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MERCATINI DI NATALE   di Luigi Rezzuti   Natale è ormai alle porte, è ora di lanciarci alla scoperta dei mercatini natalizi più belli e pittoreschi...
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GENITORI IN BLUE JEANS

 

di Annamaria Riccio

 

 “Genitori in Blue Jeans” fa tappa a Napoli: il progetto itinerante di Fondazione Carolina e TikTok per un digitale sicuro e consapevole

 

Al PAN di Napoli il tour educativo “Genitori in Blue Jeans” ideato da Fondazione Carolina e TikTok con l’obiettivo di supportare educatori e famiglie - attraverso suggerimenti e spunti concreti – per accompagnare adeguatamente gli adolescenti nel loro percorso online. Il progetto itinerante arriva nella città partenopea - dopo la partenza di Venezia e i pitstop di Assisi, Palermo e Novara - con l’intento di promuovere un dialogo e confronto aperto con chi quotidianamente si trova a dover guidare le nuove generazioni verso un utilizzo del digitale in maniera sicura e consapevole.

 La collaborazione tra TikTok e Fondazione Carolina aspira a stimolare una vera e propria cordata tra tutti gli interlocutori interessati e accomunata dalla stessa corresponsabilità e reciprocità educativa richiamata dalla legge a prevenzione e contrasto del cyberbullismo. Un’intesa che poggia sulla concretezza, come conferma la speciale Guida ideata per l’occasionescaricabile dal sito della Onlus nella sezione dei materiali educativi realizzati da Fondazione Carolina.

 Un cambio di passo che segna l’azione della Onlus dedicata a Carolina Picchio, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo. “Il benessere dei nostri figli passa necessariamente dalla qualità della loro esperienza digitale - spiega Ivano ZoppiSegretario generale di Fondazione Carolina che dipende non solo dalle loro scelte, ma soprattutto dai genitori e da tutti gli adulti con un ruolo educativo, in termini di ascolto, esempio e presenza”. Le statistiche di Fondazione Carolina attestano 3 ragazzi su 4 coinvolti, direttamente o meno, in episodi legati all’utilizzo scorretto o inconsapevole del web. “È il segno che noi adulti non stiamo facendo abbastanza, a partire da quel principio di corresponsabilità per la tutela dei minori online tanto richiamato negli ultimi anni, ma raramente capace di tradursi concretamente a beneficio della cittadinanza. Genitori in Blue Jeans - continua Ivano Zoppi - rappresenta una felice discontinuità, grazie alla disponibilità di uno dei colossi del web più popolari a metterci la faccia e a dialogare con i territori, al di là di algoritmi o avatar”. 

 “La sicurezza della community di TikTok, in particolare quella degli utenti più giovani, è da sempre la nostra priorità assoluta”, commenta Giacomo Lev Mannheimer, Responsabile Relazioni Istituzionali Sud Europa di TikTok“Il coinvolgimento di genitori e educatori è fondamentale per raggiungere questo obiettivo e siamo orgogliosi di poterli supportare, lavorando insieme a Fondazione Carolina. Gli adolescenti hanno bisogno di essere ascoltati, e per questo promuoviamo un dialogo sulla sicurezza online attraverso il linguaggio dei giovani, così da contribuire alla costruzione di un clima di fiducia e apertura all'interno delle famiglie e del contesto educativo”.

 “Il cyberbullismo può essere contrastato innanzitutto accompagnando i giovani in un uso consapevole del digitale e sviluppando in loro una maggiore empatia”, le parole di Luca Trapanese, Assessore al Welfare del Comune di Napoli. “Per fare ciò è necessario supportare chi ogni giorno è chiamato a promuovere consapevolezza e senso di responsabilizzazione dei ragazzi: genitori, educatori e docenti.”

 TikTok supporta questo progetto proseguendo il proprio percorso orientato alla sicurezza della propria community e volto a creare una cultura della sicurezza digitale. Rientrano in questo contesto i continui miglioramenti e aggiornamenti delle policy, così come le risorse e gli strumenti tecnici messi a disposizione degli utenti e genitori come: il Controllo Famigliare, una guida sul benessere nell’utilizzo della piattaforma, e il rinnovato pannello di controllo all’interno dell’app. Quest’ultimo permette di visualizzare molti dati relativi al tempo trascorso su TikTok, tra cui i resoconti del tempo passato giornalmente sull’app e di quante volte è stata aperta, oltre al dettaglio dell’utilizzo in orari diurni o notturni. Alla possibilità di impostare un limite giornaliero sull’app, c’è la possibilità di controllare anche il tempo massimo di una singola sessione: l’utente stesso può infatti, impostare la durata del periodo passato online in modo continuativo, dopo il quale un messaggio gli ricorderà di prendersi una pausa.

“L’obiettivo è incoraggiare le persone a pensare con sempre maggiore attenzione a come sviluppare abitudini digitali positive, non solo attraverso una maggiore consapevolezza del tempo trascorso online, ma anche attraverso il fatto di sentirsi padroni delle diverse modalità di fruizione”, conclude Giacomo Lev Mannheimer.

(Ottobre 2022)

 

 

RITORNO A SCUOLA

 

di Annamaria Riccio

 

Inizio delle attività didattiche tra circolari ministeriali e innovazioni tecnologiche all’impronta di allerta meteo.

I giorni assolati e afosi sembrano salutarci subito dopo l’inizio delle lezioni. Gli studenti non hanno fatto in tempo a porre lamentele sulla ripresa scolastica attribuendone l’addio alle vacanze seppur con un clima torrido, che già siamo rientrati in una fascia climatica tipicamente autunnale. Qualche sindaco campano ha optato per la chiusura degli istituti scolastici viste le avverse condizioni meteo. A Napoli invece, il temerario Manfredi sfida vento e pioggia con la fortuna che le giornate si sono poi rivelate temperate nel corso delle ore.

Dopo tre anni di pandemia (che non è ancora finita), quest’anno abbiamo l’abolizione dell’uso delle mascherine, il numero dei ragazzi per mq ripristinato come precedentemente al covid insieme a tutte quelle normative che si sono sempre adottate. Come nulla fosse accaduto. Sospiro di sollievo dai novax, critiche a non finire da parte dei “cauti” che dopo una iniziale sbalordimento hanno finito per cedere a questa iniziativa che lascia però un po' incerti sulle ricadute. Contenti i ragazzi che possono ritrovare il compagno di banco ed una migliore socializzazione. Staremo a vedere cosa porterà tutto questo. Intanto i contagi sono in risalita proprio per le limitate forme di prevenzione.

Un altro punto dolente è la connettività che negli ultimi anni è stata sempre più protagonista come supporto alle metodologie tecnologiche e che certamente non verranno abbandonate in questa nuova fase. Si stima che poco più del 10% delle scuole possiede una connessione superiore ai 30 megabyte al secondo. Il dato è importante in quanto la crescita sociale attualmente risulta parallela a quella digitale.

Ma il rientro non riguarda solo il mondo della scuola ma anche quello universitario. Se fino allo scorso anno la maggior parte dei corsi era da remoto oppure in un sistema misto a seconda delle scelte dei docenti, ora sarà prevalentemente in presenza. Ecco quindi il ritorno degli studenti universitari fuori sede che riprendono le locazioni abitative e si rientra alle vecchie abitudini.

Intanto il ministro Bianchi sembra molto proteso verso una didattica attiva, a volte non proprio aderente alle offerte reali. Non dimentichiamo che, per quanto il governo si esprima verso le ingenti assunzioni del personale, ancora mancano all’appello un discreto numero di docenti tale da consentire il regolare svolgimento delle lezioni.

(Settembre 2022)

ADDIO AL NAZARETH

 

di Annamaria Riccio

 

E’ caduta come un fulmine a ciel sereno la notizia che lo storico istituto Nazareth al rientro dalle vacanze estive non riaprirà più.

Non riescono ancora a crederci i circa 500 alunni, i loro genitori, i docenti e il personale tutto della scuola paritaria Nazareth che fino a qualche giorno fa ha accolto alunni della materna, elementari, medie e superiori. Un grande e prestigioso istituto dove i piccoli ed i fanciulli più grandi si sono sempre sentiti accolti e protetti, una grande famiglia che negli anni ha consentito un’adeguata formazione e socializzazione per i giovani studenti vomeresi e non.

La scuola, nata nel 1956, ha sempre funzionato in maniera regolare dando un’immagine di serietà e alacrità ben distribuita nei vari settori disciplinari. Di proprietà della Congregazione Religiosa Dame di Nazareth, è stata portata avanti da un’amministrazione clericale affiancata anche da laici. E’ nell’ultimo decennio o poco più che la gestione è stata affidata a Il Maestro srl-Impresa Sociale che avrebbe dovuto versare regolarmente la quota affittuaria alla Congregazione, cosa questa che non è avvenuta, accumulando un debito addirittura di circa 258 mila euro. Dopo i numerosi solleciti, l’Impresa, non potendo far fronte a quello che è stato definito un Dissesto Finanziario, ha ceduto le armi chiudendo i battenti. Lo sgomento e la rabbia degli adepti è che non avevano assolutamente accennato ad un’eventuale crisi, addirittura accettando le iscrizioni ed i pagamenti delle future rette.

Le problematiche che vengono a porsi riguardano la perdita del posto di lavoro per i dipendenti e la mancanza di iscrizione per gli alunni in un periodo dell’anno in cui tutti i giochi sono già fatti, gli organici pronti e le classi formate. I genitori sanno bene quanto già non risulti semplice in situazioni regolari sistemare i propri figli secondo le condizioni più idonee alle esigenze personali che risultano assai delicate quando si tratta di minori, possiamo immaginare in questo caso.

Si spera quindi nella comprensione degli istituti di zona sia privati che pubblici, nella migliore accoglienza verso i ragazzi e magari il personale che si spera, possa essere gradualmente assorbito. Non è la prima volta che una scuola privata si trova a chiudere per svariati motivi, ma di sicuro non è mai successo in maniera così repentina e inaspettata.

(Luglio 2022) 

TEMPO DI ESAMI

 

di Annamaria Riccio

 

Quelli scolastici ovviamente, perché gli altri…non finiscono mai.

E’ l’anno del rientro, quello che profuma di ritorno alla vita di sempre, anche se proprio di ritorno alle normali abitudini pre covid non si può parlare. Però vogliamo crederci e fortemente creare un ambiente scolastico che ricordi le consuetudini di qualche anno fa.

La prima avversità è risultata l’uso della mascherina che, mentre all’orale il candidato può non indossarla, allo scritto invece deve necessariamente metterla. E poco conta se le prove durano svariate ore, la vicinanza con altri compagni, ne impone l’obbligo.

Il 2022 si prospetta quindi con prove che si discostano nella loro globalità da quelle sostenute lo scorso anno e il precedente. E la cosa non è stata subito digerita dagli studenti, specialmente da quelli delle superiori che hanno manifestato contro le prove nazionali con il presupposto di non ritenere possibile uniformare i programmi a seguito delle altalenanti lezioni di questi anni. Il compromesso è stato quello di affrontare una prova nazionale di italiano, mentre la seconda prova, diversa a seconda della tipologia di scuola, viene scelta dalla commissione. Completa il tutto un colloquio orale.

 Per le scuole medie invece, le prove scritte sono due: italiano e matematica, mentre le discipline linguistiche vengono valutate nell’ambito del colloquio orale. Un pensierino in particolare va a quella grande cerchia di ragazzi che hanno lavorato costantemente e magari non si sono sentiti valutati per come avrebbero meritato, per motivi svariati. In contrapposizione a chi, riuscendo a rappresentare e vendere meglio il suo operato, avrà sicuramente una gratificazione maggiore. Non disperate, non demoralizzatevi e non abbandonatevi a conclusioni erronee. Chi sa, avrà modo di raccogliere i frutti di un lavoro perseverante e responsabile. E’ negli anni che i nodi vengono al pettine. Ora più di prima, dove è necessario integrare con un’opportuna preparazione quelle che saranno poi le competenze di una vita.

(Giugno 2022)

UNA PIATTAFORMA AIUTA A SCEGLIERE IL FUTURO

 

di Annamaria Riccio

 

Nato dal progetto sociale Parole O_Stili, di sensibilizzazione nella scelta del linguaggio, presentata la piattaforma MiAssumo durante un incontro a Trieste cui ha partecipato il ministro dell’istruzione Bianchi.

MiAssumo è la piattaforma indirizzata ai ragazzi dagli 11 ai 26 anni, fascia d’età che rientra nel percorso di studi scolastico/universitario e da considerarsi formativa per l’avvenire dei giovani. Spesso i ragazzi ed anche i genitori si sono trovati di fronte a grossi enigmi nell’affrontare le scelte di istituti superiori e ancor più di facoltà. Se a questo aggiungiamo un orientamento per l’inserimento nel mondo del lavoro, vediamo che gli interrogativi si pongono più pressanti con poche o inesistenti soluzioni. La piattaforma in questione, attraverso gaming e giochi di ruolo, aiuta gli studenti a calarsi in situazioni reali che pongono quesiti sul da farsi in situazioni inerenti personaggi e fatti realmente accaduti. I ragazzi si trovano così di fronte a scelte che li abituano ad optare per la soluzione più adeguata e, aiutati da un meccanismo di intelligenza artificiale, a costruire un proprio curriculum. E’ bene considerare che la piattaforma non si presenta come una sterile base di registrazione o di gioco, ma un aiuto concreto nel percorso formativo, che coniuga le scelte professionali con l’etica e il senso civico, indirizzando i giovani anche all’uso corretto delle parole che possono essere macigni o abbracci, specie quando i protagonisti sono minori e come tali più sensibili al giudizio altrui. La scuola ha sempre lavorato sull’orientamento, iniziando dalle classi della primaria. Nonostante ciò risulta comunque arduo per tanti studenti, essere certi che il percorso scelto possa essere quello giusto e più aderente alle aspirazioni e interessi di ogni singolo. Ben venga quindi una modalità digitale che utilizzi un linguaggio moderno che possa accompagnare le nuove generazioni e che ulteriori strategie future possano migliorare ulteriormente le modalità di approccio.

(Maggio 2022)

BENEFICI E SVANTAGGI DEI COMPITI A CASA

 

di Annamaria Riccio

 

Il lavoro scolastico svolto a casa è sempre stato un punto nevralgico che ha investito studenti e genitori. Ma è davvero utile o può essere una prassi sconsigliabile?

Se analizziamo i dati di prove nazionali e non, somministrate con diverse modalità, vediamo che i ragazzi italiani mostrano adeguamenti ai livelli europei solo in matematica, mentre per le altre materie mostrano difficoltà nell’interpretazione dei testi e nell’apprendimento. Questo presupporrebbe un maggior allenamento da parte degli stessi con un’applicazione più costante nelle discipline umanistiche e che, probabilmente giustificherebbe i migliori risultati nel campo matematico oggetto forse di pronta captazione e magari di un allenamento meno lungo che diversamente, scoraggerebbe i ragazzi. Sono interpretazioni che potrebbero giustificare i risultati ottenuti. E quando si parla di giovani c’è sempre da usare il condizionale…perché sono imprevedibili e le condizioni possono cambiare con una certa frequenza, non ultimo, l’interesse per le tematiche in oggetto. Il sistema scolastico del resto d’Europa rispetto a quello italiano risulta diversamente organizzato nelle strutture che prevedono già nell’ambito delle lezioni approfondimento ed esercitazioni di studio. Tornando al nostro argomento, il lavoro di casa si rivela utile? Certamente sì (viste anche le condizioni della maggior parte delle istituzioni scolastiche italiane) quando l’alunno ha compreso bene in classe e avuto modo di effettuare un’applicazione della conoscenza tale da rilevare la competenza acquisita. Ulteriori esercitazioni e approfondimenti possono quindi fissare in modo consolidato l’apprendimento. Il tutto in uno spazio di tempo che non escluda la possibilità di svago, sport o di una sana noia. Annoiarsi è importante perché consente di rasserenare la mente e di organizzare la propria vita in modo non stressante e incastrata di impegni. Quando i compiti a casa si rivelano del tutto negativi? Sicuramente quando sono in numero esagerato rispetto alle normali possibilità e quando a svolgerli sono gli adulti, senza neanche far capire ai propri figli la metodologia da utilizzare. Eh sì, è proprio il metodo il caposaldo che può aiutare nel percorso didattico. Conoscenze, approfondimenti, competenze, non sono altro che una conseguenza naturale dettata poi dall’abilità a saper affrontare gli argomenti. Abbiamo inoltre una normativa, che fa riferimento alla legge 176 con la quale, il 27 maggio 1991, l’Italia ha ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Questa sancisce, nell’articolo 31, per ogni bambino/a e ragazzo/a, “il diritto al riposo e al tempo libero, da dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età”. Come tutte le situazioni di vita, in particolare quelle che riguardano i minori, credo che oltre all’attenersi alle leggi, il miglior risultato lo si ottiene con il buon senso e il considerare caso per caso le condizioni ottimali che non creino disagio e al contrario, favorenti al regolare sviluppo e processo didattico pedagogico.

(Aprile 2022)

Gli studenti hanno scelto le scuole superiori

 

di Annamaria Riccio

 

Chiuse le iscrizioni per le scuole superiori, Semrush individua le scuole che hanno suscitato il maggiore interesse: l’istituto tecnico di meccanica è quello che registra la crescita maggiore (+46%), seguito dall’istituto professionale di grafica (+26%)

A fine gennaio si sono chiuse le iscrizioni al primo anno di scuole superiori per migliaia di studenti. Un momento importante, che rappresenta un primo mattoncino per costruire il proprio futuro. La generazione di oggi è, per molti versi, una generazione nuova: la prima a sperimentare la didattica a distanza, le quarantene e il distanziamento anche all’interno degli istituti scolastici, luoghi di socializzazione per eccellenza. 

Come avrà inciso questo clima di regole e di incertezze sulla scelta dell’istituto in cui iscriversi? A questa domanda ha cercato di dare una risposta Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, che ha analizzato le ricerche sul web, relative alle scuole superiori, svolte nei mesi da settembre 2021 a gennaio 2022, confrontandoli con lo stesso periodo dell’anno precedente. Del resto, è normale aspettarsi che una generazione di nativi digitali, molto attiva su tutti i canali social e sempre connessa, cerchi in rete le informazioni di cui ha bisogno.

Stando ai dati monitorati, l’indirizzo che ha visto crescere in misura maggiore il volume di ricerche è stato l’istituto tecnico di meccanica e meccatronica, con un incremento del 46%. Queste scuole consentono agli studenti di sviluppare competenze teoriche e pratiche nella meccanica, nello sviluppo dei macchinari e dell'automatizzazione dei sistemi di produzione industriale. Del resto, è questa la strada che sta prendendo la nostra società, e i ragazzi vogliono far parte del progresso ed aiutare a costruirlo.

Secondo posto, in termini di crescita di interesse online per l’istituto professionale di grafica e comunicazione, a +26%, mentre sul posto d’onore del podio l’istituto tecnico turistico, con un miglioramento dell’11%. 

Per quanto riguarda i licei, il dato migliore è registrato dal liceo musicale e coreutico, che cresce del 6%, seguito dal liceo artistico a +5% e dal liceo linguistico a +2%. In calo, invece, l’interesse per il liceo delle scienze umane (-4%), liceo classico (-10%) e scientifico (-11%).

Nonostante a livello nazionale i licei sembrino destare poco interesse, le cose cambiano se analizziamo i dati locali. Ad esempio, le ricerche relative ai licei linguistici crescono a Roma del 612% (è il tasso più alto rilevato nello studio), a Milano del 300% e a Palermo del 100%. A Firenze in molti guardano al liceo delle scienze umane (+557%), così come a Torino (+550%). Il liceo classico cresce a Napoli (+175%), mentre lo scientifico, fanalino di coda nel suo ambito a livello generale, cresce a Torino del 333%, a Bologna del 200% e a Padova del 141%.

Uno sguardo particolare sul territorio vomerese evidenzia una scelta protesa, prevalentemente, verso i licei, in particolare classico e scientifico, che conferma gli orientamenti dei ragazzi appartenenti ad una classe medio-alta, incline ad un percorso tradizionale che, sporadicamente, tende verso un indirizzo tecnico professionale.

(Febbraio 2022)

DAD? Non solo una sigla!

 

di Elvira Pica

 

A partire dal mese di marzo e per effetto della chiusura delle scuole, con la conseguente sospensione delle regolari lezioni in aula, è stato necessario approntare una rimodulazione delle attività didattiche, via via regolate dai vari decreti del Ministro dell’istruzione. In buona sostanza, si è passati dalla scuola, intesa come spazio fisico, luogo di dialoghi, incontri, scontri -a vollte- reali ad una scuola virtuale che prevedeva, per ragioni di sicurezza, legate alla Pandemia Covid 19, il solo utilizzo di piattaforme digitali.

Per molti di noi, mi riferisco soprattutto ai principali protagonisti del mondo scolastico, docenti e studenti, non si è trattato, come tanti dall’esterno potrebbero pensare, di una semplice sigla, fra quelle che imperversano periodicamente nella realtà della scuola e ne scandiscono fasi transitorie di passaggio, piccole nuove consuetudini e, perché no? talvolta, persino mode di passaggio che lasciano il tempo che trovano.

Ciò che è accaduto con la Dad ha a che vedere con la vita stessa della scuola che, per diversi mesi, ha perso. o rischiato di perdere, la sua dimensione più umana.

Per mesi, infatti, la sensazione è stata quella di trovarsi all’improvviso calati in un’atmosfera surreale da Grande fratello – il riferimento, naturalmente, è a quello del libro “1994” – in cui  sembrava perduta per sempre la realtà viva e corporea della comunicazione.

I gesti più autentici, il gioco degli sguardi reali, il guizzo dell’intuizione del momento, scaturito magari da una semplice domanda, persino il naturale incepparsi o balbettare di un’esitazione o il silenzio, che può essere esso stesso creativo, ad un tratto svaniti di colpo. Tutto ciò che era più scontato sembrava morto per sempre. E che cosa rimaneva, invece, di quanto avevamo pur sempre amato, o meglio, a quale surrogato di comunicazione ci saremmo aggrappati? Una voce metallica che da uno schermo, in tempi rigorosamente stabiliti e contenuti, con tutta l’ansia che ciò comportava, aveva la pretesa di riallacciare le fila del discorso su autori, declinazioni, espressioni e calcoli matematici.

Alcuni, poi, per fortuna non molti - come è accaduto, per la verità, anche in altri ambiti - ne hanno approfittato per riposare sonni tranquilli, sentendosi improvvisamente liberi da responsabilità e al riparo da ogni controllo. 

Ma questa è un’altra storia!

In uno scenario così inquietante i nostri studenti - e non mi riferisco solo alla mia scuola ma anche ad altri contesti di cui ho raccolto le varie esperienze - hanno risposto quasi sempre con dignità e coraggio, mettendosi in gioco, confortati dalle famiglie e supportati dalle proprie competenze di nativi digitali. Non sempre sostenuti, però, dalle medesime risorse tecnologiche, dagli stessi stimoli socio-culturali. 

Hanno messo a nudo, talvolta desolati o smarriti, la loro vita privata, gli interni delle loro camerette o delle loro case, in cui, da parte nostra, noi docenti siamo entrati in punta di piedi e non senza un certo imbarazzo.

Molti di noi hanno fatto sforzi notevoli per affinare la propria esperienza digitale, inventandosi modalità alternative che compensassero il venir meno improvviso della lezione in aula (interattiva o frontale che fosse) e, tavolta, persino quella sulla piattaforma digitale, causa l’intermittenza dei collegamenti via internet.

Di tutta quella ricchezza umana, fatta di pensieri e di parole che sgorgano dal contatto diretto, di tutta quella grandiosa vivacità intellettiva che è la Scuola, la Scuola vera, rimaneva davvero poco, al di fuori di in bisogno che avevamo gli uni degli altri, al di là dell’illusione che si potesse ancora tentare di mantenere un dialogo in quei giorni di segregazione forzata.

È pur vero che qualcosa è meglio di nulla!

E, in momenti drammatici, come quelli dell’emergenza Covid19, non abbandonarsi alla deriva o cercare di mantenere integra la propria dignità e quella degli stessi studenti è stato sicuramente uno sforzo apprezzabile.

Al di là dei risultati concreti, delle ore di lezione ridimensionate, delle differenze che la Dad non solo non ha annullato ma ha talora persino evidenziato, e nonostante quei tanti recuperi individualizzati venuti meno, tutta la tensione che ha accompagnato il disperato tentativo di dare un senso alla scuola ha avuto di per sé, comunque, un valore.

Ciò che si è fatto per non naufragare, gli sforzi compiuti dai docenti e dagli alunni per ritrovarsi, la tristezza degli ultimi giorni di scuola - personalmente non ho mai vissuto un finale così malinconico come quello di questo anno scolastico - e persino la Dad, che sembra un’entità metafisica ma siamo noi tutti con il nostro sangue e le nostre fatiche, tutto questo  ha dimostrato ancora una volta il ruolo altissimo della scuola e della formazione e quanto l’una e l’altra siano importanti per ognuno di noi.

Ci auguriamo che non si pensi assolutamente di sostituire a lungo termine, al di fuori cioè del breve periodo dell’emergenza, con le virtuose pratiche di una “didattica agile” o virtuale, la scuola viva delle aule, dei giorni in classe, delle parole, delle letture, dei dialoghi e delle risate o delle lacrime. Perché persino queste ci sono mancate!

(Luglio 2020)

La D’Ovidio Nicolardi fa il pieno all’open day

 

di Annamaria Riccio

 

Grande affluenza di genitori e studenti che, in una piovosa mattinata di sabato, hanno affollato i locali della scuola media D’Ovidio Nicolardi per l’Open Day 2020.

Gennaio è, infatti, il mese che vede grande fermento nell’esposizione del proprio operato, nella quasi totalità degli istituti scolastici

L’appuntamento annuale ha scandito, ancora una volta, gli elementi emergenti per una scuola che, negli anni, si è progressivamente distinta nella qualità e nella voglia di fare che accomunano alunni, docenti e personale tutto.

Ha dato inizio alla manifestazione l’esecuzione dell’orchestra Futura composta dagli alunni appartenenti ai corsi musicali e diretta dal prof. Desidery. I ragazzi si sono esibiti in quattro brani e sono stati affiancati dal coro delle “Cantantesse”. A seguire, il discorso della Dirigente, dottoressa Valeria Tripepi, che ha illustrato le attività della scuola e i vari indirizzi, nonché le modalità e i criteri della formazione delle classi. I visitatori sono stati poi accompagnati dagli studenti della scuola che, organizzati in gruppi, attraverso un itinerario prestabilito, hanno fatto da guida ai vari laboratori allestiti in istituto, quali linguistico, scientifico, sportivo, artistico, 3 punto zero. Sotto la guida dei docenti, alcuni allievi hanno dato saggi dimostrativi delle attività abitualmente svolte.

 Un settore è stato dedicato alla beneficenza, mettendo in vendita prodotti artigianali e manufatti degli stessi alunni, (i proventi andranno all’UNICEF e ad altre organizzazioni umanitarie). Il cuore della Nicolardi è grande e particolare attenzione è sempre stata riservata ai meno fortunati, ma anche ai ragazzi diversamente abili che, nella loro diversità, sono una risorsa umana di grande esempio per tutti. Quest’anno, infatti, tra i vari tavoli allestiti, è spiccato quello dell’Associazione “La città adatt...abile”, un’organizzazione che si occupa dell’inserimento sociale e professionale dei ragazzi svantaggiati. La partecipazione è stata considerevole, al punto che si è resa necessaria una replica dell’esibizione musicale oltre che la continua esposizione dei saggi laboratoriali. Grande apprezzamento da parte dell’utenza che, ancora una volta, si è mostrata soddisfatta delle offerte della scuola ai fini di un produttivo e adeguato percorso socio didattico dei giovani studenti.

(Gennaio 2020)

Natale alla Nicolardi tra bravura e solidarietà

 

di Annamaria Riccio

 

Come ormai è consuetudine, anche quest’anno alla scuola media “D’Ovidio Nicolardi” si è tenuta la manifestazione natalizia, poco prima delle festività che sanciscono un periodo di interruzione didattica.

Già  dall’ultima settimana di novembre è iniziata la preparazione per l’allestimento degli addobbi e degli oggetti da esporre. Ogni docente ha dato la disponibilità per consentire l’elaborazione dei manufatti durante le proprie ore. Ma la regia sapiente di alcuni professori in particolare, ha fatto sì che ancora una volta, si è respirata quella magica atmosfera che coinvolge ed emoziona.  Rosso, verde, bianco e oro, sono i colori di base per i disegni della vetrata e tutti i festoni dell’atrio, le rampe ed ogni porta, con l’immancabile albero, pieno di doni (finti) e il presepe.

Due sono stati gli appuntamenti della manifestazione, il 19 dicembre, dedicato ai genitori e il 21 per i bambini della quinta elementare appartenenti alle scuole del territorio.

La manifestazione è iniziata nell’auditorium con l’esibizione degli alunni del Coro e dell’Orchestra. Dopo gli auguri del Dirigente Scolastico, dott.ssa Valeria Tripepi, i ragazzi dell’indirizzo musicale, simpaticamente vestiti da Babbo Natale, hanno suonato brani natalizi, diretti dal prof. Lorenzo Desidery. Talenti in erba si sono esibiti nell’emiciclo e, al primo piano, l’allestimento del mercatino della solidarietà ha concluso il pomeriggio, con la vendita di oggetti di vario genere, comprese le tradizionali pigotte, il cui ricavato è destinato all’Unicef.  

È in momenti come questi che si scoprono i veri valori della vita, l’abbraccio globale che ci vede fratelli e cancella tutte le brutture del mondo. È  come se i bulli, i violenti, gli emarginati, non esistessero più. È  come se il Natale fosse l’inizio di una vita migliore, nella quale veramente crediamo, purtroppo però, solo in quegli istanti. Chi non ha mai pensato di augurare il meglio come benessere, serenità ecc ecc?   Eppure le parole non sempre corrispondono ai fatti. Negli auguri i piccoli ci credono. Forse sta proprio a noi adulti dimostrare che si può realizzare ciò che spesso rimane solo un formale auspicio. Iniziamo con un reale BUON ANNO.

(Dicembre 2018)

Il valore della formazione

 

di Gabriella Pagnotta

 

Questo articolo è rivolto a chi, come me, vive le richieste, da una parte, di una scuola alla quale si chiede non solo di occuparsi di apprendimento ma anche, e forse in misura maggiore, di insegnare “a stare al mondo” e, dall’altra, di una società che “ci chiede, per esistere, di conformarci ai nuovi modelli ideali per adattarci alla nuova competizione sociale”[i]. In un clima di “attenuazione della capacità di presidio delle regole e del senso del limite”[ii]. Sono proprio gli adulti che, oggigiorno, mostrano maggiormente fatica a riconoscere la positività delle norme, vissute come ostacoli all’affermazione dei propri figli, che vengono fatti crescere nell’illusione che la soddisfazione dei propri bisogni sia l’unica cosa che conta. Svuotando le regole di senso e valore, gli altri non sono più riconosciuti nei loro bisogni e diritti, ma percepiti come avversari da battere per il trionfo di un Io onnipotente e solo, alla ricerca dell’utile e del successo, al di là di ogni limite, imposto dal reciproco rispetto. Ma è poi vero che la competizione è l'unica legge possibile per sopravvivere in questa nostra comunità? Le persone competitive e vincenti sono anche le più serene e felici? E la scuola deve per forza assecondare queste richieste da parte di una componente della nostra società per trasformare tutti i bambini in piccoli amministratori delegati? O potrebbe tentare di essere anche un luogo mite, capace di insegnare a sopravvivere anche a quei bambini che non vogliono diventare gladiatori ma persone sensibili?[iii] Queste sono alcune delle domande che Paolo Crepet si e ci pone nel suo libro Non siamo capaci di ascoltarli, in cui esorta genitori ed educatori in generale ad essere figure concrete, autorevoli, disposte al dialogo, che sappiano fissare regole e fornire modelli positivi in cui potersi identificare. Ciò che conta non è più il percorso di crescita, ma esclusivamente il risultato. Il processo, fatto di impegno, divertimento, errori, cadute, tentativi sembra non avere più alcun valore; ciò che viene sminuita è l’essenza della crescita, della scoperta delle proprie inclinazioni e debolezze, il piacere di imparare dagli altri e insieme agli altri. Ed è proprio questa ansia che fa abdicare i genitori al proprio ruolo, impedendo così la formazione del senso morale e la nascita dell’etica della comunità.

In un momento storico connotato dall’individualismo e da un uso dei media che denota un bisogno di visibilità sociale virtuale a scapito di un investimento affettivo reale, la scuola deve continuare ad essere un luogo di relazioni, di emozioni e di affettività, un luogo di esperienza e di incontro, dove ciascuno cresce attraverso l’incontro con gli altri e con le regole di una comunità che ci limitano e rafforzano. Uno spazio dove poter provare i limiti dell’essere insieme, i nostri limiti; esperienza di conoscenza, quindi, che è elemento fondamentale verso l’autonomia di giudizio. Ed è proprio la capacità di giudizio che permette di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e di ostacolare “la banalità del male”, il peggiore dei mali, sostiene la Arendt, un male senza limiti e senza radici e che proprio per questo può macchiare il mondo intero.[iv]



[i] L. De Gregorio, La società dei selfie. Narcisismo e sentimento di sé nell’epoca dello smartphone, Franco Angeli, Milano 2017, p.50

[ii] Miur, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, settembre 2012, p.4

[iii] Cfr. P. Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull’infanzia e l’adolescenza, Einaudi, Roma 2006

[iv] cfr. H. Arendt, Alcune questioni di filosofia morale, in Id., Responsabilità e giudizio, a cura di J. Kohn, trad. di D. Tarizzo, Einaudi, Torino 2004

(Novembre 2018)

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