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Miti napoletani di oggi.78 “MANI SULLA CITTA'”   di Sergio Zazzera   La formula “mani sulla città” richiama alla mente, in maniera immediata,...
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Un uomo pigro   di Luigi Rezzuti   Sono stanco, tanto stanco, sono stanco di essere stanco, non amo passeggiare, non amo fare shopping, mi annoio...
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“L’UOMO NELLA STORIA”   Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 19,00 la ModartGallery di SABINALBANO, salita Vetriera, 15 Napoli, presenta la mostra...
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Miti napoletani di oggi.49 IL NAPOLI   di Sergio Zazzera    Devo richiamare qui, ancora una volta, l’attitudine della reiterazione del rito a...
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La Germania necessaria     Venerdì 24 novembre 2017, ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via...
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Europa League 2019   di Luigi Rezzuti   Ogni speranza di vincere lo scudetto, stagione 2018 – 2019, è ormai perduta e questo non perché la vittoria...
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Nadia Toffa – Fiorire d’inverno - Mondadori   di Luciana Alboreto   Un Astro del giornalismo italiano: Nadia Toffa. Fiorire d’inverno stupisce per...
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PREVISIONI PER L’ESTATE 2019   di Luigi Rezzuti   Arrivano sempre più conferme su quella che sarà un’estate bollente, con caldo insopportabile, ...
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Miti napoletani di oggi.80 PIAZZALE TECCHIO   di Sergio Zazzera   Dopo via Cimarosa, tocca ora a piazzale Tecchio la sorte della pretesa (mitica,...
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DAD? Non solo una sigla!

 

di Elvira Pica

 

A partire dal mese di marzo e per effetto della chiusura delle scuole, con la conseguente sospensione delle regolari lezioni in aula, è stato necessario approntare una rimodulazione delle attività didattiche, via via regolate dai vari decreti del Ministro dell’istruzione. In buona sostanza, si è passati dalla scuola, intesa come spazio fisico, luogo di dialoghi, incontri, scontri -a vollte- reali ad una scuola virtuale che prevedeva, per ragioni di sicurezza, legate alla Pandemia Covid 19, il solo utilizzo di piattaforme digitali.

Per molti di noi, mi riferisco soprattutto ai principali protagonisti del mondo scolastico, docenti e studenti, non si è trattato, come tanti dall’esterno potrebbero pensare, di una semplice sigla, fra quelle che imperversano periodicamente nella realtà della scuola e ne scandiscono fasi transitorie di passaggio, piccole nuove consuetudini e, perché no? talvolta, persino mode di passaggio che lasciano il tempo che trovano.

Ciò che è accaduto con la Dad ha a che vedere con la vita stessa della scuola che, per diversi mesi, ha perso. o rischiato di perdere, la sua dimensione più umana.

Per mesi, infatti, la sensazione è stata quella di trovarsi all’improvviso calati in un’atmosfera surreale da Grande fratello – il riferimento, naturalmente, è a quello del libro “1994” – in cui  sembrava perduta per sempre la realtà viva e corporea della comunicazione.

I gesti più autentici, il gioco degli sguardi reali, il guizzo dell’intuizione del momento, scaturito magari da una semplice domanda, persino il naturale incepparsi o balbettare di un’esitazione o il silenzio, che può essere esso stesso creativo, ad un tratto svaniti di colpo. Tutto ciò che era più scontato sembrava morto per sempre. E che cosa rimaneva, invece, di quanto avevamo pur sempre amato, o meglio, a quale surrogato di comunicazione ci saremmo aggrappati? Una voce metallica che da uno schermo, in tempi rigorosamente stabiliti e contenuti, con tutta l’ansia che ciò comportava, aveva la pretesa di riallacciare le fila del discorso su autori, declinazioni, espressioni e calcoli matematici.

Alcuni, poi, per fortuna non molti - come è accaduto, per la verità, anche in altri ambiti - ne hanno approfittato per riposare sonni tranquilli, sentendosi improvvisamente liberi da responsabilità e al riparo da ogni controllo. 

Ma questa è un’altra storia!

In uno scenario così inquietante i nostri studenti - e non mi riferisco solo alla mia scuola ma anche ad altri contesti di cui ho raccolto le varie esperienze - hanno risposto quasi sempre con dignità e coraggio, mettendosi in gioco, confortati dalle famiglie e supportati dalle proprie competenze di nativi digitali. Non sempre sostenuti, però, dalle medesime risorse tecnologiche, dagli stessi stimoli socio-culturali. 

Hanno messo a nudo, talvolta desolati o smarriti, la loro vita privata, gli interni delle loro camerette o delle loro case, in cui, da parte nostra, noi docenti siamo entrati in punta di piedi e non senza un certo imbarazzo.

Molti di noi hanno fatto sforzi notevoli per affinare la propria esperienza digitale, inventandosi modalità alternative che compensassero il venir meno improvviso della lezione in aula (interattiva o frontale che fosse) e, tavolta, persino quella sulla piattaforma digitale, causa l’intermittenza dei collegamenti via internet.

Di tutta quella ricchezza umana, fatta di pensieri e di parole che sgorgano dal contatto diretto, di tutta quella grandiosa vivacità intellettiva che è la Scuola, la Scuola vera, rimaneva davvero poco, al di fuori di in bisogno che avevamo gli uni degli altri, al di là dell’illusione che si potesse ancora tentare di mantenere un dialogo in quei giorni di segregazione forzata.

È pur vero che qualcosa è meglio di nulla!

E, in momenti drammatici, come quelli dell’emergenza Covid19, non abbandonarsi alla deriva o cercare di mantenere integra la propria dignità e quella degli stessi studenti è stato sicuramente uno sforzo apprezzabile.

Al di là dei risultati concreti, delle ore di lezione ridimensionate, delle differenze che la Dad non solo non ha annullato ma ha talora persino evidenziato, e nonostante quei tanti recuperi individualizzati venuti meno, tutta la tensione che ha accompagnato il disperato tentativo di dare un senso alla scuola ha avuto di per sé, comunque, un valore.

Ciò che si è fatto per non naufragare, gli sforzi compiuti dai docenti e dagli alunni per ritrovarsi, la tristezza degli ultimi giorni di scuola - personalmente non ho mai vissuto un finale così malinconico come quello di questo anno scolastico - e persino la Dad, che sembra un’entità metafisica ma siamo noi tutti con il nostro sangue e le nostre fatiche, tutto questo  ha dimostrato ancora una volta il ruolo altissimo della scuola e della formazione e quanto l’una e l’altra siano importanti per ognuno di noi.

Ci auguriamo che non si pensi assolutamente di sostituire a lungo termine, al di fuori cioè del breve periodo dell’emergenza, con le virtuose pratiche di una “didattica agile” o virtuale, la scuola viva delle aule, dei giorni in classe, delle parole, delle letture, dei dialoghi e delle risate o delle lacrime. Perché persino queste ci sono mancate!

(Luglio 2020)

La D’Ovidio Nicolardi fa il pieno all’open day

 

di Annamaria Riccio

 

Grande affluenza di genitori e studenti che, in una piovosa mattinata di sabato, hanno affollato i locali della scuola media D’Ovidio Nicolardi per l’Open Day 2020.

Gennaio è, infatti, il mese che vede grande fermento nell’esposizione del proprio operato, nella quasi totalità degli istituti scolastici

L’appuntamento annuale ha scandito, ancora una volta, gli elementi emergenti per una scuola che, negli anni, si è progressivamente distinta nella qualità e nella voglia di fare che accomunano alunni, docenti e personale tutto.

Ha dato inizio alla manifestazione l’esecuzione dell’orchestra Futura composta dagli alunni appartenenti ai corsi musicali e diretta dal prof. Desidery. I ragazzi si sono esibiti in quattro brani e sono stati affiancati dal coro delle “Cantantesse”. A seguire, il discorso della Dirigente, dottoressa Valeria Tripepi, che ha illustrato le attività della scuola e i vari indirizzi, nonché le modalità e i criteri della formazione delle classi. I visitatori sono stati poi accompagnati dagli studenti della scuola che, organizzati in gruppi, attraverso un itinerario prestabilito, hanno fatto da guida ai vari laboratori allestiti in istituto, quali linguistico, scientifico, sportivo, artistico, 3 punto zero. Sotto la guida dei docenti, alcuni allievi hanno dato saggi dimostrativi delle attività abitualmente svolte.

 Un settore è stato dedicato alla beneficenza, mettendo in vendita prodotti artigianali e manufatti degli stessi alunni, (i proventi andranno all’UNICEF e ad altre organizzazioni umanitarie). Il cuore della Nicolardi è grande e particolare attenzione è sempre stata riservata ai meno fortunati, ma anche ai ragazzi diversamente abili che, nella loro diversità, sono una risorsa umana di grande esempio per tutti. Quest’anno, infatti, tra i vari tavoli allestiti, è spiccato quello dell’Associazione “La città adatt...abile”, un’organizzazione che si occupa dell’inserimento sociale e professionale dei ragazzi svantaggiati. La partecipazione è stata considerevole, al punto che si è resa necessaria una replica dell’esibizione musicale oltre che la continua esposizione dei saggi laboratoriali. Grande apprezzamento da parte dell’utenza che, ancora una volta, si è mostrata soddisfatta delle offerte della scuola ai fini di un produttivo e adeguato percorso socio didattico dei giovani studenti.

(Gennaio 2020)

Natale alla Nicolardi tra bravura e solidarietà

 

di Annamaria Riccio

 

Come ormai è consuetudine, anche quest’anno alla scuola media “D’Ovidio Nicolardi” si è tenuta la manifestazione natalizia, poco prima delle festività che sanciscono un periodo di interruzione didattica.

Già  dall’ultima settimana di novembre è iniziata la preparazione per l’allestimento degli addobbi e degli oggetti da esporre. Ogni docente ha dato la disponibilità per consentire l’elaborazione dei manufatti durante le proprie ore. Ma la regia sapiente di alcuni professori in particolare, ha fatto sì che ancora una volta, si è respirata quella magica atmosfera che coinvolge ed emoziona.  Rosso, verde, bianco e oro, sono i colori di base per i disegni della vetrata e tutti i festoni dell’atrio, le rampe ed ogni porta, con l’immancabile albero, pieno di doni (finti) e il presepe.

Due sono stati gli appuntamenti della manifestazione, il 19 dicembre, dedicato ai genitori e il 21 per i bambini della quinta elementare appartenenti alle scuole del territorio.

La manifestazione è iniziata nell’auditorium con l’esibizione degli alunni del Coro e dell’Orchestra. Dopo gli auguri del Dirigente Scolastico, dott.ssa Valeria Tripepi, i ragazzi dell’indirizzo musicale, simpaticamente vestiti da Babbo Natale, hanno suonato brani natalizi, diretti dal prof. Lorenzo Desidery. Talenti in erba si sono esibiti nell’emiciclo e, al primo piano, l’allestimento del mercatino della solidarietà ha concluso il pomeriggio, con la vendita di oggetti di vario genere, comprese le tradizionali pigotte, il cui ricavato è destinato all’Unicef.  

È in momenti come questi che si scoprono i veri valori della vita, l’abbraccio globale che ci vede fratelli e cancella tutte le brutture del mondo. È  come se i bulli, i violenti, gli emarginati, non esistessero più. È  come se il Natale fosse l’inizio di una vita migliore, nella quale veramente crediamo, purtroppo però, solo in quegli istanti. Chi non ha mai pensato di augurare il meglio come benessere, serenità ecc ecc?   Eppure le parole non sempre corrispondono ai fatti. Negli auguri i piccoli ci credono. Forse sta proprio a noi adulti dimostrare che si può realizzare ciò che spesso rimane solo un formale auspicio. Iniziamo con un reale BUON ANNO.

(Dicembre 2018)

Il valore della formazione

 

di Gabriella Pagnotta

 

Questo articolo è rivolto a chi, come me, vive le richieste, da una parte, di una scuola alla quale si chiede non solo di occuparsi di apprendimento ma anche, e forse in misura maggiore, di insegnare “a stare al mondo” e, dall’altra, di una società che “ci chiede, per esistere, di conformarci ai nuovi modelli ideali per adattarci alla nuova competizione sociale”[i]. In un clima di “attenuazione della capacità di presidio delle regole e del senso del limite”[ii]. Sono proprio gli adulti che, oggigiorno, mostrano maggiormente fatica a riconoscere la positività delle norme, vissute come ostacoli all’affermazione dei propri figli, che vengono fatti crescere nell’illusione che la soddisfazione dei propri bisogni sia l’unica cosa che conta. Svuotando le regole di senso e valore, gli altri non sono più riconosciuti nei loro bisogni e diritti, ma percepiti come avversari da battere per il trionfo di un Io onnipotente e solo, alla ricerca dell’utile e del successo, al di là di ogni limite, imposto dal reciproco rispetto. Ma è poi vero che la competizione è l'unica legge possibile per sopravvivere in questa nostra comunità? Le persone competitive e vincenti sono anche le più serene e felici? E la scuola deve per forza assecondare queste richieste da parte di una componente della nostra società per trasformare tutti i bambini in piccoli amministratori delegati? O potrebbe tentare di essere anche un luogo mite, capace di insegnare a sopravvivere anche a quei bambini che non vogliono diventare gladiatori ma persone sensibili?[iii] Queste sono alcune delle domande che Paolo Crepet si e ci pone nel suo libro Non siamo capaci di ascoltarli, in cui esorta genitori ed educatori in generale ad essere figure concrete, autorevoli, disposte al dialogo, che sappiano fissare regole e fornire modelli positivi in cui potersi identificare. Ciò che conta non è più il percorso di crescita, ma esclusivamente il risultato. Il processo, fatto di impegno, divertimento, errori, cadute, tentativi sembra non avere più alcun valore; ciò che viene sminuita è l’essenza della crescita, della scoperta delle proprie inclinazioni e debolezze, il piacere di imparare dagli altri e insieme agli altri. Ed è proprio questa ansia che fa abdicare i genitori al proprio ruolo, impedendo così la formazione del senso morale e la nascita dell’etica della comunità.

In un momento storico connotato dall’individualismo e da un uso dei media che denota un bisogno di visibilità sociale virtuale a scapito di un investimento affettivo reale, la scuola deve continuare ad essere un luogo di relazioni, di emozioni e di affettività, un luogo di esperienza e di incontro, dove ciascuno cresce attraverso l’incontro con gli altri e con le regole di una comunità che ci limitano e rafforzano. Uno spazio dove poter provare i limiti dell’essere insieme, i nostri limiti; esperienza di conoscenza, quindi, che è elemento fondamentale verso l’autonomia di giudizio. Ed è proprio la capacità di giudizio che permette di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e di ostacolare “la banalità del male”, il peggiore dei mali, sostiene la Arendt, un male senza limiti e senza radici e che proprio per questo può macchiare il mondo intero.[iv]



[i] L. De Gregorio, La società dei selfie. Narcisismo e sentimento di sé nell’epoca dello smartphone, Franco Angeli, Milano 2017, p.50

[ii] Miur, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, settembre 2012, p.4

[iii] Cfr. P. Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull’infanzia e l’adolescenza, Einaudi, Roma 2006

[iv] cfr. H. Arendt, Alcune questioni di filosofia morale, in Id., Responsabilità e giudizio, a cura di J. Kohn, trad. di D. Tarizzo, Einaudi, Torino 2004

(Novembre 2018)

LA NUOVA SCUOLA

 

di Annamaria Riccio

 

O meglio, la scuola che vorremmo. Il titolo, che la dice tutta sulla surroga a quella attuale, cioè la Buona Scuola, è un auspicio al miglioramento dello stato attuale, alla luce di innovazioni che potrebbero subentrare, a seguito delle recenti elezioni politiche.

La prima reazione da parte degli insegnanti è stata la soddisfazione di una bella vendetta nei confronti del governo, che ha introdotto novità non proprio apprezzabili. Questo, in particolare da parte del personale della scuola e, soprattutto, dei meridionali che, anche se immessi in ruolo, sono stati soggetti a trasferimenti in altri posti d’Italia con grandi disagi familiari. A ciò aggiungiamo il malcontento del personale di ruolo, che ancora paga lo scotto del congelamento degli scatti di anzianità e comunque, di un contratto, rinnovato “a tempo a tempo”qualche settimana prima delle elezioni. Contratto che ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Se a questo aggiungiamo le continue comunicazioni e decreti che impongono cambiamenti continui nella didattica, verso i quali la maggior parte dei docenti si mostra contrariato, possiamo capire come può essere ben accolto un cambiamento radicale che ci riporti ad un metodo tradizionale, sia nella didattica che nel profilo degli insegnanti. Sembra un paradosso, ma al momento, in base a quelli che sono i dati emergenti, la ricaduta porta a considerare una platea scolastica sempre meno acculturata e non proprio pronta per l’inserimento nel mondo del lavoro o degli atenei. Tra gli studenti del centro sud e quelli del nord, inoltre, si allarga sempre più il divario sulle conoscenze, non certo per incapacità di alunni o insegnanti, ma di sicuro per carenza di strutture idonee, che risultano mancanti o addirittura non curate. Quale, dunque, il pensiero dei molti? Certamente quello che al ministero della Pubblica Istruzione vada una persona tecnicamente competente e sensibile ai problemi della categoria, quale che sia il colore politico. E non solo, che sia lungimirante nel  considerare  che la scuola prepara gli uomini del domani, che è giusto e doveroso dedicare un’attenzione particolare, individuando i criteri idonei perché questo possa attuarsi.

(Marzo 2018)

AGGIORNAMENTI  DAL MONDO DELLA SCUOLA

 

di Annamaria Riccio

 

Ce ne sono davvero tante di novità ma, saranno proprio nuove notizie, oppure trattasi di gran rumore senza ancora nulla di definito? Quello che finora è sicuro è che da qualche mese il Miur manda comunicati o fa trapelare voci su provvedimenti da adottare e bandi e decreti che interessano sia studenti che docenti. Il provvedimento, che ha avuto più risonanza, è stato quello della tutela nell’uscita dei minori da scuola, argomento che ha agitato non poco i genitori che si son visti accollare ulteriore onere nell’andare a prelevare i propri figli all’uscita dalle lezioni. Ma fatta la legge, trovato l’inganno…ed ecco che arriva la circolare di una particolare liberatoria che scagiona il tutore dalla responsabilità del prelievo. Sempre per gli studenti, gli istituti di ricerca sfornano sentenze sui dati rilevati periodicamente facendo meditare sul rendimento scolastico dei ragazzi e mettendo questa volta alla berlina gli smartphone. Eh sì, di appena pochi mesi fa il provvedimento dell’uso in classe (tra le riserve della maggior parte degli adulti, che hanno forse avuto ragione), ora ritrattato: i telefonini sono strumenti che non aiutano il problem solving, cioè il cooperare tra alunni, attestando così la mancanza di relazioni umane e restringendo sempre più il compito di risoluzione insieme. Non è finita la polemica verso il Miur, gli studenti sono scesi in piazza contro l’alternanza scuola lavoro, denunciando metodiche di sfruttamento dell’allievo, da parte delle aziende, e interventi inadeguati alla utilità dello stesso, senza ricadute future.

Settore insegnanti: bollono in pentola bandi di concorso per abilitati, non abilitati con tre anni di servizio, non abilitati senza servizio ma con necessità di 24 crediti formativi. E’ su questi crediti che c’è una grande disinformazione, dovuta proprio alla non chiarezza da parte del Miur e dalla mancanza o tardata attuazione dei corsi compensativi per l’accesso all’insegnamento. Lasciamo che ognuno si faccia l’opinione personale che ritiene più adeguata, tipo far spendere ancora tanti soldi ai precari con speranze sempre più vane e lontane, mentre la scuola si incancrenisce ulteriormente di docenti ahimè stanchi e vecchi, che vedono solo oltre un immaginario orizzonte l’epilogo di una lunga vita lavorativa.

(Novembre 2017)

Napoli e Totò nel cuore della Nicolardi

 

di Annamaria Riccio

 

Come ormai è consuetudine, anche quest’anno si è svolta la manifestazione di fine anno, che ha visto protagonisti gli alunni della scuola media D’Ovidio Nicolardi, ospitati al cinema Plaza, diventato meta frequente per la visione dei film, scelti per il progetto Cineforum. Il parterre, animato da alunni, genitori e docenti, ha potuto applaudire la fresca rappresentazione di pezzi musicali della tradizione napoletana. La tematica, spesso alla ribalta tra gli argomenti trattati con i giovani, ha immortalato il ricordo del grande Totò, del quale quest’anno abbiamo celebrato il cinquantesimo anniversario della morte. Brani classici, interpretati dall’orchestra “Futura”, prosa e poesia, nella cornice di piccoli Pulcinella, con la coreografia della tradizionale tarantella, hanno allietato i presenti. E’ intervenuto l’assessore del comune di Napoli alla pubblica istruzione, Annamaria Palmieri, che si è piacevolmente intrattenuta, esortando i ragazzi a continuare nell’attività artistica, complimentandosi anche con la Dirigente, prof. Valeria Tripepi, per il costante e proficuo impegno nell’incessante lavoro . La manifestazione è stata il prodotto di tante attività che si sono tenute e dei vari progetti che hanno toccato argomenti educativi e basilari nella formazione degli allievi.


Un momento emozionante è stato quello della premiazione dei ragazzi che si sono distinti ai Giochi Matematici indetti dalla Bocconi che, per la categoria C1, ha visto vincitori Cefalo Mario, Cefalo Matteo, Covetti Emanuele, mentre per la C2. gli alunni risultati primi sono stati Luca Lanzuise, Michelangelo Iodice e Ilaria Iovino. In particolare, questi ultimi tre hanno portato alto lo stendardo della Nicolardi piazzandosi ai primi posti nelle selezioni regionali e ugualmente bene alle gare nazionali. Il risultato del successo degli alunni e della buona riuscita delle manifestazioni lo dobbiamo anche al lavoro “occulto” dei docenti, che sanno ricavare sempre le migliori potenzialità per accrescere le competenze dei giovani utenti della scuola.

(Giugno 2017)

Pazze strisce pedonali

 

di Annamaria Riccio

 

Nella logica delle cose c’è un prodotto che scaturisce da una motivazione, che ne ha indotto l’attuazione. In altri casi si studia quale può essere la ragione che detta realizzazioni che mai sembrerebbero partorite dall’umana intelligenza.

Qualche giorno fa gli alunni della scuola media D’Ovidio Nicolardi si sono trovati in grande difficoltà nell’attraversamento pedonale per accedere all’istituto, poiché è stata spostata la segnaletica. Le strisce pedonali, che collegavano i due marciapiedi dando l’adito al passetto per i disabili posto di fronte al cancello della scuola che si trova in Via San Giacomo dei Capri, sono state cancellate. Le nuove strisce, poste qualche metro oltre, non danno però l’accesso al passaggio, ma addirittura al marciapiedi dove sono posti i paletti. Immaginarsi la difficoltà per la precaria sicurezza degli alunni e in particolare per i diversamente abili.

Sembra che la motivazione di tale iniziativa sia stata addotta ad un incidente mortale, accaduto qualche mese fa, in cui perse la vita un anziano signore che, pur attraversando sulle strisce, fu preso in pieno da un furgoncino. L’ autista del mezzo motivò la tragedia dicendo che non aveva proprio visto la vittima. Da qui la decisione di allungare di qualche metro le strisce per consentire una migliore visione dalla curva dell’incrocio con Via E A Mario che, comunque, dista ben ottanta metri. Ci auguriamo che i responsabili preposti all’urbanistica e alla segnaletica stradale, mettano a frutto un’alternativa valida, facilitando l’accesso ad una nutrita platea scolastica, e non solo.

(Giugno 2017)

“Quello che vedo”, la webserie sull’autismo di Maurizio Casagrande, in giro per le scuole

 

di Marisa Pumpo Pica

 

La webserie “Quello che vedo”, diretta da Maurizio Casagrande, è stata presentata in occasione  della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo e presto sarà online. Un grande esempio di come un film, in questo caso una webserie, in sei episodi, possa aiutare le persone che trovano difficoltà nel comunicare con chi è affetto dall’autismo, ma anche un modo per dimostrare come tale serie possa essere utilizzata per accrescere la consapevolezza di una condizione, che è più comune di quanto si creda. Colpisce, infatti, in Italia, tra le 300 e le 500mila persone. In una cinematografia, che tende a “glamorizzare” e semplificare malattie e disabilità, l'autismo non è sempre rappresentato come si dovrebbe. È una realtà frustrante, soprattutto, per chi la vive in prima persona, ma anche per i genitori e per gli altri componenti della famiglia . Questa la tematica che fa da sfondo alla webserie. “Quello che vedo” esplora l'effetto straordinario che la vita di Filippo, un ragazzo autistico, può avere su chi gli sta intorno, mentre lo  accompagna nel suo sviluppo personale e sociale.


Maurizio Casagrande, regista ed attore, di riconosciute capacità artistiche, con una qualità energetica spontanea e con una innata tecnica cinematografica, pone sempre l'attenzione sull’ individuo e sul quotidiano in un telaio di film verità. Egli si concentra così intensamente sulla sfera del privato, con caratteri di profondità e - perché no?- anche di comicità, che rendono la webserie un piccolo gioiello.

Soggetto e sceneggiatura di Vincenzo Catapano, Laura Pepe e Maia Salvato, con un ricco cast di attori partenopei, Fabio Fulco, Tiziana De Giacomo, Anna Spagnuolo, Mimmo Esposito, Vincenzo Catapano, Susy Del Giudice, Caterina Gramaglia, Igor Petrotto, Salvatore Catanese, Maria Teresa Amato e i piccoli Antonio D’ Amora e Lucia Manfuso. La webserie sta girando per le scuole, per incoraggiare gli studenti a guardare e discutere su questa dolorosa problematica  e aiutarli a vedere il mondo con empatia, attraverso gli occhi di un' altra persona, sfatando alcuni miti comuni sulle persone autistiche.

Quello che vedo è il titolo del tema assegnato dalla maestra a Mirko Balestrieri, che frequenta la IV elementare ed è il fratello di Filippo, un ragazzo autistico.


Prendendo spunto dal compito in classe assegnatogli, Mirko ci condurrà nel suo mondo, fatto di routine, di attenzioni, di preoccupazioni, di nuovi incontri.

Attraverso il tema di Mirko, scopriremo fatti e personaggi che popolano la sua vita. La storia, al di là della verve comica e dell’apparente leggerezza della narrazione, ci rivolge un invito pressante a ricordare temi importanti che riguardano tante famiglie e che dovrebbe coinvolgere l’intera società, spesso distratta, quando non indifferente dinanzi alla malattia e al dolore.

(Aprile 2017)

Gli studenti ignoranti

 

di Annamaria Riccio

 

Una lettera, firmata da 600 docenti universitari e indirizzata al governo, ha suscitato non poco clamore, portando alla ribalta un problema, evidenziato da tempo, al quale però pochi hanno dato importanza.

E’ noto che la qualità degli elaborati degli studenti tende via via a presentarsi sempre più scadente sul piano dei contenuti, grammaticalmente discutibile e graficamente non gradevole. La causa si cerca negli insegnanti della scuola primaria o della secondaria di primo o secondo grado, questo a discrezione di chi pone la critica, che è rivolta di sicuro ai colleghi che lo hanno preceduto. Proprio come hanno fatto i docenti firmatari degli atenei. I genitori si lamentano degli insegnanti, gli insegnanti si lamentano dei genitori, tutti si lamentano dei ragazzi. Cosa succede? Perché gli elaborati degli studenti di oggi si presentano così diversi da quelli di ieri? La diversità, purtroppo, non è solo nelle tematiche, che potrebbero risultare da un cambiamento naturale, è proprio nella strutturazione dei contenuti, nelle regole basilari della scrittura. L’unica spiegazione potrebbe essere quella di un progresso che, da un lato migliora, mediante le tecnologie, la qualità della vita, dall’altro pone l’individuo in una forma di stasi, che certamente non stimola il lavoro fisico e intellettivo. Questo emerge ancor di più in una fascia d’età ancora in via di definizione, quale può essere quella degli adolescenti. Un’abitudine che si radica nel tempo, al punto tale da sfociare nella dipendenza e creare un effetto limitante nella produzione linguistica. Tutti hanno ragione e tutti hanno torto: siamo nella metafora del cane che si morde la coda. La società, per usare un temine da gioco, si sta incartando e chi ne paga le conseguenze sono le nuove generazioni.

(Febbraio 2016)

Sotto le stelle della D’Ovidio Nicolardi

 

di Annamaria Riccio

 

A dicembre si è compiuta la manifestazione finale del progetto “Uniti sotto le stelle”, che ha visto promotrice la prof.ssa Eugenia Miglietta, sia dal punto di vista creativo che da quello risolutivo e che ha avuto il suo exploit il giorno 21.


Hanno affiancato la Miglietta diversi docenti che non si sono sottratti alla realizzazione di quello che è stato non solo un progetto, ma un percorso nel quale si sono inserite anche unità di apprendimento trasversali.


L’iniziativa è nata soprattutto a scopo benefico. La scuola non è nuova a questo genere di attività umanitarie. Già qualche mese fa i ragazzi del coro si esibirono, guidati dal prof. Biagio Terracciano, per raccogliere fondi per Amatrice. E per Amatrice e l’Unicef hanno creato un mercatino di manufatti come Pigotte e oggetti vari, ma non solo. Dicevo che uno dei progetti dell’UDA si è inserito in questo contesto pianificando “La nascita di un evento”. Gli allievi delle varie classi hanno prodotto calendari con almanacchi, ricette, curiosità: tutti scaturiti dal percorso didattico che si è ben incanalato nella tematica.

La manifestazione è iniziata con l’esibizione dell’orchestra “Futura”, composta dagli alunni dell’indirizzo musicale, diretti dal prof. Lorenzo Desidery.  Subito dopo, la Dirigente Scolastica, prof.ssa Valeria Tripepi, ha formulato gli auguri per le Sante Feste alle famiglie degli alunni che sono intervenute. Quindi, nell’emiciclo, si è esibito il coro, diretto dal Prof. Terracciano, e parallelamente molti alunni sono stati impegnati nella vendita dei vari prodotti elaborati. Sotto la regia attenta del prof. Giuseppe Crosio si è respirata un’aria magica in uno scenario siderale in blu e argento. Decori sobri, ma di effetto, semplici come si conviene per celebrare una iniziativa dettata dal dolore e dal disagio che vivono persone meno fortunate di noi. Attiva è stata la collaborazione di docenti di arte, tecnologia e musica, ma tutti, proprio tutti, in modo diverso, hanno dato il loro contributo. Non sempre ci sono persone emergenti che possono essere immediatamente visualizzate, ma dietro la crescita di un fanciullo, c’è un grande lavoro spesso nascosto, ma soprattutto, tanto amore: è ciò che emerge in questi momenti ed è questo lo spirito che vogliamo.

(Gennaio 2017)

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