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EDICOLE VOTIVE DI NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Passeggiando per le strade di Napoli, è possibile contare un vasto numero di “altarini”. Le edicole...
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Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940    17 maggio ore 18:00 L'incontro è dedicato a due...
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Miti napoletani di oggi.51 I MERCATINI RIONALI   di Sergio Zazzera   Mimmo Piscopo, Mercatino di Antignano Napoli è tutta un pullulare di...
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LA D’OVIDIO NICOLARDI, SCUOLA DI PACE E DI CAMPIONI   di Annamaria Riccio     Un altro anno scolastico si è concluso all’insegna di interessanti...
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Cambiare oggi il futuro   di Mariacarla Rubinacci   Il compagno della vita non c’è più. Nulla sarà come prima. Devo affrontare il futuro. Devo...
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AL PAN DI NAPOLI LE “OMBRE” DI ARMANDO DE STEFANO   Dal 19 maggio al 25 giugno, una mostra curata da Mimma Sardella. Armando De Stefano omaggia Jorge...
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Dario Rezzuti, un pittore schivo e solitario   Dario Rezzuti è naro a Napoli nel 1957. Vive e lavora a Tito (PZ). Discende da una famiglia di artisti....
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SEGNALBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Frammenti di vita, di Salvatore Bova, Cosmopolis Edizioni Napoli La lunga consuetudine con la produzione...
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Un libro a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Sabato, 5 marzo, alle ore 11.30, nella sala del Teatro Diana, nell’ambito della rassegna...
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CHAMPIONS LEAGUE - OTTAVI DI FINALE   di Luigi Rezzuti     Martedì 7 marzo 2017, ore 20,45, rullo di tamburi, lo spettacolo ha inizio. Bambini,...
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NATALE IN CASA CUPIELLO

 

di Luigi Rezzuti

 


Si avvicina il Natale e quale migliore occasione per riproporre “Natale in casa Cupiello”?

La commedia fu scritta da Eduardo De Filippo nel 1931 e fu rappresentata per la prima volta proprio nel giorno di Natale dello stesso anno, al Teatro Kursaal in via Filangieri, a Napoli.

Il cast di attori era composto, tra l’altro, dagli stessi fratelli De Filippo: Eduardo nella parte di Luca, Titina nella parte di Concetta e Peppino in quella del fratello di Luca, lo zio Pasqualino, dagli atteggiamenti collerici e vittimistici, sempre in guerra con il nipote Tommasino, soprannominato Nennillo, di cui è il bersaglio preferito.

Successivamente, nel 1962 e nel 1977, la commedia fu trasmessa in televisione.

Oggi, su richiesta del Sindaco di Scauri, dott. Stefanelli, la Compagnia Teatrale Cangiani, diretta dal regista Lucio Monaco, il 10 dicembre la rappresenterà nel Castello di Minturno.

 

Poi, nei giorni 16 e 17 dicembre, sarà riproposta a Napoli, presso il Teatro Paradiso, a Cappella Cangiani

L’impegno di tutto il cast è stato notevole, non tanto  per rappresentare la commedia, quanto per riprodurre un’interpretazione, che ha segnato la storia del teatro e che, unitamente alla mimica e all’espressione del grande Eduardo De Filippo, è ancora oggi ben impressa nella mente e negli occhi di tutti i napoletani. E non solo. Ecco il motivo delle grosse difficoltà ad interpretarla.

Ma questo cast di attori della Compagnia Teatrale Cangiani, diretto, come innanzi si diceva,  da Lucio Monaco, ancora una volta ha superato se stesso.

Ci sono commedie che non sono coperte dalla polvere del tempo.  “Natale in casa Cupiello” è una di queste, perché affronta problematiche ancora e sempre attuali,  riguardanti la famiglia, i rapporti tra marito e moglie, genitori e figli.

E sono proprio gli scontri esilaranti tra il capofamiglia Luca, che, come ogni Natale, prepara il presepe fra il disinteresse della moglie Concetta e dei figli Tommasino e Ninuzza, sposata con il benestante Nicolino, ma infatuata dell’amante Vittorio, che creano irresistibili quadri tragicomici, con un sottofondo di  tensioni inaspettate. Da tali tensioni emergono, nel dipanarsi delle vicende della famiglia Cupiello, situazioni e personaggi dolenti e profondamente umani,

Un gioiello di situazioni, di battute che, da padre a figlio, da zio a nipote, ha visto gli uomini della casa Cupiello, alternarsi nei ruoli classici del capofamiglia Luca e del figlio Tommasino. Indimenticabile e ricca di significati la battuta “Te piace ‘o presepe?”.

Uno spettacoli, dunque, che funziona, grazie ad un gruppo di attori amatoriali che si sono mossi come un’orchestra intorno al maestro Lucio Monaco.

(Dicembre 2017)

Martedì 4 luglio al via "Vietri in Scena"

Oltre 20 appuntamenti gratuiti a Villa Guariglia, Villa Comunale e Palazzo della Guardia

 

Al via domani "Vietri in Scena", il ricco cartellone estivo di Vietri sul Mare. In calendario oltre 20 appuntamenti, tutti gratuiti, che l'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Francesco Benincasa, ha voluto realizzare per "mettere al centro la cultura e farla diventare energia per un progetto ambizioso ed entusiasmante, nato grazie alla sinergia con un gruppo di lavoro che sa unire professionalità e sacrificio, senza il quale tutto questo non sarebbe possibile". L'assessore al Turismo e Spettacolo, Giovanni De Simone, sottolinea l'importanza di un cartellone che si realizza in scenari meravigliosi, fuori dall'ordinario: “Villa Guariglia, Villa Comunale, Palazzo della Guardia, sono queste le location d'eccezione che accoglieranno gli artisti e tutti i partecipanti che sceglieranno di trascorrere le serate estive a Vietri sul Mare. La proposta di quest'anno spazia dalla musica, alla poesia, dalla danza al teatro, alla lirica, alle mostre, al festival". Puracultura è mediapartner dell'iniziativa, mentre il progetto grafico è curato dall’architetto Daniela Scalese. Il programma musicale si avvale della direzione artistica del maestro Luigi Avallone. Si inizia martedì 4 luglio alla Villa Comunale con l’Orchestra “Martucci” diretta da Nicola Colabianchi. Giovedì 6 luglio a Villa Guariglia Mousikè Youth Orchestra/Direttore Luca Gaeta (musiche di E. Angeler, A. Vivaldi, A. Ponchielli, N. Rota, A. Piazzolla); venerdì 7 luglio alla Villa Comunale World Jazz, a cura di Carlo Lomanto e Paolo Cimmino; guest star Sandro Deidda. Lunedì 10 luglio a Villa Guariglia il concerto per clarinetto/Lara Diaz e Nicholas Cox. Ensamble di clarinetti della Royal Musical Collection (U.S.A.); giovedì 13 luglio a Villa Guariglia Vietri Wind Ensamble/Direttore e solista Gaetano Falzarano (musiche di G. Rossini, M. Mangani, V. Bellini, G. Verdi). Venerdì 14 luglio alla Villa Comunale Academic Ensemble Contemporary Jazz Project, a cura di Guglielmo Guglielmi. Giovedì 20 luglio a Villa Guariglia A Jazz Simphony/Orchestra Filarmonica Campana, Direttore Giulio Marazia, sax solista Marina Notaro (musiche di G. Ibert, G. Antheil, D. Schostakovitch, D. Ellington). Domenica 23 luglio alla Villa Comunale Parresia/Igor Caiazza Zildijan Artist (vibrafono); Amedeo Ariano (batteria); Carlo Gravina (sax); Massimiliano Laganà (basso). Da mercoledì 26 a venerdì 28 luglio a Villa Guariglia si terrà "Caleidofonìe", lo straordinario Festival Internazionale di Musica Elettronica ed Elettroacustica, giunto alla VII edizione, con installazioni e seminari (ore 19.00) e concerti elettroacustici (ore 21.00). La programmazione proposta dal maestro Avallone chiude venerdì 4 agosto a Villa Guariglia con un evento fuori dall'ordinario: "Anche la Lirica è Donna", di Filippo Morace e Rosalba Vestini. Il cartellone vietrese, a Palazzo della Guardia, prevede da sabato 8 a lunedì 10 luglio l'esposizione di strumenti musicali a cura della Royal Musical Collection (U.S.A.). Mercoledì 12 luglio spazio alla danza a Villa Guariglia con "Da Notre Dame de Paris a Zorro", a cura di Studio Danza di Maria Cardamone. Diversi gli appuntamenti tra teatro e poesia: si inizia martedì 18 luglio a Villa Guariglia con "Appunti per Medea" con la Compagnia “Teatri di Carta”, regia Francesco Campanile; sabato 29 luglio a Villa Guariglia "Foglio Bianco", le poesie di Enzo Tafuri con l'accompagnamento musicale del Clarinet Quartet; lunedì 31 luglio a Villa Guariglia l'insolito spettacolo "Esercito d’Amore" della Compagnia “Teatro Grimaldello”, regia Antonio Grimaldi; mercoledì 2 agosto a Villa Guariglia "Napoli tra arte e guerra", con la Compagnia “La Bottega della Ribalta”, regia Luigi Sinacori; giovedì 3 agosto a Villa Guariglia "Gelusia ovvero Ammore, sposalizio e gelusia" con la Compagnia “Il Prisma”, regia Antonietta Raimondi.

Ingresso gratuito

(Luglio 2017)

Andiamo a Teatro

a cura di Marisa Pumpo Pica

Mutaverso Teatro - Il paradiso degli idioti  

 


Per la stagione Mutaverso Teatro di ErreTeatro, a cura di Vincenzo Albano, Venerdì  7 aprile, ore 21.00, penultimo appuntamento  all’Auditorium del Centro sociale di Salerno (Via R. Cantarella 22 - quartiere Pastena), prima che la compagnia passi, come da programma, a location più insolite., La Ballata dei Lenna porta in scena uno spettacolo, che giunse finalista al Premio Scenario 2015, “Il paradiso degli idioti”.  


Drammaturgia e regia di  Paola Di Mitri. Interpreti: Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno, Francesco Marilungo, con il sostegno di Kilowatt Festival, Teatri di Bari. Nella pièce, sullo sfondo, il tema dell’ eredità dei padri e un’ attenta riflessione su di un tempo che stenta a cedere il passo al nuovo. In primo piano, i chiaroscuri di una generazione, quella dei trentenni, che appare fragile ed inerme e della quale molto spesso si dice che porti avanti le proprie ragioni con armi troppo spuntate, poco incisive e non idonee alla vittoria. Siamo di fronte ad una  polaroid: foto mosse, come scattate a caso, a narrare la vita di una famiglia o, meglio, di quello che di una famiglia rimane. Un fratello ed una sorella, Andrea e Sonia, s’incontrano, dopo molto tempo, nella loro casa d’infanzia, per leggere insieme il testamento morale che il padre ha lasciato loro in eredità, prima di morire. Andrea è alle prese con la sua sceneggiatura cinematografica, che prefigura l’avvento di una nuova era di supereroi ed in essa sembra riversare, nello stesso tempo, frustrazioni e speranze di un successo, che crede di meritare. Sonia è un’artista visiva. Esercita la sua professione in Canada, valicando, nella sua arte, quel limite etico che il mercato molto spesso chiede di calpestare. lI loro incontro rappresenta l’incrociarsi di due sguardi diversi sul mondo.Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 348 0741007.

(Aprile 2017) 

Andiamo a Teatro

 

a cura di Marisa Pumpo Pica

 

Esilio

II Stagione Mutaverso Teatro  


Venerdì, 17 marzo, all’Auditorium del Centro Sociale di Salerno (via R. Cantarella 22, quartiere Pastena), alle ore 21, per la seconda stagione di Mutaverso Teatro, diretta da Vincenzo Albano, “Esilio”, prodotto da Piccola Compagnia Dammacco. Ideazione, drammaturgia e regia di Mariano Dammacco, in collaborazione con Serena Balivo. Lo spettacolo ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti (vincitore del Last Seen 2016; migliore spettacolo dell’anno di Krapp’s Las Post; spettacolo finalista al premio Rete Critica 2016). La protagonista femminile, Serena Balivo, è stata finalista al Premio Ubu 2016.


 “Esilio”, proposto dalla compagnia modenese, fa parte della “Trilogia della Fine del Mondo”, ideata nel 2010 da Mariano Dammacco e in corso di realizzazione. Il primo spettacolo è stato “L’ultima notte di Antonio”, il terzo sarà “La buona educazione”. “Esilio” racconta la storia di un uomo - come tanti al giorno d’oggi - che ha perso il  lavoro e, con esso, gradualmente perde il suo ruolo nella società, fino a smarrire la propria identità. Gli spettatori partecipano al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione, dialogando con se stesso e con le sue ossessioni. In questo spettacolo, surrealismo ed umorismo rappresentano i linguaggi scelti per offrire ad ogni spettatore visioni della vita di tutti noi, attraverso la trasfigurazione teatrale, che ne evidenzia le contraddizioni e suggerisce qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere.   



Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 348 0741007.

(Marzo 2017)

Andiamo a Teatro

 

a cura di Marisa Pumpo Pica

 

“Two”, una coppia alle prese con dinamiche da bar

Alla Sala Pasolini di Salerno nell’ambito della stagione teatrale di Casa del Contemporaneo, sabato 4 (ore19) e domenica 5 (ore 18), va in scena un testo del 1989 del drammaturgo inglese Jim Cartwright, “Two”, tradotto per la prima volta in Italia  da Serena Zampolli: Regia di Massimo Mesciulam. Interpreti Angela Ciaburri e Davide Mancini. La produzione è della Compagnia Randevù in collaborazione con il Teatro Stabile di Genova. Un piacevole “ritorno a casa” per Angela Ciaburri, salernitana che vive e lavora a Roma.


“Two” racconta una vicenda dalla cornice drammatica nella quale si alternano ruoli grotteschi. L’azione si svolge in una sola serata in un pub di provincia, che appare, fin dalle prime battute, come un  luogo di aspirazioni fallite e vite irrealizzate. Mentre vengono via via a definirsi i rapporti tra i due gestori, “ una coppia affiatata, ma cristallizzata in un rancore irrisolto, gli avventori del pub entrano ed escono, litigano e si amano, mettono a nudo la propria solitudine e affondano nell’alcol le proprie speranze”. Il testo ha una struttura estremamente vincolante, nella quale, tuttavia, gli attori trovano il loro spazio nel curare i rapporti tra i personaggi, cercando di scavare in profondità, disinnescando i tratti caricaturali suggeriti da Cartwright,  pur mantenendo lo stile, il linguaggio “da pub” e le frequenti interazioni tra attore e pubblico.

info e prenotazioni: 345 467 9142

Sala Pier Paolo Pasolini, via Alvarez Lungomare Trieste - Salerno

Biglietti: intero 15 euro; ridotto 10 euro (abbonati altri teatri \ over 65 \ gruppi di almeno 5 persone \ CRAL); riduzione speciale studenti 5 euro (Università \ Conservatori \ Accademie \ Scuole di recitazione).

 (Marzo 2017)

Andiamo a teatro

 

a cura di Marisa Pumpo Pica

 

Rassegna Atelier - Domenica 8 gennaio al Nuovo di

Salerno - Piaf: black without wings


Secondo appuntamento della VII edizione di "Atelier – Spazio performativo", rassegna di teatro e danza. ideata e diretta da Loredana Mutalipassi (Artestudio),  con la co-direzione di Antonio Grimaldi (Il Grimaldello), presentata dal Teatro Nuovo di Salerno (via Valerio Laspro). La rassegna prevede sei appuntamenti con tre spettacoli teatrali e tre proposte di teatro-danza. Essa ha avuto inizio il 4 dicembre del 016 e seguirà il suo percorso fino al 28 febbraio del 2017

Per i nostri lettori ricordiamo che domenica, 4 dicembre , è andato in scena con Teatrio Grimaldello, per la regia di Antonio Grimaldi, lo spettacolo “Il Distratto”, liberamente ispirato a “Aspettando Godot” di Samuel Beckett.

Aspettando Godot è il testo più conosciuto e rappresentato del teatro dell'assurdo. La storia è semplice: due uomini attendono l'arrivo di Godot. Durante questa attesa, i personaggi esprimono l'angoscia esistenziale legata a taluni interrogativi, come “chi siamo?” “dove andiamo?” “cosa ci facciamo qui?” Naturalmente, non riceveranno alcuna risposta e Godot non arriverà. L'idea di affrontare questo testo oggi, nella sua interezza, resta ardua - sottolinea il regista Antonio Grimaldi -  poichè rappresentarlo non porterebbe alcuno stimolo nuovo nè allo spettatore, né all'artista che lo propone.

Per questo motivo ho deciso di utilizzare il testo come pretesto per  sviscerare l'universo del non detto di cui è pregno.

Un viaggio tra l'uomo e l'animale.

Uomini‐ladroni che chiedono a Gesù Cristo la salvezza. Animali famelici che vivono la propria condizione di sopravvivenza.

Ma il potere, l'oro, la religione, il sesso e la trasgressione, li costringono nel proprio sistema, nella propria gabbia.

Attendere significa far passare il tempo oppure ammazzarsi. L'unica soluzione è giocare

La messa in scena teatrale, pur riproponendo la struttura narrativa e i personaggi principali, non segue l'andamento del copione ma gioca, infatti, col tempo e con lo spazio, rendendo i personaggi metafore del mondo contemporaneo. Vladimiro ed Estragone escono dal  grigio mondo beckettiano per essere catapultati in un mondo colorato e sfavillante, che li distrae continuamente dalle domande di fondo.

Due idioti moderni, i quali, all'emergere del dubbio, spostano lo sguardo verso l'immagine dorata di un mondo illusorio.

Prossimo appuntamento, domenica, 8 gennaio alle ore 19, al Teatro Nuovo di Salerno (via Laspro). Andrà in scena la compagnia Capriglione-Limodio con “Piaf: black without wings”, Drammaturgia di Maria Sole Limodio.

Antonetta Capriglione interpreta, Piaf, lontana da ogni biografiamo. Lo spettatore la incontrerà sulla scena mentre scrive una lettera all'uomo per avere fiducia nella propria umanità e conoscere il mondo, prendendosi il rischio di cambiarlo.

Lo spettacolo, come si legge nella scheda tecnica di presentazione. “è un battito, è  un esperimento sul volo, un'indagine sulla schiena dell'uomo senza ali, una riflessione sul potere umano della canzone, sulla bellezza dell'inferno. L'anima, e l'animalità del personaggio evocato, esalta il volo basso dei passerotti leggeri e non quello rapace  e tracotante degli sparvieri.”

Piaf ci ricorda che il pensiero è fatto anche, a volte, di legittime meschinità ma basta cambiargli spesso acqua e lasciarlo fluire libero.”

L’edizione 2017 della rassegna Atelier, che ha il patrocinio del Comune di Salerno, si propone di ampliare sempre più l'orizzonte dello spazio teatrale, inteso come luogo del corpo dell'attore nella sua totalità: una dimensione nella quale spazio e tempo sono profondamente correlati, grazie alla sensibilità rappresentativa degli interpreti.

Spazio aperto, dunque, dedicato alla performance, tempo, dedicato al lavoro di ricerca e sperimentazione sul corpo e con il corpo, per individuare e definire le possibilità espressive nella dimensione dell’arte del movimento.

Caratteristica fondamentale di “ATELIER, spazio performativo” è la formazione: l'atelier, quello dei pittori e degli scultori, ma anche delle sartorie, è il luogo deputato alla “costruzione”, alla “creazione” del veicolo espressivo attraverso il quale si produce, materialmente, l' “opera”.

L'idea di fondo, la formazione, intesa, dunque,  come il ritorno ad una visione educativa del teatro in senso lato, non soltanto nella fruizione (come era presso Greci e Romani), ma nel suo stesso processo creativo, nei codici che ne sono alla base, nelle tecniche attraverso le quali si esprime e che costituiscono il “linguaggio non-verbale” ovvero una verbalità che trascende il corpo dell'attore stesso.

La proposta di Atelier risponde all’obiettivo, profondamente univoco, della ricerca, da parte di registi, coreografi e interpreti, di mettere in scena “il corpo”, che, attraverso la sua stessa materialità, ri-crea la realtà e la offre al pubblico ed il pubblico è, sempre più, esso stesso, interprete, chiamato ad agire da ciò che prende vita sulle assi del palcoscenico.

In particolare, attraverso l’incontro con artisti di rilievo internazionale nell’ambito della danza e del teatro, Atelier si pone l’obiettivo di individuare, potenziare ed affinare le possibilità espressive del corpo sperimentandone la duttilità e migliorandone la qualità.

Nelle scorse edizioni, l’evento, nato nel 2010, ha visto alternarsi molti grandi artisti, di livello internazionale, sul palco del Teatro Nuovo di Salerno.

Il laboratorio di ATELIER, a numero chiuso, quest’anno è affidato ad Anna Redi, che si distingue per il suo prestigioso curriculum ed è attualmente impegnata, accanto a Stefano Accorsi, sull'ultimo set di Castellitto.

(Gennaio 2017)

Andiamo a teatro

a cura di Marisa Pumpo Pica

 

Al Teatro Trianon Viviani di Napoli Zappatore

Tiziana De Giacomo in scena con Francesco Merola - Regia di Bruno Garofalo

 

Da mercoledì 4 a domenica 8 gennaio, al Teatro Trianon Viviani di Napoli, Tiziana De Giacomo torna in scena con Zappatore, una nuova avventura artistica per l’attrice campana. La rappresentazione è quella originaria, del ’53, scritta da Enzo Vitale, liberamente ispirata alla canzone Zappatore (1929, versi  di Libero Bovio, musica di Ferdinando Albano). La regia è curata dal maestro Bruno Garofalo.  Assistente alla regia Gennaro Monti. Direzione musicale di Nino d’Angelo. Protagonista Francesco Merola, figlio del grande Mario Merola.                           

“Mario Merola, il vero Re della Sceneggiata napoletana  – dichiara Tiziana De Giacomo – è uno straordinario interprete dell’anima popolare della città. Grazie a lui, questo genere teatrale, ha varcato i confini partenopei e nazionali, raggiungendo anche l’America. Merola è stato il primo in assoluto a dare volto e popolarità a questo genere, tipicamente regionale, fino ad arrivare a rappresentare tutto questo anche al di fuori del palcoscenico, facendone un genere cinematografico”.

Era amatissimo da tutto il popolo – ricorda ancora Tiziana -  si faceva voler bene da tutti e, ancora oggi, è possibile riscontrare una manifestazione di questo grande affetto nei suoi confronti. Proprio attraverso l’esperienza di questi giorni, sto vivendo il viscerale amore che la gente di Napoli nutre ancora nei suoi confronti. Un sentimento veramente unico, che coinvolge profondamente.”

Zappatore andrà in scena in prima nazionale al Trianon di Napoli, per poi proseguire in tutta Italia e anche all’estero. Lo spettacolo è un omaggio, a dieci anni dalla morte del Patriarca della sceneggiata, Mario Merola. In una miscela di tradizioni e teatro verità, Tiziana De Giacomo, interpreterà Elvira (nella versione cinematografica interpretata da Mara Venier), una borghese vagamente razzista e classista, che accoglie nel proprio mondo, un uomo di un'estrazione sociale molto più modesta. Pur  amandolo, non riesce ad accettare le sue origini umili e gli chiede di rinnegare la sua famiglia e i suoi affetti. Ciò accade, ma…


Elvira è un personaggio molto stimolante per me -  racconta Tiziana-  un personaggio complesso, ricco di sfumature. D’altra parte  i ruoli dei cattivi non sono mai  molto semplici,.. Ho cercato di dare alla rappresentazione del mio personaggio  una chiave di lettura austera e gelida, mantenendo un atteggiamento perennemente snob, fino ad arrivare all’inizio del secondo atto, quando Elvira  litiga pesantemente con il fidanzato e viene  fuori tutta la sua rabbia e la delusione per non avercela fatta a tenere per sé il suo Mario, Tutto questo, grazie anche al prezioso aiuto del regista Bruno Garofalo.”

Tiziana De Giacomo, sempre da gennaio, proseguirà con lo spettacolo teatrale e  musicale di successo,  "Caffè Notturno: c'è di peggio care signore" con il Maestro Antonio Casagrande, in una versione totalmente napoletana, sul piano sia canoro che recitativo.

Nel cast di Zappatore, con Tiziana De Giacomo e Francesco Merola, gli altri interpreti: Lina Santoro, Gianni Fiorellino,  Massimo Salvetti,  Gina Perna, Valentina Nicolella, Rossella Di Biase, Antoinè,  Rossella Amato,  Arianna Liguori,  Diego Macario, Gennaro Monti.

(Gennaio 2017)

ANDIAMO A TEATRO

a cura di Marisa Pumpo Pica

Pompeiana Baroque Ensemble in “...di tanti palpiti”

 


Di grande spessore ed interesse, all’interno del IV StabiaTeatroFestival 2016, lo spettacolo “…di tanti palpiti”, presentato dalla Pompeiana Baroque Ensemble, diretta da Enrico Vicinanza, nella sala Annibale Ruccello del Teatro Montil di Castellammare di Stabia.  In scena soli, duetti e terzetti d'amore sacro e profano, tra Rinascimento e Romanticismo. Tema dello spettacolo, l'amore nei secoli. cantato e declamato attraverso un affascinante e passionale epistolario di grandi musicisti. In scena i soprani, Maria Teresa Cuomo e Maddalena Pappalardo, Enrico Vicinanza, controtenore, Andrea Paolillo al pianoforte, con la partecipazione di Carmen Matarazzo, nella interpretazione di poesie e letture.

La Pompeiana Baroque Ensemble è una brillante realtà musicale campana attiva da anni sul territorio, nata in seno ai più prestigiosi corsi di alto perfezionamento musicale italiano. Gran parte dei talenti della Pompeiana Baroque si sono formati, presso il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, alla scuola di A. Florio che, grazie ad un impegno didattico notevole, ha formare generazioni di giovani musicisti, specializzatisi con entusiasmo nella musica antica. 

La direzione artistica è affidata al M° Enrico Vicinanza che, in virtù della sua formazione, anche di attore, delle sue collaborazioni con registi di fama come R. De Simone, R. Canessa, V. Pirrotta (solo per citarne alcuni), forma l'ensemble anche al teatro, creando spettacoli in cui le atmosfere musicali si fondono con  elementi scenografici e, grazie anche alla presenza sul palco di attori e danzatori, offrono un risultato di alto livello artistico, già apprezzato nei concerti tenuti a Napoli per l'Associazione A. Scarlatti ed in altre città italiane (Bari, Cosenza, Potenza, Irsina e Festival di musica antica della Val Comino). Da ricordare la partnership con il Festival di Musica Rinascimentale di Copenhagen nel 2013. Altra tappa significativa è stata la vittoria di alcuni componenti al Premio delle Arti 2011, istituito dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Il gruppo si caratterizza per una ricca e variegata tavolozza di voci e di strumenti.

I programmi spaziano dal tardo Rinascimento al periodo Barocco e al primo Settecento. 
Nello specifico, il programma del concerto “...di tanti palpiti” si è fatto apprezzare per aver toccato punte romantiche grazie alla presenza di artisti dedicatisi a questo repertorio, che hanno fatto emergere l'assenza di confini in ambito musicale ed il grande slancio dei componenti dell'ensemble nell'indagare la musica tutta.  


Enrico Vicinanza: controtenore, attore, operatore teatrale, nasce nel 1980, a Vico Equense, in provincia di Napoli. Artista poliedrico, intesse da anni collaborazioni musicali e teatrali in ambiti nazionali ed internazionali, mostrando sempre una spiccata versatilità, una curiosità viva. Diplomato in canto lirico col massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Musica G. Martucci di Salerno, sotto la guida del M° Marilena Laurenza,  perfeziona la prassi esecutiva barocca ed antica con il M° Antonio Florio, presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, conseguendo una laurea di II livello ed un master universitario, sempre col massimo dei voti. Indaga il mondo barocco frequentando, inoltre, masterclass con il contralto Sonia Prina, il soprano Claudine Ansermet ed il controtenore Paul Esswood.
Deve la sua formazione di attore e vocalista al M° Roberto De Simone ed è spesso protagonista dei suoi lavori, dall'anno 2006, nonché interprete di musiche, composte appositamente per la sua voce di controtenore dal regista partenopeo. È solista, infatti, nel “Requiem” di De Simone in memoria di Pier Paolo Pasolini per la stagione sinfonica 2011/2012 del Teatro San Carlo di Napoli e diretto da Johnatan Web. Sempre per la regia di De Simone è tra i protagonisti de “Lo Vommaro a duello” pasticcio comico in musica, dei concerti-suite da “Lo Vommaro a duello” e le nozze di I. Stravinsky, dello spettacolo “Là ci darem la mano” ovvero travestimento mozartiano in un sogno di mezz’estate da Alexander Puskin, dell'opera “ Storia e Combattimento di un soldato”, andata in scena presso il Teatro G. Verdi di Salerno. 

Innumerevoli sono le esperienze in ambito barocco, vissute al fianco del M° A. Florio, direttore della Cappella Neapolitana e tra i massimi esperti del settore: Cophenagen Music Reinassance 2013, Il progetto Scarlattilab, i concerti a San Marcellino e Festo promossi dall' Associazione A. Scarlatti di Napoli ed il Conservatorio di Napoli, Il Festival di San Donato Val di Comino nel Lazio.
È attore e cantante al fianco di Peppe Barra ne “La Mandragola” di N. Machiavelli. 
È Mannio ne “Il trionfo di Clelia” di N. Jommelli per la regia di Riccardo Canessa. E' nel cast di “Eumenidi” di e con Vincenzo Pirrotta in coproduzione con La Biennale di Venezia ed il Ctb di Brescia. E' direttore di due gruppi esperti nell'esecuzione del repertorio antico, polifonico e da camera: il Divino lumine ensemble e La Pompeiana baroque ensemble e con essi tiene concerti e spettacoli in Italia ed all'estero. È autore di spettacoli teatrali e musicali: “Amadeus, genio e delitto!” ed “Alle nozze, ai balli, ai canti!”.


STABIA TEATRO FESTIVAL - PREMIO ANNIBALE RUCCELLO 2016

Ideato dal drammaturgo e poeta Luca Nasuto, lo StabiaTeatroFestival - Premio Annibale Ruccello si svolge a Castellammare di Stabia dal 5 novembre al 1 dicembre 2016 ed è alla sua quarta edizione. In tale ambito si è svolto, il 13 novembre, il concerto “di tanti palpiti”

Anche quest'anno, grande importanza per il Festival ha la letteratura. In cartellone, oltre a spettacoli e concerti, ci sono, infatti, alcuni appuntamenti di matrice letteraria, curati da Carmen Matarazzo, presidente dell'associazione culturale "Achille Basile le ali della lettura" e coordinatrice lerteraria del Festival. 

(Novembre 2016)

Andiamo a Teatro

a cura di Marisa Pumpo Pica

 


Al TEATRO DIANA, DA MERCOLEDI’ 9 NOVEMBRE, ore 21, AGIDI e ENFITEATROpresentano ANGELA FINOCCHIARO e LAURA CURINO in “CALENDAR GIRLS”, di TIM FIRTH, basato sul film “Miramax” scritto da JULIETTE TOWHIDE &TIM FIRTH, traduzione e adattamento STEFANIA BERTOLA, regia CRISTINA PEZZOLI, con ARIELLA REGGIO, CARLINA TORTA, MATILDE FACHERIS, CORINNA LO CASTRO, ELSA BOSSI,MARCO BRINZI,NOEMI PARRONI e con TITINO CARRARA. Scene RINALDO RINALDI, costumi NANÀ CECCHI, musiche originali RICCARDO TESI, disegno luci MASSIMO CONSOLI.


Mercoledì 9 novembre debutta la divertentissima commedia “Calendar Girls”, dopo lo straordinario successo, ottenuto in Italia nella passata stagione: un  record con 108 repliche in 5 mesi e con più di 72.000 spettatori.

Protagoniste  le bravissime ANGELA FINOCCHIARO  e LAURA CURINO.La storia si ispira ad un fatto realmente accaduto, alla fine degli anni’90, in Inghilterra: alcune donne, fra i 50 e i 60anni, membre del Women's Institute (un’associazione femminile legata alla chiesa, nata nel 1915 e divenuta, oggi, la più grande organizzazione di volontariato delle donne nel Regno Unito) sono impegnate in una raccolta di fondi, destinati ad un ospedale, nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie). Stanche di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, si  lasciano convincere da Chris, un’amica del gruppo, alla quale è balenata l’idea di fare un calendario di nudi artistici, diverso da tutti gli altri. Con l'aiuto di un fotografo amatoriale, realizzano questo calendario, che le vede ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: posano nude. Altro elemento, non convenzionale e degno di maggiore stupore è che le modelle che posano nude per il calendario sono le attempate signore dell’associazione. La location dello shooting fotografico è la sala parrocchiale adiacente la chiesa, sede dell’associazione.  L’iniziativa fece scalpore, riscuotendo  un successo tale da portare alla ribalta le protagoniste. E non solo in Inghilterra. (L'improvvisa e inaspettata fama, tuttavia, le metterà a dura prova).

Le vendite del calendario volano alle stelle, raggiungendo oltre un milione di sterline ed una straordinaria notorietà, così come la commedia, scritta da Tim Firth e diventata, successivamente, un celebre  film con la regia di Nige Cole (lo stesso regista di L'erba di Grace e We'want'sex). Il film, di cui era autore e sceneggiatore Tim Firth e nel quale erano protagoniste, fra le altre, Helen Mirren, Julie Walters, Linda Bassett,  uscito in Italia nel 2004, è diventando  un  film  cult, molto amato dal pubblico femminile.
 Lo spettacolo teatrale, al pari del film, ha avuto un enorme successo in Inghilterra. Programmato in diverse versioni dal 2008, è stato rappresentato nei teatri di tutta Europa, sempre con uno straordinario consenso del pubblico e della critica.

Nell'adattamento teatrale viene mantenuta l'impostazione corale, con un ruolo da protagonista, ben definito, quello di Chris, interpretata da Hellen Mirren, nella versione cinematografica, e da Angela Finocchiaro, in questa teatrale.

M

9

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno A

Ore 21.00

G

10

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno GS1

Ore 21.00

V

11

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno V1

Ore 21.00

S

12

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno C1/S1

Ore 17.30/21.00

D

13

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno D1

Ore 18.00

M

15

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno M

Ore 21.00

M

16

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno POM

Ore 17.45

G

17

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno GS2

Ore 21.00

V

18

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno V2

Ore 21.00

S

19

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno C2/S2

Ore 17.30/21.00

D

20

NOVEMBRE

CALENDAR’ GIRLS

Turno D2

Ore 18.00

 

INFO E PRENOTAZIONI 081 5567527, VENDITA BIGLIETTI ON LINE SUL SITO WWW.TEATRODIANA.IT

(Novembre 2016)

TEATRO BOLIVAR - stagione 2016/2017

direzione artistica David Jentgens ed Ettore Nigro

 


TERRAMIA | musica e teatro di tradizione

NUOVEVELE | teatro di innovazione

B.AUTHOR | danza d’autore | a cura di Danza Flux

 

Da tempo stiamo provando la rappresentazione

ma il guaio è che non siamo sempre gli stessi.

Molti sono già morti, altri cambiano sesso,

mutano barbe volti lingua o età.

Da anni prepariamo (da secoli) le parti,

la tirata di fondo o solamente

“il signore è servito” e nulla più.

Da millenni attendiamo che qualcuno

ci saluti al proscenio con battimani

o anche con qualche fischio, non importa,

purché ci riconforti un nous sommes là.

Purtroppo non pensiamo in francese e così

restiamo sempre al qui e mai al là

Eugenio Montale (“Qui e là”, da “Satura II”)

 

«Bisogna pensare che l'unico modo di fare teatro sia il proprio, ma bisogna sapere che esistono molti altri tipi di teatro». Questo è ciò che mi disse Moni Ovadia anni fa, un pensiero che può modificare il modo di guardare al teatro. È stato proprio questo il motore da cui è partita la costruzione della stagione teatrale 2016/17, divisa – non a caso – in tre sezioni. È sempre più complesso distinguere cosa sia teatro e cosa non lo sia o individuare il “buon teatro”, che sia esso di innovazione, sperimentazione, tradizione o altro, ma qualsiasi tipologia, se fatta con onestà e professionalità, sarà in ogni caso un “buon teatro”. Lasciamo poi al pubblico la meraviglia di partecipare al gioco e di decidere per sé ciò che gli piace, gli è utile e lo diverte.

Ettore Nigro dal 24 al 27 novembre 2016

 

CANTAMI, O DIVA…

Storia di famiglia, onore e tracotanza

Nuova sceneggiata tragica-familiare

uno spettacolo scritto e diretto da  Carmine Borrino

con Marianna Mercurio, Carmine Borrino, Rosario D’Angelo, Giusy Freccia

 

elaborazioni e composizione musicale Mariano Bellopede; scene e costumi Annalisa Ciaramella; disegno audio Fiorentino Carpentieri; disegno luci Giuseppe Notaro; aiuto regia Rossella Amato; organizzazione e distribuzione Gianluca Corcione; amministrazione e consulenza Beatrice Baino; foto di scena Tiziana Mastropasqua; una produzione ass. FdV & Crasc teatro di ricerca in collaborazione con Artgarage Teatro

 

Se è vero che il Mito è considerato una storia sacra,  quindi una “storia vera”, perché si riferisce sempre alla realtà, è sempre il momento opportuno per raccontarlo e rappresentarlo. Infatti era il 2008 quando una donna di camorra, moglie di un potente super boss, decide di pentirsi e collaborare con lo “Stato” e la “Giustizia”, così da ritrovarsi al cospetto della prima “regina” di camorra che denuncia il suo clan, sferrando un colpo mortale e definitivo al proprio “re”. Pochi mesi dopo la comunicazione ufficiale del “pentimento” della donna, trasmesso dai principali telegiornali del paese, l’unico figlio maschio, agisce di contro la madre, sparandole e vendicando così il tradimento/assassinio del padre. Il gesto del giovane figlio sembra ripetere l’atavica reazione del mito di Oreste, tanto significativo, da annullare la distanza temporale dal racconto del mito alla contemporanea camorra 2.0. Corsi e ricorsi storici? No, certamente. C’è dell’altro. Tanto altro: una società costituita e arcaica come quella camorristica, convivente e connivente con una società fondata sulla sovranità del  Diritto; quello stesso Diritto che nasce con la tragica saga degli Atridi, ma che ancora in epoca postmoderna, stenta a farsi lezione per una “new-polis”, dove il fallimento dell’uomo nuovo-imbarbarito ancor più si manifesta, rendendolo schiavo di una nuova hybris.

È certamente anche una questione di cultura mediterranea, che ancora oggi è fortemente impregnata dei grandi archetipi greci: l’Hybris (tracotanza), il ghènos (famiglia), il timè (l’onore) che sembrano essere i punti lontani e profondi su cui si poggiano ancora oggi le organizzazioni malavitose; un parallelismo antropologico riconosciuto, che certo non vede più come protagonisti eroi e dei, ma uomini e donne rigenerati dall’ignoranza e dalla malvagità, rifiutandosi di emanciparsi, complice la distrazione, l’indifferenza, lo svuotamento ideologico della “new-polis” che alimenta ancora di più, il risveglio di istinti e spiriti primordiali.

Lo spettacolo è una riscrittura dell’ Orestea di Eschilo, che, partendo da un fatto di cronaca, arriva e porta in superficie, nessi e connessi tra la cronaca dei nostri giorni e il mito degli Atridi, per una messa in scena incentrata sull’intenzione estetica che da quattro anni provo a perseguire (presente in altri due precedenti lavori - intercity Plus/ Core spezzato), che si basa sull’esperienza della forma sceneggiata, tentando un superamento formale del genere, riproponendolo in chiave più contemporanea. Un triangolo- paradigma di un isso/a, essa/o e ‘a/’o malament’, sfruttando la composizione drammatica, una canzone che sia cellula drammaturgica ( la canzone ‘e ppentite di L.Bovio), il feticcio che diventa metateatro, ma principalmente i tre punti fondamentali su cui si basa la sceneggiata, ma anche la tragedia eschilea: tre punti significativi che sono i pilastri, le fondamenta della mia rielaborazione, per una drammaturgia a tre strati (riferimento classico, cronaca contemporanea, messa in scena) tre punti nevralgici per tre snodi comuni che sono: Hybris ( camurrìa), Ghènos (famiglia), Timè (onore).

Carmine Borrino

30 dicembre 2016 data unica

 

TARANTERRA

 

di Mimmo Grasso

regia Massimo Maraviglia

 

conEttore Nigro

 

eAnna Bocchino, Clara Bocchino, Libera Carelli, Sara Cotini, Emanuele D'Errico, Giulia De Pascale, Rebecca Furfaro, Raimonda Maraviglia, Monica Palomby, Teresa Raiano, Dario Rea, Riccardo Sollazzo

 

musiche Andrea Tarantino; voce soprano Lesly Visco; trainer Caterina Leone; grafica Luca Serafino; ufficio stampa Rita Felerico, una produzione Asylum Anteatro ai Vergini

 

taranterra è la messa in scena dell’omonimo testo poetico di Mimmo Grasso. Un testo che non nasce per il teatro ma che contiene al suo interno straordinarie suggestioni visive tali da richiedere naturalmente una sua riscrittura in chiave scenica. Nell’allestimento proposto, nato dal lavoro di un anno di ricerca e di prove svolto all’interno del gruppo di Asylum Anteatro, gli attori danno vita agli oggetti, ai quadri e ai loro abitanti evocati dai versi, servendosi esclusivamente dei propri corpi, di tammorre, bastoni e tessuti. Con questi soli elementi, si trasforma e ridisegna lo spazio dell’azione, evocando ora la tenda nel deserto di un anacoreta, ora una processione, una penultima cena, una piazza d’armi, una distesa assolata di grano, un formicaio, un tempio, un pantano, una giostra, un giaciglio, una fossa, un solo luogo di ricongiungimento e a un tempo di separazione.

taranterra rimanda attraverso i simboli, le immagini e le parole che costituiscono la sua struttura, alle esperienze liminali di ogni uomo: la nascita, la tenerezza materna, le ferite d’abbandono, la necessità del conflitto, l’incontro con l’altro/a, il ricongiungimento, il confronto ultimo con sé stessi e con ciò che si è raccolto e riporta tutto questo alla storia irraccontabile dell’istante in cui un uomo (o l’uomo?) nasce/muore/nasce, o forse dell’attimo in cui l’eterno ritorno si trasmuta per sempre in ricordo placato, senza rancore, guarito.

L’allestimento ha debuttato il 21 giugno 2012 a Nola e ha poi girato per numerosi siti archeologici e/o d’interesse altamente culturale dislocati in Campania, adattando di volta in volta la sua struttura di base al luogo ospitante ed acquisendo così, ogni volta, un “colore” e un respiro diverso. Oltre cinquanta repliche ad oggi, più di quattromila spettatori, il loro consenso e quello della critica e delle istituzioni che lo hanno moralmente patrocinato danno a questo spettacolo motivo di replicarsi ancora.

 

Massimo Maraviglia

(Ottobre 2016)

 

7 e 8 gennaio 2017

 

PARTHENOPE

L’amore ai tempi dei naufragi

 

scritto e diretto da Federica Altamura e Biagio Musella

con Federica Altamura, Arianna Dell'Orfano, Federica Natangelo, Viola Russo

 

scene e costumi Francesca Strino

 

Ispirato al mito di Parthenope – sirena dalle cui spoglie si dice sia nata la città di Napoli – lo spettacolo, rivisitando la storia, viaggia su due binari paralleli che raccontano i destini di due figure apparentemente diverse ma, in realtà, tragicamente simili. L’una, Penelope, moglie fedele, il cui amore per Ulisse la costringe ad una tormentata ed agonizzante attesa, celata a fatica nelle sue parole; l’altra, Parthenope, amante ferita, il cui amore per Ulisse la tormenta a tal punto da condurla alla distruzione. Ci troviamo così di fronte a due facce di una stessa medaglia, l’Amore. Diverso quindi l’approccio delle due donne all’amore come diversi sono i mondi di appartenenza.

Penelope è una donna ironica e “spontuta”, tipica mamma napoletana, premurosa nei confronti dei figli e devota al marito oltre misura, impiantata in un contesto popolare fatto di “bassi”, pettegolezzi e ragù. Parthenope, invece, è immersa in un contesto familiare bizzarro in cui viene completamente ribaltato il mito della sirena, figura diabolica, mangiatrice di uomini dalla voce angelica. Stonate, sciocche e impacciate, dai profili surreali e fiabeschi sono infatti le altre sirene con le quali Parthenope si trova a condividere la sua solitaria esistenza, elementi questi capaci di dar vita a continue situazioni comiche all’interno della vicenda.

Nello spettacolo la parola si fonde al movimento del corpo. Infatti, grazie alla capacità degli interpreti, membri di Immaginaria, compagnia di teatro danza aerea che da anni opera sul territorio rappresentando ormai una realtà affermata, le sirene volteggiano sui tessuti aerei ricreando le atmosfere proprie degli abissi marini riprodotti dalla mano sensibile della pittrice Francesca Strino, alla quale sono affidati scene e costumi. Allo spettatore sembrerà di trovarsi di fronte ad un enorme quadro, un dipinto dinamico, vivo, in cui le sirene si confondono con gli elementi pittorici, l'astrattismo della pittura si mescola alla carnalità dei corpi e la realtà e la finzione diventano indissolubili.

 

Federica Altamura e Biagio Musella

 

 

dal 20 al 22 gennaio 2017

 

I PRIMI 100 ANNI DI EDITH PIAF

 

regia Pino Di Buduo

 

con Nathalie Mentha

 

spettacolo in lingua italiana, canzoni in lingua francese

una produzione Teatro Potlach - laboratorio di ricerca e sperimentazione teatrale dal 1976

 

Lo spettacolo è un viaggio musicale nella Francia degli anni Trenta - Cinquanta attraverso le canzoni di Edith Piaf. Storie di vite nate nell’ambiente della malavita francese, storie di donne innamorate,  storie di passioni, di sogni, di ricordi. È il racconto di un’epoca, il 1939, un momento storico di grande fermento in tutta l’Europa. È l’epoca delle poesie di Jacques Prévert, delle fotografie di Cartier-Bresson, dei racconti teatrali di Jean Cocteau, dell’arrivo della seconda guerra mondiale che decima tante famiglie, delle musiche dei film di Charlie Chaplin, delle immagini e dei personaggi del film Roma Città Aperta di De Sica, della Resistenza francese, della lotta per la vita, per l’amore.

Il tema dello spettacolo, l’anima che lega le storie, e forse ancora di più l’anima di Edith Piaf sembra essere: «non smettere mai di credere nell’amore qualsiasi cosa succeda».

 

Pino Di Buduo

 

Lo spettacolo è stato presentato in Messico, India, Brasile, Giappone; nel 2015 in USA a Bethlehem (Pensylvania) e a San Antonio (Texas).

 

 

 

 

dal 3 al 5 febbraio 2017

 

CLOSER

 

di Patrick Marber

regia Alex Sassatelli

 

con Alessandra Caviglia, Federico Giani, Melania Genna, Alex Sassatelli

 

una produzioneTeatro If

 

Ci restano solo poche scuse dette con troppe parole; l'importante ci sfugge di mano. Ecco che cos'è Closer, un testo teatrale scritto con parole specifiche radicate nei nostri sentimenti. Il romanticismo, se mai è esistito, ora non esiste più, e se si manifesta è solo chiacchiera ridicola, vano parlare psicanalitico. Perché siamo noi i personaggi di Closer, individualità perdute nella ricerca di un senso, disperatamente aggrappate a una qualsiasi mano che ci salvi dall'abisso delle solitudini. Non ci resta che l'inganno come soluzione, ma non riesce mai a bastarci. Cerchiamo le verità per poi soffrirne, l'assoluto senza comprenderne la crudeltà. E infine come bambini piangiamo, perché in fin dei conti, siamo solo vittime della nostra imperfezione, dei nostri desideri, all'interno di un universo troppo complesso per la nostra misera razionalità.

Siamo vicini, ma mai abbastanza e quelle poche parole che conosciamo fluttuano nell'aria senza che noi ne comprendiamo il vero significato. “Ti amo” dice Dan a Alice; lei ribatte: “Dove?”. E non c'è domanda più azzeccata. Perché “dov'è il nostro amore?”. Nella chiacchiera, nelle nostre parole, nei sentimenti, nelle azioni, nell'eterno gioco di forze del possedersi, in quell'inganno che portiamo avanti sempre credendo di essere dalla parte del giusto, delle vittime, convinti di aver capito? Ma non resta altro che incomprensione e solitudine, quel vuoto dentro di chi non ha condiviso ma ha solo preso e il disperato bisogno mai appagato di sentirsi più vicini.

 

Alex Sassatelli

 

dal 3 al 5 marzo 2017

 

UN CALCIO IN BOCCA FA MIRACOLI

 

di Marco Presta

adattamento e regia Massimo Maraviglia

 

con

Giancarlo Cosentino (Vecchiaccio)

e con Cristina Aubry (la Portiera e Anna), Mario Migliaccio (Ragazzo)

 

hanno collaborato Sabrina Bonomo, Antonio Minichini, Armando Alovisi, Patrizia Visone, Canio Fidanza, Luca Serafino;produttore esecutivo Stefano Sarcinelli; una produzione laPrimAmericana

 

Adattamento del materiale narrativo e regia sono stati aspetti simultanei di uno stesso processo. Ho scritto e immaginato a un tempo cosa sarebbe accaduto in azione, ponendomi il compito di valorizzare al massimo la componente umana e relazionale dei personaggi, che credo sia la parte più interessante di questo materiale narrativo, cercando in essi quel fondo di verità che non ha a che vedere né con realtà né con finzione.

Pochi effetti speciali, pochi oggetti, misura ed equilibrio nella scansione quasi musicale dei momenti, dosaggio nell’alternanza dell’elemento comico con quello riflessivo, regia invisibile direi e pienamente al servizio degli attori, della cura dei loro gesti e delle loro traiettorie, a disegnare un reticolo di affetti e di emozioni che si dipana tra gli interstizi delle parole, pensando a una messa in scena che facesse del sorriso un’opportunità per pensare e del pensiero un’opportunità per sorridere.

Massimo Maraviglia


Conosco Giancarlo Cosentino dai tempi in cui frequentavamo insieme l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, siamo amici, fratelli, sodali. Lui è diventato un bravissimo attore, io dico scemenze per radio. Ci vediamo meno di quello che vorremmo, ma l’amicizia è rimasta la stessa, con qualche capello bianco in più (lui, perché io, purtroppo...). Quando mi ha detto che aveva avuto l’idea di una trasposizione teatrale del mio primo romanzo Un calcio in bocca fa miracoli sono stato felice, sia perché mi piace l’idea che sia lui il vecchiaccio di cui parlo nel libro, sia perché si tratta di un’opera (perdonate il termine) pensata, più o meno inconsciamente, per il palcoscenico.

Il protagonista parla in prima persona, si tratta di una sorta di monologo in cui l’anziano personaggio principale si rivolge direttamente al pubblico, raccontando la propria esistenza e il curioso, spigoloso punto di vista che ha maturato sul mondo. È un uomo che ha distrutto tutto ciò che amava, è stato un pessimo padre e marito, un mediocre falegname, un amico inaffidabile e scorretto. La vita, però, attraverso la figura dell’inseparabile Armando, gli offre la possibilità di riscattarsi in extremis. Trasformare l’affabulare solitario del vecchiaccio in azione scenica, questa è la sfida che Giancarlo e il regista Massimo Maraviglia si sono posti, facendo diventare rappresentazione dinamica un amaro, divertente soliloquio. E a mio giudizio, ci sono riusciti.

 

Marco Presta

 

 

dal 10 al 13 marzo 2017

 

LUV...AMORE NON BUTTARTI GIÙ

 

tratto da Murray Schisgall

regia Lucio allocca

 

con Laura Borrelli, Rosario D'angelo, Ettore Nigro

 

una produzione Teen Théâtre

 

In un luogo “periferico-metaforico”, un ponte su  un fiume di una grande città, che si intravede da lontano, si intrecciano le storie personali e di coppia dei tre protagonisti. I personaggi, lontani dalla realtà che li circonda, “sospesi” tra il “rappresentarsi” e il “confessarsi”, tra realtà e finzione, in un altalenante ambiguità, sono tutti compresi nel tentativo difficile, schizofrenico e nevrotico, di comporre la propria esistenza. La commedia è “sospesa” tra la “Dark Clownerie” e lo stile di scrittura di Woody Allen.

 

Lucio Allocca

 

 

dal 27 al 30 aprile 2017

debutto nazionale

 

SULLO STESSO PIANEROTTOLO

spettacolo senza uso di parole

 

drammaturgia, regia e spazio scenico Giovanni Meola

cast in via di definizione

 

costumi Annalisa Ciaramella; assistente alla regia e organizzazione Napoleone Zavatto; una produzione Virus Teatrali

 

 

Tre coppie sono vicine di casa, sullo stesso pianerottolo.

Tre coppie ancora senza figli.

Tre coppie apparentemente normali.

Ma… cos’è normalità e cosa non lo è?
Scavando in ognuna di esse troveremo felicità e infelicità.

Intrecciando traiettorie e sguardi si mescoleranno tra loro.

Tre coppie che fanno le stesse cose ma che hanno reazioni assai diverse. Tre coppie che scoppiano, poi si riaccoppiano, poi scoppiano ancora.

 

La relazioni sentimentali sono tutte uguali.

Le relazioni sentimentali sono tutte diverse.

Le dinamiche di coppia affrontate attraverso un girotondo di inizio, apice e fine comuni a tutti coloro i quali hanno avuto più relazioni nella propria vita, ovvero a quasi tutti.

Sullo stesso pianerottolo mostra un’umanità apparentemente simile, che fa cose apparentemente simili, che ha reazioni abbastanza poco simili ma sicuramente mai prevedibili.

 

La musica porterà drammaturgicamente avanti la storia, la indirizzerà, la stravolgerà, la farà deviare e poi tornare sulla strada maestra. I corpi e gli sguardi faranno il resto.

 

Cosa si nasconde in fondo dietro le porte delle nostre case-fortino?

Giovanni Meola

 

 

dal 12 al 14 maggio 2017

 

LA TEMPESTA

di William Shakespeare

nella traduzione di Eduardo De Filippo

regia Michele Schiano di Cola

 

con Gennaro Di Colandrea, Michele Schiano di Cola, Floriana Cangiano, Nuvoletta Lucarelli, Maurizio Azzurro, Riccardo Ciccarelli, Davide Mazzella, Paolo Fabozzo

 

scene Armando Alovisi; costumi Zerosette Settezero, una produzione Marina Commedia

 

 

L’operazione di traduzione e riscrittura che fa Eduardo De Filippo è geniale. Riesce a restituire al linguaggio Shakespeariano, spesso martoriato da traduzioni auliche, figlie del melodramma e di un perbenismo tutto italiano, la dignità e la bellezza e la vita che solo la poesia di Shakespeare possiede. Da teatrante, Eduardo, usa un linguaggio popolare, concreto, ma da scrittore usa il verso e la rima, innalzandolo a poesia, restituendo quella complessità fatta di bellezza e comunicatività che io immagino dovesse avere il teatro di Shakespeare.

L’allestimento, non naturalistico, racconta un non luogo e un non tempo. La scena è costituita da una grande rete che avvolge tutto il palcoscenico, e da tre pedane che di volta in volta evocano i diversi spazi. I costumi hanno un taglio genericamente antico ma il materiale è contemporaneo.                                  Nuje simme fatte cu la stoffa de li suonne dice Eduardo; e proprio questa ineffabile mutevolezza dell’animo umano è il fuoco di tale prospettiva registica. Le relazioni tra gli uomini, l’amore e le sue degenerazioni, l’odio, la vendetta, la possessione, la ribellione, la volontà di potenza, sono trasversali in tutti i personaggi dell’opera. Ogni uomo o donna, in questo testo, è vittima delle proprie passioni, persino Prospero, che sembra avere il controllo degli elementi e dei destini degli altri, cade ingabbiato nella propria stessa rete, diventando vittima del proprio stesso disegno, delle proprie stesse pulsioni.

 

Michele Schiano di Cola

 

dal 25 al 28 maggio 2017

MOLTO RUMORE PER NULLA

di William Shakespeare

regia David Jentgens

 

Ho una sfida personale con Molto rumore per nulla di Shakespeare. Sono cresciuto con il film interpretato da Emma Thompson e Kenneth Branagh, ho studiato questo testo di Shakespeare durante il master a Londra e ho fatto costruire un intero teatro in Bavaria -  Im Park Theater Aschau – proprio per la rappresentazione di Molto rumore per nulla. Anche io mi chiedo spesso se sono molto rumore per nulla visto che mi piace sognare e condividere con altri i miei sogni e a volte il risultato è un nulla ma non posso smettere di fare rumore.

 

David Jentgens

 

 

Si ringrazia il B&B Miseria e nobiltà per l’ospitalità degli artisti | www.bbmiseriaenobilta.it

Info

Il teatro Bolivar è in via Bartolomeo Caracciolo 30, Napoli;

a pochi passi dalla metropolitana Linea 1 – fermata Materdei

 

Prezzo biglietto 15 intero, 12 ridotto, 10 gruppi

Per info 081 544 26 16 – www.teatrobolivar.com

 

 

 

Ufficio Stampa

HERMES COMUNICAZIONE

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Gianmarco Cesario (3804932026)

Antonio Mocciola (3920368048)

(Ottobre 2016)

TEATRO BOLIVAR - start up stagione 2016/2017

 

DUETTI

200 grammi di teatro a sera

direzione artistica Ettore Nigro e David Jentgens

 

29|30 settembre 1|2 ottobre 2016

13|14|15|16 ottobre

da giovedì a sabato ore 20.30 | domenica ore 18

 

 

Abbiamo deciso di iniziare la stagione 2016/2017 del teatro Bolivar - dall'evocativo titolo “nuove vele” - con la più antica delle arti, ovvero l'arte del racconto. In ogni parte del mondo, dai suoi albori ad oggi, gli uomini si sono sempre seduti, e continuano a farlo seppur più di rado, intorno a un tavolo o a un fuoco per raccontare e ascoltare storie, fiabe, gesta o fatti realmente accaduti, talvolta enfatizzati. La necessità di raccontare e di raccontarsi continua a essere il fondamento delle relazioni umane e per questo crediamo che possa essere un buon inizio per questa nuova stagione del Bolivar.

Oggi  il racconto ha cambiato pelle ed è diventato monologo, ma l'esigenza da cui nasce non è cambiata. Ogni attore, prima o poi, avverte la spinta prepotente di volersi confrontare con il “recitare da solo” per donare, in maniera diretta, paesaggi e visioni interiori.

Riteniamo che la condivisione del proprio mondo, con le sue sfumature ed emotività, diventi un invito a guardarsi dentro, a ripiegare sulla propria interiorità, trovando così la cura per stare bene.  

I monologhi, oltre a essere una risposta organica all'imbarbarimento produttivo contemporaneo, fungono anche da screening, fornendo informazioni sullo stato di salute del teatro oggi. Le diversità stilistiche e poetiche individuali, inoltre, diventano pozzo di ricchezza per gli spettatori e per chi ancora crede nel teatro come via di cura.

 

David Jentgens ed Ettore Nigro

(Ottobre 2016)

 

giovedì 29 settembre

 

EFFETTO C.C. ovvero topolino Crik

di Francesco Silvestri e Melina Formicola 

con Carlo Roselli, Antonetta Capriglione, Igor Canto 

regia Francesco Petti

 

Antonio Cafiero è un ritardato mentale. Ha enormi difficoltà a trattenere nozioni o a collegare tra loro i pochi frammenti del suo passato che riesce a ricordare. Vede il mondo girargli intorno e ha l’impressione di non farne parte, o di esserne una parte marginale. Ma lui vuole essere di questo mondo, vuole essere normale. Cafiero, grazie a un'improbabile operazione chirurgica, riesce a guardare oltre la siepe, scopre il mondo meraviglioso della conoscenza e della memoria.

Alter ego di Antonio è il topo Crick, che è stato sottoposto alla stessa operazione, prima di lui e con successo. Ma proprio Antonio comincerà a studiare il fenomeno Crick, scoprendo che questa operazione ha una controindicazione: è limitata nel tempo.

La scienza, dunque, si illude di controllare l’uomo, ma le forze della natura aspettano e colpiscono impreviste e incontrollabili, come uno tsunami dell’anima.

 

ATTENDERE PREGO primo studio su “Umoristica sinfonia di una vita non agita”

scritto pensando a “Giorni Felici” di Samuel Beckett

di e con Monica Palomby

 

Una donna, nel mezzo del cammino della sua vita, decide di non guardare più né avanti né indietro, né tanto meno dentro di lei. Vuole rimanere staccata e divisa, senza ricongiungersi. Cerca la via di fuga, fingendo di essere quella che non è, o solo fingendo di essere. Prega e attende che la vita scorra con semplicità e che la morte arrivi. Ma la vita colpisce senza avvisare: le scorre in pancia, sulla lingua, le attraversa il cuore, lei che di vita è già sazia abbastanza. Vuole anzi scacciarla via, come un macigno che occlude l’entrata alla caverna. Parla parla parla. E canta per non restare sola, tanto – pensa – «qualcuno mi sta ancora guardando... qualcuno sta ancora preoccupandosi di me...».

È una storia eroica al contrario: la scelta di paralizzare l’anima, «una vera grazia… nessun cambiamento, nessun dolore… o quasi».

 

venerdì 30 settembre

 

TRAGODIA il canto del capro

tratto da un racconto di Emanuele D'Errico

adattamento Ettore Nigro ed Emanuele D'Errico

con Emanuele D'Errico

regia Ettore Nigro

scene Armando Alovisi | musiche originali Mario Autore |

costumi Francesca Del Monaco | regista assistente Rebecca Furfaro

 

«Conosce la storia di Gugliemo Belati?». Guglielmo è un ragazzo di paese che decide contrariamente al volere degli adulti genitori di voler sposare la sua fidanzata. Armato di coraggio, un anello e un pacchetto di caramelle a menta, corre in auto verso la futura sposa Teresa. Durante questo viaggio si ferma a raccogliere dei fiori e davanti a un fiore arancione con gocce di blu incontra una capra.

L'allestimento trascina lo spettatore in un mondo di fiaba, verosimile a quello reale, recuperando la possibilità di esplorare ciò che non si conosce, ciò che non è di questo mondo, il mistero. E proseguendo nella ricerca, Guglielmo vive la possibilità di cadere e inciampare nel dubbio. È il Bivio, simbolo del dubbio, che sottostà alla trama e alla messa in scena. Il bivio mette in gioco i sentimenti di paura e coraggio, lo slancio e la regressione, l'irrazionalità e la razionalità, il mistero e il conosciuto, e, dunque, chiama in causa l'Errore, e l'errare.

 

LUCI DELLA CITTÀ/

Stefano Cucchi

di Pino Carbone e Francesca De Nicolais

con Francesca De Nicolais

regia Pino Carbone

 

Un ragazzo di 31 anni è morto mentre era sotto la custodia dello Stato, per usare un'espressione da libro di denuncia, o da teatro di narrazione.

 

Questo spettacolo vuole essere le lacrime che non abbiamo pianto.

La rabbia che non abbiamo gridato.

La poesia che non gli è stata concessa.

 

sabato 1° ottobre

 

TELÈ

di Lorenza Sorino e Arturo Scognamiglio

con Arturo Scognamiglio

regia Lorenza Sorino

scene Armando Alovisi | musica finale Stefano Morelli

 

Telè è la storia di Telemaco D’Amore, ragazzino dei quartieri problematici di Napoli, ennesimo figlio di una famiglia numerosa dove tutti fanno “lavoretti” per portare qualcosa a casa. Il padre di Telemaco è sparito da due mesi per cercare fortuna all’estero e Telè decide, all’insaputa di tutti, di mettersi sulle sue tracce e affronta un viaggio che lo porta in Svizzera. Arrivato a destinazione scoprirà che la meta è meno importante del percorso fatto e imparerà a diventare uomo e padre.

Il viaggio di Telè è ambientato in un “non tempo”, sembra di essere negli anni '50 e poi, invece, un piccolo indizio catapulta lo spettatore negli anni '80 e '90, fino ai giorni nostri. Una scelta, questa, per sottolineare che il viaggio, l’emigrazione alla ricerca di un luogo migliore, fa parte della nostra storia da sempre, ma non sempre, dopo il viaggio e la fatica, si raggiunge ciò che si è desiderato, sognato, mitizzato.

 

MICROSTORIE Racconti di una picciridda siciliana
con Maria Stella Pitarresi

regia e coreografie Fabrizio Varriale
produzione Danza Flux


Microstorie è un progetto in divenire che racchiude scritture coreografiche e drammaturgiche ispirate ai temi della memoria, dei suoni del quotidiano e della proiezione dell'umano. Sono appunti che svelano la relazione con il tempo, lo spazio vissuto e l'immaginario, che diventano fondamenta delle azioni sceniche. Il primo quaderno di appunti "Naufragio di un clown", ispirato alle letture di S.T.Coleridge e F.Pessoa ed interpretato dallo stesso Varriale, è stato presentato all’interno della stagione teatrale 2015/16 del Teatro Bellini di Napoli. Il secondo quaderno di appunti “Racconti di una picciridda siciliana” è una raccolta di vicende interiori, pensieri ed emozioni vissute, unite al linguaggio fisico della danza. In scena la storia di una ragazza siciliana che attraversa episodi tragici ed ironici : dai giochi d'infanzia alla scoperta dell' amore, insieme al senso della perdita e dell'ineluttabilità del destino.


domenica 2 ottobre

 

SCHIFOSI l'orchestra vuota

tratto dall'opera omnia di David Foster Wallace

di Luca Iervolino e Rosario Sparno

con Luca Iervolino  

regia Rosario Sparno

incursioni sonore Massimo Cordovani | disegno luci Riccardo Cominotto  

 

Un personaggio si muove fra i membri della sua famiglia.

L’orchestra che ha creato la musica della sua esistenza.

 

Schifosisono personaggi torbidi, divertenti quanto autenticamente amorali, che si confessano attraverso un originale, candido e violento linguaggio quotidiano e che raccontano la loro realtà.

Protagonisti incapaci di “dare” gratuitamente, di donare, terrorizzati  dalla verità, che mantengono i rapporti sociali solo perché “sai non si sa mai, in fondo…”.

Approfondendo la vasta opera di David Foster Wallace è nato uno spettacolo - accompagnato dalle “note disturbanti” di Massimo Cordovani - in cui si indaga la possibilità di dire quel che non si può dire perché è amorale: i due temi presi in prestito da Wallace sono la genitorialità e la violenza sulle donne. Una madre ambiziosa, decisa, disperatamente, a mostrarsi amorevole; un padre frustrato e moribondo che implora una indecente cortesia; un figlio che smette di recitare il ruolo del figlio perché sa che gli altri sanno che lui sa che gli altri sanno.

 

SUPERFIABA

di e con Beppe Casales

musiche originali Isaac de Martin

 

Superfiaba è una fiaba, ma non è un racconto per bambini. È una storia che ha a che fare col meraviglioso e che parla a tutti. Racconta di un ragazzo che ha perso il coraggio. Racconta di come questo ragazzo cerca di riavere il suo coraggio. Racconta una storia d'amore, ma racconta anche la morte. Il testo dello spettacolo parte dalle funzioni della fiaba – che lo studioso Propp individuò quasi un secolo fa – per usarle e superarle. Il risultato è una storia ambientata in un mondo visionario in cui ogni personaggio si rivela essere qualcosa di diverso da quello che sembra. Lo spettatore segue il protagonista della storia nell'incontro con personaggi di varia natura: una salsiccetta, un bruco, un lupo, un gruppo di Scout, un generale, un sorcetto, un venditore di frittelle… Superfiaba è una storia di liberazione perché, come dice Italo Calvino, nelle fiabe c'è «lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando».

 

giovedì 13 ottobre

 

ULTIMO PRIMO GIORNO DI RE FERDINANDO

scritto pensando a “Le memorie di un pazzo” di Nikolaj Vasil'evič Gogol'

di Cristian Izzo

con Anna Bocchino e Raimonda Maraviglia

regia e adattamento Ettore Nigro

 

Mavra, impiegata comunale, è convinto di essere stato incoronato Re di Spagna – oggi, come ieri, come sempre – e viene chiusa in manicomio. Il disturbo d'identità ogni giorno resetta la sua mente, facendole vivere sempre un solo unico giorno: il primo - e quindi l'ultimo - da sovrano.

Perennemente innamorato, Ferdinando, della sua corona e di una “donna” per cui è impazzito, forsennatamente impegnato nel suo progetto di salvare la luna, Ferdinando trova un amico e un validissimo alleato nel dottore che lo prenderà in cura. Il dottore cercherà di aiutarlo usando metodi diversi da quelli convenzionali, agendo non sul “come” ma sul “perché”, suggerendo all’infermiera di somministrare cure e non bastonate. Attraverso il paziente, che si scoprirà essere paziente e dottore allo stesso tempo, anche l’infermiera vivrà una seconda rinascita.

 

PAZZO AD ARTE frammenti di vita che ci ri-guardano

liberamente tratto da alcune scene dell'Amleto di William Shakespeare

di Alessandra Niccolini e Giuseppe Pestillo

con Giuseppe Pestillo

oggetti di scena  Alessandra Niccolini

 

Lo spettacolo, nato per omaggiare il grande drammaturgo inglese in occasione del IV centenario della sua morte, prende vita dopo un lungo periodo di studio dell'Amleto dove sono state di fondamentale importanza, per lo sviluppo della drammaturgia e la comprensione di determinati nodi drammatici, le analisi che Orazio Costa Giovangigli ha avuto modo di lasciare nei suoi anni di insegnamento, regista e maestro di teatro. Ne è venuta fuori una performance per un solo attore che pone gli spettatori faccia a faccia con la contemporaneità delle amletiche vicende e con i sentimenti e le emozioni  universali di cui l'opera shakespeariana è portatrice. L'attore diventa, di volta in volta, personaggi diversi del dramma, scegliendo tra il pubblico i suoi interlocutori con lo scopo di accorciare le distanze tra un testo “sacro” del teatro e la nostra vita, immergendolo nel quotidiano della convivialità.  «Ci siamo divertiti – spiegano gli autori – a trasformare alcuni dialoghi del dramma in monologhi in cui il personaggio, pur rivolgendosi ad una persona, pare che non ascolti affatto l’altro, come tutti noi sperimentiamo nella quotidianità quando trattiamo il nostro interlocutore come “due orecchie” per i nostri soliloqui e viceversa».

 

venerdì 14 ottobre

 

ANGELO DELLA GRAVITÁ (un'eresia)

di Massimo Sgorbani

con Michele Schiano di Cola

regia Michele Schiano di Cola

disegno luci Gennaro Di Colandrea | musiche Michele Maione | scene e costumi Lia Anzalone

 

Angelo della gravità è un testo nato in seguito alla lettura di una notizia riportata anni fa sui giornali: negli Stati Uniti un detenuto nel braccio della morte era in attesa che la sua condanna a morte venisse eseguita tramite impiccagione. L’esecuzione, però, era stata sospesa perché il condannato in questione era grasso al punto che il suo peso avrebbe spezzato la corda del boia. Il fatto di cronaca è rimasto un semplice spunto. Angelo della gravità non è la storia di quell’obeso, ma di un obeso, un uomo con evidenti problemi di disordine alimentare e di immaturità psicologica, un animo infantile intrappolato in un corpo cresciuto a dismisura. La sua unica consolazione è il cibo. Il cibo, un tempo ricevuto dalla madre, è il solo, più alto dono d’amore che lui conosca. E proprio inseguendo il cibo l’uomo approda nel paese da favola dove i supermercati sono aperti a tutte le ore e i panini sono come quelli dei fumetti: gli Stati Uniti. Qui, in terra straniera, consuma l’efferato ma candido delitto per il quale viene condannato all’impiccagione. Il monologo è il resoconto che l’uomo fa delle sue vicende mentre attende di essere appeso alla corda del boia. L’obeso approda alla visione celeste degli “angeli della gravità” che, grazie alle loro ali, vincono il peso della materia e si elevano verso Dio.

 

MIRARI

di Anna Bocchino, Dario Rea, Arturo Scognamiglio

con Anna Bocchino e Dario Rea

regia Arturo Scognamiglio

scena Luca Serafino

 

Sempre più spesso l’essere umano ha difficoltà ad agire bene con se stesso, ad ascoltarsi e a rispettare il proprio sentire reale, interno, e non quello derivante dalle influenze provenienti dall’esterno. Ci si dimentica di noi in quanto essere comprendente una dualità da curare e nutrire equilibratamente. Ne nasce una incapacità di rapportarsi agli altri con coscienza di sé, viziando i rapporti con menzogne, inganni, punti di vista distorti sugli accadimenti.

Com'è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, né quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione? Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima. Ed è quello che Pietro fa. Occupa il suo tempo per non sentirlo vuoto, senza chiedersi realmente cosa voglia fare, cercando di riempire esteriormente una mancanza che proviene da dentro ed ha origini più profonde. Un giorno, tornando a casa, incontra Mira. L’incontro armonico che ne verrà, cambierà irreversibilmente il percorso di entrambi.

 

sabato 15 ottobre

 

REQUIEM A PULCINELLA [RAP]

un percorso di ricerca e creazione a cura della Scuola Elementare del Teatro /

Conservatorio Popolare per le Arti della Scena diretto da Davide Iodice  

 

di e con Damiano Rossi

turntablist, b-boy Ivan Alfio Sgroi

coro, figure, tecnica Tommaso Renzuto Iodice | coordinamento artistico e tecnico Michele Vitolini

 

Damiano è uno dei tanti rappers campani, dei tantissimi, parlatori, straparlatori, che dalle innumerevoli crew piantate in città o (come nel suo caso) nei paesi dell’entroterra, continuano a lanciare il proprio grido ritmico, elaborando disagi, inquietudini, desiderio. La particolarità di Damiano è quella di ‘essere sceso dalla crew’, per così dire, e di aver scelto il teatro, portando con sé tutti i suoi ‘chiodi’, le sue ferite, la sua rabbia, i suoi  ‘bits’, ma anche una maschera antica. Da questa abbiamo tratto la forza combustiva per un primo studio scenico. Accompagnato dallo scratching di Ivan Alfio Sgroi e dalle incursioni di Tommaso Renzuto Iodice, altro  ‘allievo’ della Scuola Elementare del Teatro, questo giovane ‘griot’ contemporaneo, intona qui il suo requiem ostinato e vitalissimo per una terra che non finisce di morire e forse per tutta una generazione. 

 

LA GEISHA CHE DANZA PER AMORE ainoyume
regia coreografia e danza Chiara Alborino/Compagnia Danza Flux
produzione Danza Flux

Si tratta di un solo di teatro e danza contemporanea, ispirato al teatro giapponese, e in particolare alla figura della geisha, al teatro Nō, al Kabuki, ma anche alla ricerca dei significati, delle tradizioni e musiche giapponesi: dall'uso dei Sakura, i tipici fiori nipponici, al suono dello Shakuhachi, il caratteristico flauto dritto. I testi guida sono di Kuki Shuzo, Murakami e Yasunari Kawabata.

Un’ anziana geisha, in un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno, si reca sulla tomba dell’amato defunto per rievocarne la presenza attraverso un rito d’amore e pianto. Dai sentimenti generati dal ricordo nascono delle danze. Poesia, purezza, eleganza, mistero è ciò che la danzatrice evoca attraverso un linguaggio corporeo ricercato nelle movenze, nella gestualità e nella rottura della continuità del movimento attraverso cenni di tribalità ancestrale, superando in questo modo il confine tra la cultura occidentale ed orientale.

 

domenica 16 ottobre

 

GIANNI BREIL

di e con Pietro Tammaro

adattamento Alberto Mele

regia Pino Carbone

 

Una storia semplice e assurda, come solo dentro un dipartimento di psichiatria può nascere. In Gianni Brail è concentrata la malattia mentale, le violenze, i rapporti con la famiglia, l’omosessualità, la voglia di maternità, l’arte come unico veicolo di speranza e di salvezza. Un amore salvifico anche quando distorto, piegato, incompreso, urlato, violento.

E così, una volta terminata la mia degenza, ritornato negli strali di questa città allucinante e allucinata, ho cercato il modo per far sì che tutte le idee raccolte prendessero forma. Il monologo raccoglie la necessità di raccontare tutte le implicazioni sociali, emotive e civili dell’essere pazzi in un mondo che ancora oggi contempla le malattie mentali solo da un punto di vista patologico.

In Gianni Brail, un omosessuale bipolare ricoverato per l’ennesima volta, convinto di aspettare un bambino a seguito di uno stupro che lui non riesce a considerare come tale, convivono una serie di domande alle quali la società odierna sembra non voler dare risposte. A cosa serve la verità se non a renderci liberi? A chi possiamo chiedere aiuto, se non riusciamo a pagarne il prezzo? A cosa serve cercare di guarire se il mondo non è pronto ad accettarci così come siamo?

 

SHAKESPIRANDO #45# uomo attore – solo

libero adattamento da “Amleto” di William Shakespeare

di e con Piergiuseppe Francione 

 

Un viaggio di uomo-attore solo, un tradito Amleto che vede e sente troppo e sceglie la via del folletto pazzariello punk per dire delle scottanti verità, tra cui quella di essere tutti morti vivi in una gran bella prigione a cielo aperto. Senza la maschera il pagliaccio-uomo non trova altra via d’uscita se non quella di credere solo ed esclusivamente alla possibilità che l’arte e, nel caso specifico, l’attore e l’attrice, possano incastrare le coscienze dei malfattori. Quando poi l’uomo osserverà, a posteriori, se stesso-attore non potrà non vedere di essere lui il primo vigliacco. Capisce, così, che solo riuscendo a non essere-non essere ciò che è stato fino ad allora, potrà grazie alla stesso processo che vive l’artista e l’attore, ritornare ad essere ciò che è: un essere umano. L’arte, che è amore e bellezza, forse ci salverà.                 

 

Info

Il teatro Bolivar è in via Bartolomeo Caracciolo 30, Napoli

A pochi passi dalla metropolitana Linea 1 – fermata Materdei

Prezzo biglietto 15 euro (2 monologhi a sera)

Per info 081 544 26 16 – www.teatrobolivar.com

 

Ufficio stampa

Hermes Comunicazione

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Antonio Mocciola 392 036 8048

(Ottobre 2016)

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