i segreti della natura. Gli eroi greci, che con orgoglio e tracotanza sfidano la propria limitatezza, subiscono la nèmesis, lo sdegno divino che si trasforma in vendetta. Per l’essere umano odierno, la natura non è più l’argine a oltrepassare il limite né una realtà da contemplare, da conservare e difendere; l’economia è diventata il fine dell’esistenza umana e la phronesis, associata al desiderio di agire bene, è stata messa da parte. È ragionevole il comportamento di una razionalità senza limiti “il cui principio di crescita infinita contrasta con la realtà dei limiti del pianeta e il cui principio di opportunità per tutti confligge con la realtà del profitto che moltiplica soltanto se stesso”[2]? George Bataille ci può aiutare a rispondere a questa domanda. Infatti ne Il limite dell’utile sostiene chela produzione industriale moderna eleva il livello medio senza attenuare la disuguaglianza tra le classi”, crea masse di individui in costante competizione tra loro e distrugge i vincoli di solidarietà.[3] L’unico tratto decisivo, per il filosofo francese, è l’accumulazione del capitale nella più grande indifferenza morale, la stessa che consente, come se fosse un fatto del tutto banale, che “un’industria di un paese in guerra fornisse a un paese nemico i prodotti necessari all’armamento…Come gli insetti che continuano a rispondere al loro istinto senza alcun riguardo per i risultati, a volte disastrosi, che ne conseguono.”[4] A questa società, che ha improntato i legami tra gli uomini secondo il principio dell’utile, Bataille contrappone un pensiero della comunità che trova nell’amicizia dell’uomo per l’uomo la cifra di nuovi legami tra gli esseri.

Seguiranno, a breve, ragguagli ed approfondimenti, riguardanti la vita, la personalità e la formazione culturale di Geoges Bataille affinché i nostri lettori  possano cogliere a fondo l’attualità del suo pensiero.

 _____________

[1] G. Reale, Socrate. Alla scoperta della sapienza umana, Milano, Rizzoli 2007, p. 49

[2] Cfr. C. Castoriadis, La cultura dell’egoismo: l’anima umana sotto il capitalismo, Eleuthera, Milano 2014.

[3] G. Bataille, Il limite dell’utile, Adelphi, Milano 2000, p. 74.

[4] Ibidem.

(Marzo 2018)

L’ELEFANTE  E  LA  FORMICA, di  Eleonora  Bellini

 

di Luigi Alviggi

 

 

Questo lavoro rinnova la memoria su Mohandas Gandhi (1869–1948), il Mahatma – grande anima in lingua hindi -, appellativo datogli dal poeta indiano Tagore e preso dalla Upanishad, antico testo religioso, ove indica l’Essere Supremo. L’uomo, piccolo e minuto, fu l’equivalente di un Martin Luther King indiano, eroico apostolo della non violenza, e operò fortemente per l’indipendenza della nazione, proclamata nel 1947 grazie all’azione del Partito Nazionale del Congresso. In esso Ghandi fu attivo e, dopo quasi un secolo da colonia britannica, la “Perla dell’Impero” raggiunse la sospirata libertà. Fu divisa in due stati: l’India, a maggioranza indù, e il Pakistan, a maggioranza musulmana, a dispetto dell’ideale ghandiano che ne auspicava uno. Pochi mesi dopo, il Mahatma fu assassinato da un fanatico religioso indù. Il sottotitolo del libro è “Gandhi nelle lettere del nonno”: la narrazione si articola su lettere scritte dal vecchio Bapu (nonno) Raykhumar al nipote Ghaffar per fargli conoscere le grandi qualità dell’uomo. E Bapu anche veniva chiamato il vecchio Gandhi. Un gruppo di amiche, con la narratrice, riunite a Parigi, conoscono l’avvocato Ghaffar, ormai anziano, e sono introdotte nella vicenda.

Gandhi parte dall’evidenza che il popolo indiano vive povero, sfruttato dagli occupanti, un viceré governa per il re d’Inghilterra. Gli inglesi si arricchiscono pagando pochissimo il lavoro degli indigeni e arrivando al punto di imporre cosa coltivare per massimizzare il proprio profitto. Per tal motivo poco erano seminate piante alimentari e la fame era l’altro grande spettro da debellare. Gandhi usò al massimo la disobbedienza civile, il digiuno e la preghiera per giungere ove le armi non avrebbero portato. Divennero costanti strumenti di lotta e fu più volte imprigionato, ma la non cooperazione dei connazionali con i colonialisti iniziò, pian piano, a dare frutti.

Così Raykhumar, coltivatore d’indaco (per la tintura del cotone), divenuto poi stretto collaboratore del Mahatma - lo contatta nel 1917 per chiedere la cancellazione della “macchia d’indaco”, cioè la miseria cui lui e i compagni di lavoro sono condannati. Fu questa la prima vittoria che Gandhi ottenne nella lotta verso l’indipendenza; altra battaglia saliente fu la marcia del sale, per abolire gli assurdi dazi britannici.

Ad arricchire il testo, oltre i tanti sapienti precetti del maestro, sono riportate leggende che vogliono aprire mente e cuore di chi ascolta a verità profonde e a regole di vita essenziali. L’India era socialmente travagliata, ricca di tabù e severe divisioni sociali. La prima linea d’azione fu lavorare sul fronte interno per abbattere anacronismi non più rispondenti alla realtà di uno stato moderno. Il maggior pregiudizio – definito da Gandhi "il peccato dell'India" - era l'emarginazione totale della casta degli intoccabili: la disuguaglianza per caste, gruppi sociali separati, paralizzava la nazione, ingiustizia capitale senza possibilità di riscatto. Gandhi decise che tale divisione non doveva esistere. Perciò egli stesso ogni mattina svolgeva compiti umili, da sempre riservati agli intoccabili: spazzava rifiuti e puliva gabinetti. Definiva gli intoccabili harijan (figli di Dio).

Eleonora Bellini è autrice di molte opere letterarie sia per adulti che per ragazzi, spaziando dalla poesia alla saggistica. Il registro dell’Autrice è lieve, limpido, piacevole. Per molti versi ben si adatta alla dottrina del Mahatma, ammaestrare pacatamente chi ascolta per indurlo a trovare la strada verso la verità. La narrazione sa rendere il difficile momento storico col quale Gandhi si confrontò, tra connazionali che partivano da zero e un mondo che ignorava la realtà della società indiana. Egli diceva:

«Come un elefante, malgrado le sue buone intenzioni, è incapace di pensare come una formica, così un Inglese è incapace di ragionare come un Indiano.»

Nel libro sono riportati un vocabolarietto su termini in lingua usati, un’esauriente biografia e indicazioni su pubblicazioni e altro collegate. Per tutte citiamo il film Ghandi (1982) di Richard Attenborough (regista e attore inglese) che nel 1983 ottenne ben otto Oscar. È anche più volte citata l’opera Gandhi (1924), prima biografia di Romain Rolland (1866–1944), scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1915, che si rivelò fondamentale per la conoscenza dell’uomo in Occidente. Di questi citiamo: “Poco importa il successo. È importante essere grandi, non sembrarlo”.

Eleonora Bellini : L’elefante e la formica

NonSoloParoleEDIZIONI,  2016 – pp.  128 - €  12,00.

(Dicembre 2017)

I Paesaggi Culturali della Basilicata

 

Martedì 28 novembre 2017 ore 17.00, all’ASSOCIAZIONE LUCANA GIUSTINO FORTUNATO (PRESSO SUG - VIA CAPPELLA VECCHIA, 8/B, NAPOLI), conferenza di MAURIZIO LAZZARI: “I Paesaggi Culturali della Basilicata". Intervengono: GIULIANA TOCCO SCIARELLI, sovrintendente archeologa; SIMONETTA CONTI, docente di Geografia nell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Introduce GIANCARLO LAURINI.

(Novembre 2017)

Laura L.C. Allori, Per Amore e per (Il Nido del Gheppio edizioni)

 

di Nicola Garofano

 

Finalmente esce, con l’edizione indipendente “Il Nido del Gheppio”, la saga di Per Amore e per di Laura L.C. Allori. Sedici libri, di cui due, ancora in produzione e previsti per l’anno prossimo, che rivoluzionano il fantasy classico e urban – contemporaneo.

Nella lotta tra bene e male, di matrice cristiana, s’inserisce la contrastata storia d’amore dei protagonisti e dei personaggi che ruotano loro attorno, in un connubio di arti: musica, danza, letteratura e storia dell’arte. Non è una saga concepita per essere letta di seguito ma, una volta  iniziata la lettura, si resta ammaliati. Non è un fantasy canonico né “un cristiano evangelizzatore”, anzi, il viaggio della storia dei protagonisti, che li vede crescere, maturare, invecchiare e, soprattutto, amare e combattere, è un viaggio della fede che, da quella bigotta e obbligata delle convenzioni, diventa libera e mossa solo dall’amore. È il fantasy cristiano più ateo che sia mai stato scritto (S.D.) e al contempo la più grande storia d’amore che si possa concepire in un libro, perché non è solo l’amore tra due persone ma l’Amore per l’arte (B.C.). Così Javier e Madleine, assieme agli altri personaggi, vivono vite reali e lottano per amore e per… sta ai lettori scoprire per cosa.

La saga, più autobiografica delle sue stesse biografie (Gesù non abita più qui ed. Il nido del Gheppio 2016. Il sorriso del Greco, ed. Il nido del Gheppio 2017) parla molto della sua autriceo di personaggi creati in parte a sua immagine come il noir con il commissario Lara Lalli (ed. indipendenti 2007-2017). In ogni personaggio c’è qualcosa di lei, nel bene o nel male, e il viaggio, tipico di ogni fantasy che si rispetti, è quello della vita di un’artista e della sua fede, non perduta ma trasformata, liberata. Il linguaggio è immediato, veloce, in un presente storico azzardato, ma efficace. Sembra scritto per una fiction e, al contempo, c’è un gioco di parole nel citare luoghi e situazioni che riporta alla narrazione classica, mai convenzionale. I personaggi hanno delle caratteristiche uniche e individuabili, tanto da essere riconoscibili per lo scandaglio psicologico, curato in ogni minimo dettaglio. L’autrice si permette anche degli omaggi, dei camei, autorizzati ufficialmente, in una sorta di crossover o,meglio, omaggio letterario ad altri grandi della letteratura, del cinema e dell’arte.

I tredici libri editi (in realtà sono quattordici ma il tredicesimo è un saggio che parla della saga stessa). Sono reperibili su Amazon in formato cartaceo ed ebook Kindle cercando Laura L.C. Allori o a questo link https://www.amazon.com/Laura-L.C.-Allori/e/B075FMN3KQ  oppure nelle edizioni Lulu cartaceo e ebook qui: http://www.lulu.com/spotlight/Lallycula .

L’autrice scrive anche articoli e saggi d’arte, attualmente fuori stampa.

(Novembre 2017)

Incontri tra letteratura e matematica

 

Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e matematica presso il Dipartimento di matematica, aula p1 (edificio f3 livello 1). Dipsum e Dipmat presentano Antonio di Nola, Lettere dal purgatorio (Oèdipus 2016), intervengono Alberto Granese, Sebastiano Martelli, Lucia Perrone Capano, Guido Trombetti. Sarà presente l’autore.

Antonio Di Nola è professore ordinario di Logica Matematica presso l’Università di Salerno. Si occupa della semantica algebrica della logica della vaghezza. È editor in chief della rivista scientifica della Springer Verlag Soft Computing. È Fellow International Fuzzy Systems Association. Con Oèdipus ha  pubblicato Monos (2014).

(Novembre 2017)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen