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"CONCERTO PER ARCHI E FILI D'ERBA"  
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HAMSIK LASCIA NAPOLI PER LA CINA   di Luigi Rezzuti   Il mercato invernale italiano di calcio si era chiuso il 31 gennaio e l’unico movimento per il...
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Meno male che il santo c’è   di Antonio La Gala           I recenti preoccupati commenti sul mancato miracolo di San Gennaro di metà dicembre,hanno...
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Il limite infranto

 

di Gabriella Pagnotta

 

Georges Bataille, filosofo francese del secolo scorso, illumina il nostro tempo con le sue riflessioni profondamente attuali. Le pagine dei suoi libri più famosi, come Il limite dell’utile, La parte maledetta o Il dispendio, rappresentano un tentativo di liberare l’uomo da un atteggiamento improntato alla concorrenza e alla produttività che connota, ormai, vari settori della nostra vita; siamo come parti di un conflitto in cui si lotta per accaparrare quanta più ricchezza possibile. Il culto della crescita illimitata e dello sviluppo è diventato il motore della società: la hybris ha trionfato nei rapporti umani, ordinati dalla razionalità economica e declinati alla luce del progresso. Per gli antichi la hybris è l’atteggiamento di chi, noncurante delle massime iscritte nel tempio di Apollo, γνῶθι σαυτόν,gnòthi seautòn e μηδὲν ἄγαν, medèn àgan, “conosci te stesso” e “niente di troppo”, trascura di riconoscere “la propria finitezza e limitatezza”[1] e il patrimonio della sapienza oracolare delfica. Per Aristotele la hybris è il sentimento dell’eccesso e della superbia; nell’Odissea, è dismisura, eccesso contro la massima delfica del medèn àgan e porta con sé un destino di infelicità. Nell’antichità, quindi, la hybris indica la sfida dell’uomo che si cimenta in imprese che vanno al di là del confine stabilito dagli dei; è sintomo di superamento dei limiti del contingente, è cifra di un’umanità che vuol possedere e sfidare i segreti della natura. Gli eroi greci, che con orgoglio e tracotanza sfidano la propria limitatezza, subiscono la nèmesis, lo sdegno divino che si trasforma in vendetta. Per l’essere umano odierno, la natura non è più l’argine a oltrepassare il limite né una realtà da contemplare, da conservare e difendere; l’economia è diventata il fine dell’esistenza umana e la phronesis, associata al desiderio di agire bene, è stata messa da parte. È ragionevole il comportamento di una razionalità senza limiti “il cui principio di crescita infinita contrasta con la realtà dei limiti del pianeta e il cui principio di opportunità per tutti confligge con la realtà del profitto che moltiplica soltanto se stesso”[2]? George Bataille ci può aiutare a rispondere a questa domanda. Infatti ne Il limite dell’utile sostiene chela produzione industriale moderna eleva il livello medio senza attenuare la disuguaglianza tra le classi”, crea masse di individui in costante competizione tra loro e distrugge i vincoli di solidarietà.[3] L’unico tratto decisivo, per il filosofo francese, è l’accumulazione del capitale nella più grande indifferenza morale, la stessa che consente, come se fosse un fatto del tutto banale, che “un’industria di un paese in guerra fornisse a un paese nemico i prodotti necessari all’armamento…Come gli insetti che continuano a rispondere al loro istinto senza alcun riguardo per i risultati, a volte disastrosi, che ne conseguono.”[4] A questa società, che ha improntato i legami tra gli uomini secondo il principio dell’utile, Bataille contrappone un pensiero della comunità che trova nell’amicizia dell’uomo per l’uomo la cifra di nuovi legami tra gli esseri.

Seguiranno, a breve, ragguagli ed approfondimenti, riguardanti la vita, la personalità e la formazione culturale di Geoges Bataille affinché i nostri lettori  possano cogliere a fondo l’attualità del suo pensiero.

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[1] G. Reale, Socrate. Alla scoperta della sapienza umana, Milano, Rizzoli 2007, p. 49

[2] Cfr. C. Castoriadis, La cultura dell’egoismo: l’anima umana sotto il capitalismo, Eleuthera, Milano 2014.

[3] G. Bataille, Il limite dell’utile, Adelphi, Milano 2000, p. 74.

[4] Ibidem.

(Marzo 2018)

L’ELEFANTE  E  LA  FORMICA, di  Eleonora  Bellini

 

di Luigi Alviggi

 

 

Questo lavoro rinnova la memoria su Mohandas Gandhi (1869–1948), il Mahatma – grande anima in lingua hindi -, appellativo datogli dal poeta indiano Tagore e preso dalla Upanishad, antico testo religioso, ove indica l’Essere Supremo. L’uomo, piccolo e minuto, fu l’equivalente di un Martin Luther King indiano, eroico apostolo della non violenza, e operò fortemente per l’indipendenza della nazione, proclamata nel 1947 grazie all’azione del Partito Nazionale del Congresso. In esso Ghandi fu attivo e, dopo quasi un secolo da colonia britannica, la “Perla dell’Impero” raggiunse la sospirata libertà. Fu divisa in due stati: l’India, a maggioranza indù, e il Pakistan, a maggioranza musulmana, a dispetto dell’ideale ghandiano che ne auspicava uno. Pochi mesi dopo, il Mahatma fu assassinato da un fanatico religioso indù. Il sottotitolo del libro è “Gandhi nelle lettere del nonno”: la narrazione si articola su lettere scritte dal vecchio Bapu (nonno) Raykhumar al nipote Ghaffar per fargli conoscere le grandi qualità dell’uomo. E Bapu anche veniva chiamato il vecchio Gandhi. Un gruppo di amiche, con la narratrice, riunite a Parigi, conoscono l’avvocato Ghaffar, ormai anziano, e sono introdotte nella vicenda.

Gandhi parte dall’evidenza che il popolo indiano vive povero, sfruttato dagli occupanti, un viceré governa per il re d’Inghilterra. Gli inglesi si arricchiscono pagando pochissimo il lavoro degli indigeni e arrivando al punto di imporre cosa coltivare per massimizzare il proprio profitto. Per tal motivo poco erano seminate piante alimentari e la fame era l’altro grande spettro da debellare. Gandhi usò al massimo la disobbedienza civile, il digiuno e la preghiera per giungere ove le armi non avrebbero portato. Divennero costanti strumenti di lotta e fu più volte imprigionato, ma la non cooperazione dei connazionali con i colonialisti iniziò, pian piano, a dare frutti.

Così Raykhumar, coltivatore d’indaco (per la tintura del cotone), divenuto poi stretto collaboratore del Mahatma - lo contatta nel 1917 per chiedere la cancellazione della “macchia d’indaco”, cioè la miseria cui lui e i compagni di lavoro sono condannati. Fu questa la prima vittoria che Gandhi ottenne nella lotta verso l’indipendenza; altra battaglia saliente fu la marcia del sale, per abolire gli assurdi dazi britannici.

Ad arricchire il testo, oltre i tanti sapienti precetti del maestro, sono riportate leggende che vogliono aprire mente e cuore di chi ascolta a verità profonde e a regole di vita essenziali. L’India era socialmente travagliata, ricca di tabù e severe divisioni sociali. La prima linea d’azione fu lavorare sul fronte interno per abbattere anacronismi non più rispondenti alla realtà di uno stato moderno. Il maggior pregiudizio – definito da Gandhi "il peccato dell'India" - era l'emarginazione totale della casta degli intoccabili: la disuguaglianza per caste, gruppi sociali separati, paralizzava la nazione, ingiustizia capitale senza possibilità di riscatto. Gandhi decise che tale divisione non doveva esistere. Perciò egli stesso ogni mattina svolgeva compiti umili, da sempre riservati agli intoccabili: spazzava rifiuti e puliva gabinetti. Definiva gli intoccabili harijan (figli di Dio).

Eleonora Bellini è autrice di molte opere letterarie sia per adulti che per ragazzi, spaziando dalla poesia alla saggistica. Il registro dell’Autrice è lieve, limpido, piacevole. Per molti versi ben si adatta alla dottrina del Mahatma, ammaestrare pacatamente chi ascolta per indurlo a trovare la strada verso la verità. La narrazione sa rendere il difficile momento storico col quale Gandhi si confrontò, tra connazionali che partivano da zero e un mondo che ignorava la realtà della società indiana. Egli diceva:

«Come un elefante, malgrado le sue buone intenzioni, è incapace di pensare come una formica, così un Inglese è incapace di ragionare come un Indiano.»

Nel libro sono riportati un vocabolarietto su termini in lingua usati, un’esauriente biografia e indicazioni su pubblicazioni e altro collegate. Per tutte citiamo il film Ghandi (1982) di Richard Attenborough (regista e attore inglese) che nel 1983 ottenne ben otto Oscar. È anche più volte citata l’opera Gandhi (1924), prima biografia di Romain Rolland (1866–1944), scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1915, che si rivelò fondamentale per la conoscenza dell’uomo in Occidente. Di questi citiamo: “Poco importa il successo. È importante essere grandi, non sembrarlo”.

Eleonora Bellini : L’elefante e la formica

NonSoloParoleEDIZIONI,  2016 – pp.  128 - €  12,00.

(Dicembre 2017)

I Paesaggi Culturali della Basilicata

 

Martedì 28 novembre 2017 ore 17.00, all’ASSOCIAZIONE LUCANA GIUSTINO FORTUNATO (PRESSO SUG - VIA CAPPELLA VECCHIA, 8/B, NAPOLI), conferenza di MAURIZIO LAZZARI: “I Paesaggi Culturali della Basilicata". Intervengono: GIULIANA TOCCO SCIARELLI, sovrintendente archeologa; SIMONETTA CONTI, docente di Geografia nell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Introduce GIANCARLO LAURINI.

(Novembre 2017)

Laura L.C. Allori, Per Amore e per (Il Nido del Gheppio edizioni)

 

di Nicola Garofano

 

Finalmente esce, con l’edizione indipendente “Il Nido del Gheppio”, la saga di Per Amore e per di Laura L.C. Allori. Sedici libri, di cui due, ancora in produzione e previsti per l’anno prossimo, che rivoluzionano il fantasy classico e urban – contemporaneo.

Nella lotta tra bene e male, di matrice cristiana, s’inserisce la contrastata storia d’amore dei protagonisti e dei personaggi che ruotano loro attorno, in un connubio di arti: musica, danza, letteratura e storia dell’arte. Non è una saga concepita per essere letta di seguito ma, una volta  iniziata la lettura, si resta ammaliati. Non è un fantasy canonico né “un cristiano evangelizzatore”, anzi, il viaggio della storia dei protagonisti, che li vede crescere, maturare, invecchiare e, soprattutto, amare e combattere, è un viaggio della fede che, da quella bigotta e obbligata delle convenzioni, diventa libera e mossa solo dall’amore. È il fantasy cristiano più ateo che sia mai stato scritto (S.D.) e al contempo la più grande storia d’amore che si possa concepire in un libro, perché non è solo l’amore tra due persone ma l’Amore per l’arte (B.C.). Così Javier e Madleine, assieme agli altri personaggi, vivono vite reali e lottano per amore e per… sta ai lettori scoprire per cosa.

La saga, più autobiografica delle sue stesse biografie (Gesù non abita più qui ed. Il nido del Gheppio 2016. Il sorriso del Greco, ed. Il nido del Gheppio 2017) parla molto della sua autriceo di personaggi creati in parte a sua immagine come il noir con il commissario Lara Lalli (ed. indipendenti 2007-2017). In ogni personaggio c’è qualcosa di lei, nel bene o nel male, e il viaggio, tipico di ogni fantasy che si rispetti, è quello della vita di un’artista e della sua fede, non perduta ma trasformata, liberata. Il linguaggio è immediato, veloce, in un presente storico azzardato, ma efficace. Sembra scritto per una fiction e, al contempo, c’è un gioco di parole nel citare luoghi e situazioni che riporta alla narrazione classica, mai convenzionale. I personaggi hanno delle caratteristiche uniche e individuabili, tanto da essere riconoscibili per lo scandaglio psicologico, curato in ogni minimo dettaglio. L’autrice si permette anche degli omaggi, dei camei, autorizzati ufficialmente, in una sorta di crossover o,meglio, omaggio letterario ad altri grandi della letteratura, del cinema e dell’arte.

I tredici libri editi (in realtà sono quattordici ma il tredicesimo è un saggio che parla della saga stessa). Sono reperibili su Amazon in formato cartaceo ed ebook Kindle cercando Laura L.C. Allori o a questo link https://www.amazon.com/Laura-L.C.-Allori/e/B075FMN3KQ  oppure nelle edizioni Lulu cartaceo e ebook qui: http://www.lulu.com/spotlight/Lallycula .

L’autrice scrive anche articoli e saggi d’arte, attualmente fuori stampa.

(Novembre 2017)

Incontri tra letteratura e matematica

 

Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e matematica presso il Dipartimento di matematica, aula p1 (edificio f3 livello 1). Dipsum e Dipmat presentano Antonio di Nola, Lettere dal purgatorio (Oèdipus 2016), intervengono Alberto Granese, Sebastiano Martelli, Lucia Perrone Capano, Guido Trombetti. Sarà presente l’autore.

Antonio Di Nola è professore ordinario di Logica Matematica presso l’Università di Salerno. Si occupa della semantica algebrica della logica della vaghezza. È editor in chief della rivista scientifica della Springer Verlag Soft Computing. È Fellow International Fuzzy Systems Association. Con Oèdipus ha  pubblicato Monos (2014).

(Novembre 2017)

4 e 7 Luglio due appuntamenti da non perdere da IOCISTO, la libreria di tutti, con Silvio Perrella e Marco Cuomo.

 

Due appuntamenti da non perdere da IOCISTO, la libreria di tutti –Via Cimarosa 20- con Silvio Perrella e Marco Cuomo, camminatori appassionati su sentieri di letteratura e natura.

Il 4 LUGLIO, alle 18,30, da IOCISTO - la libreria di tutti - Silvio Perrella presenterà il suo libro “Insperati incontri”, una passeggiata letteraria fatta di dialoghi reali e immaginati con scrittori, poeti ed artisti presenti e passati. Un percorso appassionante da esplorare in libreria, con tante domande da fare all’autore dai suoi lettori curiosi.

Altro incontro da non perdere quello con il viaggiatore Marco Cuomo che il 7 Luglio, alle 18,30, riceverà in libreria la bandiera di IOCISTO che, passo dopo passo, scalerà con lui il Monte Elbrus. Ognuno di noi potrà idealmente partecipare alla risalita fino alla vetta della montagna, tramite le immagini che invierà via via sulla pagina FB di IOCISTO. Occasione ghiotta per gli appassionati di viaggi avventurosi per incontrare chi del viaggio ha fatto la propria ragione di vita.

Non ultimo, il 21  Luglio, gli amici e soci della “libreria di tutti”  potranno ammirare le immagini della  bandiera sventolante sulla cima del Monte, festeggiando insieme il III compleanno di IOCISTO,  in una grande festa in piazza.

Silvio Perrella, scrittore e critico letterario palermitano, dopo aver vissuto in varie città italiane del nord e del sud, ha scelto Napoli come luogo d’elezione. Si è molto occupato della tradizione del Novecento letterario italiano mescolando i linguaggi della fotografia e della letteratura. È stato finalista al Premio Viareggio e ha vinto i premi Bilenchi e De Sanctis. Nel settembre del 2016 gli è stato conferito, insieme a Raffaele La Capria, il premio Rugarli.

Marco Cuomo, napoletano - unico esploratore italiano selezionato per il concorso Expedition Granted di National Geographic- pubblica e condivide le proprie esperienze di viaggi attraverso il progetto Backpacker Adventure: un sito internet, un canale youtube, e diverse pagine dedicate sui social network.

(Luglio 2017)

Appuntamenti internazionali alla libreria Iocisto

 

di Annamaria Riccio

 

Un’estate di appuntamenti internazionali che vede un’intensa attività nel mese di Giugno: un programma particolare che la libreria IOCISTO, via Cimarosa 20, riserva ai suoi lettori. Un mese tutto rivolto alla letteratura in lingua, dedicato al contatto diretto dei lettori con gli autori stranieri, attraverso incontri con prestigiosi scrittori e creazione di gruppi di lettura in lingua originale.

Si apre l’8 giugno, alle 18, con Médecins sans frontières col libro di Valerio La Martire Intoccabili”, sull’epidemia di ebola, per proseguire, il 12 giugno, con l’imperdibile appuntamento firmacopie di “Il valzer dell’impiccato” con Jeffery Deaver. Il terzo ed atteso appuntamento del 22 giugno vedrà l’incontro con i finalisti del Libro d’Europa per il Premio Salerno: Ida Amlesù, Clemens Meyer e Lev Golinkin.

Partnership di IOCISTO nel Mondo è STEPS - L’accademia delle Lingue - con la quale nasce la collaborazione in libreria del corner Reading in the world”, creazione di gruppi di lettura di libri in lingua originale.

Il ciclo degli incontri internazionali terminerà ad inizio luglio con il grande evento del premio Nobel per la letteratura 2015 Svetlana Aleksievič che sarà in libreria per conversare con i suoi lettori.

(Giugno 2017)

 “I Tesori di carta” di San Domenico Maggiore

 

di Luciana Alboreto

 

 Napoli in auge per l’inaugurazione della mostra “I Tesori di Carta” di San Domenico Maggiore. Un evento culturale di ampio spessore che, dal 1° aprile al 30 giugno 2017, si svolge nella cornice del convento di San Domenico Maggiore, nel cuore del centro storico partenopeo. Al fine di suscitare attenzione ed ammirazione in una platea di umanisti ed appassionati della materia, i frati domenicani si sono promossi organizzatori di una mostra, pensata per fare apprezzare il valore, storico e culturale, di documenti cartacei, prodotti a Napoli, tra il XIII ed il XVI secolo, a testimonianza della loro presenza nella città da oltre otto secoli. L’evento curato dal responsabile della Biblioteca Domenicana, Fra Gerardo Imbriani, in collaborazione con l’Opera di San Domenico Maggiore Onlus e l’Associazione culturale San Bonaventura, si propone di evidenziare quanto la presenza dei Domenicani sia stata incisiva nella fioritura culturale partenopea. Difatti il Convento fu sede dell’Università da cui si formò San Tommaso D’ Aquino, che ne divenne insegnante. Ed è proprio per commemorarlo che l’allestimento, al primo piano del convento ancora vissuto dai Frati Predicatori, è stato denominato “il corridoio di San Tommaso”. Lungo questo itinerario si possono visionare incunaboli e documenti rarissimi, ignoti al pubblico, per la estrema delicatezza con cui finora sono stati preservati dall’usura del tempo. Visibile anche la Bolla di proclamazione a Dottore della Chiesa di San Tommaso D’Aquino, firmata dal Papa Domenicano San Pio V e da San Carlo Borromeo ed una pagina del Breviario di San Domenico, entrambi provenienti dall’Archivio e dalla Biblioteca Domenicana. Esposti anche rari esempi di Cinquecentine ed il Frammento del Commento di San Tommaso D’Aquino al III Libro delle Sentenze, parte del Codice Vaticano e ritenuto in gran parte autografo. Queste preziose Carte aprono alla conoscenza di un universo culturale inedito a Napoli, sebbene ne abbiano segnato momenti topici. Gli Archivi e le Biblioteche ritorneranno nuovamente custodi di un patrimonio, che dovrebbe rimanere indelebile per la formazione delle future generazioni. Per avvalorare la pregnanza dell’Evento intere scolaresche vengono coinvolte in visite guidate, coordinate da storici dell’arte, specializzati in didattica e comunicazione, al fine di appassionare i giovani ad una realtà sconosciuta e diversa dalla loro, ma incantevole ed intellettualmente ricca di significati.

(Maggio 2017)

XXI edizione del Premio Montale Fuori di Casa 

Il riconoscimento a Massimo Gramellini  

 

Queste le motivazioni con cui è stato assegnato il XXI Premio Montale Fuori di Casa 2017 (sezione giornalismo) a Massimo Gramellini (Torino, 1960), scrittore, giornalista, editorialita editorialista e vicedirettore del «Corriere della Sera»:
- “Per aver saputo creare negli anni, con i suoi editoriali e commenti televisivi, esempio di fine ironia e capacità di analisi sulla realtà che ci circonda, un rapporto empatico e di fiducia nei suoi lettori.”-       -
Il premio, dedicato allo scrittore Eugenio Montale (1896-1981) intende ricordare il suo «secondo mestiere» - come amava definirlo il Nobel per la letteratura quando iniziò a lavorare come giornalista presso il «Corriere» - e deve il suo nome al volume montaliano Fuori di casa, pubblicato in prima edizione nel 1969 dall'editore Ricciardi e dedicato ai reportage di viaggio scritti per il «Corriere».
E proprio il viaggio è il tema cui si ispira questo evento itinerante, che coinvolge le città di Sarzana, Genova, Firenze, Milano, e che quest'anno premia, per le altre sezioni: Enrico Testa, per la produzione poetica, saggistica e giornalistica (Sezione ligure); Eraldo Affinati, per aver trattato i temi del dialogo e dell'integrazione (Sezione Mediterraneo), Marco Garzonio, autore de I profeti della porta accanto (Àncora), per l'opera saggistica e poetica (Sezione Milano e senso civico).

Massimo Gramellini si è confrontato, invece,  con il tema del dolore, mostrando la capacità di reinterpretarlo in senso positivo. E questo aspetto lo accosta a Montale nell'aver «aperto squarci che consentono di guardarci dentro».
Il giornalista ha ricevuto il premio giovedì, 25 aprile 2017, nella sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano. Dopo i saluti di Stefano Parise (direttore area biblioteche del Comune di Milano) e di  Adriana Beverini (presidente del Premio) hanno dialogato con lo scrittore Mariangela Guandalini e il giornalista/poeta Sebastiano Grasso. In chiusura, un caffè per il pubblico, in omaggio all'omonima rubrica, curata da Gramellini sul «Corriere della Sera».

(marisa pumpo pica)

(Maggio 2017)

SVEGLIA! Edizioni Spartaco al Salone internazionale del libro di Torino

Lingotto Fiere - Dal 18 al 22 maggio Stand J38

 

Intenso, corposo, amaro: è come un buon caffè lo stand J38 di Edizioni Spartaco.

La Spartaco e Torrefazione Cerrone partono da Santa Maria Capua Vetere, la Capua antica della ribellione dei gladiatori, alla volta di Torino, per condividere la passione per ciò che fanno con i lettori e i buongustai che affolleranno il Lingotto Fiere in occasione del Salone internazionale, dal 18 al 22 maggio.

La miscela di libri che la casa editrice campana offre ai lettori è forte, decisa. Gustare un buon libro, pagina dopo pagina, è come sorseggiare un espresso. E allora, in mezzo ai tanti appuntamenti in programma al Salone, dopo le estenuanti file per un firma copie, prima di tornare a casa stanchi ma felici, vale la pena fare tappa allo stand J38 padiglione2: qui il tempo si ferma, si chiacchiera di letteratura e attualità, si conoscono scrittori interessanti. Venite a trovarci allo stand J38 per un ottimo libro e un ottimo caffè!

In anteprima al Salone di Torino, il racconto lungo "Le sorelle misericordia" (in uscita a giugno  nelle librerie) del giornalista e scrittore Marco Ciriello. Due sorelle - una tennista, l'altra costretta dalla Sla su una sedia a rotelle - si affrontano in un match verbale su Dio e l’esistenza, lo sport e la malattia, Lourdes e il Grande Slam. Ironico, estremo, questo libro è uno schiaffo in faccia che aiuta a riflettere su un tema di stringente attualità: il diritto a una buona morte. Ciriello incontrerà lettori e giornalisti allo stand Spartaco.

Profuma di inchiostro fresco il romanzo storico appena uscito nelle librerie (maggio 2017) "Le pergamene di Sertorio" dello scrittore Nelson Martinico.

Sertorio, fine dicitore e abile stratega che osò sfidare la potenza di Roma, è considerato un emblema della libertà in Spagna. Ora è pronto a conquistare l'Italia. Il libro ne traccia un profilo affascinante, a metà strada tra Storia e finzione letteraria. L'autore, al secolo Giuseppe Elio Ligotti, docente di Latino e Greco in pensione, ex stuntman, ha in comune con il condottiero protagonista del libro una vita rocambolesca e una passione autentica per l'oratoria.

"Chi siamo noi?". Non rispondete, semplicemente ascoltate. È un pezzo di Paolo Conte, una delle melodie che fanno da colonna sonora al nuovo romanzo di Paolo Pasi, "La canzone dell'immortale" (aprile 2017). Protagonisti, in un futuro in cui gli uomini sono valutati alla stregua di prodotti finanziari, un cantautore fallito alla ricerca dell'ispirazione perduta e un essere superiore che ha smarrito la capacità di creare.

Paolo Pasi, giornalista Rai e scrittore, presenta "La canzone dell'immortale", nell'ambito del Salone OFF, sabato 20 maggio, alle ore 23, nella Libreria Trebisonda, in via Sant'Anselmo, 22 a Torino. Al reading musicale partecipano Laura De Donato (giornalista Rai Tgr Piemonte) e Luigi Antinucci (musicista).

Paolo Pasi sarà presente allo stand Spartaco.

Altre novità presenti in fiera: il thriller "I tre volti di Ecate" di Vito Santoro, la docu-fiction esilarante e tagliente "Fratello John, sorella Mary. Le nuove avventure semiserie dell'operatore sociale precario Mauro Eliah" di Marco Ehlardo, i racconti - oltre la Storia, al di là del mito - "Annibale, Spartaco e Garibaldi" di Guido Trombetti con note storiche di Paolo De Marco.

Allo stand, ci sarà un angolo relax dove poter sorbire un caffè offerto da Torrefazione Cerrone.

Vi aspettiamo!

Edizioni Spartaco: www.edizionispartaco.it

Info: Tiziana Di Monaco: tel. 0823 797063 - cell. 347 0555630

Ugo Di Monaco (presente al Salone di Torino): cell. 339 4545503

Caffè Cerrone: www.dadocaffe.it

(Maggio 2017)

LA  FIGLIA  FEMMINA, di Anna Giurickovic Dato

 

di Luigi Alviggi

 


Il libro si apre nella città di Rabat ove il padre Giorgio, diplomatico italiano, l’unica figlia Maria di pochi anni e la moglie Silvia dimorano per il lavoro di lui. Questa parentesi si proietterà sull’intera narrazione, come luogo di immagini care, in cui la moglie troverà conforto quando la vita forzerà a fuggire in scenari di felicità non più raggiungibili. Maria si comporta in maniera strana tanto da far paura alla madre che la percepisce come minaccia. Il padre nicchia alle lagnanze della consorte sulle misure da prendere: grande l’affetto verso la figlia e Silvia, delusa, si conforta nel crederlo un ottimo papà. Diversi anni dopo troviamo madre e figlia a Roma, città d’origine, il padre è rimasto vittima di una morte misteriosa. Silvia ha un nuovo compagno, Antonio, ma vive sempre in funzione di Maria, vittima delle turbe infantili, e ha paura di scompensarla e subirne poi le ritorsioni. La ragazza è instabile nel tormento di troppi ricordi. E la loro forza è tale da poter schiantare anche un adulto ben rodato nell’implacabilità di un passato immutabile.

L’impatto della prima visita di Antonio in casa rompe la routine familiare. Le due donne, la figlia di soli tredici anni, poco sanno aprirsi al nuovo. Ci pensa Antonio ad accendere l’insieme e nel pomeriggio, che dovrebbe inserirsi nel solco di un incontro familiare, scatenati da Maria, affiorano istinti inarrestabili nell’uomo, travolto dall’onda di sensualità che trasuda dall’adolescente.

A Silvia non resta che stupirsi della figlia che ora appare un essere insospettato. Maria, difatti, nello spazio del pranzo e del successivo rimanere di Antonio, percorre una scala i cui gradini sembrano noti da sempre, anche se non ha vita sociale, non va a scuola, non ha passioni, vittima d’improvvise insofferenze verso tutto, con lacrime e urla. Imbocca un pericoloso meccanismo lungo il quale scivola fino a un’apparente perdita di controllo, si comporta da donna navigata e non da adolescente qual è. Le tentazioni verso Antonio, scatenate dai primi brevi contatti dei corpi, diventano coinvolgenti per l’uomo, scosso fino (e oltre) al limite del lecito. 

Il piano della figlia, spontaneo o calcolato, priva la madre di sicurezze e fa nascere dentro sentimenti di forte inadeguatezza, nella consapevolezza di essere giunta al punto di perdere l’affetto dell’amante, mentre la piccola, con minime mosse, accende nel compagno una sensualità fuori controllo, capace di ridurlo schiavo ai suoi piedi. La madre vede in lei “lo sguardo di una iena”, si sente andare in pezzi, vittima del torbido gioco filiale, che la scalza dal trono facendo del suo amore il proprio vassallo.

I protagonisti sono tutti colpevoli e, da vittime, possono anche trasformarsi in persecutori, come accade in famiglie normali, nelle quali il trascorrere dei giorni porta a debordare dai confini di ruolo per sconfinare nella depravazione. Silvia è madre dal comportamento ambiguo, che intuisce e allo stesso tempo si rifiuta di comprendere quanto accaduto in famiglia, nel timore che l’abisso la inghiotta senza rimedio. Maria, orfana, non può che riversare su di lei angosce e rancori ereditati dall’infanzia e dai quali non è stata affatto protetta.

Scavando nel passato, oggi Silvia si illumina di riflesso. Ruggero e Leopolda, lui collega di Giorgio, invitano nella dimora di campagna i freschi sposi e lì affiorano le inclinazioni di Giorgio che una moglie giovane e innamorata non arriva a percepire. È estate, i due hanno una figlia Beatrice, Bibì, dodicenne dal seno di naturale sensualità in sboccio, che tiene scoperto senza pudore. Verso di lei si appuntano i desideri dell’uomo al fondo della coscienza. Tutto si mette a fuoco con troppo ritardo, a latte già versato, perché vi si possa porre rimedio. E Silvia resta nell’incertezza non avendo forza di rinsaldarsi in alcuna convinzione. A volte pare intravedere la realtà ma gli sconvolgimenti che comporterebbe sono tali da non riuscire ad ammetterla, e ne scivola via come di fronte a qualcosa, la cui accettazione è superiore alle capacità personali. Nemmeno la psicologa della scuola riesce a spalancare la porta che ostinatamente vuole continuare a tenere sbarrata. 

Primo romanzo della giovanissima Autrice (Catania, 1989), si è imposto per la lucida descrizione della sottile perfidia alla base della critica relazione madre-figlia e per lo scottante tema trattato. Il narrato evidenzia acuta penetrazione psicologica dei personaggi e il lessico, misurato e avvincente, mette a nudo gli aspetti più segreti delle protagoniste nel complesso universo femminile, approfondito al meglio. L’amore per particolari minori rivela l’attenta meditazione dell’Autrice che osserva il circostante, esplicitato in ricchezza descrittiva. Una lettura incisiva che non ha attimi di sosta e incalza il lettore, una raffigurazione e una potenza descrittiva di tutto rilievo, considerata anche l’età della Dato.

ANNA GIURICKOVIC DATO, La figlia femmina, FAZI, 2017 – pp. 192 - € 16,00.

(aprile 2017)

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