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Spigolature   di Luciano Scateni   Odio -Amore e nel mezzo Trump Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i...
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UN VIAGGIO DI ALTRI TEMPI   di Luigi Rezzuti   Un mendicante, tutte le sere se ne andava a dormire nella stazione centrale di piazza Garibaldi a...
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L’OSSESSIONE DELLE VACANZE ALL’ESTERO   di Luigi Rezzuti   La vacanza è un diritto inalienabile. Una volta, tanti anni fa, era un lusso solo per...
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MOTOCICLETTE CON SIDECAR   di Luigi Rezzuti   Le origini della motocarrozzetta risalgono alla fine del XIX secolo, quando un ufficiale dell’esercito...
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SFUGLIATELLA     (Marzo 2019)
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Inquinamento marino   di Luigi Rezzuti   Con l’avvicinarsi dell’estate si ripresenta il problema dell’inquinamento marino. Il mar Mediterraneo...
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Villa Regina al Vomero    di Antonio La Gala   Le residenze, che in età vicereale cominciarono ad insediarsi sulla collina vomerese, si...
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NON E’ MAI TROPPO TARDI IN AMORE   di Luigi Rezzuti   In primavera si organizzano sempre delle feste scolastiche, dove mi piace andare. Siamo tutti...
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Buongiorno mezzanotte, torno a casa   Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario - piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940 Mercoledì 18...
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Gli incontri della Fondazione Premio Napoli   Iniziano gli incontri della Fondazione Premio Napoli aperti alla città. Si parte l’11 marzo, alle ore...
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Luca Postiglione. La vita come un sogno dorato

 

di Antonio La Gala

 


Luca Postiglione (1876-1936) fu un artista - pittore e poeta - attivo nei primi decenni del Novecento, noto ai Vomeresi per aver egli abitato a lungo in Villa Majo, e noto in particolare per la singolarità del suo personaggio.

In questo  articolo ci soffermiamo su Luca pittore, più che poeta.

L'arte, e in specie la pittura, nella famiglia Postiglione, era una tradizione che si tramandava da padre in figlio, da zii a nipoti. Il più antico degli artisti Postiglione, di cui abbiamo notizia, è Raffaele, professore di disegno e di figura presso l'Istituto delle Belle Arti, zio dei fratelli pittori, Salvatore e Luca. Un nipote di Luca, Giovanni Panza, fu anche egli poeta e pittore.

Luca Postiglione, chiamato in famiglia "Luchino", iniziò a dipingere seguendo stilisticamente suo fratello Salvatore, senza studi e lontano da ogni teoria o accademia, per il desiderio di raffigurare, da sognatore pigro, le cose attorno a lui care, ciò che lo affascinava e divertiva, le sensazioni poetiche ed immediate, i sogni, l'amore, le donne, scene di vita campestre e domestica, adattando lo stile del fratello al suo carattere di pigro ed estroso gaudente. La sua pennellata, a seconda del momento, a volte era calma e carezzante, a volte frenetica, fluida e pastosa.

La sua produzione pittorica, alimentata più di intuito e di talento personale che di studio e di mestiere, era quella spicciola di una pittura piacevole. Un soggetto ricorrente era la rappresentazione di se stesso, come vediamo nella figura che accompagna questo articolo.

Aveva  scelto un modo di dipingere poco impegnativo perché voleva vivere senza problemi, preferiva vestir bene, disporre di una carrozzella con un buon cavallo, con cui raggiungere altri artisti, letterati, poeti e giornalisti nei caffé, principalmente il Gambrinus, il "Bar Cioccolata" in via Pessina, allora chiamata Salita Museo, il Corfinio, con i commedianti del teatro Nuovo.

Aveva delineato la sua scelta esistenziale e d'artista fin da giovanissimo: guadagnare ciò che gli consentiva di mantenere la madre ed uno stile di vita, di cui la dovizia di panciotti e di ricche cravatte sgargianti erano simbolo.

In una rievocazione giornalistica dell’epoca Luca così ci viene descritto: "(…)personaggio prestigioso, ricco d’ingegno e di trovate, pittore e poeta, prodigo e bohémienne, fastoso e incapace di annodare una cravatta, sperperò nelle strade e nei caffé un talento capriccioso, originale e sfolgorante. Non dipinse mai una foglia ma abitò in un bosco (Villa Majo n.d.r.). Dal bosco passava la mattina al Bar cioccolata in via Pessina e la sera al caffé San Ferdinando, festoso, esplosivo, esuberante".

Per un certo periodo si trasferì con lo studio in vico Trone alla Salute, in un ex convento francescano, occupato in gran parte da lavandaie allegre e rumorose che gli ispirarono molte delle sue poesie. Ma gli anni più felici li visse a Villa Majo assistito dal grande affetto della madre, della moglie e delle figlie, quasi in un sonno beato, fra liete brigate di artisti e intellettuali. Erano i tempi in cui nella grande Villa le carrozze entravano da via Salvator Rosa, allora percorsa dal tram n. 7, attraverso un ingresso situato fra le attuali due stazioni della metropolitana, prima che Villa Majo fosse spacchettata per far posto agli attuali vasti complessi immobiliari che costeggiano la salita di via Girolamo Santacroce .

Un certo giorno iniziò il declino: la famiglia, sgombrata da Villa Majo, si sparpagliò qua e là presso parenti ed amici; Luca fu ospitato dal nipote, anch'egli poeta e pittore, Giovanni Panza.

Una notte, ammalato, cadde dal letto, chiudendo una vita in cui aveva cercato di volare alto con i sogni e la fantasia.

(Aprile 2017)

 YOU NO SPEAK AMERICANO ORIGINAL

 

ARMY CALL TO ARTISTS. ALL ARTISTS ARE INVITED. 

CHIAMATA ALLE ARMI PER GLI ARTISTI. TUTTI GLI ARTISTI SONO INVITATI.

YOU NO SPEAK AMERICANO ORIGINAL

 


#integration #discrimination #racism
FREE PARTICIPATION/PARTECIPAZIONE GRATUITA

The biggest exhibition ever realized about the integration.

La più grande mostra mai realizzata sull’integrazione.

Curated by/a cura di: Antonio Manfredi

Opening/inaugurazione: Friday/venerdì 21 April 2017 at 19.00

All artists, of any nationality, race, religion, age, sexual orientation.

Free participation. 

Invito a tutti gli artisti, di qualsiasi nazionalità, razza, religione, età, orientamento sessuale.

Partecipazione gratuita.

Seleziona o realizza una tua opera d’arte (pittura, scultura, fotografia) sul tema della discriminazione, razzismo e integrazione, fai una foto dell’opera, falla stampare su un manifesto cm. 70×100 (stampa digitale o offset), apponi la tua firma originale sul manifesto anche scrivendo qualsiasi altra cosa vuoi e invialo al Museo CAM in un tubo senza spese per il museo entro il 14 aprile 2017.

Indirizzo: Dir. Antonio Manfredi CAM Museum Via 2 Trav. Aldo Moro 11 80026 Casoria, Napoli, Italia Tel. +39 0817576167 (oppure a mano in Via Calore snc, Casoria Napoli nei giorni di martedì, mercoledì giovedì, domenica dalle ore 10 alle 13, sabato dalle ore 17 alle 20).
Leggi di più in: http://www.casoriacontemporaryartmuseum.com/…/you-no-speak…/

(Aprile 2012)

Convegno dell’Hortus Magnus ai Canottieri di Salerno: “La natura nell’arte pittorica tra scienza ed etica”

 


 Quest’anno il consueto appuntamento con la “Mostra della Minerva”, organizzata a cura dell’associazione Hortus Magnus, presieduta da Clotilde Baccari Cioffi (foto in alto), che si svolgerà dal 7 al 9 aprile nella Villa comunale di Salerno, viene preceduto da un incontro che si terrà mercoledì 5 aprile, al Circolo Canottieri Irno di Salerno, alle ore 17,30: “In attesa della Mostra della Minerva” - Convegno: “La natura nell’arte pittorica tra scienza e etica”.


Intervengono: il Maestro Virginio Quarta (nella foto a sinistra) "I fiori nell'arte pittorica"; la professoressa Giulia Caneva - Università 3 Roma "Studiare ed interpretare la natura nell'arte: un excursus dal Mondo antico al Rinascimento"; il professor Gianni Aliotta - Università di Napoli "Ambiente urbano, indicatori ecologici e comunicazione scientifica".

(Aprile 2017)

IL FURTO DEL “CAPPELLO” DI KOUNELLIS

 

di Sergio Zazzera

 

E’ del 4 marzo la notizia del furto del “Cappello”, elemento dell’installazione realizzata da Yannis Kounellis, scomparso il mese scorso, nella stazione Dante della linea 1 della Metropolitana di Napoli.

Il mio auspicio è che autore del furto possa essere stato un individuo indigente, colpito dal freddo che ci sta affliggendo in questi giorni, piuttosto che un collezionista di opere d’arte, e mi accingo a spiegarne il motivo.

Premetto (e chi mi conosce lo sa), che sono particolarmente critico nei confronti dell’arte contemporanea, relativamente alla quale condivido pienamente il punto di vista di Jean Clair, filosofo, Accademico di Francia, del quale invito a leggere la Breve storia dell’arte moderna. Ciò posto, credo che quel cappello possa essere considerato “opera d’arte”, soltanto se non è idoneo a difendere dal freddo; altrimenti, è un cappello, e basta, dal momento che della natura l’arte è soltanto imitazione.

Se, poi, quel cappello dovesse costituire per qualcuno una vera e propria opera d’arte, credo che esso sarebbe tale, soltanto se inserito nel contesto dell’installazione realizzata da Kounellis, della quale esso costituisce (meglio, costituiva) un mero elemento: preso da solo, continua a essere soltanto un copricapo. Dunque, “cornuto e mazziato” – come si dice a Helsinki – il committente del furto, qualora avesse pagato un compenso all’esecutore: a recarsi da un cappellaio, avrebbe sicuramente risparmiato parecchio.

(Marzo 2017)

Il CAM, il museo anticamorra, dedica una sala a Roberto Saviano

a cura di Antonio Manfredi

 


Nei giorni scorsi, si è svolta, presso il CAM, la cerimonia per intitolare a Roberto Saviano una sala del Museo di Casoria. Alla presenza dello scrittore è stata presentata la selezione, a cura di Antonio Manfredi, di opere di artisti napoletani, sul tema della Camorra.

In occasione della cerimonia è stato assegnato a Roberto Saviano il Premio CAM-ON, realizzato da Luciano Campitelli. Alla sua prima edizione, il premio è stato istituito dal museo CAM, sotto l’egida del Comune di Casoria, quale riconoscimento a personalità, la cui attività si sia distinta per il valore sociale, civile  o artistico.

Gli artisti le cui opere sono state esposte nella “Sala permanente Roberto Saviano” sono: Lello Lopez, Sergio Fermariello, Luciano Ferrara, Giuseppe Di Guida, Sebastiano Deva, Giorgio Scotti, Monica Biancardi, Giuseppe De Marco, Walter Picardi, Mario La Porta, Michele Attianese, Fulvio Di Napoli, Oreste Pipolo.

Durante la serata si sono svolte la performance di Laura Niola La consegna” e la performance musicale di Stella ManfrediIn memoria di Gelsomina Verde”. 

In allestimento, nella Sala Saviano, anche l’opera di Antonio Manfredi , presentata alla  54 Biennale di Venezia, dal titolo “May be. They could live here. International warrant_Work in regress 2011.

(Dicembre 2016)

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