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Fra detti e dirette

Pensieri ad alta voce

di Marisa Pumpo Pica

Fra detti e dirette

 

Un giorno festivo, dopo pranzo, ore 15, accendo il televisore e su Rai 3 si trasmette una diretta televisiva dalla Camera dei deputati. Rappresentanti di maggioranza e opposizione, chiamati a votare la fiducia sulla nuova manovra, relativa alla Legge di bilancio 2019, si rimbalzano la palla: “La manovra ci rende orgogliosi, darà lavoro e crescita economica. È un atto di grande coraggio, è un invito al cambiamento”, sostengono quelli della maggioranza. “È un’altalena di proposte insensate, che mutano di giorno in giorno, tra perdite irreparabili per il nostro Paese. È una fake news, contiene proposte ingannevoli e distorte, con grave pericolo di disinformazione”, replicano dall’opposizione.

Sono delusa. Perché questa diretta? Pensavo di seguire, come sempre, la brava Lucia Annunziata con i suoi ospiti e invece… Mi sono sbagliata. Non è domenica. È il giorno dell’Immacolata. Preludio di un miracolo? Forse per Sua intercessione ci verranno risparmiati, da questo momento, show politici bislacchi e sgraziate tarantelle televisive, con reiterate polemiche?

La diretta continua ma, fra un intervento e l’altro, l’occhio cade sul mio smartphone, che ogni giorno fischia di continuo, da sera a mattina, tra una proposta di tv sky e fibra ultraveloce, scontatissima,  un Acchiappalo che mi invita a prodotti di gran marchio a prezzi strabilianti e un Amazon, che mi promette addirittura di diventare milionaria, stando a casa e senza sforzo alcuno, mentre Enel energia forse un miracolo davvero lo fa: mi offre corrente elettrica gratuita di notte. Resto perplessa: è stata informata da qualcuno che la proposta mi potrebbe convenire, dal momento che lavoro al mio computer più di notte che di giorno? Miracoli e misteri della comunicazione telematica!

Ancora un fischio dal mio smart. Cosa mi dirà di nuovo tra un’app e l’altra?

Questa volta è un detto milanese. A inviarmelo, sulla posta, è lo Staff di Libero. “Conosci i detti milanesi?” No non ho avuto mai modo di conoscerli, penso fra me. Noi Napoletani, da campanilisti incorreggibili, ci dedichiamo quasi sempre, e soltanto, ai nostri detti e proverbi, Degli altri poco ci curiamo o, forse, ci sfuggono. Per fortuna ci ha pensato qualcuno ad arricchire la mia cultura in questo campo. Leggo, dapprima distrattamente, poi la cosa m’intriga e incuriosisce.

Questo il detto: “Và a Bagg a sonà l’ôrghen” E, di seguito, traduzione ed interpretazione. Sai cosa significa? “Va’ a Baggio a suonare l’organo è un invito a fare qualcosa di impossibile. La chiesa di Sant’Apollinare a Baggio era infatti sprovvista dell’organo, che era solo dipinto sul muro e pertanto nessuno lo poteva suonare.”

Nulla accade per caso... Perché proprio ora, mentre è in onda la diretta parlamentare, mi arriva di punto in bianco questo detto milanese? Un riferimento al nostro governo che si prepara ad imprese impossibili? Una provocazione a farmi parlare di politica in un momento in cui non ne ho affatto voglia? Un invito a pensare alla situazione  in cui versa il Paese e soprattutto a quella economica, nell’approssimarsi di un Natale, sicuramente molto difficile per tutti, fra uno spread che sale, e soltanto di poco scende, tra Bpt che sembrano ignorati e un’ Europa che si predispone ad un procedimento di infrazione nei confronti dell’Italia?

Tempi duri in cui in molti ci avvertono che nulla è più sicuro, meno che mai il danaro, per cui qualcuno si chiede se non sia “il caso di ritornare a  nasconderlo tra le federe dei materassi”. Sic Bruno Vespa, recentemente, in una trasmissione di Porta a Porta.     

In molti ingenuamente avevano sperato nel governo del cambiamento. E ci avevano creduto. Votando come hanno votato, si sono ricordati forse di un altro detto, questa volta della Ciociaria, reso famoso dal barista di Ceccano, alias Nino Manfredi: “Fusse ca fusse la vorta bbona?”

Ma a questo punto, abbandonando i detti, dal Nord al Sud, milanesi, ciociari o napoletani, probabilmente è il caso di concludere, a di là di ogni campanilismo. con un detto squisitamente italiano, comprensibile per tutti: “Si stava meglio quando si stava peggio.”    

(Dicembre 2018)

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