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 LA NAVE CHE AFFONDO’ IN UN MARE DI STRACCI   di Luigi Rezzuti   Quella lettera sembrava le bruciasse le dita. Assuntina, una popolana napoletana...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Sanremo, evviva (pardon è un lapsus) ci siamo. L’Habemus Papam ha riscontri mediatici, pari e forse leggermente...
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CHI VINCERA’ LO SCUDETTO?   dI Luigi Rezzuti   Questa domanda l’abbiamo posta ad alcuni opinionisti sportivi e addetti ai lavori che ci hanno...
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…QUEL CH’E’ DI CESARE   di Sergio Zazzera   La Costituzione della Repubblica italiana afferma, all’articolo 7, comma 1°, il principio secondo cui...
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 LA NAVE CHE AFFONDO’ IN UN MARE DI STRACCI

 

di Luigi Rezzuti

 

Quella lettera sembrava le bruciasse le dita. Assuntina, una popolana napoletana l’aveva letta una decina di volta per capire quello che le faceva scoppiare il cuore. Portava la data del 3 marzo 1892 e Vincenzino l’aveva spedita da Civitavecchia.

Sto caricando balle di stracci - scriveva – poi dovremo fare scalo a Cagliari e finalmente a Genova. Rimarrò a bordo ancora una settimana ma dopo verrò a casa. Aspettami” Quando Vincenzino le aveva parlato degli stracci, mesi prima, Assuntina si era molto stupita.“Credevo sapessi – le spiegò Vincenzino – li stendono a terra negli uliveti e, marcendo diventano un ottimo concime per gli alberi”Assuntina era troppo felice, Vincenzino arrivava a casa e, se avesse mantenuta la promessa, tra due si sarebbero sposati.Lui era il comandante della nave, anche se era giovane per quel compito, doveva ancora compiere Trentacinque anni.Gli armatori della nave, lo avevano imbarcato non appena aveva completato gli studi al Nautico, era cresciuto sulle loro navi ed era diventato il comandante più giovane della compagnia, ed Assuntina ne era molto orgogliosa.Guardava il mare e l’orizzonte non appena ne aveva l’occasione pur sapendo che non avrebbe potuto vedere la nave, perché non sarebbe sicuramente passata li davanti prima di due mesi e Assuntina, dalla sua casa al borgo marinaro, non l’avrebbe potuta avvistare con anticipo che le avrebbe permesso di arrivare al porto in tempo per lo sbarco del suo amato.

La sera del 6 aprile decise di andare a dormire prima del solito, non voleva rischiare di essere ancora a letto mentre la nave sfilava sul lungomare di Napoli. Non riuscì ad addormentarsi, sentì il campanile battere le ore anche dopo a mezzanotte, poi, finalmente il sonno ebbe ragione sula sua eccitazione.

Il sole era appena sopra l’orizzonte che Assuntina era già in piedi. Si affacciò alla finestra, era una giornata meravigliosa come soltanto aprile sapeva offrire, il mare era calmo e splendeva sotto il sole. Le condizioni migliori, pensò, perché la nave potesse avvicinarsi a terra. “La mia nave fa tranquillamente gli undici nodi – le aveva spiegato Vincenzino con orgoglio – ma, ad elica ferma, posso andare più piano”Lei non aveva capito molto ma non le importava. Si allontanò dalla finestra, doveva decidere quale vestito indossare al suo arrivo ma non ebbe dubbi, doveva scegliere il più bello, quello della festa.

Alle 10,00 non riuscì più a rimanere in casa, Vincenzino stava per sbarcare, uscì dal portone nel vicolo e si avviò sul lungomare. Arrivò in un grosso spiazzo e decise di fermarsi. Il tempo sembrava essersi fermato ma erano le 11,00 quando avvistò un filo di fuma all’orizzonte. Quella nave non poteva essere che quella di Vincenzino. Ad un certo punto si accorse che finalmente puntava a terra. si, poteva essere Vincenzino anzi, doveva essere lui. Vedeva la prua che spingeva una corona di spuma bianca ma non riusciva a leggere ancora il nome. La nave era nera con una striscia rossa proprio come le aveva spiegato Vincenzino e soprattutto si avvicinava a vista d’occhio ma non aveva la prua verso il porto ma verso ponente. Assuntina comprese che il suo amore aveva deciso di sfilare proprio davanti a lei e, per questo, avrebbe dovuto virare per far vedere la fiancata sinistra. La grande nave nera era sempre più vicina tanto che riuscì a vedere il nome a grandi lettere bianche che spiccavano ai due lati della prua. Scrutò la tolda e lo vide, Vincenzino era sull’aletta di sinistra con una bella giacca blu da comandante e, con una mano sventolava un fazzoletto bianco mentre teneva un binocolo con l’altra. Assuntina sollevò le braccia mentre lacrime di felicità scendevano sul suo volto. “Vincenzino! Vincenzino” gridò mentre piangeva. Il suo grido si infranse contro un rumore di ferraglia che la turbò. E neppure riuscì a capire se proveniente dalla nave che continuava a muoversi verso ponente, mentre Vincenzino la guardava con il binocolo. La nave rallentò e si inclinò vistosamente, vide il suo fidanzato correre sul ponte inclinato e scomparire all’interno della timoneria. Notò la prua spostarsi verso il largo mentre quel rumore sinistro ed inquietante continuava a stridere nelle sue orecchie e la nave era sempre più inclinata. “Possibile che abbia urtato uno scoglio?” Si domandò Assuntina che, pochi attimi prima era passata dall’eccitazione allo sgomento “No, no, non può affondare proprio adesso”. La nave, intanto, aveva virato e sembrava dirigersi verso il largo con la poppa rivolta a terra. Ma, ad un certo punto, si fermò di colpo, Assuntina cercò di capire, prima c’era stato l’urto contro il basso fondale passando davanti al lungomare, poi Vincenzino aveva cercato di portare la nave verso il largo per evitare danni più gravi. La ciminiera assurdamente inclinata lasciava ancora andare del fumo nero. La poppa stava sprofondando sempre di più mentre veniva calata una sola scialuppa. Si vedevano uomini salire su quella barca, doveva essere l’equipaggio al completo altrimenti avrebbero messo in acqua anche l’altra scialuppa. Vincenzino aveva capito che la sua nave era persa e aveva dato l’ordine di abbandono. Sulla scialuppa carica di marinai, diventati naufraghi, misero i remi in acqua e cominciarono ad allontanarsi dalla nave   con la tolda ormai vicina all’acqua. Assuntina, però, si tranquillizzò quando vide il suo Vincenzino a bordo della scialuppa che si dirigeva verso l’approdo più vicino. Un’esplosione e poi un rombo la fecero sobbalzare e distogliere la sua vista dalla scialuppa, l’acqua aveva ormai circondato il fumaiolo che continuava ad eruttare quel denso fumo nero. La nave sembrava sussultare in un’assurda agonia e, con l’ultima esplosione scomparve. Al suo posto, a pelo d’acqua c’erano alcune balle di stracci colorati. Finalmente Vincenzino sbarcò e Assuntina si lanciò tra le sue braccia per baciarlo.

Circa un secolo e mezzo dopo, un certo comandante “Schettino” per fare l’inchino urtò quel “cazzo di scoglio!” e la nave da crociera affondò miseramente. Da quel giorno lo scoglio che aveva generato l’agonia della nave di Vincenzino ebbe un nome “‘O scoglio d’’a munnezza” che rimandava a quel suo carico di stracci e a quell’assurdo naufragio.

(Gennaio 2023)

Buon Natale

 

di Mariacarla Rubinacci

 

Natale 1920. Natale 1921. sono ormai un ricordo lontano, archiviato, chiuso in uno sgabuzzino come una cosa usata ma che non serve più. Quasi non c’è memoria di cosa si sia fatto, pur chiamandole festività. Beh, certo, ci si riferisce a coloro che non hanno subito dolorose conseguenze, per molti, al contrario, il ricordo ancora piange nel silenzio.

Oggi, Natale 2022, è tornato tutto “normale”. La Normalità veste le vetrine luccicanti, i Panettoni straboccano, offerte regalo fanno l’occhiolino alla tredicesima in arrivo, una visita nell’agenzia di viaggi lì sotto casa mette in moto fantasie esotiche. Si sta decidendo il colore dell’albero, Rosso? Blu? Oro? Tutto uguale, tutto allegro, tutto come sempre è stato, tutto normale.

Ma all’improvviso…..Batapum…. uno scossone scuote la mente, gli occhi si riempiono di fango, la morte allunga le sue mani. La frana nell’isola di Ischia travolge l’entusiasmo, fiumi di fango entrano nelle ossa, la disperazione accomuna le sensibilità.

Allora impelle una domanda, che cosa sia la normalità tanto bramata.

E’ il terreno dove il Bene e il Male, il Bello e il Brutto, la Gioia e il Dolore, si danno battaglia, e trasformano la vita in una competizione, dove però non ci sono vincitori, ma nemmeno vittime. E’ l’Humanitas che cammina, guarda avanti e si volta poco. Lo sguardo si allunga, ma chiude gli occhi per non vedere cosa si è lasciato alle spalle. Domani sarà Natale, domani si mangerà una fetta di panettone, domani si spera che torni la normalità di una casa. FORZA ISCHIA.

Buon Natale a tutti.

(Dicembre 2022)

L’IDRAULICO

 

dI Luigi Rezzuti

 

L’idraulica per noi non ha misteri (semmai, forse, il contrario).

Lavandino del bagno intasato, l’acqua ristagna o scende a fatica.

Mia moglie mi convoca perché è convinta che ci sia qualcosa che ostruisce il deflusso.

Forse un piccolo oggetto finito dentro. Basterebbe provare a togliere l’impedimento.

“Mi serve un uncinetto” mia moglie mi procura un uncinetto che però è troppo corto per raggiungere l’eventuale impedimento.

“Mi servirebbe un ferro più lungo” mia moglie mi procura il ferro più lungo.

“Ma non ha l’uncino” dico a mia moglie

“Per forza non è un uncinetto è un ferro più lungo” risponde mia moglie.

“Ok, lego l’uncinetto al ferro”

“Ma se la corde si slega perdiamo anche l’uncinetto li dentro” obietta mia moglie in versione ancora razionale.

“No, faccio un nodo che non si slega” rispondo

Fatto il nodo procedo rimestando col ferro ma è caduto l’uncinetto.

“Lo avevo detto, io, che non reggeva” dice mia moglie

“No, no, il nodo ha retto, solo che è scivolato” rispondo

 A questo punto a mia moglie si accende una lampadina perché quanto a genialate va forte anch’ella: “Prendi una piccola calamita attaccala al ferro nella speranza che l’uncinetto a sa volta sia attratto dalla calamita” suggerisce mia moglie.

Mentre mi accingo all’operazione “recupero relitti” mi sovviene che il ferro è di ferro, ma l’uncinetto è di alluminio.

Infatti la calamita si è staccata dal ferro e mo sta là a tenere compagnia all’uncinetto.

Apo il rubinetto per assistere al disastro totale ma… prodigio! l’acqua defluisce che è una bellezza. Forse la calamita esercita un’azione magnetica respingente sull’acqua…

“Boh! L’idraulica ha delle ragioni che la ragione non conosce….

Adesso abbiamo lo scarico del lavandino intasato di ferraglia, perciò ora siete avvisati: se vi serve una coppia di idraulici sapete a chi rivolgervi. Non assicuriamo la competenza, ma in inventiva andiamo fortissimi.

Prezzi modici, sconti per comitive.

(Dicembre 2022)

Normalità……. È Sognare

                                                    

di  Mariacarla Rubinacci

 

La sera era ormai inoltrata, l’aria fresca della notte stava arrivando con i suoi fluidi delicati che avrebbero reso morbido il frastuono della strada sottostante già libera dal defluire giornaliero. Di fronte alle sue finestre un palazzo mostrava i suoi occhi illuminati dietro i quali tante storie uguali e diverse stavano mettendo in scena il loro ruolo quotidiano. Alcuni balconi diffondevano aromi familiari delle cene che avrebbero presto radunato i racconti dei fatti vissuti durante il giorno. Un balcone, lassù, verso i piani più alti, le chiamò l’attenzione. Si appoggiò meglio alla ringhiera e con il capo verso l’alto, tentava di inserirsi con occhio curioso nella storia che si stava interpretando su quel palcoscenico.

Aperto come gli altri per accogliere il leggero tepore della stagione, il balcone era avvolto dall’alone di luci colorate, mentre una musica ora dolce, ora allegra e ritmata, rimbombante e poi flebile come parole sussurrate all’orecchio, riempiva l’aria. Assomigliava ad una bocca aperta al canto come fosse in un concerto in piazza, dove tutti, come lei, almeno una volta, si sono fatti coinvolgere cantando e saltellando liberi di gioire. Due ombre contro luce che stavano giocando con i loro cuori le suggerirono l’illusione di sentire sillabe appena bisbigliate da labbra nascoste fra i capelli profumati, accompagnate da un bacio leggero. Ombre cinesi, un alito di brezza notturna muoveva i lunghi capelli di una lei appoggiata morbidamente alla ringhiera, mentre si lasciava cogliere dalle braccia di un lui che delicatamente l’avvolgeva in un gesto di gioia.

Il momento offerto da quei giovani invitava il mondo ad appropriarsi della normalità rimasta chiusa sul fondo del cassetto ormai da troppo tempo.

Si ritrasse dalla scena mentre le sue labbra con un sussurro le fece vibrare…. “un bacio, l’apostrofo rosa tra le parole…”

La festa era diventata un sogno e lei desiderò farsi cullare dall’illusione di poter continuare a sognare, senza pensieri, senza ansie, per rincorrere un sogno anche non suo, ma di tutti, in punta di piedi per non spaventarlo mentre stava riportando in scena la normalità.

(Novembre 2022)

UNA SITUAZIONE TRAGICOMICA

 

di Luigi Rezzuti

 

Simone ha 35 anni, il suo hobby è andare in bicicletta, ha la fortuna di abitare a Posillipo in una zona dove il panorama è spettacolare.

Quando decide di fare un giro in bici manda un messaggio su WhatsApp alla sua amica Alessia che accetta.

Alessia è una bellissima donna, a 30 anni, fisico atletico, capelli biondi, alta circa 1,65.

Una volta incontratosi, salirono in bici e incominciarono a pedalare.

Era una splendida giornata e decisero di fermarsi in un orato e scattare delle foto.

Chiacchierando, chiacchierando Simone le disse di aver preso appuntamento per il giorno dopo con la sua dottoressa per farle vedere gli esami del sangue.

Alessia gli rispose che anche lei doveva andare dalla dottoressa per farsi prescrivere l’impegnativa per una visita cardiologica.

Entrambi avevano la stessa dottoressa.

Simone propose ad Alessia di andare insieme e poi quando avevano finito andare ad un bar a bere un aperitivo.

Alessia accettò l’invito, si salutarono e rimasero d’accordo di trovarsi domani alle 17,30 davanti allo studio della dottoressa.

Il giorno dopo, verso le 16,30 Simone iniziò a prepararsi e verso le 17 uscì di casa.

Arrivò puntuale sotto l studio medico, come da accordi, aspettò che arrivasse Alessia che giunse con dieci minuti più tardi.

Si salutarono e insieme salirono le scale per raggiungere lo studio, entrarono in sala d’attesa Simone notò che c’erano solo tre persone.

Intanto il paziente che era dentro lo studio uscì e andò via.

Una coppia di anziani, marito e moglie, si alzarono ed entrarono nello studio, quindi alla fine davanti a Simone c’era solo una persona.

Alessia avvicinandosi a Simone gli sussurrò che aveva avuto un’idea e cioè di fingersi fidanzati, tanto dovevano solo farsi vedere gli esami e farsi prescrivere la visita cardiologica.

Simone ridendo le disse che era pazza, se la dottoressa li avrebbe scoperti avrebbero sicuramente fatta una pessima figura.

Ma Alessia gli disse di stare tranquillo e di stare al gioco, se la dottoressa le avesse fatto delle domande avrebbe risposto lei.

Simone si fece convincere ed Alessia lo prese per mano come una coppia innamorata e lo guardò sorridendo.

Rimasti soli, poiché la coppia di anziani era uscita ed era entrato il paziente prima di lui, definirono alcuni dettagli: stiamo insieme da circa un anno e mezzo, è da un paio di mesi viviamo insieme.

La porta dello studio si aprì e il paziente che era dentro uscì salutando, quindi si alzarono e tenendosi per mano entrarono.

Simone chiuse la porta alle sue spalle e girandosi vide la dottoressa che aveva un’espressione abbastanza stanca.

La dottoressa aveva circa 57 anni, fisico asciutto, capelli rossi a caschetto e indossava il classico camice bianco da dottore.

Dopo averli salutati con un sorrisetto gli domandò se stavano insieme.

Alessia prontamente rispose di si e facendo una battuta le disse che molto probabilmente il giorno in cui si misero insieme era ubriaca.

La dottoressa scoppiò a ridere e disse che era contenta per loro due.

Con un gesto indicò di sedersi davanti alla sua scrivania, si sedettero e incominciarono a parlare del Covid e di come erano cambiate le abitudini.

Dopo qualche minuto la dottoressa rivolgendosi verso di loro chiese in cosa poteva essere utile.

Incominciò Alessia dicendo che era venuta per l’impegnativa per che le serviva per prenotare la visita annuale di controllo dal cardiologo.

La dottoressa iniziò a scrivere al computer e poco dopo stampò il foglio dell’impegnativa.

Poi rivolgendosi a Simone gli chiese di cosa aveva bisogno, lui tirò fuori gli esami de sangue e li porse alla dottoressa che prese ad esaminare i valori confrontandoli con quelli precedenti.

Al termine gli comunicò che i valori erano nella norma e di risentirsi tra sei mesi per ripeterli.

Continuando ad aggiornare la sua scheda gli comunicò che erano passati quasi due anni, causa Covid, che non l’aveva visitato per il controllo dei nei.

La dottoressa era anche laureata in dermatologia ed eseguiva anche in alcuni giorni delle visite private.

Il controllo dei nei per lei era una cosa che ci teneva molto a fare.

Una volta all’anno lo sottoponeva a questo controllo senza farlo pagare.

Simone capendo che voleva visitare la mappatura dei suoi nei si preoccupò, perché sapeva esattamente come avveniva la visita e girando la testa lanciò uno sguardo di tensione verso Alessia.

Alessia non si aspettava questa visita e anche il suo viso cambiò colore.

Visto che erano gli ultimi pazienti della giornata e tutto sommato aveva finito presto, poteva fare il controllo adesso.

Senza lasciarli il tempo di dire qualcosa, la dottoressa si alzò dalla sedia e di diresse verso la zona dedicata alle visite dicendo: “Tutti e due venite con me”.

Come due imbranati che hanno fatto la “cazzata” del secolo nel dire di essere fidanzati si dovettero alzare e andare dove si trovava la dottoressa, che gli comunicò di spogliarsi e rimanere solo con la biancheria intima.

Che situazione imbarazzante e nello stesso tempo tragicomica, lui ed Alessia non si erano mai visti nudi o solo con la biancheria intima.

Simone fissò nuovamente Alessia negli occhi e capì che pure lei non sapeva come uscirne senza dire la verità e fare una pessima figura.

Simone incominciò a spogliarsi, si tolse le scarpe per passare poi alla maglietta ed infine ai pantaloni, rimanendo come aveva detto la dottoressa solo con le mutande.

Mentre si spogliava vide che anche Alessia lo stava facendo togliendosi i pantaloni e la canottiera e rimanendo in reggiseno e mutandine.

I loro sguardi si incrociarono per un attimo ed erano colmi di imbarazzo.

Intanto la dottoressa si stava preparando per la visita tirando fuori la strumentazione necessari a e posizionando un foglio di carta sul pavimento in modo da non farli rimanere con i piedi nudi a contatto con il pavimento.

Una volta pronta, la dottoressa guardandoli gli comunicò che avrebbe iniziato da Simone.

Conoscendo già la procedura si andò a posizionare sul foglio di carta disteso sul pavimento.

La visita incominciò con il controllo della testa per poi scendere sul torace fino all’ombelico.

Mentre la dottoressa continuava con il controllo, Simone lanciò uno sguardo verso Alessia.

Lei era a circa due metri di distanza che lo guardava, Simone notò che si stava mordicchiando il pollice, forse nervosamente.

Una volta che la dottoressa era arrivata a controllargli i piedi, gli disse di girarsi e ripartendo dal collo scendendo lungo la schiena, la dottoressa proseguì la visita.

Simone sentiva le sue mani che tastavano ogni centimetro del suo corpo, per fortuna essendo di spalle non potette vedere Alessia.

La cosa era imbarazzante, la visita continuò ancora per qualche minuto, poi per fortuna la dottoressa gli disse che aveva finito.

Simone si girò e vide Alessia che era sempre lì con i suoi occhi che fissavano il corpo di Simone.

La dottoressa tenendo sempre un atteggiamento professionale, rivolgendosi verso Alessia le disse che adesso toccava a lei.

Simone ritornò dove era prima, praticamente invertirono le posizioni.

Alessia si mise con i piedi sopra il foglio di carta rimanendo immobile, la dottoressa, come aveva fatto con lui, incominciò a controllare la testa per poi arrivare al torace e come aveva fatto con lui la fece girare di spalle.

Simone a questo punto potette ammirare, in ogni suo dettaglio, quello splendido corpo.

La visita era finita e la dottoressa le disse di avere ancora un attimo di pazienza, e dirigendosi verso la scrivania si mise a scrivere qualcosa al PC.

Sentirono i passi della dottoressa che stava ritornando e comunicò loro che era tutto ok, e che potevano rivestirsi.

Ritornarono dove avevano posato i loro vestiti e cominciarono a rivestirsi.

Ua volta rivestiti andarono vicino alla scrivania della dottoressa che li stava aspettando per salutarli.

Uscirono dallo studio e Simone guardò Alessia, lei ridendo gli disse di non dire nulla, aveva bisogno solo di bere qualcosa di forte e che sarebbero andati a casa sua.

 Dopo dieci minuti di imbarazzo totale raggiunsero la casa di Alessia, entrati si diressero in cucina e Alessia preparò due bicchierini di liquore.

Dopo averlo bevuto, Simone guardò Alessia ed entrambi scoppiarono a ridere e incominciarono a parlare di quello che era successo.

Simone le confessò che il fatto di sapere di essere guardato gli aveva creato un forte imbarazzo.

Alessia lo guardò sorridendo e gli disse che forse aveva vinto la timidezza di farsi vedere solo con la biancheria intima, poi lo strinse a se in un forte abbraccio e iniziarono a baciarsi e ridere.

(Ottobre 2022)

MOGLIE IN VACANZA MARITO IN CITTA’

 

di Luigi Rezzuti

 

E’ un’afosa giornata di luglio: la città si è svuotata, la moglie è partita per le vacanze estive e lui, povero Cristo, oltre a lavorare, quando è a casa deve pensare a sfamare il gatto, il cane, i canarini, la tartaruga, il pappagallino, il criceto del nipotino e un merlo indiano che quando si avvicina gli dice; “ciao come va”

“Quasi quasi domani li porta tutti alla mensa della Caritas” poi decido di andare a rinfrescarsi alla piscina comunale, prima però, doveva comprarsi un costume da mare nuovo.

Entra in un negozio di articoli sportivi e incomincia a guardare e a provare la taglia giusta.

Un pezzo di figliola con minigonna, vista la sua indecisione, gli si avvicina offrendosi di aiutarlo nella scelta e così, distratto da tanto ben di dio, se ne esce dal negozio con un costosissimo boxer elasticizzato di colore viola. Già che c’era la furbetta gli rifila l’offerta del giorno e così si ritrova ben presto con pinne, fucili ed occhiali, ci mancava solo la paletta, il secchiello, le palettine, e in omaggio, un salvagente.

Finalmente arriva in piscina e lo avvertono che, per un nuovo regolamento dell’ASL, deve fare, per motivi di igiene, una doccia speciale con una sostanza particolare.

Si sottopone al trattamento ma, forse per una sua intolleranza a questa strana sostanza, si ritrova completamente depilato tanto da sembrare un lumacone senza guscio…che orrore!

Finalmente, indossato il costume, mostra orgogliosamente il suo addome a tartaruga obesa e si butta in piscina dal trampolino con un clamoroso tuffo doppio carpiato con avvitamento a destra e raddrizzamento dorsale a sinistra prima di entrare in acqua.

Preso da improvvisa vigoria, si spara due o tre vasche in vari stili, libero, rana, farfalla e, come ultimo a polipo di scoglio da lui inventato.

Ma, all’uscita ha una brutta sorpresa: sarà per il cloro eccessivo, la temperatura elevata, la doccia di prima, ecco che si ritrova con una strana forma di abbronzatura a chiazze marroni tanto da sembrare una mucca svizzera, e da provocare l’ilarità di un gruppo di bambini che, in coro, gli gridavano tutti…muuuhh!

Malgrado tutto si ero rinfrescato e così decise di andare in centro città dove si svolgeva una manifestazione di artisti di strada, mangia fuoco, trampolieri e quant’altro.

Passeggiando distrattamente si sentì chiamare: “Ehi signore, venga che le faccio le carte e l’oroscopo, per lei oggi è gratis”.       

C’era un cartello con scritto: “Amelia la fattucchiera che ammalia” e decide di farsi leggere la mano.

Così dopo un giro di tarocchi e un movimento del pendolino, la maga gli dice che avevo Urano nei Pesci fuori dall’acquario perché il Sagittario si era innervosito col Toro che aveva Marte contro perchè la Vergine era stata molestata dal Capricorno perché gli aveva fatto le corna con l’Ariete all’insaputa del Leone… che gli venisse un  Cancro!...e aveva avuto anche una relazione con i due Gemelli di Saturno sperando che non lo venisse a sapere Nettuno… eh si, “nettuno è perfetto”!

Praticamente gli aveva detto che avrebbe avuto una giornata di m….da!

Nel frattempo gli era venuta fame e decide di entrare al McDonald’s dove si svolgeva una festa per tutti quelli col cognome che iniziava con la M, infatti c’era MacNamara, Mina, Moreno Moreno e Martufello.

Mangiò un panino con manzo Montana, una birra Moretti doppio malto, una morbida mousse alle more e un caffè Miguel corretto al marsala. Che bella giornata altro che M….da.

(Giugno 2022)

Ti tendo una mano

 

di Mariacarla Rubinacci

 

In piedi guardi. Sull’orlo della fossa i sacchi neri nascondono l’orrore, una scarpa è attorcigliata dal fango, l’aria è pregna dell’odore della fine, la mente è ferma nel silenzio dei pensieri.

Hai lo sguardo perso lontano, gli occhi cercano l’orizzonte, ma il fumo acre e nero che sale dalla tua casa appena colpita da una luce accecante portatrice di morte, ti punge le pupille asciutte. Non piangi, sei arida dentro. Le lacrime non ti bagnano più le guance arrossate del freddo. Intorno la terra è grigia, ammassi di oggetti strappati alle mansioni di ogni giorno rotolano come foglie morte, stanze annerite dal fuoco si mostrano come scenari lugubri della tragedia che incombe, il puzzo di ha urinato sulla tua vita attanaglia il respiro.

Un richiamo di scuote dal torpore, dall’assenza di essere viva in un mondo che parla di odio. “Mama…”

Un trillo, un corpicino smunto ti sta correndo incontro, in cerca del tuo abbraccio, nelle sue piccole mani stringe un cagnolino di peluche e un pacco di biscotti che mani grandi le hanno dato per fare riaffiorare il sorriso che da troppi giorni era spento.

Ecco. E’ il futuro che sta sgomitando per farsi strada, che saltella, ha la voce della gioia propria dei suoi pochi anni che anelano a diventare tanti, tanti e ancora tanti. E’ lì davanti a te, ti grida di resistere per ricominciare, che ti obbliga a sperare, perché non sei sola con la tua carne straziata, con la tua mente avvolta in un sacco nero, con i tuoi occhi asciutti.

Non sei sola.

Intorno ci siamo noi. Siamo pronti ad alleviare l’orrore che ti ha spinta sull’orlo di quella fossa, il mondo sa, vede, ascolta, si rimbocca le maniche, si mobilita. L’orizzonte è squarciato da chi ti corre incontro, cercando la tua mano.

(Maggio 2022)

VITA DA CONTADINI

 

di Luigi Rezzuti

 

All’alba, prima che sorgesse il sole, Aurelio e Assunta facevano colazione con il latte e del pane raffermo, poi si recavano in campagna a lavorare la terra per renderla fertile, ma questo richiedeva tanta fatica.

All’epoca i contadini erano costretti a seguire gli ordini del padrone della fattoria gestendo le stalle con gli animali: alcune mucche, un cavallo, un asino e per chi aveva la possibilità economica anche un maiale, che in inverno veniva ucciso.

Il cavallo e l’asino servivano per trasportare il materiale della campagna: l’erba, il fieno e la legna per il camino.

A quell’epoca non esisteva la stufa per riscaldare la casa.

Alla sera il capo famiglia e la moglie entravano ella stalla, davano da mangiare e da bere alle mucche, poi le mungevano e così ricavavano il prezioso latte che veniva usato per la colazione del mattino.

Le mucche di buona qualità rendevano molto latte, che Assunta utilizzava per fare delle caciotte fresche.

C’erano anche le galline che si nutrivano con il granoturco e che si lasciavano libere nella campagna a beccare nel terreno.

Quando le galline facevano tante uova, Assunta le vendeva al commerciante di pollame che girava nei cortili del paese.

Nei mesi di luglio e agosto poneva al centro del cortile un mastello pieno d’acqua per essere scaldata al sole, alla sera dopo una giornata di lavoro il marito tornava dalla campagna e con quell’acqua, scaldata al sole, si lavava.

La moglie del contadino non era in possesso di soldi, quando doveva fare la spesa nei negozi alimentari non pagava, il negoziante apriva un libretto e scriveva la spesa che aveva acquistato e l’importo dovuto, poi il sabato pomeriggio passava il marito a saldare il conto.

All’epoca i contadini tracciavano il solco con la vanga e spesso dopo un duro lavoro così faticosa si sentivano così stanche che cercavano di riposare sotto un albero di gelso e si addormentavano.

Quando si svegliavano avevano il rimorso di aver perso tempo prezioso.

A San Martino (11 novembre) si doveva pagare l’affitto al padrone della casa e della campagna.

Era un giorno difficile perché non sempre Aurelio era riuscito a racimolare l’intera somma.

Il rpimo giorno della settimana c’era sempre trambusto perché Assunta faceva il bucato ponendo òa biancheria sporca in un mastello e la copriva con un panno bianco su cui versava della cenere e un po' di lisciva, poi rovesciava sopra l’acqua calda e la lasciava tutto a bagno per parecchio tempo.

Al tramontar del sole Aurelio ed Assunta tornavano dalla campagna e si preparavano per la cena: carciofi e patate e un pezzo di formaggio accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso.

Dopo aver cenato ad Assunta le spettava il meritato riposo, ma prima di dormire recitava il rosario come voleva la tradizione familiare; solo al termine del rosario ci si faceva il saluto della buona notte.

Nella camera da letto c’era un portacatino e una brocca con l’acqua che si usava alla mattina per lavarsi.

All’epoca Aurelio e Assunta vivevano nella cascina privi di elettricità, si illuminavano con una lampada a petrolio, e per l’acqua potabile avevano a disposizione un pozzo nei pressi della cascina.

Invece, per abbeverare le bestie, nella campagna c’erano gli stagni alimentati da acqua piovana, che servivano Anche per innaffiare l’orto.

Col passare degli anni arrivò l’elettricità, era nata la vita moderna e poco alla volta Aurelio e Assunta dovettero   aggiornarsi allo sviluppo tecnologico.

(Maggio 2022)

Era una mattina di “primavera”

 

di Mariacarla Rubinacci

 

La Terra quando arriva la stagione del risveglio dopo il letargo invernale, mi fa toc toc sulla spalla e...”Sei pronta?”

Mi chiede se sono pronta a stiracchiarmi al tepore che già mi toglie di dosso il pullover, che mi fa guardare il cielo, dove chiazze di azzurro fanno finalmente capolino dopo tanto grigiore. E allora rispondo “Sì, eccomi”. Ti accolgo Primavera con le braccia aperte a respirare a pieni polmoni il profumo della vita.

Ma…era una di quelle mattine di primavera che la radio, la tv, i giornali diffusero le triste notizie dell’invasione dell’Ucraina.

Allora il cielo è tornato ad oscurarsi in un lacrimoso ossequio, l’animo umano sgomento si è accartocciato incredulo, gli occhi si sono inumiditi di sconforto mentre scorrono immagini di devastazione. L’orrore della mente si concretizza, si solidifica e come una frana, scivola lungo i pendii coprendo con il suo mantello di morte tutto ciò che incontra lungo il suo dilagare. Torna la nebbia.

Oh, Primavera, tu non sai, tu segui il tuo percorso dettato dalla Natura, malgrado. Le gemme bucano la corteccia sui rami degli alberi che si risvegliano, i nidi tornano a risuonare di nuovi cinguettii, la terra brama la tua pioggia per i semi che stanno per frantumare le zolle. Tu non sai. Invece i tuoi figli si dilettano di Orrore, indifferenti al meraviglioso spettacolo che sei pronta ad offrire mentre altri piangono nel subire infamie. Le tele del tuo palcoscenico colorato si stanno sciogliendo sotto il sale delle lacrime, lo sgomento e la paura sono la sola luce lungo il faticoso cammino dove passi malfermi inciampano. Una sola domanda muove le labbra come fosse una preghiera ripetuta, una litania monotona: “Perché”.

Era una di quelle mattine di primavera con il cielo così limpido d’aver voglia di camminare a testa in su.

(Aprile 2022)

Era una mattina di “primavera”

 

di Mariacarla Rubinacci

 

 La Terra quando arriva la stagione del risveglio dopo il letargo invernale, mi fa toc toc sulla spalla e...“Sei pronta?”

Mi chiede se sono pronta a stiracchiarmi al tepore che già mi toglie di dosso il pullover, che mi fa guardare il cielo, dove chiazze di azzurro fanno finalmente capolino dopo tanto grigiore. E allora rispondo “Sì, eccomi”. Ti accolgo Primavera con le braccia aperte a respirare a pieni polmoni il profumo della vita.

Ma…era una di quelle mattine di primavera che la radio, la tv, i giornali diffusero le triste notizie dell’invasione dell’Ucraina.

Allora il cielo è tornato ad oscurarsi in un lacrimoso ossequio, l’animo umano sgomento si è accartocciato incredulo, gli occhi si sono inumiditi di sconforto mentre scorrono immagini di devastazione. L’orrore della mente si concretizza, si solidifica e come una frana, scivola lungo i pendii coprendo con il suo mantello di morte tutto ciò che incontra lungo il suo dilagare. Torna la nebbia.

Oh, Primavera, tu non sai, tu segui il tuo percorso dettato dalla Natura, malgrado. Le gemme bucano la corteccia sui rami degli alberi che si risvegliano, i nidi tornano a risuonare di nuovi cinguettii, la terra brama la tua pioggia per i semi che stanno per frantumare le zolle. Tu non sai. Invece i tuoi figli si dilettano di Orrore, indifferenti al meraviglioso spettacolo che sei pronta ad offrire mentre altri piangono nel subire infamie. Le tele del tuo palcoscenico colorato si stanno sciogliendo sotto il sale delle lacrime, lo sgomento e la paura sono la sola luce lungo il faticoso cammino dove passi malfermi inciampano. Una sola domanda muove le labbra come fosse una preghiera ripetuta, una litania monotona: “Perché”.

Era una di quelle mattine di primavera con il cielo così limpido d’aver voglia di camminare a testa in su.

(Aprile 2022)

Un agosto di tanti anni fa

 

di Luigi Rezzuti

 

Era l’agosto del 1960, in discoteca si ballava e ovunque imperversavan Peppino di Capri e Fred Bongusto.

Con un gruppetto di amici eravamo in vacanza ad Ischia che, per noi, a quei tempi, era il “divertimentificio”.

In un lido balneare vicino al nostro c’era un altro gruppo di ragazze, che conoscevamo.

Una sera decidemmo di andare tutti insieme a ballare al Castello Aragonese.

Gli amici invitarono due ragazze che stavano nella loro pensione e frequentavano lo stesso lido balneare.

Tra balli, barzellette e bevute, tracorremmo una bellissima serata, con ragazze, mai viste prima, con le quali, però, sembrava ci conoscessimo da una vita.

Rientrammo che era quasi mattina, due chiacchiere per salutarci e poi, senza accorgermene, alla fine, io e una delle due ragazze, Paola, restammo davanti all’auto parcheggiata.

Fino a quel momento avevo ballato con lei, ma non l’avevo osservata a fondo: era decisamente una bella ragazza: abbastanza alta, non magra, molto allegra e socievole e con quell’accento emiliano che mi faceva impazzire.

Aveva un paio di anni più di me, ma questo non era un problema, dimostravo più della mia età.

Tra le tante chiacchiere venne fuori che stavo aspettando di partire per militare: ero stato accettato come ausiliario di polizia.

“Ma dai, sai che io sto per diventare una poliziotta?” disse Paola.

In effetti era una notizia dei mesi precedenti che in polizia erano state ammesse, per la prima volta, le donne come agenti.

Lei aveva vinto il concorso e aspettava la chiamata in servizio.

“Non ci credo – rispose – ci chiamiamo allo stesso modo, Paolo e Paola e siamo entrambi praticamente poliziotti. Il destino voleva che ci incontrassimo”

Iniziammo a passeggiare senza far caso dove andare, discorrendo ininterrottamente di tutto e di più, ormai fuori dalla cognizione del tempo, finché ci fermammo a sedere su di una panchina, nella veranda semibuia di un bar, ormai chiuso, data l’ora.

Si era instaurata una certa complicità e ci “confessammo”… Io le raccontai di non aver mai avuto un vero amore, mentre lei disse che aveva avuto un ragazzo per diverso tempo, ma poi si erano lasciati.

Nel silenzio della notte i nostri sguardi si incrociarono con una luce diversa, intima.

“Ho bisogno di darti un bacio” le dissi.

“Accomodati” rispose lei, con un sorriso.

Le bocche si unirono, le sue labbra erano calde e morbide.

Poi ci guardammo negli occhi, ma gli sguardi erano annebbiati.

In un attimo fummo di nuovo avvinghiati “Certo qui non è molto romantico”, osservò lei.

“Andiamo in spiaggia – dissi io – ci sono lettini e ombrelloni per non essere visti”.

Attraversammo la strada con passo spedito, tenendoci per mano, come due fidanzatini.

La prima sdraio, fuori dai fasci di luce dei lampioni, fu nostra.

Seduti, stretti stretti, riprendemmo da dove avevamo lasciato poco prima, avvinghiati, l’uno nelle braccia dell’altra.

Ormai eravamo completamente in trance. Adesso lo spettacolo era completo. La luna  e i riverberi dei lampioni ci illuminavano quanto bastava per vederci meglio.

Era sdraiata sul lettino ed io inginocchiato da un lato, accanto a lei.

Non so quanto siamo stati in quella posizione a baciarci.

Ogni tanto mi fermavo per prendere fiato e ammirarla, incrociando il suo sguardo.

Credo proprio che sia trascorso un bel po' di tempo. Infatti albeggiava. Ci alzammo e andammo a cercare un bar per fare colazione.

Inutile dire quale fu il resto della vacanza.

(Febbraio 2022)

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