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Un pittore randagio: Luigi Brancaccio.   di Antonio La Gala   Luigi Brancaccio(1861-1920) non va confuso con i noti artisti suoi omonimi, Carlo...
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Normalità……. È Sognare                                                      di  Mariacarla Rubinacci   La sera era ormai inoltrata, l’aria fresca...
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L’Arte per la pubblicità di un santo   di Antonio La Gala   Fra i figli del secondo re angioino di Napoli, Carlo II, c’era Ludovico, che non divenne...
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L’INGANNO DEL FUMO

La sigaretta non è mai innocua, neanche quando profuma di buono

 

di ANNAMARIA RICCIO

 

Il 24 maggio si è tenuta la Giornata Mondiale Senza Tabacco. Ed è in questa occasione che LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) accende i riflettori sui nuovi dispositivi elettronici che dilagano tra i giovanissimi. Obiettivo: creare consapevolezza sui liquidi inalati e sulle conseguenze per la salute.

 

LILTha scelto di celebrare la Giornata mondiale senza tabacco,riunendo i presidenti delle sue associazioni provinciali italiane a Napoli. 106 realtà che ogni giorno promuovono la salute in modo capillare sul territorio e che sono in prima linea contro il tabagismo.

Proteggere i bambini dalle interferenze dell'industria del tabacco”, il tema della ricorrenza, lanciato quest’anno dalla World Health Organization, ha ispirato un evento di approfondimentocon pneumologi, epidemiologi ed esperti di tabagismo sui nuovi dispositivi di fumo che dilagano. Ma anche una campagna di sensibilizzazione,tutta digitale, sui rischi correlati allo svapare, che usa linguaggio e canali degli adolescenti.

L’evento si è aperto con i saluti istituzionali di Maria Rosa Campitiello, Capo Segreteria tecnica Ministro della Salute, Francesco Schittulli, Presidente LILT Nazionale, Adolfo D’Errico Gallipoli, Presidente LILT Napoli, e Marco Alloisio, Presidente LILT Milano.

Successivamente si è tenuta una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Andrea Bianco, Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Vanvitelli, Silvano Gallus, Capo del Laboratorio di Ricerca Epidemiologica Medica presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, Anna MariaMoretti, Membro del Comitato Scientifico di LILT Nazionale e Presidente della Società Internazionale di Medicina di Genere (IGM), e Luciano Ruggia, Direttore dell’Associazione Svizzera per la Prevenzione del Tabagismo. Durante l'incontro hanno offerto una panoramica sull’evoluzione del fenomeno del tabagismo, con un particolare focus sulle abitudini delle nuove generazioni.

Nel mondo gli adolescenti utilizzano le sigarette elettroniche a tassi più elevati rispetto agli adulti. Si stima che 37 milioni di giovani di età compresa tra 13 e 15 annifumino tabacco (dati World Health Organization).

I giovanissimi sono ancora più vulnerabili degli adulti di fronte a un dispositivo colorato e profumato, erroneamente considerato innocuo e talvolta regalato dagli stessi familiari. Anche se le leggi in vigore vietano ai minorenni l’acquisto di dispositivi di fumo, i dati dicono che già all’età di 10 annisi accende la prima sigaretta o, ancora più spesso, si inizia a svapare.

Tra gli 11 e i 13 anni, il 57,9% degli adolescenti fumatori scelgono la sigaretta elettronica. Tra i 14 e i 17 anni, il 38,7% sceglie un fumo misto con preferenza per la sigaretta tradizionale. Oltre i 15 anni, il 74,3% dei fumatori sceglie le sigarette tradizionali (fonte: Rapporto nazionale sul Tabagismo – Istituto Superiore di Sanità). Un trend che contraddice in pieno l’innocuità della sigaretta elettronica.

Commenta Francesco Schittulli, Presidente di LILT nazionale e chirurgo senologo: “In un periodo storico in cui l'Unione Europea aspira a creare la prima generazione libera dal fumo, il quadro del fenomeno del tabagismo, emerso oggi, ci fa apparire questo obiettivo ancora lontano. Le nuove abitudini dei giovani, attratti da una vasta gamma di prodotti dal design accattivante e dagli aromi gradevoli, ci pongono di fronte a nuove sfide. Purtroppo i dati relativi ai danni causati dai dispositivi elettronici sono ancora insufficienti per condannarli in modo inequivocabile, ma LILT è determinata ad affrontare il dilagare delle sigarette”.

(Giugno 2024)

IN AUMENTO I DISTURBI ALIMENTARI

 

15 marzo: Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla dedicata ai Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione

 

di Annamaria Riccio

 

Come riportato nella survey nazionale Ministero della Salute 2019-2023 in tre anni i disturbi alimentari sono più che raddoppiati. Nel 2019 i casi di disturbi alimentari intercettati erano stati 680.569, nel 2022 1.450.567. Complice anche la pandemia che ha giocato un ruolo rilevante. La situazione è particolarmente critica per la fascia di  età compresa tra i 12 e i 18 anni.

Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, infatti, negli ultimi anni si è assistito a un preoccupante abbassamento dell’età di esordio di tali disturbi che, nel nostro Paese, colpiscono circa 3 milioni di persone (il 5% della popolazione italiana) e che, nell’ultimo anno, hanno raggiunto i giovanissimi tra i 12 e i 25 anni di età[1]. In Italia circa il 14% dei bambini fra i 4 e i 14 anni è in sovrappeso o obeso e lo sarà anche da adulto dal 30 al 60% dei casi. La prevenzione precoce diventa, dunque, fondamentale per modificare gli stili alimentari sbagliati già nei primi anni di vita.

Ma quali sono i disturbi alimentari più diffusi? Anoressia, cioè la forte restrizione nell’assunzione del cibo con una visione distorta del proprio corpo. Bulimia, con l’assunzione smodata di cibo e con la conseguente compensazione di usare lassativi o procurarsi il vomito. Binge Eating, ovvero saltuarie grandi abbuffate. Tutti questi disturbi, eliminabili con una corretta alimentazione, possono essere affrontati con l’aiuto di professionisti, sia a livello psicologico, per eliminare le cause scatenanti, sia dal punto di vista nutrizionale, per incanalare verso un’adeguata abitudine alimentare.

Si è resa, quindi, necessaria una maggiore focalizzazione verso le fasce di età più sensibili ai disturbi in questione, iniziando dalle scuole. Le tematiche alimentari sono state sempre trattate, sia a livello curricolare che progettuale, ma vista la dilagante piaga sociale, alcune associazioni e start up (Nutrimente, VIK School, Lactalis) hanno dato il via ad una campagna di sensibilizzazione, fornendo ai ragazzi un modulo didattico sui temi della sana alimentazione, sugli aspetti emotivi connessi al cibo, sull’educazione e l’ascolto del proprio corpo, contribuendo a creare una generazione consapevole e sana.

(Marzo 2024)

ALIMENTAZIONE AL FEMMINILE

E’ il titolo del libro scritto dalla nutrizionista Laura Coluccio. Un inciso su alcune delle patologie e dei disturbi che affliggono le donne d’oggi (in alcuni casi anche gli uomini) e che possono essere alleviati con l’aiuto di una corretta e adeguata alimentazione.

 

di Annamaria Riccio

 

Le patologie femminili di origine ormonale sono state sempre di non facile identificazione, andando spesso a rientrare in quella grande sfera di manifestazioni umorali che, complice anche la leggenda, vanno inserite in un contesto di comportamenti legati all’universo muliebre.

In realtà negli ultimi anni questi sintomi hanno preso forma e in alcuni casi classificati e ritenuti addirittura invalidanti. Lo stato di vita è intanto notevolmente variato e, se da una parte il progresso ha creato una evidente evoluzione, dal punto di vista salutare non si può affermare la stessa cosa in quanto sempre più esposti ad un tenore non proprio adeguato al completo e naturale benessere fisico e mentale.


Nella piena consapevolezza dello stato attuale, con l’esperienza della professione e con un pregresso e sempre continuo aggiornamento, la dottoressa Coluccio ha messo a fuoco le varie problematiche spiegando con chiarezza e semplicità accessibile a tutti, le varie fasi dei disturbi maggiormente ricorrenti. Ha creato collegamenti ed evidenziato sintomatologie nelle quali molte donne si ritrovano. Ha illustrato anatomia e fisiologia di alcuni apparati e sistemi del corpo femminile, relazioni emotive e l’interfaccia con l’intestino che, come secondo “cervello” si trova spesso coinvolto nello scenario in causa

Un libro sintetico ma completo che riporta sintomi e consigli, sul come aggirarli e prevenirli. Una parte è dedicata a ricette ed escamotage per affrontare alcuni stati patologici o fisiologici.

Il libro, uscito in libreria già dal 30 settembre, viene presentato in diverse parti d’Italia, a Napoli il 22 novembre presso la libreria Mondadori in via Luca Giordano73.

(Novembre 2022)

Terapie digitali: innovazione fulcro della sanità del futuro

 

di Annamaria Riccio

 

Presentato il LIFT Lab come promotore di soluzioni che si posiziona al centro tra la politica, le istituzioni, le imprese e gli sviluppatori e, quindi, anche gli utilizzatori.

 

 Si è tenuto lo scorso dicembre a Milano, presso la SDA Bocconi School of Management l’evento annuale del LIFT Lab dal titolo “The next dimension of therapies: are we ready for digital therapeutics?”, in collaborazione con Motore Sanità.

Argomento principe di questo incontro, a cui hanno partecipato i massimi esponenti del mondo scientifico e manageriale della sanità italiana, le terapie digitali (digital therapeutics, o DTx): veri e propri interventi curativi guidati da programmi software avanzati, il cui accesso è però complesso e non privo di ostacoli.

Così Anna Gatti, Associate Professor of Practice SDA Bocconi: “La convergenza tra tecnologie digitali e biologia porterà alle più importanti innovazioni di questo decennio. Nuovi modelli di business e nuovi approcci regolamentari e di mercato saranno necessari per cogliere appieno queste innovazioni, che cambieranno il modo in cui ci prendiamo cura della nostra salute e di come organizziamo aspetti essenziali della nostra vita. La SDA Bocconi ha lanciato il LIFT Lab per studiare le condizioni migliori per trasformare le innovazioni di laboratorio e i brevetti in nuovi business per la sanità e le scienze della vita. Il LIFT Lab, grazie alla metodologia del radar, monitora le più rilevanti innovazioni che si affacciano sul mercato e le classifica in base a quanto il mercato e le organizzazioni sono pronti a sfruttarle appieno. Rivolto ai leaders e ai decision makers, il radar dell’innovazione che il LIFT Lab costruisce ogni anno è uno strumento strategico per navigare i nuovi confini dell’innovazione che questa convergenza definirà”.

 “Il nuovo mondo delle terapie digitali costituisce una delle più stimolanti sfide che la sanità più moderna ci pone di fronte”, ha commentato Antonio Postiglione, DG Tutela della salute e coordinamento sistema sanitario regionale, Regione Campania. “In Italia siamo agli inizi rispetto ad altri Paesi europei e americani, ma le prospettive di sviluppo di queste terapie, parallele a quelle farmacologiche, ci devono portare a sviluppare azioni e sperimentazioni sempre più incisive. La possibilità di investire per dare risposte, soprattutto nella cura e presa in carico delle cronicità, è un obiettivo che tutti i sistemi si devono dare. Ringrazio vivamente SDA Bocconi e Motore Sanità che ci offrono la possibilità di conoscere e trattare un tema che presto potrebbe costituire una nuova arma della sanità più evoluta”.

 “Quando parliamo di terapie digitali parliamo di vere e proprie terapie che invece di essere basate su un principio attivo chimico o biologico, sono basate su una soluzione digitale. A differenza di una semplice app per la salute, le terapie digitali devono produrre un vero e proprio effetto di miglioramento clinico misurabile. Quindi, il loro impatto ha bisogno di una validazione clinica con studi sperimentali e bisogna raccogliere dati di funzionamento real world.”, ha spiegatoPatrizio Armeni, Associate Professor of Practice, SDA Bocconi CERGAS. Il loro grado di innovazione è molto ampio, ma si fatica a trovar loro un’identità differenziale rispetto alle classiche categorie di farmaci e dispositivi medici. Con questo evento abbiamo voluto presentare il LIFT Lab come promotore di soluzioni che si posiziona al centro tra la politica, le istituzioni, le imprese e gli sviluppatori e, quindi, anche gli utilizzatori. Quello che vogliamo fare è partire dalla definizione, quindi fare chiarezza su un ambito definitorio complesso e avvicinare queste parti attraverso l’incontro, la produzione e la diffusione di nuove conoscenze”.

In epoca post Covid ci si preoccupa delle strategie per rendere stabile l’utilizzo della tecnologia in sanità. Il cambiamento va gestito, spinto e supportato. Dal punto di vista tecnico bisogna avere la capacità di mettere a sistema le tecnologie nel tempo, perché altrimenti spariscono. C’è da capire se è questo il tempo giusto: siamo ancora nella fase di ricerca, oppure è tardi per riuscire a gestire il cambiamento? Questo per spiegare che è importante intervenire nel tempo giusto per sostenere queste tecnologie. Intervenire troppo presto è rischioso, intervenire tardi è pericoloso.

(Gennaio 2023)

Vaccinazione over 80

 

di Luigi Rezzuti

 

 

Circa un mesetto fa, tramite mia figlia, ho fatto la prenotazione per la vaccinazione over 80.

Dopo quasi una ventina di giorni, ho ricevuto l’invito a presentarmi alle 12,30 presso la Mostra D’Oltremare.


Man mano che giungevano le auto private e i taxi che accompagnavano le persone da vaccinare, il personale addetto all’ordine, prima faceva scendere quelli da vaccinare e poi indicava al conducente dove parcheggiare l’auto.

Arrivati all’ingresso della Mostra, c’era una fila di anziani che, lentamente, entravano nei padiglioni dove si effettuavano le vaccinazioni.

Nel vedere quella fila di “vecchietti” ho avvertito tutti i miei 80 anni, c’erano uomini e donne su carrozzine a rotelle, altri che si reggevano con bastoni ed altri ancora accompagnati sotto braccio da un familiare.

L’organizzazione è stata ottima: dopo l’ingresso nel padiglione la fila si sdoppiava in più file e, per chi aveva difficoltà a restare in piedi, c’erano a disposizione carrozzine a rotelle con accompagnamento di personale della protezione civile.


La gentilezza squisita del personale della protezione civile, dei medici, degli infermieri ha fatto sì che quelle lunghe file fossero a scorrimento abbastanza veloce.

Sono rimasto meravigliato nel vedere un’organizzazione a dir poco perfetta.

Per un momento ho pensato di non essere a Napoli, ma in un ospedale tedesco o svizzero, sempre rinomati per l’ordine, la pulizia, l’organizzazione e la professionalità del personale sanitario.

Ero arrivato nell’orario indicato, alle 12,30. Alle 13 ero già vaccinato.

La dottoressa, una giovane donna, prima di vaccinarmi, mi ha chiesto se prendevo medicinali e quali e mi ha detto di continuare a prenderli anche dopo la vaccinazione, poi mi ha parlato di eventuali controindicazioni, quali: un piccolo livido sul braccio, qualche decimo di febbre da curare con tachipirina o un leggero mal di testa, tutti malesseri che non dovevano assolutamente farmi preoccupare più di tanto.

Prima di salutarci, la dottoressa mi ha detto che per fine mese sarò contattato per la seconda dose del vaccino e mi ha consegnato una spilla con la dicitura “Mi sono vaccinato”

(Marzo 2021)

NAPOLETANI TENDENTI AL CIBO SANO MA GOLOSO

 

CAMPANI E NAPOLETANI SEMPRE PIÙ ATTENTI A UNO STILE DI VITA HEALTHY, MA NON MANCANO MOMENTI DI COCCOLE GOLOSE E DI LEGAME ALLA TRADIZIONE.

IL POKE E LA CUCINA HEALTHY GUIDANO LE TENDENZE EMERGENTI DEL FOOD DELIVERY NELLA CITTÀ PARTENOPEA, MA CRESCE ANCHE LA COLAZIONE.

LO SVELA JUST EAT NELLA NUOVA EDIZIONE DELLA MAPPA DEL CIBO A DOMICILIO IN ITALIA

 

di Annamaria Riccio

 

Just Eat presenta i risultati della sesta edizione della Mappa del cibo a domicilio in Italia, in cui fa il punto sul mercato del digital food delivery e sulla sua evoluzione lungo lo Stivale, tra tradizione e innovazione, abitudini di consumo consolidate e nuove tendenze.

Il food delivery ha assunto ormai un ruolo di primo piano nella vita quotidiana degli italiani, che ne apprezzano la varietà, ma anche la facilità di utilizzo e la velocità. Tutti elementi che negli ultimi anni hanno contribuito a far crescere in maniera esponenziale il settore, che oggi rappresenta il 44% del mercato alimentare online, generando un valore di 1,8 miliardi di euro (+20% rispetto al 2021)[1]. Una spinta legata anche all’incremento della capillarità del servizio che oggi è accessibile al 71% della popolazione non solo nei grandi centri urbani, ma anche nelle province.

Se guardiamo ai momenti preferiti per ordinare, scopriamo che la voglia di food delivery scatta soprattutto quando ci si vuole rilassare a casa dopo una lunga giornata di lavoro o studio, magari godendosi una partita della propria squadra del cuore o giocando ai videogiochi (41%), mentre si guarda un film o la propria serie TV preferita (30%), oppure quando si desidera festeggiare con amici e famiglia un traguardo importante, per amplificare ancora di più questo momento di socialità (28%). Tra le motivazioni che spingono maggiormente a ordinare cibo a domicilio, troviamo invece il desiderio di concedersi una coccola dopo una giornata stressante (44%), per soddisfare la voglia di un piatto particolare, magari mai provato prima (37%) oppure perché non si ha voglia di cucinare e non si ha qualcosa di già pronto a casa (31%).

Ma cosa ordinano nello specifico campani e napoletani? In linea con quanto emerso a livello nazionale, la top 5 delle cucine più ordinate ci racconta di abitudini ormai consolidate, tuttavia non manca qualche sorpresa. Se infatti l’iconica pizza resta salda sul podio, seguita dall’amato hamburger, oltre al sapore orientale del giapponese spicca una passione per i dolci e i panini. Non mancano poi il pollo, il poke, il gelato e l’immancabile cucina italiana. Se guardiamo ai piatti, invece, sono i sapori tipici i preferiti, con i crocchè in testa, seguite dalla pizza alla diavola e dalla tradizionale frittatina di pasta. Se invece volgiamo la nostra attenzione alle cucine e ai piatti che stanno guadagnando popolarità, sono proprio questi a darci uno sguardo sul futuro e sulle tendenze che stanno guidando le scelte di consumo della città partenopea. A livello regionale, oltre alla colazione, spiccano la cucina healthy e il poke, che si fanno portavoce di una nuova tendenza green anche in città, dove però restano saldi anche piccoli momenti di indulgenza con il gelato. Nuove abitudini di consumo che si ritrovano anche nei piatti, dove a livello regionale spicca la pizza alla Nerano, ispirata all’omonima pasta, e in città il cornetto alla crema gianduia. Non mancano però piatti legati a sapori tipici della tradizione locale, con la frittatina di pasta e le crocchè.

Qualche curiosità in più? I piatti della tradizione più amati sono gli gnocchi alla sorrentina, la parmigiana di melanzane e le polpette al ragù, tipiche del pranzo della domenica. Non solo, la Campania si conferma anche la più rilassata e la più ricca di golosi notturni tra le regioni, con la più alta percentuale di ordini nel weekend e in tarda notte!

Tra le conseguenze della rivoluzione della nostra routine c’è sicuramente un nuovo approccio al cibo da parte degli italiani, a fronte di uno stile di vita sempre più flessibile e che ha visto l’aumento del consumo di piccoli snack in vari momenti della giornata, rispetto al tradizionale consumo di tre pasti principali al giorno. Pause che non soddisfano solo un bisogno fisiologico, ma che rappresentano anche un momento di relax e gratificazione.

La motivazione principale è da attribuire a una maggiore attenzione dei consumatori alle proprie emozioni e al benessere, non solo in senso fisico, ma anche e soprattutto mentale. Il consumo di snack durante l’arco della giornata viene infatti vissuto in maniera consapevole e priva di sensi di colpa, poiché corrisponde principalmente a un momento di rilassamento (51%) e coccola per prendersi cura di sé (47%). 

Se si guarda nello specifico alle abitudini degli italiani in relazione a questo trend emergente, si nota come siano soprattutto i giovani a guidare questa tendenza con una netta preferenza per spuntini durante la mattina, tra la colazione e il brunch - forse il pasto che meglio rappresenta la millennial generation. Tra gli alimenti maggiormente consumati non emergono preferenze riguardo al tipo di cibo selezionato, lasciandoci di fronte ad un equilibrio quasi perfetto tra dolce e salato. Quest’ultimo è caratterizzato soprattutto da toast (33%) e prodotti da forno (24%), per poi passare a snack più classici e più frequentemente abbinati a questo momento della giornata come dolci di vario genere, torte e cornetti (48%). Un’ulteriore abitudine radicata nella cultura degli italiani è la merenda, in cui si distinguono anche snack quali gelati e torte gelato (41%).

Non manca l’attenzione alla salvaguardia del Pianeta, un tema quanto mai attuale e che sta diventando sempre più rilevante per le nostre decisioni in vari aspetti della vita quotidiana, compresa la nostra alimentazione. Soprattutto tra i giovani, infatti, sta crescendo una maggiore consapevolezza riguardo le proprie scelte di consumo e l’impatto di determinati alimenti o ingredienti su ciò che ci circonda; e quindi, un interesse crescente verso il tema della sostenibilità, che li porta a cercare di integrare il più possibile nella propria alimentazione soluzioni a basso impatto per il benessere ambientale.

Da un lato questo avviene attraverso un’adesione sempre maggiore a diete vegane e vegetariane, ma anche flexitariane, ovvero diete onnivore con una preferenza verso soluzioni veggie e occasionale consumo di prodotti di derivati animali. Dall’altro lato, si sta assistendo a una crescente domanda di piatti che celebrano le verdure e le mettono al centro, valorizzandole anche grazie a metodi innovativi di cottura e all’utilizzo di nuovi ingredienti dai sapori sorprendenti.

In questo contesto, anche il food delivery gioca un ruolo di primo piano nel supportare chi sceglie di abbracciare uno stile di vita più green. Una tendenza che trova conferma soprattutto nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, guidati dalla volontà di migliorare il proprio tenore di vita e la propria salute e dal piacere di consumare questi cibi che stanno diventando sempre più saporiti e apprezzati da tutti i palati, con la conseguente adozione di uno stile di vita dal minor impatto ambientale.

Un altro aspetto importante evidenziato dalla ricerca è quanto le tendenze di consumo vengano guidate anche dal posizionamento del brand, soprattutto quando si parla di sostenibilità. Una decisione spesso guidata anche dalla presenza sulla piattaforma di ristoranti che adottano politiche anti-spreco e che utilizzano materie prime, preferibilmente di stagione, provenienti dai produttori locali o a km zero.

Il cibo ha da sempre la capacità di assumere un significato forte, capace anche di riportare alla mente ricordi associati ad emozioni positive e che fanno leva sulla nostalgia, intesa come il ricordo di qualcosa di bello che si è vissuto in passato. Una tendenza che coincide spesso con il consumo di piatti legati alla tradizione e a momenti di convivialità che si ripetono.

Se da un lato si è confermata la passione degli italiani per i piatti della tradizione, dall’altro è quanto mai in auge la ricerca di cibi dai sapori sempre nuovi, ricchi di ingredienti, colorati e che facciano venire l’acquolina a un solo sguardo. In questo scenario, giocano un ruolo chiave i social media, sui quali va sempre più di tendenza, sia da parte dei consumatori sia dei ristoratori, condividere piatti “instagrammabili” capaci di stimolare i sensi anche a distanza e guidare le scelte di consumo.

(Dicembre 2022)

Sul Covid 19 - Una brutta storia - L’attacco a Paolo Ascierto

 

di Marisa Pumpo Pica

 

Avevamo deciso di non parlare del Covid 19 su questa pagina della Salute perché l’argomento ci sembrava troppo scontato, dal momento che sono continue le notizie che arrivano ininterrottamente dalla stampa, dai giornali on line, dai telegiornali e dalle trasmissioni televisive, in ogni momento delle nostre lunghe giornate. Non avremmo saputo proprio cosa aggiungere di nuovo e di diverso.

Abbiamo pensato di raccontarlo, invece, il Coronavirus, sotto forma di una favola (con Mariacarla Rubinacci, in prima pagina) e con una simpatica storia di un re e di una regina, scritta con brio, nella nostra verace lingua napoletana da uno dei più stimati collaboratori di questo giornale (Sergio Zazzera, nella pagina dei Racconti.)

Ma gli ultimi avvenimenti hanno cambiato il corso delle nostre decisioni.

Ed ecco, anche noi, qui, a narrare del Coronavirus.

Una brutta storia, però, che mai avremmo voluto raccontare, comma o appendice di un evento, quello del Covid 19, di per sé già tanto triste e carico di angoscia, almeno per come lo sta vivendo chi ora ne scrive.

Una brutta storia che mai ci saremmo aspettati in un momento come questo, che dovrebbe essere vissuto fuori da ogni polemica, da ogni sentimento di astio, di rivalità o, peggio ancora, di rivalsa o di rivendicazioni.

Abbiamo ripetuto costantemente, in questi giorni, che i medici sono i nostri angeli, che stanno lavorando, anzi lottando, con grande dispendio di energie personali, per salvare vite umane. Tutti, dai balconi della nostra penisola, da nord a sud, hanno rivolto loro lunghi applausi, per ringraziarli ed incoraggiarli nel quotidiano e stressante impegno. Ma forse tra gli angeli c’è un infiltrato, un Lucifero, che non porta luce nella trincea medica, un luminare che, invece di illuminare, con le sue ricerche, il campo di studi della medicina italiana, da noi sempre decantata come la migliore del mondo, getta su di essa un pericoloso cono d’ombra, dettato da arroganza, aggressività ed intolleranza. Sentimenti, questi, che dovrebbero essere sostituiti, in ogni professione, ma a maggior ragione nell’ “arte medica”, da umiltà, self control e capacità di confronto.

I fatti sono, ormai, ben noti a tutti e riguardano la polemica, accesa dal Responsabile delle malattie infettive dell’ospedale “Sacco” di Milano, Massimo Galli, nei confronti dell’oncologo e ricercatore napoletano, Paolo Ascierto, nel corso della trasmissione “Cartabianca”, andata in onda martedì scorso, 17 marzo.  


In quella occasione non è sfuggita ai telespettatori la reazione, non priva di un certo astio, del professor Massimo Galli quando la conduttrice Bianca Berlinguer ha fatto riferimento al team del’Unità di immunologia clinica dell’ospedale “Pascale” di Napoli, guidato da Paolo Ascierto e ha chiesto allo stesso di parlare della sua intuizione, ovvero quella di utilizzare il Tocilizumag, farmaco anti-artrite (usato spesso in oncologia) per arginare i danni al polmone, causati dal Covid 19.

A quel punto il professor Galli si affrettava a correggere la giornalista di Rai 3, sostenendo che a tale risultato erano giunti prima i medici cinesi e poi diverse strutture sanitarie lombarde, una decina, tra cui quella di Bergamo. “Diamo a Cesare quel che è di Cesare e ai Cinesi quel che è dei Cinesi”, puntualizzava. “Primo, in Italia, ad utilizzare questo farmaco è stato sicuramente il collega Rizzi, a Bergamo, nonostante gli oltre duemila casi nel suo ospedale, dichiarava. Non esageriamo con provincialismi di varia natura, diventa intollerabile. Non facciamoci sempre riconoscere.”


All’ accusa di volersi appropriare di quella scoperta, Paolo Ascierto, sicuramente sorpreso da tanta, inaspettata aggressività di toni, da parte di un collega, si limitava a chiarire che il loro lavoro era stato finalizzato a sviluppare un protocollo, presentandolo all’Aifa per la validazione della sperimentazione (peraltro l’ok era arrivato proprio nella stessa giornata di martedì.)

Di qui, dalla trasmissione della Berlinguer, una scia interminabile di discussioni e polemiche, a seguito anche del programm satirico di Mediaset, “Striscia la notizia”. con l’offensiva dicitura “La figuraccia di Ascierto”. Ne seguiva, infatti, la reazione dei social, che si scatenavano sui vari network contro questo ingiustificato attacco all’oncologo napoletano, traendone, in molti, la giusta conclusione: “Se a Bergamo il farmaco era stato già sperimentato, perchè tenere per sè questa sperimentazione e non comunicarla agli altri per la comune difesa della salute umana?”

Di qui, ancora, un hashtag-petizione che si è arricchito di firme, a vasto raggio “io sto con Ascierto”, per la difesa del bene comune della salute.

Il giorno successivo alla trasmissione, Gerardo Botti, Direttore scientifico dell’ IRCCS Fondazione Pascale, Istituto Nazionale Tumori  di Napoli, rispondeva al professor Galli in termini secchi e perentori: “Noi provinciali? Reazione dettata da saccenteria e delirio di onnipotenza.”

Il caso, infine, si chiude con una querela, come dalla nota che qui riportiamo:

“L’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale e il prof. Paolo Ascierto esprimono innanzitutto la più viva gratitudine verso tutti coloro che in questi giorni hanno manifestato la loro solidarietà e vicinanza nei confronti del prof. Ascierto. Ringraziano profondamente tutti i medici e tutto il personale sanitario che, con competenza, dedizione e spirito di sacrificio, si dedicano e continueranno a dedicarsi encomiabilmente a fronteggiare l’emergenza in atto».

Ritengono il servizio di “Striscia la notizia”, montato ad arte, gravemente lesivo dell’onore e della reputazione del prof. Paolo Ascierto e dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale, oltre che del tutto inopportuno e inappropriato in relazione alla drammaticità del momento che si vive,   denotando una mancanza assoluta di sensibilità, specie nei confronti dei medici impegnati in prima linea e di quanti, come il prof. Ascierto, sommessamente sperimentano trattamenti terapeutici e cure, peraltro con risultati positivi».

 Per tali motivi, la Direzione Generale dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale e il prof. Paolo Ascierto hanno dato mandato all’avv. prof. Andrea R. Castaldo per sporgere querela per diffamazione aggravata nei confronti del conduttore della trasmissione, di quanti hanno curato il servizio e del Direttore Responsabile”.

Ad onor del vero, ci preme dire che, prima ancora della trasmissione “Cartabianca”, erano state rilasciate altre interviste sull’argomento, dal direttore del Cotugno, da quello del Pascale e dallo stesso Ascierto, ma non ci è parso che in esse si fosse menato vanto di “una scoperta”. Paolo Ascierto aveva, bensì, sempre dichiarato, con grande semplicità ed umiltà, che stava sperimentando questo farmaco su pochi pazienti, affetti da Covid 19, per i quali aveva riscontrato un miglioramento delle condizioni di insufficienza respiratoria; che ne aveva parlato con i colleghi cinesi, i quali lo avevano, anch’essi, sperimentato su 21 casi, 20 dei quali con ottimi risultati e che su tale terapia egli era “cautamente ottimista”.

Non ci era parso che in lui ci fosse voglia di tagliare il nastro di un primato, ma soltanto di fornire qualche buona notizia, che potesse aprire il cuore alla speranza.

Il giorno dopo la trasmissione, infatti, egli si era limitato a rispondere al Professor Galli, con misurata eleganza:

“Non ci risulta che qualcuno lo stesse facendo in contemporanea e saperlo ci avrebbe peraltro aiutato. Quello che abbiamo fatto è comunicarlo a tutti affinché tutti fossero in grado di poterlo utilizzare in un momento di grande difficoltà. Priorità è la salute dei pazienti. In questa fase non è importante il primato”

E così, nei giorni successivi, ha fatto  riferimento, soprattutto, al lavoro di squadra: “ In un momento di emergenza come questo, tengo a precisare che il lavoro di brain storming, fatto con il dottor Franco Buonagura e le giovani oncologhe, Claudia Trojaniello e Maria Grazia Vitale, la discussione “cruciale” fatta con il dottor Ming, la professionalità dei dottori Montesarchio, Punzi, Parrella Fragranza, Atripaldi, dell’Ospedale dei Colli, il supporto dei nostri Direttori generali Bianchi e Di Mauro e del nostro  direttore scientifico Botti sono tutti elementi che ci hanno portato, sabato 7 marzo, a trattare i primi pazienti al Cotugno di Napoli.

Grazie alla grande professionalità del dott Franco Perrone del “Pascale”, in pochi giorni siamo stati in grado di scrivere una bozza di protocollo per Aifa, che ha avuto un riscontro positivo, con la validazione a poterlo trattaee su 330 pazienti. Il nostro deve essere un lavoro di squadra e la salute dei pazienti è la cosa che ci sta più a cuore. Andiamo avanti con il consueto cauto ottimismo e sempre consapevoli che è solo l’unione a fare la forza.”

I nostri lettori saranno certamente in grado di giudicare i fatti.

Prima di registrarli con la nuda cronaca, che parla da sola, noi li abbiamo definiti “una brutta storia”, che non avremmo mai voluto raccontare. Oggi meno che mai, in un momento in cui si moltiplicano gli inviti all’unità di intenti e di cuore, alla solidarietà, a lavorare tutti per il bene comune, lasciando da parte contrapposizioni e schieramenti, limitandosi soltanto a pensare a chi soffre e si dibatte, lottando, tra la vita e la morte, in una corsia d’ospedale, qualunque esso sia, al nord come al sud.

Tutto questo non può non colpire negativamente l’opinione pubblica.

(Marzo 2020)

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