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Miti napoletani di oggi.79 VIA CIMAROSA   di Sergio Zazzera   Con Aldo Masullo, spentosi il 24 aprile scorso, se n’è andato un altro tassello del...
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LA CAPPELLA DEL BUON CONSIGLIO ALLA “SANTARELLA”   di Sergio Zazzera   L’8 dicembre scorso è stata riaperta al culto, dopo circa quindici anni di...
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AUSTERITA’   di Luigi Rezzuti   Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna...
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Miti napoletani di oggi.80 PIAZZALE TECCHIO   di Sergio Zazzera   Dopo via Cimarosa, tocca ora a piazzale Tecchio la sorte della pretesa (mitica,...
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Laura L.C. Allori, Per Amore e per (Il Nido del Gheppio edizioni)   di Nicola Garofano   Finalmente esce, con l’edizione indipendente “Il Nido del...
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Miti napoletani di oggi.42 IL "RISANAMENTO" DI NAPOLI   di Sergio Zazzera   Si è soliti dire che non tutti i mali vengono per nuocere, benché...
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Chiude il complesso Damiani   di Luigi Rezzuti   A Pozzuoli, il mitico Club dei Damiani ha chiuso i battenti. Un triste segno un po' per tutti, sia...
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"Zia Natascia"   Riprende la stagione eventistica con "Zia Natascia" in una suggestiva location: al Chiostro San Domenico Maggiore, sabato 22 maggio...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Tra una partita e l’altra del campionato di Serie A, tra una partita di Champions League ed...
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Guglielmo Chianese, in arte Sergio Bruni

 

di Luigi Rezzuti

 

Sergio Bruni nasce a Villaricca il 15 settembre del 1921 e muore il 22 giugno del 2003, per una crisi respiratoria, all’ospedale Santo Spirito di Roma.

Tramonta un mito, un simbolo del Novecento napoletano, la voce di Napoli.

Il cantante nasce in una famiglia povera, frequenta da ragazzino la scuola serale di musica, studia il clarinetto e suona ai vari matrimoni e alle feste di piazza.

Da giovane partecipa, come volontario, alle Quattro giornate di Napoli formando un gruppo di giovani e armandosi con un revolver arrugginito e due bombe a mano.

Poi si iscrive alla scuola di canto del maestro Gaetano Lama e del cantante Vittorio Parisi, diventandone subito il vanto.

Da quando esordisce, il 14 maggio del 1944, al Teatro Reale di Napoli, è un susseguirsi di successi.

Ma l’anno della definitiva consacrazione è il 1948, quando inizia ad incidere per “La Voce del Padrone” restandovi per un ventennio.

Da questo momento impone il suo stile interpretativo, sempre più personale e inconfondibile, con un grande consenso popolare, che lo accompagnerà per tutta la sua carriera.

Partecipa a ben 12 Festival della canzone >napoletana, interpretando canzoni, ancor oggi cantate da tanti autori, come Sciummo, ‘O ritratto ‘e Nanninella, Vieneme ‘nzuonno.

Nel 1960 canta al Festival di Sanremo Serenata a Margellina.

Tra le tante canzoni antiche che ha interpretato, ricordiamo Fenesta vascia, La rumba degli scugnizzi, Carmela e tante altre ancora.

Tutte, una dopo l’altra, di grande successo.

(Settembre 2021)

ARTISTI DI STRADA

 

di Luigi Rezzuti

 


Mangiano il fuoco o ingoiano spade, raccontano storie, incantano con musica e perfino con la magia. Artisti di strada, tanto bizzarri quanto affascinanti. Spesso mi fermo ad osservarli, ad ascoltarli. Degli artisti di strada conosco poco, non so neanche chi siano in realtà, possono essere dei senza tetto che provano a racimolare qualche euro con le proprie capacità ma anche viaggiatori di passaggio che chiedono un contributo per  riuscire a girare il mondo, sbarcando il lunario esclusivamente con la propria arte. In certi casi sono solo semplici studenti di musica o di teatro, i quali decidono di esibirsi per strada, come Simone, giovane studente del conservatorio che mi ha raccontato la sua storia: “Suonare nelle vie è una grande prova per un aspirante artista. Incontri mille persone che suonano e ti confronti con loro. Conoscersi per strada è molto utile perché permette di creare contatti e di comprendere nuove realtà. Anche da quelli che non hanno mai studiato impari un sacco di cose. Se alla gente piaci, puoi perfino esibirti nei locali. Per me non è un lavoro, anche se mi capita di guadagnarci qualcosa”.

Camminando lungo via Scarlatti incontro, ad un angolo della strada, un altro artista e anche da lui mi faccio raccontare la sua storia.


Enzo, originario del Salento, ha iniziato a fare il giocoliere per conciliare il divertimento e la necessità: “ Con il tempo, però, il mestiere è diventato anche il mio stile di vita – racconta – ho 39 anni e faccio questo lavoro da quando ne avevo 19. La mia disciplina circense preferita è la giocoleria” . L’esperienza di Enzo è cominciata per puro caso: “ Io e alcuni amici ci  trovammo al Festival degli Artisti di Strada e ci ì intrufolammo in una postazione vuota per provare a fare il nostro numero e guadagnammo  il consenso degli organizzatori. Finì che decisi di continuare l’avventura, sfruttando qualsiasi occasione mi capitasse. Si unì al gruppo anche la mia  fidanzata, Monica. Rispetto a tante altre storie d’amore, il percorso per noi è stato più facile perché siamo sempre insieme e abbiamo gli stessi interessi. Le difficoltà, naturalmente, esistono, ma sono compensate dalla bellezza del nostro stile di vita: totale mancanza di abitudini e luoghi sempre diversi aiutano a scoprire tante cose e ad incontrare belle persone. L’inverno è il momento ideale per rifiatare e dedicarsi alla creazione di nuovi progetti, nelle stagioni più calde ci dedichiamo ai viaggi e agli spettacoli! – e di viaggi, in effetti, Enzo ne ha fatti davvero tanti – In questi vent’anni ho girato non  soltanto il Sud e l’Italia, ma anche l’Europa”. Della vita degli artisti di strada, però, si dice anche che non sia fatta per tutti, ma non è l’opinione di Enzo : “Io sono sicuro che ognuno di noi è un potenziale mago, clown o giocoliere. L’errore sta nel credere che il talento sia fondamentale perché, in realtà, a fare davvero la differenza sono il sudore e l’allenamento. Queste due cose, insieme, valgono il 99% del risultato finale”.

Tuttavia, c’è anche chi non ce l’ha fatta, come Francesco, chitarrista di 26 anni che ha dovuto rinunciare all’idea di vivere della propria arte dopo aver constatato che questa non gli permetteva di costruirsi un futuro. Una decisione  maturata in seguito a una presa di coscienza, durata mesi, se non anni: “ Ci sentivamo diversi da tutti gli altri e volevamo gridarlo al mondo, così abbiamo messo su una band e cominciato a viaggiare e a suonare. Dopo l’entusiasmo dei primi anni, però, le cose hanno iniziato a non funzionare più. Non siamo mai stati in regola e un paio di volte sono venuti i carabinieri a multarci, altre volte siamo stati semplicemente cacciati via. Poi c’è tutto il discorso dei diritti d’autore perché, se vuoi suonare canzoni composte da altri,  devi pagare una tassa annuale alla Siae oppure sperare che l’artista in questione abbia autorizzato i musicisti di strada a eseguire delle sue canzoni. Credo, però, che le cose abbiano smesso di funzionare quando ci siamo resi conto di non essere così diversi dagli altri. Mostrare il nostro anticonformismo è diventato meno appagante. E, paradossalmente, è stata proprio la strada a insegnarcelo: tra le migliaia e migliaia di persone che ci sono passate davanti. Mi sono fidanzato, ho iniziato a sentire un bisogno di stabilità che non c’era mai stato prima. Ho smesso di viaggiare e ho trovato un lavoro vero perché mi servivano soldi e le occupazioni saltuarie non potevano più bastare. Forse non era la vita adatta a me”.

Gli chiediamo com’era la vita di cui non ha più voluto sapere. “Capitava che i miei  genitori non avessero notizie per giorni e giorni. Se ci spostavamo in un’altra città, il più delle volte lo facevamo in autostop e non era facile trovare un veicolo abbastanza spazioso, considerato che eravamo tre e in più avevamo con noi gli strumenti. Più avanti, dopo aver preso la patente, abbiamo iniziato a guidare a turno la macchina di un nostro amico. Prendevamo autobus o treni soltanto nei casi estremi. Una volta arrivati in città, cercavamo un buon posto per suonare e ci mettevamo all’opera, per racimolare dei soldi che poi dividevamo in parti uguali. Era come in tournee, solo che il nostro palcoscenico era la strada e non eravamo ricchi come i cantanti professionisti, anzi, per risparmiare ci capitava persino di dormire in tenda o in macchina. A volte trovavamo ospitalità da qualche conoscente ma chiaramente non era una soluzione che poteva durare per troppi giorni. Altre volte andavamo negli ostelli della gioventù o cercavamo qualcosa di conveniente, soprattutto in inverno.

Per il cibo ci arrangiavamo allo stesso modo: puntavamo sulla sostanza e sul risparmio, ma ci è capitato anche di andare alla Caritas. Non è che ne vada fiero, adesso. Semplicemente lo facevamo perché ci illudevamo di poter vivere liberamente, facendo unicamente quello che ci piaceva e che ci rendeva felici, senza magari trovare un lavoro noioso o diventare abitudinari. Alla lunga, però, non può funzionare. Se non riesci a farne un lavoro, e molti non ci riescono, devi guardare in faccia la realtà e fare un passo indietro per andare avanti”.

(Febbraio 2021)

Da Nicola Garofano

 

No, lockdown. Io non voglio restare di nuovo a casa

 


Patrizia è tornata. Grande successo per il nuovo, divertentissimo video di Tiziana De Giacomo.

Successo mediatico per il ritorno in video di Patrizia, “No, lockdown. Io non voglio restare di nuovo a casa”, la divertente parodia dell’attrice Tiziana De Giacomo, un j’accuse per gli italiani, una denuncia pubblica verso chi, questa estate, non ha continuato con le protezioni da coronavirus. L’intento è divertire le persone ma anche diffondere la consapevolezza sul virus e sulla necessità di prendere tutte le precauzioni possibili per salvare gli altri, oltre che noi stessi. Insieme si può battere il coronavirus.

Il video è disponibile sul seguente link: https://www.facebook.com/TIZIANADEG/videos/388235239000333


Si legge sul profilo Facebook di Tiziana De Giacomo, dopo il successo virale dell’ultimo video su Patrizia:

«Grazie! In tanti mi avete riempita di complimenti, per il video e sono strafelice. Ho cercato, a modo mio, di veicolare un messaggio mettendo in pratica ciò che sono come artista. Non mi piace ostentare, non lo faccio mai. Quel che sono l’ho imparato da grandi maestri e persone che stimo e non ho bisogno di sottolinearlo e vi ringrazio di nuovo. Ma ora ci troviamo in un momento delicato. Sembra che si sia persa la ragione, si sia persa la bellezza, si sia perso tutto. A modo mio, ripeto, con quello che so fare e sono, cerco di esprimere i miei pensieri per fare qualcosa in questa società, ormai, allo sbando. Teniamo duro».

Patrizia, personaggio di ispirazione “gomorriana”, ha molti amici artisti, forse anche lei stessa da sempre sogna di fare l’attrice e combatte per l’arte, quella che avvicina più che mai. L’ultimo Dpcm, per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, ha dato il colpo di grazia ai cinema e ai teatri, chiudendoli del tutto, cancellando concerti e tutti quei momenti artistici che hanno tenuto unite le persone, ispirato, calmato e condiviso durante il lockdown di marzo, quando, sia pure in altre forme, si è sentito il potere dell'arte e si sono rafforzati i legami tra creazione artistica e società.

Anche Tiziana De Giacomo con la sua Patrizia, ha attinto alla sua creatività per trasmettere delle linee guida sulla salute e condividere messaggi di speranza.

Attraverso l'hashtag #PatriziaNonRestaACasa, facciamo capire la nostra posizione contro la decisione di chiudere i cinema e i teatri. É necessario che si alzino voci dal mondo artistico per negoziare con le istituzioni e contrastare questa pessima decisione.

(Novembre 2020)

La musica al tempo del Coronavirus

#IoRestoACasaMo

 

a cura di Marisa Pumpo Pica

 

Maurizio Casagrande, insieme a tanti amici artisti, ha voluto rispondere in musica al cambiamento sociale, determinato dall’emergenza Coronavirus.

L’attore e regista napoletano, infatti, con i più grandi protagonisti dello show e del teatro italiano, ha dato vita ad uno straordinario spettacolo, riprendendo un vecchio successo di Renzo Arbore Ma la notte no! (1985), sigla della trasmissione Quelli della notte. Lo ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, con larga condivisione da parte di tanti, in questi giorni di forzata permanenza a casa, per il necessario e giusto contenimento del virus.

link al videoclip: https://www.facebook.com/superbighouse/videos/1034382140288464/


La pandemia ha bloccato tutto: arte, teatro, cinema, concerti, musei e gallerie, ma i nostri artisti, talentuosi e creativi, hanno trovato altri modi per far fronte alla crisi. E questa strada l’ha percorsa anche Maurizio Casagrande. Sospeso il tour teatrale del suo spettacolo “Mostri a Parte”, in questo periodo di forzata quarantena, è stato molto attivo sui social, invitando più volte i fans e  tutto il pubblico, che lo segue da anni, a rimanere a casa. Ma, affinchè questo suggerimento fosse più suggestivo (ci venga perdonato il gioco di parole), ha escogitato una forma divertente e scanzonata per mettere in scena uno spettacolo, sia pure virtuale, onde l’invito “Rimanete a casa” avesse maggiore presa ed un più forte impatto sociale.


È nata così #IoRestoACasaMo, sulle note, come si è appena detto, in apertura, del celebre motivo, portato al successo da Arbore.

«Sorridere è un atto di resistenza», afferma Maurizio Casagrande.

A tal fine egli ha chiamato a raccolta diversi artisti, noti, ciascuno per i propri settori di appartenenza, (musica, cinema, teatro, televisione), per dar vita ad  una video-canzone di straordinaria libertà di espressione, divertente, ma anche con forti richiami alla positività. Ciò facendo, ha voluto ricordare che, indipendentemente da come possano svolgersi gli avvenimenti, torneremo diversi, ma sicuramente più forti., nei nostri pensieri come nei nostri comportamenti futuri.


«In questo periodo, ho raccolto diverse testimonianze, racconta Maurizio Casagrande, in cui si poteva toccare con mano la fragilità delle persone, per l’avvilimento dinanzi alle tante  notizie di  morte e per la paura di questo virus maledetto. Ciò che mi preoccupa, però, è la gente da sola in casa, depressa, abbattuta, debole psicologicamente, angosciata e spaventata. E, quindi, ritengo che, in questo momento, le persone abbiano bisogno di un sorriso. Il mio grido di speranza è: “Sorridere è un atto di resistenza”. È per resistere che bisogna sorridere. Sorridere non è mancanza di rispetto per chi ci ha lasciato o per chi sta male, ma vuole significare dare forza e sollievo a chi, in questo momento, è debole e sconfortato per la grave situazione».


 In ordine alfabetico gli artisti che hanno partecipato: Luca Abete, Paolo Belli, Massimo Boldi, Paolo Conticini, Raul Cremona, Tiziana De Giacomo, Ella Goldmann, Nino Frassica, Massimiliano Gallo, Carmen Giannattasio, Pino Insegno, Simona Izzo, Angelo Pintus, Shalana Santana, Antonio “Stash” Fiodispino, the Jackal: Fabio Balsamo, Ciro Priello, Gianluca Fru, Ricky Tognazzi.

I musicisti: Fabrizio Buongiorno al basso, Giancarlo Ippolito alla batteria, Lorenzo Maffia alle tastiere e Pippo Seno alla chitarra.

 Hashtag #IoRestoACasaMo

(Aprile 2020)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Ai margini del Festival

No, non è la Bbc

L’industria che produce televisione è tra i dispensatori di ‘manca larga’ più generosi. Nel suo bilancio di gestione, le voci specialmente onerose hanno nomi e cognomi di conduttori/conduttrici tutt’altro che soliti ignoti. Di qui la domanda: era questa la vocazione che ha dato i natali all’Eiar, antesignana della Rai? E l’altra: non era forse coerente con l’etica di ente pubblico: contenere i suoi palinsesti negli ambiti dell’informazione e della diffusione della cultura? Si intuisce l’obiezione…Ma la televisione è anche divertimento e spettacolo! La giusta osservazione riceve risposte esaurienti dalla tv commerciale, per questo gratificata da allettanti budget pubblicitari, nella logica dell’intrapresa privata. Non è andata così e la Rai compete nel pianeta dell’intrattenimento con l’impero di Berlusconi. La riflessione trae spunto dalle osservazioni che condiscono le polemiche sui costi di alcuni totem della Rai, qual è il festival di Sanremo. Domanda: pur nella logica del copyright, di cui Viale Mazzini si fa vanto, in un contesto di emittente pubblica e del suo dovere di oculata gestione finanziaria, non era ipotizzabile una festa della canzone italiana meno sfarzosa e costosa? Considerazione a latere: quanto sarebbe ugualmente grande e gratuito  l’interesse delle star della musica, di attori / attrici, di personaggi vip a qualunque titolo di essere protagonisti degli spot pubblicitari di cui godono con la visibilità planetaria garantita dal festival? In chiaro: i Pinco Pallino, lautamente retribuiti per comparire sul palco del teatro Ariston, avrebbero mai rifiutato l’invito a calcarlo senza compenso o quanto meno con un simbolico gettone di presenza? Domanda supplementare: un conduttore di programmi Rai, qual è il sempiterno  Amadeus, è legato alla Rai dal contratto di un milione di euro per ogni conduzione di show, che diventa cifra più alta in virtù dei ‘cachet’ riconosciuti per presentazioni speciali come ‘l’Anno che verrà’ e dei compensi intascati come testimonial di spot pubblicitari (a Sanremo per Tim e Nutella), o come ospite di eventi extra Rai. Perché retribuire con mezzo milione di euro l’impegno di Sanremo? Perché riconoscere cifre  iperboliche a ospiti che utilizzano la presenza al festival per il lancio propagandistico di canzoni inedite e di tappe dei loro imminenti  tour? Le due conduttrici del Tg1, al fianco di Amadeus nella seconda serata, non hanno goduto di nessun compenso, perché giornaliste pagate come tali dall’azienda di Saxa Rubra.

 In coda alla voce critica, quanto solitaria, sull’opulenza in eccesso del Festival, non è improprio sottoporre a tac la dispotica ipoteca dei partiti sul pianeta dell’informazione, che trasforma il sano principio della par condicio, in placet per la subordinazione dei Tg alla politica, con la conseguenza di un clamoroso vulnus finanziario per le casse dell’azienda e di manipolazioni che mistificano la realtà nell’interesse fazioso dei partiti di riferimento. Non avverrà, dunque è un’osservazione ininfluente,  ma quale obiezione potrebbe mai sollevare l’abrogazione di Tg1, Tg2, Tg3, compensata dall’accorpamento in un unico Tg, che utilizzando le risorse umane e materiali dei tre notiziari azzerati, informi correttamente, 24 ore su 24, monitorato da ‘agenzie’ esterne  super partes?

 Utopia. La vita continua imperterrita il suo viaggio codificato per ‘distrarre’ l’opinione pubblica. In fondo la produzione Rai è meno peggiore di quanto riempie al novanta per cento la programmazione delle Tv private, che in tema di partigianeria per la destra, il populismo, il sovranismo, esagera perché non deve difendere da che parte sta politicamente.

 E allora: viva Sanremo, viva la riconciliazione dei Ricchi e Poveri, le smancerie alternate a ostilità di Romina  e Al Bano, cantori di “Nostalgia canaglia”, che profittano di Sanremo per pubblicizzare la carriera in progress della figlia. Viva lo spogliarello dell’iper tatuato Achille Lauro, omonimo del Comandante fondatore nel dopo guerra dell’anacronistico partito Monarchico, via l’ex ‘Pappa col pomodoro’ che a rischio di fratturare gli arti fisiologicamente provati dall’età si è agitata come una ginnasta sedicenne, via le canzoni mediocri molto votate e quelle canzoni di buon livello bocciate. È nella storica incoerenza di Sanremo,  che a suo tempo ha sottostimato clamorosamente Vasco Rossi e non solo lui. Viva i di direttori d’orchestra resi inutili, lo racconta il mitico Vessicchio,  dalle tecnologie musicali avveniristiche,  che guidano le esecuzioni dei musicisti a prescindere da loro.  

 Costi ‘collaterali ‘ del Festival: arredi sala stampa radio e TV private: 7.076 euro, apparecchiature informatiche 5.490, apparecchiature televisive 2.806, servizio assistenza tecnica sala “Ninfea” Palafiori 3.538, fornitura linee telefoniche e fax: 3.990,39, consumi linee telefoniche e fax 1.586 euro, servizio logistica per la sala stampa: 5.734 euro, servizio facchinaggi sale stampa 5.490, occupazione autostazione RT 9.760, noleggio sala prove balletto 14.500, fornitura premi 8.205,72, noleggio transenne antipanico 18.178, ufficio accrediti presso Ariston 2.440, steward presso parking Palafiori 2.440. Poca roba, certo, ma tanto se paragonato al compenso misero di 50 euro  al giorno per i musicisti dell’orchestra, sottoposta a un lavoro massacrante, ovvero 1.930 euro lordi per i circa 40 giorni di lavoro, più 180 euro di rimborso.

Il giudizio sferzante della Cgil:   “Sono condizioni inaccettabili che svelano, ancora una volta, come dietro luci sfavillanti e giacche a doppiopetto, il mondo dello spettacolo in Italia non riconosce  il lavoro degli artisti anche se, proprio sulle loro capacità e competenze, mette in piedi fruttuosi business”.

(Febbraio 2020)

CONCERTO DI NATALE - FONDAZIONE CASTEL CAPUANO
 
 
(Dicembre 2019)

I Ditelo voi

 

di Luigi Rezzuti

 


“I  ditelo voi” sono un trio comico napoletano, formatosi nel 1995 e composto da Francesco De Fraia, detto “Capucchione”, Domenico Manfredi, detto “Mimmo” e Raffaele Ferrante, detto “Lello”.

I tre amici si incontravano al Vomero, in Floridiana o ai giardinetti di via Ruoppolo.

Domenico, infatti, è di piazza Vanvitelli, mentre Raffaele è dell’Arenella.

Il nome “I ditelo voi”  nasce per caso da una disputa su chi doveva deciderlo: ognuno voleva che lo dicesse l’altro, quindi si decise per “I ditelo voi”.

I tre comici, nel 1997,  vanno in onda in Campania con Telegaribaldi. Segue, poi, la trasmissione Avanzi Popolo (1999) su Telenapoli. In questa trasmissione, fra l’altro, interpretano la finta telenovela Orip Orap che, nel 2000, diventerà una trasmissione indipendente, sulla stessa emittente televisiva.

Nel 1999 lavorano anche alla Chanson, noto  cabaret romano.

Per qualche tempo hanno lavorato per trasmissioni comiche per emittenti del Lazio.

Nel 2002 partecipano alla trasmissione di Gianni Morandi Uno di noi e, nel 2004, all’ultima edizione di Super Ciro.

Sempre nel 2004, sono protagonisti del film “Ventitre”. Nel 2008 va in scena lo spettacolo teatrale “Triccheballacche”, autore Gianluca Ansanelli, con  riferimento  al tormentone nazionale italiano del 2006.

Sono presenti nei programmi “Colorado Cafè”, su Italia 1, e “Tribbù” su Rai 2 e partecipano al programma radiofonico “Pelo e contropelo”, su Radio Kiss Kiss.

Nel 2012, esce su youtube, una nuova sit-com intitolata “Gomorroide”, parodia del film “Gomorra”.

Nel 2013 partecipano a Made in Sud su Rai 2 (con la sit-com Gomorroide e, sempre in questo stesso anno, ottengono una parte nel film “Un boss in salotto” .

II 24 agosto del 2015 si esibiscono in concerto a Sapri, alla settima edizione di Sapri anni ’60, alla quale partecipano, tra l’altro,  personaggi dello spettacolo, come Mario Trevi, Gianluca Capozzi, Pupo, Fausto Leali, Tony Tammaro, Sal da Vinci e Massimo Ranieri.

Nel 2017 sono registi e attori del film “Gomorroide”.

Dividendosi fra teatro e televisione, hanno già pronte due sceneggiature che si richiamano alle commedie, che stanno portando in scena. Attualmente stanno partecipando alla nuova edizione  di Made in Sud, su Rai 2, con nuovi sketch: “I chirurghi” e la sit-com “Tra-sit”. Inoltre sono in teatro con due commedie “Horror comedy” e “Il segreto della violaciocca”.

(Maggio 2019)

Riceviamo e pubblichiamo

 


L’ Associazione lucana “Giustino Fortunato” è lieta di comunicare che, in occasione della collocazione del proprio pianoforte nella Chiesa di Santa Maria del Rosario a Portamedina (nota come Chiesa di Santa Giovanna d’Arco,Via Rosario a Portamedina, 31), gentilmente concessa dall’ANIAI Campania, organizzerà l’attività musicale non solo allo Shekinà (Vomero) ma anche in questa bella chiesa barocca nel centro di Napoli.

L’inaugurazione dei concerti nella Chiesa di Santa Maria del Rosario a Portamedina si terrà Sabato 9 marzo 2019, alle ore 17, con la “Serata musicale con brani lirici e canzoni napoletane celebri”. Partecipano: Genny Riondino (soprano), Cetti Valente (soprano), Antonio De Cristofaro (baritono). Al piano Natalja Apolenskaja.

(Marzo 2019)  

Estate a Vietri sul Mare

 

Lunedì 16 luglio: Guglielmo Gugliemi Academic Ensemble Contemporary Jazz Project

Martedì 17 luglio: Cleopatra di StudioDanza

La Villa comunale di Vietri sul Mare continua ad essere lo scenario mozzafiato della programmazione di "Vietri Cultura". Lunedì 16 luglio il coinvolgente jazz di Guglielmo Guglielmi, che propone musiche dei più importanti autori ed interpreti del jazz contemporaneo e della tradizione, come Michael League (Snarky Puppy), Wayne Shorter, Stevie Wonder, David Foster, Cole Porter,”Dizzy” Gillespie, G.Gershwin e H. Hancock, eseguite dall'Academic Ensemble Contemporary Jazz Project. L'ensemble, diretto dal M° Guglielmo Guglielmi, docente di Musica d'insieme Jazz, è formato dagli studenti della scuola di jazz appartenenti ai corsi di I e II livello del Conservatorio di musica “G. Martucci” di Salerno. Sul palco Angelica Parisi, Rossella Rosanova, Serena Lotito, Filomena De Rosa, Carmine Granato, Marika De Luca, Antonella Durante, Angelica Cascone (voci); Antonio Baldino, Antonio Scannapieco (tromba); Federico Milone (sax contralto); Antonio Di Filippo (sax tenore); Enrico Enriquez (clarinetto); Angelo Carpentieri, Ivan Ciavarella, Luigi Orlando, Giuseppe Medaglia (chitarra elettrica); Luisa Di Donato, Andrea De Blasio (basso elettrico); Davide Cantarella, Francesco Fasarano, Cristian Rago (percussioni); Gianluca Perazzo, Alberto Emrick, Gennaro Cannavale (batteria); Casimiro Erario (pianoforte e tastiere); Raffaele Ranieri, Massimo Parisi (pianoforte). Piano e direzione a cura di Guglielmo Guglielmi.

Inizio spettacolo ore 21.00 - ingresso gratuito.

 

Martedì 17 luglio spazio alla danza con "Cleopatra", della compagnia “Studio Danza” di Maria Cardamone, che propone un viaggio tra classica e contemporanea, con nove giovani talenti che racconteranno con il corpo e il ritmo la storia della bella regina d'Egitto. Apertura con una suite tratta dal “Don Chisciotte”, ispirato al capolavoro di Miguel De Cervantes, con musica di Ludwig Minkus. Ballerini: Marianna Cioffi, Laura D'Amore, Valentina Ferraiuolo, Amira Giglio, Luigi Lambiase, Gabriella Milito, Morena Nicolao, Grazia Ragone, Anna Senatore, Maria Cardamone, ballerina professionista e insegnante, diplomata nel 1999 presso il centro “Arte Studio” di Loredana Mutalipassi, ha perfezionato la propria formazione classica e moderna presso l'American Dance Center “Alvin Halley” di New York, collezionando numerose esperienze con professionisti della danza di tutto il mondo.

Inizio spettacolo ore 21.00 – ingresso gratuito.

Info: Segreteria Organizzativa +39 392 0095047

Programma di Vietri in Scena

 

Prossimi spettacoli

 

Mercoledì 18 luglio

Orchestra da Camera Internazionale della Campania

Musiche di J. Pachelbel, A. Vivaldi, W. A. Mozart, E. Morricone, L. Bacalov J. Strauss

Flauti solisti: Filippo Staiano, Sergio Casale Direttore e solista Veaceslav Ceaicoshi

Venerdì 20 luglio

Ragazzi di oggi

Revival dei successi degli anni 70 in poi

Lunedì 23 luglio

Sonora Junior Sax

Musiche di Khachaturian, McCoy, J. De Haan, G. Puccini, J. Tieresen, Vanni, Tozzi, P. Prado,Pooh

Direttore Domenico Luciano

Martedì 24 luglio -

LE GENOVEFFE - una favola amara

Spettacolo a cura del Laboratorio di espressione teatrale di Teatri di Carta

regia di Francesco Campanile

 Venerdì 27 luglio - V

Orchestra Music Academy ''Napoli canta New York''

Un omaggio a due artisti internazionali: Frank Sinatra & Pino Daniele

Martedì 31 luglio -

(in realtà solo apparente)ⁿ liberamente tratto da: “Il povero Piero” di A. Campanile, compagnia Artenauta Teatro, drammaturgia e regia Simona Tortora

Giovedì 2 Agosto -

Orchestra Filarmonica Campana (omaggio al Maestro Giovanni Procida)

Musiche di Frederick Delius, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Joseph Haydn

Clarinetto solista Sabato Morretta direttore Giulio Marazia

(Luglio 2018)

 

L’intervista

 

di Marisa Pumpo Pica

 

Enjoy the Void e il suo album d’esordio “Our Garden”  

 

Si fa strada, nel panorama musicale di questi giorni, una nuova proposta artistica, quella della band Enjoy the Void, capitanata dal calabrese Sergio Bertolino. Il lancio ufficiale del loro singolo ha fatto da apripista all’omonimo album d’esordio, registrato presso gli studi dalla BAM! di  Sapri, in provincia di Salerno.


Il singolo “Our Garden”, dopo un’anteprima su Sentire Ascoltare, è ora online su Youtube.

Quale sia il significato di Enjoy The Void ci viene chiarito dagli stessi protagonisti della Band musicale e, in particolare, dal cantautore, Sergio Bertolino:           

«Nel “Gorgia” di Platone, Socrate dice che il piacere che si prova nel bere deriva dal disagio prodotto dalla sete. L’essenza del desiderio sta nella mancanza: ci alziamo dal letto, ci muoviamo, compiamo azioni perché siamo incompleti... Tutto quel che esiste si muove perché “desidera”, ossia ha una mancanza. Tale mancanza io la chiamo “Vuoto”. È grazie ad esso che desideriamo e quindi viviamo (se fossimo completi non faremmo nulla, non cercheremmo nulla, non proveremmo nulla). Perciò il Vuoto non va demonizzato o scacciato, bensì va amato e apprezzato. “Enjoy the Void” significa proprio questo».

Gli Enjoy the Void, una nuova Band, dunque, con un nuovo progetto musicale che, come si è appena detto, ruota intorno alla figura del cantante e compositore calabrese, Sergio Bertolino.

Diventati una band a tutti gli effetti dall’incontro del cantautore con i musicisti degli studi della BAM! di Sapri (SA), gli Enjoy the Void hanno da poco messo a punto un primo album omonimo, registrato, appunto presso questi studi, da Giovanni Caruso.

Ed ecco quanto ci racconta il “capitano della squadra”, Sergio Bertolino:

«L’album è nato fra Torino e Manchester: ho arrangiato quasi tutto da solo, ma i brani erano ancora da sviluppare. Tornato in Italia, sono andato a trovare un amico a Sapri (Tony, con cui già avevo suonato a Torino). Lui mi ha introdotto alla BAM! Ho fatto ascoltare le mie canzoni e sono piaciute. Da lì l’idea di registrare l’album.”     

E poi? Come si è formata la Band?

“All’inizio i membri attuali della band dovevano solo aiutarmi a registrare il disco, ma il progetto ha coinvolto tutti, ben più di quanto mi aspettassi. Si è creato entusiasmo e ne ero felice. Ed ecco ’idea di formare una band. È stato bello, è nato tutto in maniera fluida e spontanea. Con Tony Guerrieri, il bassista, ci conosciamo e suoniamo da 10 anni. Gli altri li conosco da circa 4 anni, ma ormai il rapporto è tale che li considero veri amici. Il batterista è Francesco Magaldi, i due chitarristi sono Domenico Anastasio e Giuseppe Bruno, e poi c’è Giovanni Caruso, il fonico, che si è occupato delle registrazioni dell’album, membro a tutti gli effetti degli Enjoy the Void, elemento fondamentale per il nostro sound, in grado di creare le atmosfere necessarie a valorizzarlo. Sono tutti di Sapri, tranne me, che vengo da Reggio Calabria».

Come primo estratto (per anticipare l’uscita dell’album) è stata scelta “Our garden”, una ballad rock dai toni malinconici.

Ci può fornire qualche ulteriore dettaglio per quanto concerne la musica e i testi?

«L’album è molto variegato. Ogni canzone è un mondo a sé (sia in senso musicale che testuale), ha una propria atmosfera e un arrangiamento che si adatta al contenuto, per cui non è stata per niente una scelta facile. La cosa che più c’interessava era che il primo singolo piacesse a quante più persone possibile, così abbiamo girato le 5, 6 canzoni che ci sembravano più adatte a molte persone e la maggioranza ha consigliato “Our Garden”. “Our garden” è nata a Torino, nel periodo in cui vivevo lì. In quel periodo ero innamorato di una ragazza. Non lo ero mai stato prima, né avevo mai scritto una canzone d’amore. L’ho scritta per lei: avevo voglia di misurarmi con una “ballata amorosa”. Parla di quella fase in cui l’amore è tutto e il resto non conta. È la fase idealizzante dell’amore, dove la realtà è quasi messa da parte e si vive in un universo parallelo dove ci siete solo tu e lei, e va bene così.”

Dunque, ci pare di capire che la canzone è nata in un momento in cui il cerchio si restringe e gli altri, il mondo e tutto il resto, sembrano  non esistere più.

“Proprio così e devo aggiungere che questo singolo, per quanto sia nato da una situazione realmente vissuta, parla dell’amore in senso generale, oserei dire “universale”, un discorso che può valere per tutti. Descrive un momento che tutti  abbiamo attraversato quando ci è capitato di innamorarci. Parla dell’idea secondo cui l’amore, in senso ampio, è l’unica cosa per cui valga la pena di lottare, vivere e morire». Prodotto da Bam Factory, il videoclip, presentato in anteprima esclusiva sulle pagine di SentireAscoltare, è scritto e diretto da Pasquale Dipino mentre le riprese e il montaggio sono affidati a Gianfranco Mandola e vede come protagonisti Gemma Conforti e Giovanni Caruso.

Ma a noi piacerebbe conoscere più da vicino la storia del videoclip e come si sviluppa la sua realizzazione.

«Il videoclip è nato dall’idea di non voler fare il classico video in cui la band “finge” di suonare. Per questo abbiamo pensato a un “corto musicale”, una storia che raccontasse l’atmosfera e il contenuto del pezzo, senza strumenti, senza i membri della band. L’idea di base del video è del mio amico, Pasquale Dipino, grande appassionato di cinema. Lui ha scritto lo storyboard e diretto il video, mentre le riprese e il montaggio, come ho già detto, sono di Gianfranco Mandola. Pasquale ha sempre notato un velo di malinconia nel pezzo e ha voluto giocare con il concetto di “amore ideale” e di “proiezione mentale” creando una storia in cui quello che accade non è reale ma vive solo nella mente del protagonista: rispecchia perfettamente l’atmosfera del brano, per quanto sviluppi un racconto a parte».

Complimenti, dunque, e…in bocca al lupo…        

(Aprile 2018)             

The Starfish

 

di Nicola Garofano

 


 “Con la testa nel delta del Mississipi, ma con i piedi ben piantati alle falde del Vesuvio”. Da questo motto della band, The Starfish, è nato il nuovo progetto discografico, Starfish, primo album in studio, uscito il 30 ottobre scorso, composto da nove brani inediti, scritti e arrangiati dalla stessa band campana..

L’11 novembre presso il Cafè Street 45 di Torre del Greco, Napoli (ore 21.30 - Via Alcide De Gasperi, 127), la band The Starfish ha presentato live il nuovo album rock'n'blues “Starfish”, che racconta storie di uomini, di buoni sigari, di whiskey e di cattive donne.


Nel 2016, dopo dieci anni di attività, si unisce al gruppo Luigi Panariello, in qualità di lead guitar, con la voglia di scrivere in fretta degli inediti e metterli insieme in un album.

Dopo qualche tempo, all'inizio del 2017, il quartetto di nuova formazione, Marco Sorrentino voce, Luigi Panariello chitarre, Marcello Aquino basso e Salvatore Di Casola batteria, inizia a lavorare proficuamente alla stesura dei nuovi brani. 

Le idee sono tante, così come la voglia di tradurle in musica e, dopo pochi mesi, la band va in studio per mettere tutto su traccia. 

Il risultato è Starfish pieno delle diverse influenze dei membri della band, un album che spazia dalle sonorità classiche del blues delle origini fino a quelle più moderne e dure dell'hard rock.

(Novembre 2017)

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